Storia del Burlesque – Il genio di Gypsy Rose Lee

Gypsy Rose Lee fu la più famosa stripper del suo tempo. L’unica a modellare un personaggio stilisticamente, intellettualmente e politicamente fuori dalla scena. Celò sempre la sua vera se stessa dietro a una cortina d’illusione. Aveva un particolare fiuto per le mode emergenti nella cultura popolare.

Nel soprannome artistico il suo nome, Louise, fu contratto in Lee e sfruttò il suo secondo nome Rose. Gypsy proveniva probabilmente dalla sua capacità di predire la fortuna, leggere le foglie del tè e i tarocchi, e dal suo essere sempre in giro per strada.

Gypsy passò dall’essere una “donna parlante” nel vaudeville ad una “stripper parlante” nel burlesque. Vinse il concorso di bellezza di Miss Seattle e obbligò la stampa a rivolgersi a lei con questo titolo. Ricevette un’offerta di lavoro dai rinomati fratelli Minsky che la presero subito come capofila. Qui raffinò le sue routine. La sua abilità stava nel sapersi guardare attraverso gli occhi degli uomini. Capiva cosa innescava l’eccitazione negli uomini e li stuzzicava fino a lasciarli desiderosi di un altro spettacolo.

Gypsy Rose Lee in tour a 38 anni nel 1949, foto: George Skadding per LIFE

Disegnava e cuciva lei i suoi vestiti con uno sprezzo particolare per le zip che potevano rovinare la pelle. Sul palco indossava volant di organza, molte sottovesti, capelli dipinti e portava un parasole. Assomigliava ad una provocante Rossella O’Hara. Si muoveva e parlava con dizione perfetta come una elegante signora.

La sua fama di artista sofisticata crebbe durante la Grande Depressione. Mentre si spogliava parlava in modo ironico e intelligente, lasciando il pubblico felice e piacevolmente divertito. Il giornalista Henry Louis Mencken coniò il termine ecdysiast, da ecdysis, muta della pelle, per lei e le altre stripteaser d’alta classe. Gypsy definiva se stessa una commediante perché imbastiva una provocante satira erotica. Costruì abilmente ogni dettaglio della sua apparenza e delle sue abilità sociali: “It’s all mental. If you think it’s vulgar […], the audience will think it’s vulgar too. But if you approach your work with a clean, aesthetic viewpoint, the audience senses your attitude” (Frankel, 2009).

Fu la prima burlesquer ad apparire nello spettacolo Follies del prestigioso produttore di musical Florence Ziegfeld. Un recensore scrisse che la performer sublimava la nudità in un’astrazione estetica cantando distrattamente di frustrazione, psicoanalisi, filosofia e vitalità. Qui Gypsy incontrò la leggenda del vaudeville Fanny Brice. L’attrice la aiutò a far emergere la sua parte femminile e a costruirsi una presenza scenica.

La sua comparsa in teatri rispettabili suscitò l’attenzione di Hollywood. Nel 1937 la Twentieth Century Fox firmò un contratto con lei da 20.000 dollari. Gypsy riprese il suo nome di battesimo, Louise Hovick, e le fu consigliato di recitare in maniera dignitosa. I film a cui partecipò mescolavano la commedia ricercata con la forma del musical. Spesso la trama ruotava attorno ad una ragazza povera e virtuosa che conquistava il ragazzo benestante. Il finale si concludeva con un matrimonio. Louise faceva la parte della donna ricca e crudele che perdeva l’uomo. Le pellicole in cui ebbe ruoli importanti furono: You can’t have everything (1937), Ali Baba goes to town (1937), My lucky star (1938), Battle of Broadway (1938). Non fu mai a suo agio sullo schermo e anticipò la scadenza del contratto per andarsene dagli Studios.

Alla fine del 1938 girò gli Stati Uniti con lo show Merry Whirl Review in cui parodiava un personaggio chiamato Mr. Censor prendendo in giro le restrizioni che erano state imposte nel cinema in quei due anni.

Una volta tornata a New York nel 1939 si dedicò alla scrittura. Grande appassionata di libri sin dall’infanzia, trovò nello scrivere un mezzo per aumentare la sua proverbiale poca autostima. The G-String Murders è un giallo ambientato nel mondo del burlesque e ha come protagonista Gypsy che scrive in prima persona. Il cocktail di mistero e fascino dietro le quinte catturò i lettori. La United Artists comprò i diritti di un film basato su questa storia che poi avrebbero intitolato Lady of Burlesque con Barbara Stanwyck nel cast. Sia la versione cartacea che cinematografica furono un autentico successo. Pubblicò un altro giallo, Mother finds a body, e ulteriori storie minori su riviste come Harper’s Bazaar, Mademoiselle e The New Yorker.

Oltre a frequentare letterati e gente dell’alta società, fu una collezionista d’arte. Aveva opere di Marc Chagall, Georgia O’Keefee, Max Ernst e Marcel Vertes. Quest’ultimo era un pittore e costumista ungherese che aveva come soggetti preferiti le strade di Parigi, i cabaret, le sex worker e le attrici degli anni Venti. Dipinse Gypsy seduta con le gambe scoperte alla macchina da scrivere del suo camerino.

Barbara Stanwyck in Lady of Burlesque (1943)

Partecipò alla New York World’s Fair 1939-40 con lo show Street of Paris, ciò la fece conoscere a livello internazionale. Durante la Seconda Guerra Mondiale sostenne i diritti dei lavoratori e si impegnò in diverse cause progressiste. A fine conflitto, si sposò per la terza volta con Julio De Diego, un illustratore di moda. Diventò almeno superficialmente una casalinga. Non potendo più affidarsi alla sua bellezza per vivere, si dedicò a radio e televisione. Negli anni Cinquanta andò in onda su due programmi a quiz per radio e tv ABC: Think fast e What makes you tick?

Esportò il suo show in un tour per quattordici Paesi europei con un cast multietnico. L’esperienza le servì per sperimentare le enormi differenze di mentalità tra una nazione e l’altra e per appurare che il burlesque era ormai sulla via del tramonto.

Nel 1957 scrisse un’autobiografia, Gypsy: A Memory, in tre atti, come un’opera teatrale, per raccontare la sua vita fino ai vent’anni. Il produttore David Merrick rivedrà e correggerà romanticamente questa versione della sua vita nel musical Gypsy con Natalie Wood nel ruolo della burlesquer nel 1962, con la vera Gypsy che dava consigli sull’interpretazione all’attrice. Fu trasposto pure in televisione nel 1993 con Bette Midler nel ruolo della madre ingombrante.

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