Senza Tabù di Violeta Benini è il libro di educazione sessuale che dovremo avere sui banchi di scuola e regalare a figli, nipoti, amici di qualsiasi età

foto copertina: Angela Panetta Frontera

Senza Tabù è il primo libro dell’ostetrica divulvatrice Violeta Benini edito da Fabbri Editori con illustrazioni di Enrica Mannari uscito il 10 novembre scorso. È semplice, preciso e inclusivo, ma soprattutto mette a proprio agio chi legge. Il target di riferimento sarebbero gli adolescenti ma scorrendo le pagine, ci si accorge che è proprio per tutti: bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Il volume colorato e con disegni da colorare in fondo è scorrevole con una buona schematizzazione, illustrazioni scientifiche, e non annoia. Violeta dedica la parte iniziale alla scoperta della propria identità e manifestazione di genere, all’attrazione sessuale e alle relazioni, in cui consenso e comunicazione sono importantissimi. L’ostetrica evidenzia come il sesso penetrativo non sia il solo tipo a disposizione, che la sessualità è legata al piacere, ognuno ha il suo modo di godere e non è detto che le fantasie erotiche siano desideri da porre in atto. Sostanziosa la parte anatomica, dove non solo è spiegato come funzionano maschio e femmina, ma anche i transgender dopo la riassegnazione del sesso.

L’ostetrica si è inventata anche un furbo espediente per farlo leggere ai teenagers, ispirato a sua zia che quando era adolescente lasciava “casualmente” sul tavolino del salotto il libro The Joy of Sex di Alex Comfort. Nell’aletta finale della copertina della sua opera c’è una linea tratteggiata con le forbicine da ritagliare se si è dei genitori che desiderano consigliarne la lettura senza farsi sorprendere. Violeta invita a conferire al libro un’aria vissuta per incuriosire i giovani lettori.

È possibile scaricare il gioco di Senza Tabù dal suo sito con base in quattro pezzi da stampare, ritagliare e incollare su cartone e le carte con le domande divise in quattro aree stile Trivial Pursuit: chi sei, com’è fatto il tuo corpo, come funzioni, il piacere. Ogni quesito indica la pagina del libro in cui si trova la risposta. Nel file da scaricare c’è pure un video tutorial della scultrice ed effettista speciale Cristina, in arte Crisiplastica, su come realizzare le quattro pedine di pasta modellabile a forma di vulva, pene, sedere e capezzolo. Il gioco può essere usato anche come strumento per insegnare educazione sessuale. “Le domande possono suscitare lo stimolo a parlare di o approfondire alcuni argomenti”, commenta Violeta.

Come è nata l’idea del libro?

Mi è venuto in mente un po’ per caso una mattina. L’idea si andava trasformando di volta in volta. All’inizio volevo creare un’opera da colorare intitolata Divulva Mandala con spiegazioni a lato, poi su come funziona la salute femminile e alla fine di punto in bianco è diventata sessualità per tutti. Ho cominciato a progettare il libro a novembre 2019 e l’ho proposto all’illustratrice Enrica Mannari che stava chattando con un membro di Fabbri Editori e nel giro di dieci minuti ci hanno dato la conferma per un appuntamento.

foto: Angela Panetta Frontera

Nella stesura ti ha aiutato qualche post del blog che avevi scritto in precedenza?

Ho dovuto riscrivere tutto da capo. Avendo come target degli adolescenti, non potevo scrivere “pipponi”, quindi ho imparato a tagliare e riassumere. Ho impiegato sei mesi per scrivere il libro, da marzo a metà agosto. Una grande svolta c’è stata grazie ad Andrea, genderqueer, che mi ha aiutato a riscrivere il primo capitolo che è stato suddiviso in quattro capitoli (Chi sei, Cosa Senti di essere, Come ti mostri agli altri, Chi ti attrae sessualmente e di chi ti innamori). Ho imparato tanto da lei.

Deve essere stato difficile scrivere un libro inclusivo per tutt* e devo dire che è particolarmente scorrevole.

Non è stata rispettata in pieno la grammatica: ci sono diverse parole con il plurale maschile perché mi sono sfuggiti nell’ultima correzione. Quando lo rifarò, devo vedere se riesco ad inserirci la “u”, dato che l’asterisco può essere non letto bene dai programmi. Ho usato molti giri di parole e parole quasi neutre come “persona” e “persone”.

C’è qualche speranza che il gioco del tuo libro venga prodotto come gioco da tavolo vero e proprio?

Devo capire se mi conviene autoprodurlo o farlo produrre a terzi per una questione di diritti d’autore.

Nel frattempo è possibile scaricarlo online dal tuo sito.

Sì, mi sono già arrivate due foto di persone che se lo sono scaricato e hanno costruito da sé le pedine. Si presta molto alla creatività personale.

Il gioco, foto: Angela Panetta Frontera

Il libro si sviluppa come un manuale semplice e preciso di educazione al rispetto e alla scoperta dei corpi, degli orientamenti sessuali e fornisce nozioni base di educazione sessuale. A che età bisognerebbe spiegare questi argomenti alle persone?

L’educazione sessuale-affettiva è un continuum. Bisogna parlarne da sempre, dalla nascita in poi. Il massaggio al neonato, ad esempio, è in sé un’educazione all’affettività e alla sessualità perché si insegna rispettando i suoi rifiuti che vengono presi in considerazione. Ad un bimbo piccolo si impartisce l’uso delle parole anatomiche corrette senza vergognarsi, il mostrare e spiegare come sono fatti i corpi dei genitori e dei fratelli, dire di no ai baci dei parenti se non li si desidera. I temi più specifici verranno fuori man a mano in base alle curiosità del bambino.

Studiare ostetricia che effetto ha avuto sulla tua educazione e consapevolezza sessuale?

L’università non mi ha dato molto in questi termini, noi ostetrici abbiamo ricevuto lezioni tecniche da manuale. La mia educazione famigliare invece è stata molto aperta e libera. Mi ricordo che verso i cinque o sei anni mi stavo masturbando sul letto dei miei genitori mentre guardavamo la televisione e mia madre mi ha invitato tranquillamente a farlo nella mia cameretta, visto che era un mio affare intimo. A cinque anni ho scoperto mia mamma parlare di mestruazioni a mia sorella e, curiosa come sono, ho voluto sapere tutto. Quindi la seguivo pure in bagno per vedere da dove uscisse il sangue mestruale, come si cambiasse gli assorbenti esterni e come si mettesse quelli interni. Quando mi è arrivato il menarca, non vivevo più con mia madre, e mio padre mi ha raccontato l’intero ciclo di ovulazione perché aveva frequentato qualche anno di medicina e aveva le sue conoscenze.

Tutto vissuto in modo molto naturale.

Ho sempre avuto una curiosità per la sessualità e per il mio piacere in particolare. Ho passato un’adolescenza molto sfigata, con grande desiderio e voglia di interagire ma non avevo nessuno, dunque ho letto molto. Ho iniziato a studiare di più la sessualità dal 2014.

foto: Angela Panetta Frontera

In uno dei primi capitoli stili un elenco completo e in continua trasformazione delle identità di genere. Quanto è importante etichettare la propria sessualità per le persone?

Le etichette non hanno lo stesso peso per tutte le persone ma per alcune possono aiutare a riconoscersi, a trovare il proprio posto nel mondo e tra i propri simili, ne parlavo anche l’altro giorno in una diretta con Ethan (@caspisan). Ti aiuta a dire:“Io sono questo, non sono una persona anomala”.

Il tuo è un manuale sui generis per molti aspetti, tra cui quello relazionale e consensuale che non vengono mai insegnati a scuola in nessuna materia. Perché questa scelta?

Il consenso dovrebbe essere banale e scontato e invece non lo è. È importante non solo nella sessualità ma in tutte le questioni che riguardano la vita. Le persone devono poter scegliere se vogliono fare o meno una cosa, se si sentono a loro agio a compierla. È sempre meglio sottolineare che se ho detto di sì a qualcosa, non significa che valga pure per tutto ciò che viene dopo. Posso acconsentire ad un bacio ma non ad una toccata di seno.

Nel libro evidenzi che nel sesso e nelle relazioni la comunicazione è fondamentale. Non è vero che non bisogna parlarne perché altrimenti si rovina l’atmosfera.

Eh sì! Le donne mie pazienti mi dicono spesso: ‘No, non gli dico nulla. Se mi ama davvero, deve sapere quello che mi piace’. Come se esistesse la telepatia, no? È necessario comunicare ciò che ci piace o chiederlo. Non si possono fare cento tentativi di mosse sperando di imbeccare quelle giuste senza che l’altro ci indirizzi.

Quali sono i problemi di accettazione del corpo che riscontri più spesso nei tuoi pazienti?

Ci sono difficoltà ad accettare la forma del seno e tanta sulla vulva. Dopo però aver attivato un percorso personale su quest’ultima, i pazienti arrivano ad amarla. Seguo per la maggioranza persone etero cisgender, le donne non chiedono nemmeno al loro compagno se la loro vulva gli piaccia, partono per partito preso perché non hanno visto altro di diverso.

Quando compi una visita su un paziente, in quale materia riscontri più ignoranza?

Le domande che pongo ai miei pazienti non sono per capire cosa sanno ma come funziona il loro corpo. Può capitare che al momento della visita possano non avere una consapevolezza sul funzionamento di alcune cose, tuttavia al controllo successivo hanno prestato più attenzione ai loro meccanismi e sono in grado di descrivermeli nel controllo. Con le mie domande guidate è abbastanza semplice rispondere.

Lo stile di scrittura schietto, simpatico e sincero corrisponde al tuo modo di essere in studio?

