Perché siamo così affascinati dai vampiri: dalla simbologia alle serie tv contemporanee più famose – 3a Parte

Foto copertina: Roberto G., giacca: PunkRave, location: Santa Maria della Rocca, Offida

1a parte

2a parte

L’interpretazione diversa del vampiro nelle epoche

Nel 1733 lo Spicilegio Olandese, in piene epidemie vampiriche, affermava che il vampiro era il frutto di una “fantasia alterata”. La cattiva alimentazione era la colpevole di visioni fantastiche e provocava melanconia. Alcuni invece pensavano i vampiri vivessero in un’altra dimensione o avessero un corpo più simile a quello dei fantasmi. Il frate francescano Ludovico Maria Sinistrari, consigliere dell’Inquisizione, da demonologo credeva che la creatura sanguinaria fosse l’unione di un essere umano con un demone. Più semplicemente il mito del vampiro era legato al ritorno dei morti che ogni cultura arcaica aveva. Tutti i non vivi potevano tornare, soprattutto in specifiche notti favorevoli come quella di Halloween, Solstizio d’Inverno, Anno Nuovo, nelle feste da agosto a settembre. Quando tornavano dovevano essere accolti o placati sempre con riverenza o timore perché si trattava di antenati. La morte era solo una fase, i morti continuavano ad esserci in un altro mondo e sotto altra forma (sogni). In tutte le culture la decomposizione completa indica la pace definitiva per il defunto e l’integrità del cadavere un fattore inquietante e anomalo. I defunti avevano nostalgia della vita: potevano tornare per rivedere un parente e avere rapporti conviviali o sessuali con questo o vendicarsi dei vivi. Il sangue poteva rappresentare la vita e la morte. Era bevuto in forma animale per acquisire forza, si leccava il sangue del nemico ucciso per accrescere potenza. Durante guerre e carestie numerosi erano i casi di cannibalismo. Lo zoomorfismo del vampiro è legato all’antropologia del ritorno dei morti perché spesso le sembianze che assumono sono di animali connessi con l’oltretomba: serpenti, lucertole, farfalle, colombe, rospi, delfini, pipistrelli. Il volo notturno praticato prima dalla strega e poi dal vampiro ha sempre rappresentato l’eccitazione sessuale. Il fuoco con cui si bruciavano i vampiri aveva una funzione purificatrice nota a tutte le culture. Si giustiziavano decapitando la testa e mettendola ai piedi perché era una delle punizioni più diffuse per autori di delitti efferati o nemici.

Il fenomeno dei vampiri è singolare perché solo nel Settecento tornarono sotto l’aspetto di demoni succhiasangue. Le epidemie vampiriche sono coincise con situazioni di precarietà e insicurezza nei Paesi di riferimento, in particolar modo furono parallele alle pestilenze. Dal Cinquecento fino all’inizio del Ventesimo secolo il popolo ha sempre avuto fame di pane e carne. Il vampiro si nutre e diventa pasciuto, la vittima deperisce e nel giro di quindici giorni muore per apparente soffocamento. Dal 1741 il termine vampiro è riferito ad un tiranno politico o sociale che divora la gente povera. Queste credenze si diffondevano nelle regioni più isolate perché c’era più probabilità di soffrire solitudine, fame e malattia che provocavano allucinazioni e deliri. La Chiesa cattolica ha negato l’esistenza dei vampiri perché incarnavano un mondo precristiano mentre popoli, autorità e clero periferico, nonché ortodosso, si sono attaccati inconsapevolmente a queste credenze popolari in disgregazione. Solo Dio poteva far risorgere i morti, i defunti non potevano tornare per loro volontà. L’attaccamento a queste credenze forse è stata l’ultima resistenza alla razionalizzazione scientifica del mondo che oggi conosciamo.

Il vampiro col mutamento della società si è adattato alle sue inquietudini. Nell’Ottocento ha rappresentato l’esclusione della morte dai centri abitati. I cimiteri sono stati respinti in periferia o anche più lontano. Ciò ha portato ad una problematica negazione della morte che permane ancora oggi. Il morire è percepito come una violenza della natura o di una divinità verso l’essere umano. In contemporanea si diffonde la convinzione di un’immortalità idealizzata legata al potere. Il doppio è la morte che non riusciamo a rielaborare perché abbiamo perso gli strumenti culturali e spirituali per farlo. I vampiri siamo noi senza legami col passato. Il vampiro in tempi più recenti ha assunto le sembianze degli emarginati che sono ancora esclusi con prepotenza dalla società: donne, malati mentali, transgender, popoli diversi, immigrati, minoranze etniche.