Sì, mi metto a parlare con le vulve e fingo mi rispondano. Faccio battute, spesso tristi perché sono pessima umorista. Non è per rompere il ghiaccio, sono proprio così.

Che tipo di riscontro stai ricevendo da chi ha già letto il libro?

Ottimi feedback, mi sto emozionando tantissimo. Le persone lo hanno letto rapidissime, dato che è molto interessante. Mi hanno detto che dovrebbero distribuirlo ovunque, hanno imparato tante cose che non sapevano, lo prestano a destra e sinistra, lo fanno leggere ai compagni. Tutto questo in soli sei giorni.

Prossimi progetti.

Devo iniziare a scrivere il secondo libro, non rivelo l’argomento per mantenere la suspence. Vorrei creare molti corsi online, visto che da questa quarantena ho compreso che la parte teorica di alcuni temi che affronto può essere trattata sul web. Mi piacerebbe comprare una casa nuova e ampliare il mio studio.

foto: Angela Panetta Frontera

Alla scoperta del pavimento pelvico e della gravidanza con l’Ostetrica Camilla, il suo profilo è uno dei più seguiti su TikTok

L’ostetrica Camilla Di Battista ha subìto un autentico boost di followers durante il primo lockdown grazie a Tik Tok, dove è molto attiva e possiede 152.8 K followers. Ha scelto ostetricia perché era una professione che la incuriosiva e le è sempre piaciuto stare a contatto con le donne. È entrata all’università con la concezione che l’ostetrica facesse solo partorire e ne è uscita con la consapevolezza che questa figura curi ogni aspetto dell’assistenza della partoriente e in tutte le fasi della vita. Aiuta anche le mamme con le bambine ad attraversare l’adolescenza, l’età fertile e la menopausa. È un continuo ciclo che si ripete. Queste funzioni che svolge non fanno parte di un concetto nuovo e moderno, ma è antico. Camilla mi fa sapere che il medico è entrato nella cura della donna solo nel Settecento, in precedenza le levatrici si occupavano del benessere del sesso femminile. Gli ostetrici di oggi stanno cercando di portare in primo piano la loro professione perché i ginecologi in realtà dovrebbero curare la patologia e non si dovrebbero interessare di fisiologia. Se la donna sta bene e non ha problemi, dovrebbe rivolgersi ad un ostetrico. Quest’ultimo effettua visite preconcezionali e consiglia al paziente tutte le misure educative da avere e gli esami da fare prima della gravidanza. Camilla precisa che l’ostetrico non prescrive ma consiglia.

Camilla pratica al Centro Salus di Chiaravalle (AN) e in uno studio nella palestra Sharon Fitness Coach di Ancona. Camilla è un’ostetrica privata che segue il puerperio (allattamento e cura del neonato), è personal trainer in gravidanza con esercizi ad hoc, ginnastica pelvica e post-parto. Adesso si sta concentrando su riabilitazione e corsi preparto.

Come mai hai aperto un blog e un account Instagram sull’informazione sessuale?

Quando ho iniziato a fare tirocinio al consultorio, mi sono resa conto della mancanza di educazione sessuale tra gli adolescenti. Ho aperto il profilo Instagram prima di entrare nel mondo dei social, e poi durante la quarantena ho iniziato ad essere assidua su TikTok. Su questa piattaforma piena di teenagers mi sono resa conto che a volte non usano nessuna precauzione e alcuni non sanno nemmeno come si concepisce. Ci sono ancora falsi miti, come il rimanere incint* con il petting. Quindi sto tentando di diffondere nozioni base: come si usa il preservativo, quando è il periodo fertile, come si prende la pillola. Ho chiamato il blog Artemis con le donne perché era la dea protettrice del genere femminile. Negli altri social mi chiamo Ostetrica Camilla, che è più diretto e crea un contatto più famigliare con le persone.

Sei specializzata nella riabilitazione del pavimento pelvico. In cosa consiste?

È una visita effettuata da esperti che difficilmente sono ginecologi, di solito sono ostetrici, fisioterapisti e infermieri specializzati. Dura circa due ore e si struttura in anamnesi (colloquio di al massimo un’ora) e visita. In quest’ultima si valutano le zone doloranti: genitali esterni, mobilità del clitoride, le fasce dei muscoli pelvici (vulva, vagina, sfintere anale). È consigliata a tutte le donne, non solo a coloro che sono in gravidanza o che soffrono di incontinenza, ma anche per chi ha dolori mestruali o nei rapporti, candide o cistiti recidive, va in menopausa o vuole conoscere il proprio corpo. Il pavimento pelvico è costituito da strati di muscoli, legamenti, che partono dal pube e arrivano fino al coccige chiudendo l’intera parte inferiore del bacino. Sono tre strati muscolari che sorreggono tutti i nostri organi interni e non permettono il loro prolasso (discesa): utero, vescica e retto. Ci consentono di trattenere pipì o cacca, reggono l’utero gravidico, aiutano durante il parto. Il muscolo elevatore dell’ano, che è quello principale, indirizza il bambino nel canale del parto. Infine, ma non ultima particolarità, il pavimento pelvico consente il piacere sessuale. I muscoli superficiali della vulva circondano il clitoride permettendogli di gonfiarsi e tramite terminazioni nervose di raggiungere l’orgasmo. Quasi tutte le donne hanno un problema col perineo.

In un post Instagram dici che se non si soffre di stitichezza ma ci si sforza a fare la cacca potrebbe essere necessario fare una valutazione del pavimento pelvico. Perché?

La stitichezza cronica se non è data da un rallentamento del transito intestinale (mangiare male e bere troppo poco), potrebbe essere causata da ipertono dello sfintere anale che non lascia passare bene le feci oppure potrebbe esserci una dissinergia tra pavimento pelvico e gli addominali, ovvero si pensa di spingere ma in realtà si contrae, quindi si chiude lo sfintere. Difficilmente le persone se ne rendono conto. Tante nostre abitudini sono sbagliate, come spingere troppo per fare cacca o pipì.

Come mai la salute pelvica influisce sulla vita sociale?

Ti faccio un esempio. Una donna che perde pipì non riesce a svolgere ogni mansione della vita quotidiana. Non si relaziona più di tanto con il mondo fuori perché ha paura di perdere qualche goccia e che si senta l’odore. Gli assorbenti non risolvono il problema all’origine ma lo tamponano solo, bisogna farsi visitare e curarla. Le pubblicità fanno passare il messaggio che sia una cosa normale soprattutto dopo i sessant’anni ma non è così. Il perineo non è sano perché abbiamo avuto una cultura di abitudini sbagliate. Affrettarsi per fare la pipì quando è necessario stare con i muscoli rilassati, farla prima di uscire quando non se ne ha bisogno. A lungo andare stare in squat con i muscoli contratti crea problemi.

Camilla in azione con le domande gli utenti su Tik Tok

Affronti anche le conseguenze psicologiche e fisiche delle cicatrici della nascita. Quanto possono essere un trauma?

La cicatrice racchiude il ricordo del parto. Può dare problemi quando la donna ha avuto una nascita traumatica. Soprattutto può causarli se non è stata eseguita bene. Una sutura fatta male provoca aderenze che tirano fasci muscolari provocando disfunzioni asimmetriche. Una cicatrice del cesareo che provoca aderenze può dare fastidio intestinale e posturale. Le cicatrici del parto vaginale possono causare dolore ai rapporti e una defecazione ritardata. Per guarirle bisogna eseguire dei trattamenti. Dopo la nascita in un periodo di quaranta giorni o due mesi, le donne devono effettuare in modo preventivo una valutazione della cicatrice e del pavimento pelvico. Se la cicatrice è fresca, è meglio arrivare prima della cicatrizzazione definitiva.

Offri molti servizi extra importanti per la persona. Quali sono le difficoltà più importanti che riscontri a livello emotivo pre e post parto?

Ho trovato difficoltà nell’assistenza prima del parto. In particolare con l’emergenza Covid, le donne non sanno cosa aspettarsi. Sono bombardate da informazioni contrastanti e sono un po’ spaesate. È giusto perché è la loro prima volta. Nel post parto ho notato del disagio nell’accettare un nuovo individuo dentro casa. Molte donne non acconsentono a rallentare i loro ritmi per i bisogni del proprio bambino. Lo stile di vita del neonato non si concilia con la nostra società basata esclusivamente sul lavoro.

Quali sono le paure Covid delle persone in gravidanza?

Le paure sono legate più all’entrata in ospedale. Adesso le madri in gravidanza cercano il più possibile di prevenire il contagio. Quando iniziano le contrazioni, io consiglio di rimanere il più possibile a casa fino a che non sono effettivamente regolari o si rompono le membrane. Il timore più grande è di rimanere da sole durante il parto. In molti ospedali ora il padre entra quando il travaglio è attivo e rimane poco. Il restare dell’altro genitore e le visite successive al parto dipendono dalla politica degli ospedali.

I corsi preparto di Camilla

Come si svolgono i corsi pre parto da te organizzati?

Ci sono cinque incontri pre parto e uno post parto. Nel primo incontro spiego come si prepara la valigia, il birth plan, del momento in cui andare in ospedale e facciamo qualche giochino per le coppie. Il secondo è sul perineo e le sue principali disfunzioni dopo il parto, illustro l’importanza della valutazione del pavimento pelvico, facciamo gli esercizi di respirazione, ginnastica e massaggio pelvici. Il terzo è sul travaglio e sui tempi del parto, la funzione del dolore, la sua importanza e come affrontarlo. Mostro le tecniche antalgiche di diminuzione del dolore e spiego l’analgesia epidurale. Il quarto è sull’allattamento con benefici, tempi, attacco corretto, spremitura manuale e come risolvere i suoi piccoli problemi. Nel quinto si parla della cura del neonato: come si cambia il pannolino, la cura del cordone ombelicale, il bagnetto, come gestire il bambino durante il pianto, il sonno dei neonati, massaggio neonatale. Gli incontri sono molto pratici.

Gli argomenti principali sui quali le coppie sono ignoranti.

La cura del neonato, probabilmente. Le informazioni generali le sanno ma non capiscono quali siano giuste e sbagliate. Inoltre, non sanno cosa aspettarsi dal travaglio perché ogni persona e neonato sono diversi.

Sfatiamo un tabù. Il sesso in gravidanza si può fare ma a cosa bisogna stare veramente attenti?

Se non ci sono controindicazioni del ginecologo, tipo il rischio di raccorciamento del collo uterino, il sesso si può fare tranquillamente. Tutti e due i partner devono essere supercerti di non avere infezioni, dato che la mamma poi può passarle al bambino o provocare un parto prematuro. Dopo ventuno settimane, è necessario stare attenti al feto nel pancione. Bisogna capire quali siano le posizioni più comode per la donna.

A che età bisognerebbe spiegare sessualità e pubertà ai bambini?

Il prima possibile. Già alle elementari bisognerebbe cominciare, tenendo pure conto che l’età del primo ciclo mestruale si è ridotta. Eviterebbe il rischio di gravidanze precoci perché si è anche abbassata l’età media della prima volta. Meglio prevenire che curare.

Stai lavorando a qualche progetto?

Volevo lanciare assieme all’associazione Un Caldo Abbraccio di Osimo l’educazione sessuale nelle scuole ma è arrivato il Covid e adesso forse passeremo all’online, dobbiamo vedere quanti genitori saranno d’accordo. Il 29 novembre alle 18 sarò ospite della diretta Instagram Pop Love Talk di Popgasmo e parlerò di sesso in gravidanza.

Una delle slide Instagram di Camilla

Gocce di Danza del Ventre – La Noqta, la mancia sexy delle danzatrici dei malahi

Prende il via la mini rubrica di curiosità sulla sensuale danza del ventre, Gocce di Danza del Ventre. Studio da otto anni questa danza e mi sto preparando per l’esame di un corso da insegnante. Ho pensato di condividere le mie scoperte con voi in questa nuova sezione.

La suonatrice di tamburello, Hans Zatzka

Dietro le monetine attaccate alla sciarpa stretta in vita, caratteristica di questa danza, si nasconde una storia interessante. Sin dai tempi dei faraoni, nella Quarta Dinastia (2680-2560 d.C.) le danzatrici erano ricompensate per la loro performance con collane d’oro e gioielli preziosi. Quelle che si esibivano al mercato raccoglievano le monete buttategli dai passanti, che è la tradizione che si è mantenuta fino ai giorni nostri in Egitto. Siccome non avevano sporte in cui riporre i loro guadagni, li aggiungevano ai loro vestiti cucendo le monete sui tessuti di corpetti, copricapi o scialli che portavano annodati sui fianchi. Un’altra soluzione era convertire il denaro in gioielli che potevano essere sempre indossati.

La Fidèle, Emile Charles Lecomte-Vernet

Nei kahwa, caffè frequentati da soli uomini egiziani musulmani, gli artisti percepivano la noqta. Una retribuzione che consisteva nel raccogliere le monete che i clienti gli offrivano. Era il modo dello spettatore per ringraziare l’artista della gioia e del piacere provocati. I malahi, locali di stampo europeo dove era permesso consumare l’alcool, adottarono per le loro danzatrici la noqta all’inizio del XIX secolo. La danzatrice all’inizio trasgrediva un’importante regola sociale del mondo islamico: non poteva esibirsi in locali chiusi davanti agli uomini (anche se poi nel corso del XX secolo questo pubblico diventerà misto). Per questo rese la noqta un gioco di cui era la protagonista: i clienti dopo aver inumidito le monete di saliva, le incollavano a una delle parti nude del suo corpo, alla fronte, alla gola e alle braccia. A spettacolo concluso, la danzatrice raccoglieva le monete in un fazzoletto. Accadeva attorno al 1881.

Odalisca inglese, Claude-Ferdinand Gaillard

La vocina da bambini è un insospettabile segnale di autostima e legami forti

“Non fare più quella voce con me”, disse il mio primo uomo serio quando usai una voce dolce da bambina piccola non mi ricordo più in quale circostanza ma sono sicura non fosse durante il sesso. L’affermazione mi colpì talmente tanto che anche dopo essersi lasciati, per anni non ho fatto quel tipo di voce in presenza di uomini. Pensavo non piacesse a nessuno, poi ho scoperto per fortuna di no. Ci sono persone che non ci fanno caso o apprezzano. La vocina tenera è una mia componente fondamentale e inscindibile fino a che non lo decido io…e potrebbe essere mai. Ho iniziato a farla credo alle superiori, appena sono diventata adolescente, non per ricordarmi la bambina che ero ma perché divertiva mia madre che forse aveva già nostalgia della mia infanzia. Col crescere però ho capito che assumevo questo tipo di voce soprattutto per me stessa. Infatti parlo più spesso così da sola che in presenza di altri e al massimo si tratta di amici stretti. Mi sono resa conto che mi fa stare bene, mi mette di buon umore e mi rassicura. Immaginate quante volte l’ho usata in quest’anno colpito dal Covid!

Jessica Batten e Mark Cuevas in Love is Blind (2020).

La vocina non è prerogativa esclusiva delle donne eterosessuali cisgender. Viene usata pure dalla loro controparte maschile e da persone di altri generi, diversamente da quanto si pensi. Tuttavia, durante un rapido sondaggio, ho avuto la conferma che pochissimi la usano durante il sesso. Per alcuni è un deterrente, per altri non smonta l’eccitazione però non la aumenta. L’opinione pubblica pensa che la vocina quando è fatta da donne sia sessista e quando è fatta da uomini sia da bambinoni. La sensazione generale che emana è che sia da immaturi. Quest’anno nel programma Love is Blind di Netflix, in cui si hanno diversi blind date con la persona che poi si dovrà decidere di sposare, la concorrente Jessica Batten la utilizza con Mark Cuevas in un momento di serenità tra i due che si stanno conoscendo da poco dal vivo. Si è scatenato un autentico putiferio in rete e sui giornali anglosassoni. La sua vocina è stata bollata come una “sexy baby voice” e giudicata malissimo. Sono stati scomodati psicologi e antropologi per dimostrare che “il desiderio di fare baby talk è molto forte per la pressione sociale di dover proteggere l’ego di un uomo” (The Guardian, febbraio 2020). Addirittura è stata accusata in maniera indiretta di “essere complice nel mantenimento dell’ordine esistente di potere”, ovvero il patriarcato. Pronto, Freud? Non ti muovere da lì che arrivo a dirtene quattro! Nessuno ha pensato che lei abbia parlato così con Mark proprio perché si sentiva a proprio agio e non per fare la “stupida”. Tutto ok invece con Paris Hilton che nel suo ultimo documentario This is Paris disponibile su YouTube ammette di aver inscenato una vocina che non le apparteneva per atteggiarsi a “dumb blonde” (la bionda stupida, ottusa) e risultare più sexy per gli spettatori maschi etero nella trasmissione che l’ha resa famosa, The Simple Life di MTV. Ha pure non velatamente confessato di essersi creata un personaggio. Suona più patologico questo alle mie orecchie piuttosto che una ragazza qualsiasi che usa una modulazione affettuosa per parlare al suo fidanzato.

Paris Hilton in This is Paris (2020).

Quindi la sexy baby voice è un retaggio patriarcale? Se fatta volutamente sì. Ma anche qui non punterei il dito inquisitore (mai assomigliare ad un’istituzione patriarcale perché si sostituisce un sistema dominante ad un altro identico). Mi preoccuperei solo se come nel caso di Paris è stato un mezzo per costruirsi un personaggio lontano da quello che si è oppure nasconde un comportamento malato. Fino a quando una persona si sente a proprio agio, non c’è nulla di male. Se si sente costretta da circostanze di vario genere, assolutamente no. La maggior parte delle donne lo trova divertente e spesso serve per scaricare la tensione, alleggerirsi la giornata e divertirsi in particolar modo con se stesse. Nel sesso la questione è un po’ più complicata perché il gusto personale fa da padrone. Anche qui i generi non sono importanti. Può darsi che al vostro partner piaccia l’innocenza o a voi piaccia toccarvi mentre usate questa voce e X vi guarda. Le possibilità in materia sono infinite o limitate perché dipendono da background, caratteri, modi di pensare e di porsi nella società.


Infantilismo parafilico

Sorprendentemente ci sono stati studi scientifici sul fenomeno che in inglese , come ho già riportato, si chiama “baby voice”. Sembra incentivi l’attaccamento intimo tra individui e faccia schizzare dopamina e serotonina, gli ormoni del benessere, nelle aree del cervello adibite ai legami. In un vecchio studio del 1996 dell’Elmira College nello stato di New York è stato rilevato che il 75% delle relazioni felici usava tranquillamente la vocina da bambini. Quindi quest’ultima non fa bene sia ai bambini piccoli (è stato dimostrato) ma anche agli adulti! Chi l’avrebbe mai detto?! Io no, dato che per metà della mia vita sono stata spesso ripresa per il mio modo di fare o guardata con inquietudine. Quando si è cresciuti, è consentito fare le feste ai bambini piccoli ma parlare come loro è tabù. Si viene subito canzonati e guardati con disprezzo. Certo, nei giochi sessuali, l’infantilismo è una parafilia dove ci si eccita solo interpretando o facendo interpretare il ruolo di neonati (autonepiofilia) o bambini ed è una malattia psicologica seria, ma non è il mio caso ne quello della maggior parte di noi. Fare la vocina significa abbandonarsi all’altro e fidarsi completamente di questo senza riserve. Giocare ed essere dolci o avere bisogno di affetto. È anche un modo di esprimere l’amore in senso affettivo per qualcuno. Serve per rafforzare i legami. L’importante è che piaccia a tutti e due.