Intervista col vampiro (1994)

L’omosessualità esplicita in Intervista col vampiro

Quando esce Intervista col vampiro di Anne Rice, è una svolta cruciale per la letteratura su questi mostri. Per la prima volta il vampiro accetta di essere intervistato da un giornalista che registra la sua voce e le sue avventure e il romanzo è in prima persona. Il protagonista è Lestat de Lioncourt che eredita le caratteristiche di Lord Ruthven di Polidori: bello, spregiudicato, libertino. Viene pubblicato nel 1976 come parte del ciclo de Le cronache dei vampiri che l’autrice inizierà a scrivere nei primi anni Settanta e finirà all’inizio del Ventunesimo secolo. La rivoluzione sessuale di fine Sessanta ha cambiato le carte in tavola della sessualità ma non tutti i tabù o le proibizioni sono cadute. Per questo quando leggiamo di necrofilia o pedofilia, storciamo il naso e guardiamo con giudizio la narrazione. Il vampiro può essere ancora abominevole. L’avvicinamento a queste creature è in atto ma ne siamo ancora disgustati. Sono presenti anche omosessualità, incesto e stupro che mettono alla prova i trigger warning di ciascuno. Nell’universo della Rice però i vampiri non possono avere rapporti sessuali perché dopo la morte i genitali non funzionano più allo stesso modo. L’atto di mordere e succhiare sangue quindi diventa sessuale. Il condividere il sangue tra due vampiri diventa atto sessuale. Ergo il costante desiderio di sangue è desiderio di sesso. Già qui incontriamo la contrapposizione tra vampiro che abbraccia la sua intera natura (Lestat) e vampiro che la rifiuta (Louis).

Quando Louis de Point du Lac viene trasformato da Lestat paragona le sue labbra sulla pelle al piacere della passione. Dormono insieme nella stessa bara per un periodo di tempo. Sono affascinati l’uno dall’altro. Louis viene costretto dal vampiro libertino a trasformare la bambina Claudia affinché i due possano avere una loro figlia che rimane però intrappolata in un corpo non sviluppato. Questo problema diventerà sempre più evidente e insopportabile per Claudia che si trasformerà in una persona crudele e spietata, soprattutto nei confronti di Lestat, considerato origine di tutti i mali. Louis è anche amante di Claudia e quando la trasforma fa in sostanza sesso con lei. Avrà per sempre cinque anni e una egoistica sete di sangue come un neonato per il latte materno. Louis conosce nel suo viaggio in Europa con Claudia, Armand, un vampiro trasformato a quindici anni, di cui subirà il fascino. La bimba vampiro verrà uccisa poco dopo da un gruppo di simili che ritiene sia un abominio. In un altro romanzo degli anni Ottanta, Il Vampiro Lestat, il protagonista racconta di essere stato omosessuale pure in vita e di aver avuto una relazione nascosta col musicista Nicolas. Sarà poi rapito e trasformato in vampiro contro la sua volontà da Magnus. Lestat ne La Regina dei Dannati diventerà una rockstar apertamente vampiro, incarnando lo spirito dei tempi in cui vive.

Angel e Buffy (1997)

L’influenza delle serie tv nella letteratura di vampiri

I primi film per vampiri rivolti agli adolescenti che riscuotono un certo successo sono Fright Night (Ammazzavampiri, 1985) e Lost Boys (Ragazzi Perduti, 1987). I vampiri sono visti come esseri da sconfiggere ed eliminare. Una percezione che permane in Buffy L’ammazzavampiri, film uscito nel 1992, di Fran Rubel Kuzui con sceneggiatura di Joss Whedon, che ottiene una tiepida accoglienza al botteghino. Whedon decide di rilanciare la storia sotto forma di serie nel 1997. Buffy Summers è una liceale cheerleader che scopre di essere destinata a cacciare i vampiri. Può evitare il suo destino solo in caso di morte. Buffy è aiutata dal suo Osservatore inglese Giles e dai suoi amici Xander, Willow e Cordelia che la aiutano nelle battaglie contro vampiri ed esseri soprannaturali di vario tipo. La ragazza non riesce ad avere relazioni continue con dei coetanei perché la natura della cacciatrice è solitaria. Le uniche creature che la comprendono sono i vampiri che hanno la sua stessa forza portentosa. Si innamora di Angel, aiutante misterioso che poi si rivela vampiro buono, tenuto a bada da una maledizione che è possibile rompere soltanto se ci si fa sesso. Fatto che tirato per le lunghe succede e fa sgusciare fuori Angelus, il demone in Angel, spietato e senza scrupoli. Quando Angel torna in sé, il rapporto con Buffy non funziona perché la creatura ha troppi limiti e non riesce a vivere una vita quotidiana. Nel frattempo Spike, il vampiro punk uccisore di cacciatrici ossessivo-compulsivo, si scopre innamorato di Buffy a tal punto che la molesta e perde la fiducia guadagnata a fatica nel suo processo di redenzione senza anima. I due fanno finalmente sesso quando la cacciatrice torna dall’oltretomba per un incantesimo di magia nera di Willow. La loro è una relazione tossica e Buffy la giustifica col fatto che è tornata dall’oltretomba “sbagliata”.