Penso sia un atteggiamento sessista o patriarcale non permettere alle persone di esprimersi nella maniera affettuosa che desiderano. È normale che un’overdose di vocina infastidisca ma non accettare e proibire addirittura alcuni atteggiamenti naturali nell’altro non è una sana presa di posizione. La vocina è un chiaro segnale di potenza perché ci mostra vulnerabili e sicuri di sé allo stesso tempo. Se qualcuno ci fa sentire inadeguati per il nostro modo di essere, scartiamolo. Bisogna sempre stare con chi ci fa sentire bene.

La rivoluzione queer di Sveva Basirah nella religione musulmana: Sono L’unica Mia è il primo sito italiano dedicato al femminismo islamico

L’Islam non è come lo raccontano i media. È una religione con un potenziale progressista che è stato a lungo sottovalutato spesso dai suoi stessi membri. Questo è il concetto principale scaturito dalla chiacchierata con Svevah Basirah, fondatrice del sito Sono L’unica Mia. La dimostrazione sta nel femminismo islamico, un movimento che non è nato oggi ma affonda le sue radici in Tunisia, Egitto, Marocco, Stati Uniti con al-Tahar al-Haddad, il primo uomo femminista tunisino, Huda Shaarawi, femminista del movimento egiziano per i diritti delle donne, Fatima Mernissi, sociologa marocchina, Amina Wadud, religiosa afroamericana, Riffat Hassan, teologa pakistana-americana.

In Italia la situazione del femminismo musulmano era frammentata, per questo Sveva ha pensato di fondare cinque anni fa un sito sul femminismo islamico LGBTQI+ friendly e sugli abusi sessuali aperto a tutti coloro che vogliano contribuire. Questa ragazza ventunenne ha dovuto maturare le sue posizioni politiche e sociali in fretta per l’ esperienza traumatica con un fidanzato violento che le ha lasciato ferite fisiche, psicologiche e spirituali. Sveva però ne è uscita forte e produttiva, e ha fatto la differenza creando uno spazio virtuale sicuro e aiutando i sopravvissut* di violenze sessuali.

Nella nostra lunga conversazione ho capito che l’Islam può prestarsi alla strumentalizzazione per via degli hadith, le migliaia di narrazioni sulla vita del Profeta Maometto, scritte almeno duecento o trecento anni dopo la sua morte, che spesso possono essere prodotto di fantasia. Molto dipende dalla cultura e istruzione di chi li interpreta e classifica come veri, probabili e falsi. Per esempio, le donne islamiche possono indossare fissi i guanti perché c’è un hadith che dice “preferisci avere un chiodo in testa, piuttosto che una donna che non ti sia lecita”. Sveva riferisce che le persone non influenzate dal patriarcato comprendono significhi “non molestare”, altri esegeti invece hanno pensato che la donna abbia la responsabilità di non farsi toccare e quindi debba coprirsi con dei guanti. “Molti musulmani”, spiega l’attivista e blogger, “sono incapaci di gestire la propria ijtihad, la facoltà di interpretare l’Islam nella maniera che si ritiene migliore”. Diritto accantonato nel tempo dalle istituzioni islamiche, che hanno preferito guidare i fedeli invece di lasciargli il libero arbitrio.

Come concili l’Islam con il femminismo?

L’Islam è spesso concepito come una religione completamente patriarcale. Dal mio punto di vista, certamente nasce nel patriarcato ma non porta avanti le sue logiche, cerca con lungimiranza di cambiare gli assetti sociali e dargli anche una spinta per farli diventare dei principi di uguaglianza e rispetto. Questa visione si può chiamare etica progressiva del Corano, l’ho tradotta come progressiva da un articolo della professoressa Iman Hajji, che ha scritto una ricerca su al-Tahrir al-Haddad, il primo femminista tunisino. Lui diceva che l’Islam si poggia su una giurisprudenza progressiva che tende ad adattare i suoi principi alle condizioni specifiche di tempo e spazio. La sua interpretazione femminista è stata adattata alla legislazione dal primo presidente della Tunisia Habib Bourghiba. Si possono conciliare femminismo e Islam andando a riscoprire l’essenza e lo scopo di questa religione, questo viene fatto dalla corrente mondiale del femminismo islamico. Si tratta di un movimento che rilegge, ristudia e riapplica tutto quello che per noi musulmani è fonte sacra.

Chi ha dato l’avvio al femminismo islamico?

È un movimento che si è formato nel tempo. I nostri pilastri sono le teologhe. Tra le più grandi e conosciute ci sono Amina Wadud e Riffat Hassan, quest’ultima è la teorica dell’aborto libero, poi il femminista al-Tahar al-Haddad. Il femminismo islamico è una visione collettiva di battaglie diverse con il fine comune di riscoprire i diritti divini dell’Islam, come dice Wadud: “Non permettere che nessuno si metta tra te e quello che Dio ti ha garantito”.

Che tipo di rapporto hai col velo?

Quando cinque anni fa mi sono convertita non l’ho portato per qualche settimana perché mi ero appena lasciata col mio ex violento che era musulmano e non volevo che pensasse lo mettessi per lui. Appena saputa la notizia della conversione, la mia famiglia mi ha mangiata viva e quindi ho deciso di indossarlo in simbolo di protesta. Adesso lo vivo come una scelta politica. Il velo è un po’ un coming out vagante. Appena la gente capisce che sono italiana, mi ignora: mi toglie il saluto e non mi parla. Il velo è il mio impegno nella vita, significa portami dietro la mia identità di musulmana. L’attivista Neda Al-DaMonee, pole dancer col velo, racconta in un Ted Talk che fa il suo lavoro da infermiera con questo accessorio perché vuole evidenziare il suo credo. Così i pazienti scoprono che dietro di esso c’è una persona di cui ci si può fidare e questo distrugge il razzismo islamofobo che hanno interiorizzato. Quando indosso il velo sono la meno bianca tra le bianche e vengo guardata male anche negli ambienti femministi. Per questo motivo di fredda accoglienza, ho sentito la necessità sin da subito di creare uno spazio tutto mio, ovvero il sito di Sono L’unica Mia, dato che non mi sentivo rappresentata. Dal punto di vista teologico non considero il velo obbligatorio, tuttavia ci sono tante motivazioni per portarlo. La rapper siriano-americana Mona Haydar in un video diceva che il velo è la protezione del settimo chakra. Il velo è un atto spirituale e politico, che manda un messaggio quasi anticapitalista: io non mi adeguo a delle norme sociali, io valorizzo me non solo come corpo ma anche come spirito ed essere religioso. Lavorando con le energie e comprendendo che sono donna, animale, energia e spirito, sono riuscita a fare mio il concetto che il velo è l’ultimo strato simbolico di un essere umano. Serve a ricordarmi che non sono solo questo corpo.

Sveva con la maglietta di SLUM (Sono l’unica mia).

In quanto donna bianca occidentale privilegiata convertita all’Islam che genere di battaglie devi combattere in Italia?

Il mio privilegio si svigorisce quando metto il velo. Non vengo più percepita come italiana oppure se mi riconoscono come tale sono considerata traditrice della patria. Indubbiamente ho dei privilegi come avere documenti in regola, una famiglia italiana con cui ho una vita serena. Inoltre, non sono costretta a frequentare un ambiente religioso o una moschea. Non posso dire la stessa cosa di alcune altre sorelle musulmane non italiane, che potrebbero subire più da vicino di quanto possa succedere a me abusi spirituali (e ne ho subiti molti). Io mi occupo di survivor da violenze sessuali e quando ti trovi di fronte forze dell’ordine o personale sanitario con dei pregiudizi, fai molta fatica a combattere anche questa battaglia mentre ne stai combattendo un’altra. L’islamofobia è all’ordine del giorno e il razzismo interiorizzato rallenta le procedure di denuncia e del consultorio.

Le ferite psicologiche e fisiche degli abusi del tuo ex violento come ti hanno influenzata nella vita?

Moltissimo. L’esperienza di un anno e mezzo che ho fatto con il mio ex violento è stato un corso accelerato perché ho potuto toccare con mano che cosa siano la violenza e le sue dinamiche. Questa si è trasformata in una lotta politica personale, visto che adesso sono aiuto survivor. Sono uscita dalla storia di violenza fisica, psicologica, spirituale pensando che uno dei miei diritti fosse avere una relazione sana. Non sono venuta a contatto solo con l’abuso narcisistico, che ho subìto io, ma anche con uomini eterosessuali cisgender che sono stati abusati dalle compagne, persone lgbtqi+ o impegnate in relazioni poliamorose. Ho lavorato con tante comunità, tra cui quella musulmana. Aiuto da casa ma ho intenzione di costituire un’associazione e una linea telefonica perché sono un po’ sobbarcata e sono andata spesso in burnout, superato grazie ad aiuto psicologico e spirituale. La storia col mio ex violento ha rivoluzionato anche il mio sentire religioso e spirituale perché ho pensato che tutto quello che lui demonizzava probabilmente è giusto. Se gli ho dato fastidio, sono sulla strada giusta.

Cosa significa per te essere queer?

Sono una persona LGBTQI+ pansessuale che ha fatto coming out da poco perché avevo delle questioni da risolvere con gli uomini dopo le violenze. Ho sempre lottato per i diritti LGBTQI+ dentro la comunità musulmana ma non mi ero mai identificata come tale, sbagliando anche i termini, ero molto impaurita. Il coming out mi ha permesso di essere me stessa e mi ha portato grande serenità. Sono queer non solo perché LGBTQI+ ma perché la corrente della queerness nel suo aspetto identitario e politico si applica molto alla mia vita.

Nell’ultima serie di Queer Eye su Netflix aiutano un prete gay dell’Evangelical Lutheran Church of the Atonement dove intervistano il primo vescovo apertamente gay e un prete apertamente transgender entrambi della chiesa luterana. Ci sono esempi simili nelle istituzioni musulmane, che ricordiamo non ha un clero?

Nella storia sono state spesso presenti figure rilevanti della comunità musulmana omosessuali, dichiarati e non. Nel mondo moderno esistono tanti imam apertamente gay come Daayiee Abdullah e il famoso Ludovic Mohamed Zahed, della moschea inclusiva di Parigi, al-Farouk Khafi e altri. Ci sono anche imam donna come Sherin Khankan che ha fondato la prima moschea guidata da donne a Copenhagen, e Seyran Ates della moschea libera di Berlino dove uomini e donne possono pregare insieme, quest’ultime senza velo. Esiste anche un’associazione per i diritti dei musulmani LGBTQ+ fondata nel 1999 in Inghilterra chiamata Hidayah. Quest’anno ci doveva essere il Pride a Londra LGBTQI+ musulmano ma poi è stato annullato causa Covid.

Il corano parla di sesso libero per puro piacere?

Certo. Nell’Islam il sesso è percepito come un dono di Dio. Ci sono una cinquantina di hadith che incoraggiano a vivere con piacere la sessualità. In alcuni il Profeta consiglia caldamente ai suoi compagni di praticare sesso orale alle proprie compagne e di prestare attenzione ai loro orgasmi. Maometto non ha mai proibito i matrimoni temporanei, è successo a posteriori. Erano un’usanza pre-islamica mantenuta dagli Sciiti, che purtroppo oggi fa rima spesso con prostituzione di minore. Nel passato si trattava di un contratto tra due partner che volevano fare sesso e si godeva degli stessi diritti di un matrimonio normale. Eventuali figli che potevano capitare erano considerati come quelli di uno legittimo. Il matrimonio temporaneo era stipulato in un modo che potesse durare da un’ora a novantanove anni. Era importante perché l’Islam penalizzava il rapporto al di fuori del vincolo matrimoniale, e tutelava le persone perché non esistevano metodi contraccettivi o di identificazione del padre. All’epoca del Profeta era molto semplice sia sposarsi che divorziare, l’unica cosa che si chiedeva alle donne prima era di aspettare tre mesi per vedere se fossero incinte. Il divorzio era semplice perché non manipolato dagli altri. L’Islam ha una visione su sesso, sessualità, diritti riproduttivi molto ben elaborata, soprattutto spinge verso una rimodulazione delle leggi sempre più egualitaria e funzionale.

Sono l’Unica Mia è un blog e una pagina Facebook creata da te nel 2015 alla quale contribuiscono più voci. Come è nato il progetto e chi ci partecipa?

Il blog è stato trasformato in un sito e abbiamo un gruppo privato per gli attacchi di cyberbullismo che minavano il nostro spazio sicuro, però cerchiamo di non ghettizzarci. Siamo una community sparsa in tutta Italia e all’estero, facciamo rete con diverse realtà. Vorremmo trasformare il progetto in un’associazione. Il sito si basa sugli sforzi delle persone che ci sono dentro. Ci sono articoli e traduzioni da altre lingue su ogni argomento.

Hai una grande conoscenza di pietre e cristalli, hanno a che fare con la tua fede o è una passione “pagana”?

Non è un qualcosa che devi fare in quanto musulmano, è un interesse mistico-spirituale che mi è nato spontaneo lavorando con le energie. Io sono una strega e ne conosco molte di musulmane che però non hanno fatto coming out come me. Ci sono comunità magiche musulmane che vengono scartate e viste male. Non bisogna essere per forza streghe per conoscere le proprietà curative delle pietre. Io poi le uso per fare amuleti e analizzo il loro significato. I musulmani hanno sempre usato le pietre per guarire o proteggersi. Sono anche una cartomante. Mi confronto sempre con altre streghe per crescere e comprendere l’arte magica. Penso che pure il definirsi strega sia un atto politico.

Logo di Sono l’unica mia (SLUM).

Il terribile potere di Medusa non è da temere ma da abbracciare

Foto copertina di Roberto, Area Archeologica La Cuma, Monte Rinaldo (FM).

Ad Halloween mi travesto dalle paure degli altri in genere ma Medusa è anche una sorta di mia paura che vivo ogni volta che un uomo è affascinato da me, mi “consuma” e poi se ne va. Oppure peggio: mi fissa però mi evita come se fossi “troppo” per lui. Che poi la parola “troppo” mi ha dato sempre fastidio. Come se fossimo individui perfetti o dei computer che tutto conoscono. Non ci si incastra, è questa la realtà. Ho gli occhi azzurri e questa caratteristica è stata sin da piccola la mia maledizione. A chi ha occhi neri o marroni sembrerà esagerato, ma spesso anche le nostre caratteristiche di bellezza ci penalizzano davanti agli altri. Siamo diversi e la gente ci guarda strabigliata o con invidia qualche minuto in più del normale. Le persone ci mettono a disagio di riflesso come noi mettiamo a disagio loro pietrificandoli. Gli uomini guardano impietriti non solo i miei connotati ma anche e soprattutto se inizio a parlare e capiscono che non ho idee conformi alle donne con cui escono di solito. Si sentono inadeguati, spesso non comunicano questa inadeguatezza, hanno varie reazioni in base ai loro caratteri e il risultato finale è sempre quello: sparizione annunciata o taciuta. È come se rimanessero pietrificati da me. Ed è una cosa che odio, mi innervosisce, ma pare sia ineluttabile, difficile da cambiare.

Foto di Roberto, Area Archeologica La Cuma di Monte Rinaldo (FM).

Per questo, dopo aver temuto Medusa, ho simpatizzato con lei e mi sto riappropriando del suo potere cercando di capirne il mito. La sua figura è stata nominata e rappresentata da studiosi e artisti di ogni epoca: Dante, Petrarca, Caravaggio, Bacon, Goethe, Shelley, Rossetti, Burne-Jones, Khnopff, Nietzsche, Freud, Jung, Marx, London, Sartre, Barthes per ricordare i più famosi. Anche le donne nell’epoca di esplosione del femminismo, si sono occupate di lei (unica eccezione Christine De Pizan in La Città delle Dame, 1405): Cixous, Kofman, de Lauretis, McElroy, Stanford, Klindienst, Culpepper, Bowers, Adler. Ognuno ha dato la sua interpretazione o ha usato la Gorgone per spiegare dei concetti. L’essenza del personaggio però risiede nel suo mito considerato canonico, che non è quello sullo stupro da parte di Poseidone scritto da Ovidio a posteriori, anche se questi ultimi hanno influenzato moltissimo la percezione di questo “mostro” nei secoli successivi. Andiamo con ordine.

Altorilievo del tempio dorico dell’acropoli di Selinunte conservato al Museo Salinas di Palermo

Il Mito. La Medusa è considerata da molti un simbolo apotropaico che tiene lontano il male o i nemici sul quale solo successivamente è nato un mito. Secondo la Teogonia di Esiodo, i genitori di Medusa sono Forco e Ceto, figli della Madre Terra, Gaia. La storia inizia nella città di Argo, ritenuta la città più antica della Grecia, consacrata ad Atena, dove un oracolo riferisce al re Acrisio che sua figlia Danae partorirà un bambino che un giorno lo ucciderà. Il sovrano rinchiude la figlia in una camera sotterranea per prevenirne il contatto con gli uomini. Ma non ci si può nascondere dagli dei. Zeus penetra nella prigione sotto forma di pioggia dorata e insieme a Danae concepisce Perseo. Acrisio rinchiude nipote e figlia in una cassa di legno e li lascia in balia del mare che li fa naufragare sull’isola di Serifo. Vengono trovati dal pescatore Ditti, fratello del tiranno Polidette. Quest’ultimo si innamora della madre e la vuole in sposa. La donna non ricambia le sue attenzioni perché ha occhi solo per Perseo, quindi escogita un piano per eliminare il figlio. Finge di convolare a nozze con Ippodamia e chiede come dono un cavallo ai suoi invitati che Perseo non può permettersi ma promette che se il re finirà di importunare sua madre, gli porterà tutto ciò che vuole. Polidette gli chiede quindi di portargli la testa di Medusa (o Perseo glielo suggerisce, le versioni divergono). Atena ascolta la conversazione tra i due e decide di aiutare il futuro eroe per il suo odio personale verso Medusa (per motivi che vi spiego sotto). La dea gli offre lo scudo lucido attraverso il quale guarderà il riflesso della Gorgone per non farsi pietrificare e Hermes gli regala un falcetto di diamante (forse lo stesso creato da Gaia per far castrare Urano da Crono, chissà!). L’elmo di Ade che dona l’invisibilità, la sacca magica dove riporre la testa del mostro, i sandali alati per svignarsela dopo il delitto, sono donati dalle ninfe dello Stige ritrovate da Perseo grazie alle Graie, convinte con uno stratagemma dell’eroe. Il ragazzo si spinge fino alla fine dell’Oceano e trova le Gorgoni addormentate. Si avvicina a Medusa guardandola tramite lo scudo, con la mano guidata da Atena le recide la testa con la falce. Dal mostro escono Pegaso e Crisaore con stupore dell’eroe. Perseo vola via lesto dato che le gorgoni si sono svegliate. Tornato al palazzo di Polidette annuncia di aver portato il regalo promesso: non creduto e insultato, alza la testa di Medusa che pietrifica tutti i presenti. L’eroe rende re Ditti, suo padre adottivo, e dà la testa del mostro ad Atene che la piazza sul suo scudo. Il re di Argo, Acrisio, nonno di Perseo, sarà ucciso per sbaglio da un disco lanciato dall’eroe durante dei giochi funerari.