I personaggi di Angel e Spike sono diventati così iconici da influenzare libri e telefilm successivi degli anni Duemila. Si pensi a Bill Compton e Eric Northman con Sookie Stackhouse in True Blood, serie trasposizione del Ciclo di Sookie Stackhouse di Charlaine Harris. Anche Sookie è attratta da tutte e due e finirà a letto con entrambi. In questo universo i vampiri buoni e cattivi si distinguono a seconda dell’abilità di tenere a bada la loro sete di sangue: Bill è morigerato e beve solo True Blood (sangue sintetico), Eric è vecchio stile. A differenza di Buffy, che rimarrà da sola nella settima serie, Sookie si mette con Eric. Pure ne Il Diario del Vampiro (serie e libri) di Lisa J. Smith troviamo la dicotomia tra vampiro buono e cattivo, e anche qui c’è un twist. La protagonista, Elena Gilbert, dopo una storia iniziale con Stefan Salvatore, vampiro “vegetariano” (mangia solo animali), si scopre innamorata del fratello detestato all’inizio, Damon Salvatore. I due sono in perenne contrasto come Angel e Spike, e Bill e Eric. È la lotta inconciliabile tra bontà e malvagità che per fortuna però presenta più zone grigie e umanità che nel passato.

In Twilight di Stephenie Meyer (film e libri), grande successo mainstream curiosamente legato a 50 Sfumature di Grigio, la storia è più drammatica, tormentata e ricca di pathos perché a scriverla è un’autrice mormone che riporta il tema dell’anima e i principi morali nella narrazione. Il sangue è solo nutrimento per i vampiri e trasformare un umano in vampiro è un atto sessuale. Per questo Edward Cullen, il vampiro ragazzo di cui è innamorato Bella Swan, decide di mutare la ragazza solo dopo il loro matrimonio celebrato ai diciotto anni di lei. Prima di decidersi a scegliere Edward, Bella è attratta anche dal suo amico lupo mannaro Jacob Black. Quando riappare Edward, la relazione pare sfociare quasi nel poliamoroso. L’autrice “si sbarazza” dell’amore protettivo-ossessivo di Jacob concedendogli di trasmettere il suo imprinting alla figlia di Bella e Edward, Renesmee, che nel mondo di Twilight equivale a scegliere la propria anima gemella e futura sposa. Jacob tratta Renesmee come padre, fratello e amante ricordandomi un po’ i mormoni fondamentalisti, uno su tutti Warren Jeffs.

Eric Northman, True Blood (2008)

Il vampiro dominatore

Nella letteratura e sullo schermo i vampiri sono considerati delle creature simili agli umani ma di un’altra specie, a volte parassitaria, altre no. Nell’ambito moderno sono aumentate le storie eterosessuali su di loro a mano a mano che la società accettava di più la loro presenza nell’immaginario comune. Questo li ha resi eroi romantico-sessuali o solo sessuali del romanzo rosa (romance), sdoganando per sempre la loro figura. Tuttavia il vampiro non è mai sereno perché alcune sue caratteristiche rimangono scolpite nel granito: immortalità e sete di sangue. Può anche camminare indisturbato nella luce ma non è in grado di uniformarsi completamente. Ciò che attira di più e su cui si continua a scrivere molto è la sua posizione naturale di predatore per le zanne affilate che lo rendono automaticamente un dominatore, indipendentemente dal sesso di riferimento. La dominazione nelle storie sui vampiri è affrontata a vari livelli e in alcune il focus sta leggermente cambiando, forse segno di tempi più consapevoli. Il vampiro Matthew Clairmont de The All Souls Trilogy di Deborah Harkness la impone alla sua compagna Diana Bishop, strega umana indipendente che sa tenergli testa, e cerca di combattere contro se stesso per lasciarla un po’ più libera ad un certo punto della loro relazione. Qui la dominazione è parte dell’istinto animale vampirico.

L’attrazione nei confronti dei vampiri è data dall’imprevedibilità del comportamento e del loro stile di vita, il fatto di poter vivere attraverso i secoli e la loro instancabilità associata pure alla notevole carica erotica. Il vampiro col suo modo di fare dominante ha quasi sostituito le classiche fantasie di stupro. Attenzione però: fantasia non significa sempre traduzione in realtà di ciò che si desidera. Alcunə vorrebbero veramente essere strattonatə e maltrattatə, altrə invece vorrebbero maggiore movimento, divertimento e rischio nella vita relazionale quotidiana. Per questo ritengo che questo genere abbia trovato tanta fortuna. Il vampiro è quel brivido che non possiamo o non vogliamo avere e torna sempre a visitarci quando meno ce lo aspettiamo.

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