Statua di Atena fuori dall’Accademia di Atene

Lo stupro. Esiodo e Apollodoro raccontano che Poseidone “giace” con Medusa, una ragazza di grande bellezza. Il primo specifica che accade in un bel prato pieno di fiori. Ovidio però nell’astio di Atena ci ha visto di più, come succede quando scriviamo una fanfiction su delle dinamiche che ci intrigano. Scrisse che Medusa, pur avendo uno stuolo di corteggiatori, si votò alla castità per diventare sacerdotessa di Atena. Poseidone che era particolarmente interessato a lei, la stuprò all’interno del tempio della dea. Medusa insozzò lo spazio sacro commettendo sacrilegio. Atena che non aveva alcun potere su Poseidone, suo zio, se la prese solo con la ragazza trasformandola in un mostro dai capelli di serpente e sguardo pietrificatore. La dinamica della vittima che viene trasformata in colpevole è molto comune nella società patriarcale e ancora attuale. Nella seconda versione del mito addirittura Atena scuoia il mostro e fa della sua pelle la sua egida. Ma perché tanto accanimento verso un qualcuno che acquisisce i suoi poteri in seguito ad una trasformazione? No, non è astio da concorso di bellezza americano. Bensì una questione più profonda. Atena è dea della saggezza e della guerra nata dalla testa del padre Zeus, appartiene alla famiglia olimpica, Medusa è della famiglia di Gaia ( i suoi genitori sono i figli della dea delle origini), che ha generato tutte le divinità primordiali che non comandano più il cosmo greco dall’avvento di Zeus. Gli dei primitivi sono stati uccisi, imprigionati, trasformati in mostri. Il nuovo ordine sopprime quello nuovo, così come è successo a Tiamat nella mitologia babilonese e a Freya in quella nordica, e in mille altre. Quando ci sono guerre tra divinità significa che una vecchia cultura è sostituita da una nuova. Il sistema mitologico patriarcale schiaccia quello precedente, probabilmente gilanico come direbbe Riane Eisler. Difatti la traduzione più corretta per Ptserseus è “il distruttore” e Medusa significa “protettrice, guardiana”. Medusa è stata prima privata del potere antico da Poseidone, che ha abusato di lei, e poi uccisa da Perseo per azzerarne l’influenza sulla cultura dell’epoca. Potrebbe essere una dea molto simile a quella dei serpenti che i cretesi adoravano.

Rihanna su British GQ per il suo 25esimo anniversario (2013)

Femme fatale. La presupposizione della bellezza di Medusa e la storia della sua fine tragica erano pane succoso per i denti di religiosi, teorici, filosofi e artisti del Medioevo e del Rinascimento. Nell’arte Medusa non è più una creatura paurosa ma bella con la sua testa coronata di serpenti. Una rappresentazione che sarà spinta all’estremo dell’esaltazione nei Preraffaelliti e nei Decadentisti dell’Ottocento in cui è una bellissima vittima. Nella tarda antichità la donna-mostro viene vista come una femme fatale, che usa il suo potere erotico in modo subdolo per fare del male al malcapitato uomo. Il messaggio è: tutte le donne sono pericolose e vanno tenute a bada. Colpevoli di questa visione sono gli stessi autori antichi come Luciano che afferma che è l’estrema bellezza di Medusa paragonabile a quella delle sirene a far pietrificare gli uomini e non il suo sguardo o la magia. Pausania il Periegeta dice che Perseo tagliò la testa di Medusa perché ammirava la sua bellezza e voleva portarla in Grecia per farla vedere a tutti. Un concetto di avvenenza soverchiante che andava a nozze col concetto degli antichi religiosi cristiani per cui la donna era una minaccia al progresso dell’anima dell’uomo in quanto fonte del peccato originale. Nel Medioevo i miti venivano reinterpretati da una prospettiva allegorica cristiana. Il filosofo Bernardo Silvestre nel suo commento all’Eneide di Virgilio ritenne che Atena fosse la saggezza contro il vizio, ovvero Medusa. Anche Boccaccio nella sua Genealogia degli Dei Pagani la pensava uguale. Nel Rinascimento Medusa rappresenta per Natale Conti un potere che distrugge gli uomini e deve essere controllato. Il vizio della bella donna è la tentazione sessuale. Per i religiosi cristiani il fatto che Medusa sia stata stuprata la rende un essere sessuale e tentatore. La piegano al suo volere senza considerare il fatto che un dio pagano non conosce il concetto di tentazione! Il lato da virago tentatrice del mostro è presente nel Roman de la Rose, l’Inferno di Dante (Quinto Cerchio) e nei poemi di Petrarca dedicati a Laura. Per gli uomini di quest’epoca tutte le donne possono essere delle potenziali Meduse. Questi “eminenti” signori hanno preso un granchio. In nessun modo Medusa ha irretito Poseidone, il possedere la ragazza era un’ossessione personale del dio. La voleva proprio perché era proibita e consacrata ad Atena. Inoltre, da mostro la gorgone non fa nulla per irretire Perseo, per il fatto che non ha più le sembianze di una donna.

Medusa di Luciano Garbati (Argentina).

Femminismo. La filosofa, poetessa e critica letteraria Hélène Cixous ha espresso la visione moderna femminista su Medusa in Le rire de la Méduse (La risata di Medusa, 1975). Cixous usa Medusa come metafora della condizione sessuale della donna. La sessualità di quest’ultima con i suoi desideri esiste al di fuori di un sistema di linguaggio e comunicazione “fallogocentrico” o fallocentrico. Il risultato è la creazione nella sua mente del senso di colpa per i suoi bisogni come il masturbarsi. La donna ha visto se stessa come un mostro, simile Medusa decapitata da Perseo. Cixous chiama le donne a non distogliere lo sguardo dalla creatura mitica ma a guardarla negli occhi nella sua bellezza non letale e a ridere come gesto apotropaico per esporre la bugia patriarcale. Le donne devono formare un loro nuovo linguaggio per vivere liberamente il loro corpo. Ne La Voce della Spoletta di Patricia Klindienst, Medusa è un sacrificio rituale della donna sull’altare della dea Atena che era nata da un uomo e quindi non era una donna vera ma una fantasia maschile di come una donna dovrebbe essere: Medusa minaccia gli uomini, Atena no. L’accademica religiosa Emily Erwin Culpepper pensa che la testa della Gorgone, d’accordo con i mitologi Barbara Walker e Robert Graves, sia l’aspetto distruttivo della Dea Triplice Lunare. Suggerisce che la maschera della Gorgone possa essere stata indossata dalle sacerdotesse di questa divinità per enfatizzare la sua rabbia e distruzione. La poetessa inglese Dorothea Smartt paragona il mostro alla donna nera vista come una figura mitica se contrapposta a quella bianca. La statua di Luciano Garbati che rappresenta una moderna Medusa con in mano la testa di Perseo ispirata a quella famosa di Cellini a Firenze “Perseo con la testa di Medusa” al tribunale penale di New York ha diviso il nuovo femminismo: da una parte è stata oggetto di plauso, dall’altro di polemiche da parte del nuovo femminismo perché fa evidentemente il gioco del patriarcato. Mi preme farvi notare però che questa carrellata di interpretazioni è influenzata, come le precedenti, dall’epoca in cui si vive e i suoi pensieri portanti. Al contrario, il mito in sé è veicolo dei valori di una cultura e riflette i suoi cambiamenti nelle varie riscrizioni.

Atena-Minerva Giustiniani, copia romana di una statua greca

I serpenti. Il serpente è il simbolo della trasformazione per la sua muta della pelle. L’animale richiama sia la fecondità e le mestruazioni, sia la guarigione e il fallo. Particolare che pochi nella modernità sanno è che Atena, oltre alla proverbiale civetta, aveva un serpente sacro, spesso raffigurato con lei nelle statue. Per i Greci quando i serpenti sibilavano pronunciavano parole di saggezza o profezie. Il mitografo Martin Persson Nilsson associa addirittura Atena alla dea dei serpenti cretese, ma non si ha certezza di ciò. Alcuni come Erodoto dicono che un serpente vivesse in una fessura nella parte nord dell’Acropoli di Atene, altri che si trovasse invece all’interno del tempio Eretteo dedicato ad Atena e Poseidone, nonché al mitico re Erittonio, identificato anche come un serpente. Gli ateniesi o le Canefore (le sacerdotesse di Atena Polia) gli lasciavano ogni mese una torta di miele in offerta, se l’animale non le mangiava era segno di sventura (come successe alla vigilia della seconda invasione persiana) e che la dea li avesse abbandonati. Nella città greca Atena e Poseidone sono spesso insieme, non solo per legami con la guerra intelligente e per la posizione sul mare della città: in alcuni miti Atena è figlia di Poseidone ed è nata dall’acqua marina, in altri dove i due si contrastano sarebbe mitologia politica secondo Robert Graves in cui il patriarcato lotta contro il matriarcato per la supremazia. Le Gorgoni avevano delle cinture con dei serpenti intrecciati al centro nella stessa conformazione del caduceo. Si dice che Atena abbia dato due fiale del sangue di Medusa ad Asclepio perché aveva proprietà magiche. Se preso dalla loro parte destra riportava in vita i morti, dalla parte sinistra è un veleno che uccide all’istante. Quando Perseo adagiò la testa di Medusa su dei rametti, le sue gocce di sangue li trasformarono in coralli, amuleti contro il malocchio che si credeva coagulasse il sangue e fermasse le emorragie. Atena e Medusa possono essere due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa divinità: una razionale e arguta che si adatta al nuovo ordine patriarcale, l’altra selvaggia e libera che ricorda agli esseri umani le loro origini in opposizione nette con un sistema a cui non si adatta. Il fatto che Medusa fosse l’unica mortale delle tre gorgoni era un espediente mitico per permettere a Perseo di ucciderla.

Se ci pensiamo bene in ognuno di noi alberga una Medusa. E’ l’istinto animale che fatica a liberarsi, impersona la nostra voglia di esprimerci come vogliamo senza costrizioni o regole. Tempo fa mi sono guardata dentro e ho accettato la mia Medusa. Mettendo al bando ogni positività tossica, vi avviso che non è facile conviverci. All’inizio è una lotta amara che diventa più aspra quando si cresce. Il segreto sta nello smettere di opporsi a lei e accoglierla come parte integrante del proprio essere. Non spariranno i conflitti, che tornano a scadenza ciclica per una società che ci toglie molte libertà, ma saremo più sereni verso noi stessi. Pietrifichiamo e stupiamo perché ci sono sempre persone non spaventate dai serpenti.

Un ringraziamento speciale per le location delle foto all’Area Archeologica La Cuma di Monte Rinaldo (FM) e al Parco Archeologico Naturalistico La Civita di Cupra Marittima (AP).

Foto di Alessandra, Parco Archeologico Naturalistico La Civita di Cupra Marittima (AP).

Eroticashion | Quanto è veramente inclusiva e aperta a tutti la sfilata di Rihanna Savage X Fenty Vol. 2: vi stupirete!

Dopo New York, ci sono state sfilate a Londra, Milano e Parigi. Le case di moda sono ancora troppo timide negli azzardi su diversità e body positivity. Se l’agender è un concetto che si è sviluppato più precocemente rispetto ad altri e si è affermato in modo solido più per praticità che per reale credo, il resto sembra ancora trovare forti resistenze dal mercato. Quest’ultimo sta lentamente cambiando ma non al ritmo della tecnologia. Il Covid ha dato una grossa spinta al riuso di scarti di tessuto della produzione precedente o con quello che si aveva in casa, soprattutto agli americani, che hanno dovuto subire una quarantena più lunga. Le pre collezioni e le cruise sono sparite dalla circolazione per quest’anno e il sistema ha ripiegato sui classici autunno-inverno e primavera-estate. Ma quanto durerà prima di tornare di nuovo alla velocità frenetica non necessaria degli anni scorsi? Io spero per sempre, anche se sono scettica. Nel 2020 del risparmio e della riflessione, pochi hanno azzardato essendo fedeli a sé stessi e mantenendo un alto standard come Rihanna (essere una cantante di fama mondiale non fa piangere gli investimenti). Savage X Fenty è l’unica sfilata che riflette i nostri tempi dando spazio a corpi di ogni forma, colore, sessualità. Accessibile a tutti su Amazon Prime, passata in streaming il 2 ottobre, e con le atmosfere che ricordano un video musicale ma hanno l’antica grandiosità di una sfilata di moda. Soprattutto: è tutto estremamente sexy come non si vede da un po’ sulle passerelle!

Rihanna

Lingerie sexy, selvaggia, elegante. La sfilata è un tripudio di bodystockings a rete non viste in giro: calze a rete aperte sul cavallo e dietro al sedere tirate su da una bretella che passa su torace e petto dividendosi in due e avvolgendo il collo. Ottima idea per far vedere meglio la lingerie sotto. Ci sono anche altre varianti: rete a nido d’ape o con effetto mesh. Particolare la bodystocking hot pink (rosa piccante) a righe verticali indossata da Rico Nasty e altr*. Elementi che saltano subito all’occhio nell’intreccio orgiastico all black in cui si distinguono Bella Hadid e Demi Moore sono guanti e autoreggenti altissime in latex lucido. La drag queen Jaida Essence Hall indossa un body nero di latex con maniche guantate. Altri body degni di nota sono quelli con un cerchio di pizzo che incornicia stomaco e pancia lasciandoli nudi. Bello anche il contrasto tra reggiseno bianco con ferretto e sotto uno più morbido nero di pizzo. Dal mondo del cubismo viene il bustier blu elettrico con inserti in pvc trasparente su Adesuwa Aighewi. E poi pantaloncini da ciclista intimi cosparsi di diamantini-borchie sul bordo vita (Rosalía, l’abbiamo già vista su WAP di Cardi B) o i pantaloncini corti usati come mutandine. Una fantasia ha come protagonista la scrittura e i simboletti di Rihanna in un ipotetico diario da ragazzina di dieci anni che non ha mai tenuto: “Ho sempre voluto un diario ma pensavo che mia madre me l’avrebbe letto quindi il diario era tutto nella mia testa”. Normani, ormai testimonial del brand, indossa una lingerie bianca da sposa interessante perché la guêpière era aperta sul sedere con autoreggenti in latex trasformate in reggicalze. Altro dettaglio da non trascurare sono le belly chain a doppia catena che probabile torneranno sulle spiagge e non solo la prossima estate. In questa collezione SS 2021 ha debuttato la linea uomo in boxer con il logo Savage X Fenty o di satin lilla opaco indossata da performer e cantanti o di satin in collaborazione con Christian Combs, figlio di Sean Combs (P. Diddy, ex Puff Daddy) presente nella sfilata. Il celeste lilla domina la delicata lingerie con motivi floreali nel giardino tropicale. Blu caldo la tonalità dei fiori 3D simili all’ibiscus su un reggiseno. Anche le mascherine sono sexy a rete con qualche pailettes. Una moltitudine di pasties e capezzoli vedo non vedo dà il tocco finale! Lo styling di Rihanna è stato curato dal suo vice direttore artistico di Fenty, Jahleel Weaver.

Bella Hadid
Demi Moore

Inclusività. Il particolare che salta subito all’occhio è la diversità di corpi: forme, pelle, età. Rihanna vuole che le sue creazioni calzino ai suoi amici, che sono di ogni tipo e genere. “Quando immagino qualcosa, immagino che tutti quelli che conosco e amo siano una parte di questa. Voglio fare roba che possa vedere sulla gente che conosco, e loro sono disponibili in diverse forme, taglie, razze e religioni”. C’è Lizzo che non canta ma incede sicura sulla passerella con movimenti sexy espliciti a mimare una sorta di masturbazione compiaciuta, la sua controparte maschile Dexter Mayfield, balla su tacchi alti e prende parte alla coreografia con i ballerini. È diventato una star virale per aver sfilato sicuro di sé sulla passerella di Marco Morante della LA Fashion Week nel 2015 in tutina aderente con apertura della chiusura lampo finale per mostrare il petto: fu trasformato in una GIF condivisa in tutto il mondo. Poi ci sono i modelli plus size Steven G e il fashion influencer Soouizz Ukeke. E questa è una grande cosa per cui la sfilata di Rihanna è stata molto apprezzata: sembrerà strano ma i modelli maschi plus size non sono per nulla rappresentati nel mondo della moda a differenza delle femmine che negli ultimi anni sono riuscite a rompere il muro del suono. C’è la rapper queer Chika (seduta sulla scalinata verde neon a fine video) che ha criticato in un freestyle Kanye West per aver sostenuto Trump. Lei, figlia di immigrati nigeriani, viene da Montgomery, Alabama, dove è nato il primo movimento dei diritti civili e Martin Luther King ha iniziato i suoi discorsi. Precious Lee è stata la prima modella plus size afroamericana a comparire nel numero dei costumi di Sport Illustrated del 2016. Paloma Elsesser è una modella plus size americana molto conosciuta in patria che è stata scoperta grazie ad uno scouting su Instagram, è stata testimonial di Nike, Fenty Beauty e Pat McGrath. Tabria Majors è plus size e ha un podcast chiamato The Thick dove parla di “amore, vita e grasso”. Alva Claire è una modella plus che ha sfilato recentemente anche per Versace. Vanessa Romo è nuova nell’industria della moda, è stata scoperta su Instagram grazie ai suoi hashtag sulla body positivity. Raisa Flowers make-up artist e modella plus sta cambiando il modo di pensare la cosmetica e crea look pazzeschi. Margie Plus è artista, blogger e icona di stile. Per il mondo dello spettacolo, categoria over 50, c’è la comica e attrice Luenell Campbell, e la famosa attrice Demi Moore molto sensuale nella sua mise. Adesuwa Aighewi sarà una modella standard ma ha detto di no ad uno dei suoi agenti che le aveva proposto di rifarsi il seno per sfilare con gli “angeli” di Victoria’s Secret (per fortuna adesso la sfilata non si fa più) e per tutta risposta si è tatuata il petto. Sui social non usa filtri ed è sé stessa. L’ex modella Laura Harrier è una femminista intersezionale e attivista. Lyric Mariah Heard è una modella disabile di 23 anni senza un piede e solo tre dita nella mano sinistra. Miss 5th Avenue è una modella curvy e cantante a cui manca un braccio.

Lizzo
Al centro Carissa Pinkston

Sessualità. Nel video c’è una sezione dedicata alla sessualità. Rihanna condivide il suo punto di vista affermando che “mostrare la sessualità è diventato qualcosa che molto più profondo della superficie per me”. E ancora: “È il tuo potere interiore divino, sia che significi trovarlo, condividerlo, o solo esserlo”. La cantante ha sempre mostrato il suo essere sessuale senza vergogna, in modo fiero, in foto, video musicali e red carpet. Non ha paura di esplorare, pur se non ha dichiarato apertamente il suo orientamento sessuale. Non che ci sia bisogno di esprimerlo per forza, a mio avviso. È una sostenitrice dei diritti LGBTQI+ e questo si riflette nel mondo del suo brand. In questa sfilata è lunga la lista di modelli queer. A partire dalla famosa Indya Moore, modella transgender e attrice sulla serie Pose (FX, Netflix), 070 Shake, rapper e modella, Noah Carlos, modello non binario, Memphis Murphy, Jazzelle Zanaughtti, modella non binaria, Slick Woods, modella bisessuale e incinta. C’è anche la discussa modella Carissa Pinkston che ha mentito sul fatto di essere transgender nel tentativo di “mettere una pezza” sulle sue affermazioni transfobiche. Willow Smith, figlia di Will Smith, è bisessuale e sostiene le relazioni poliamorose sperando di trovarsi un giorno coinvolta in una di queste. Il cantante Bad Bunny ha dichiarato quest’anno che la sua sessualità non lo definisce ed è gender fluid come la modella presente nello show Cara Delevingne (si è recentemente rivelata come pansessuale). Le drag presenti sono quelle più gettonate: Shea Coulée, Gigi Goode, Jaida Essence Hall. Gigi Goode addirittura dichiara di essere vergine e di non fraintenderla però: le piace spassarsela solo che non è ancora successo. Erica Jayne, una delle casalinghe di The Real Housewives of Beverly Hills, è amica e strenua sostenitrice della comunità LGBTQI+.

Trovate più foto sul mio post e le mie stories Instagram.

Gigi Goode

Assaggiamoci di più!!!

Non mi ero mai assaggiata finché non ho visto un film erotico in cui una ragazza mentre si masturbava si portava un dito in bocca e si succhiava. Prima di allora non avevo mai dato importanza al sapore del mio liquido e rimane un gesto che compio quando sono molto eccitata o ispirata. In genere ho un sapore metallico e un po’ sospetto di quegli uomini che hanno detto che so di dolce o di frutta. Forse non sono stati sinceri e hanno dato una risposta convenzionale per essere carini. Oppure sono io che non mi sono assaggiata abbastanza. Fino a poco tempo fa pensavo che il sapore del liquido seminale dipendesse molto da quello che mangiassimo. Tant’è che dopo aver assaggiato il seme maschile chiedevo di cosa si fosse nutrito il tipo di fronte a me, soprattutto se era particolarmente salato. Una volta ho pensato di essere su di giri per aver assaggiato quello di uno che aveva appena fumato marijuana ma poi ho realizzato che al massimo poteva essere stato il riflesso del fumo passivo. Non sono mai stata soddisfatta dalle risposte che ho ricevuto o dalle reazioni divertite degli altri, come se fossi fuori di testa a pensare ci sia un collegamento tra quello che mangiamo e il liquido che produciamo. Inoltre, se si pongono domande dal vivo sull’aver provato ad assaggiarsi, si riceve reticenza nel rispondere per vergogna e disgusto. Non mi è chiaro nemmeno se lo facciano di più gli uomini o le donne, quindi questa estate ho lanciato un sondaggio a riguardo sui social del blog.

Mi hanno risposto più uomini che donne ma non è mai da considerare come un dato valido. Le donne e coloro che si riconoscono come tali sono la categoria che è più restia a parlare del proprio piacere, quindi è più probabile che molte si siano astenute dal rispondere. Se ci pensate, alla fine, la maggior parte delle persone si è gustata involontariamente con un bacio post fellatio e post cunnilingus. Se il liquido viene provato in modo diretto è soprattutto per curiosità. Sul sapore i pareri divergono, c’è a chi non piace la consistenza, chi lo adora, chi dice che è salino e chi lo ha paragonato a catarro in gola. Poi quando piace, si capisce che è molto eccitante e può dare una svolta diversa al rapporto con il partner: “La mia ex pretendeva che le venissi addosso per leccarla tutta. Godeva da impazzire”. Ho notato che la tendenza è dire di più che ci si è assaggiati con il proprio compagn* piuttosto che da soli. E non sono l’unica ad aver pensato che il cibo possa influenzarne il sapore: “So di yogurt greco perché lo mangio spesso a colazione”. Un’altra persona mi ha confessato di essersi provata solo per capire se fosse vera la “storia dell’ananas” che addolcisce il liquido seminale.

Questa non l’avevo mai sentita! L’ananas influenzerebbe il nostro sapore se mangiata in quantità regolare. E con lei altri tipi di cibo. Aglio, carne, pesce, verdure, formaggi conferiscono un sapore forte, i dolci attenuano il normale gusto dei nostri liquidi. Su Amazon US è pieno di integratori dietetici che favorirebbero il buon sapore dei fluidi corporei (il fatto che molti non siano più disponibili fa molto pensare). Addirittura una sessuologa e terapista, Barbara Bartlik, aveva creato nel 2010 un integratore erbaceo per migliorare odore e sapore dei nostri genitali (ora non più in commercio). Bere caffeina, fumare tabacco e alcool renderebbe il liquido più acido e aspro (avendo frequentato la categoria fumatori, sottolineo che non è sempre così). Il punto è che non è detto che le proteine rendano il liquido salato e i carboidrati e gli zuccheri dolce come noi ci aspettiamo dal loro sapore. Ho chiesto un parere su Instagram a Maria Ginecologa Online: “La risposta è un sì sottoposto a variazioni. Il cibo influisce sull’odore dei nostri genitali ma anche del corpo e della sudorazione in generale. Ciò può variare da alimento ad alimento e da persona a persona. Infatti non è detto che una determinata tipologia di cibo, come aglio, cipolle e asparagi, spezie o anche l’aceto abbiano lo stesso effetto su tutti“. Insomma è tutto relativo perché non ci sono studi specifici a riguardo, come riporta un articolo americano di Vice. Il medico Abraham Morgentaler riferisce che sapore e odore sono troppo soggettivi e il rischio di trasmettere infezioni negli esperimenti è troppo alto perché un simile tipo di studio possa ricevere finanziamenti.

Ma perché il nostro sapore dovrebbe essere per forza piacevole o ricordare un cibo…o peggio un fiore? Le donne sono spesso preoccupate da questo per pressione da parte della società e delle riviste “femminili” che quando consigliano prodotti per migliorare il sapore gli stanno solo facendo becera pubblicità negando il fatto che il pH della nostra vagina è perfettamente equilibrato da sé e non ha bisogno di nulla. Ogni aggiunta fa vacillare questo equilibrio e crea irritazioni o infezioni. Lo stesso vale per l’uomo. Dobbiamo accettare il fatto che il nostro sapore cambia di giorno in giorno e che l’unica cosa che può “influire” su di esso è una dieta salutare ed equilibrata. Non esiste ananas o yogurt greco che tengano. Se incontriamo partner a cui facciamo schifo, sono loro da cestinare, non dobbiamo aggiustarci per nessuno. Al massimo possiamo assaggiarci di più per conoscerci di più. Il nostro sapore ci contraddistingue, fa essere speciali, unici senza avere bisogno di approvazione, profumi o pastiglie. Less is more diceva Coco Chanel. Meglio togliere che aggiungere per avere stile.

EROTICASHION | Donne transgender nere e la diversità celebrate nelle collezioni di Christian Cowan, NIHL e Christian Siriano

Foto copertina: Christian Cowan, Spring/Summer 2021, foto vogue.com

Eroticashion diventa una rubrica in inchiostro ed ossa! Dopo più di un anno di stories, si fa post blog e si trasforma in verbo. Il parto è stato naturale dato che mi aggiorno di continuo sulle sfilate, ho una laurea in moda e ho lavorato in questo mondo. In cosa consiste? Nel celebrare la stretta connessione tra erotismo e moda, sesso e moda, perché spesso ciò che rende un corpo sensuale è il vestito, il vedo non vedo, la lingerie, le scarpe col tacco. E non è detto che ciò che consideriamo in genere sexy sia poi necessariamente attraente. L’abbigliamento sovverte spesso i codici del sistema nel tentativo di apparire nuovo, originale, mai visto e spesso è stato strumento di liberazione del corpo (esempi moderni: Coco Chanel, Mary Quant, Giorgio Armani, Vivienne Westwood and so on). Eroticashion esamina sfilate, trend e fenomeni pop in un’ottica sessualmente libera e LGBTQI+ free.

Christian Cowan SS 2021, foto: vogue.com

Transgender. In questa prima puntata esamino la New York Fashion Week Spring/Summer 2021, che negli ultimi anni era già sottotono per la perdita progressiva dei grandi nomi che l’hanno lanciata nel mondo, e quest’anno il Covid le ha dato la mazzata finale. Una caratteristica di New York però è la resilienza. Sulle sue passerelle si trovano sempre modi di esprimersi alternativi che spesso superano Londra. Come la collaborazione tra il fashion designer Christian Cowan e Lil Nas X (vi ricordate la hit del 2018 Old Town Road?). I due hanno incontrato i propri destini creativi in occasione degli VMAs 2019, in cui Lil è stato vestito come uno space cowboy simile a Prince con la classica camicia jabot, e si sono piaciuti. La collezione di Cowan è dedicata alle donne transessuali nere. Ad un certo punto, tra i manifesti di protesta di questa estate di Black Lives Matter, sono iniziati a comparire anche quelli di Black Trans Lives Matter. Perché tra giugno e luglio 2020, nel giro di nove giorni, erano state ammazzate ben sei donne transgender nere negli USA. L’obiettivo di Nas e Cowan è stato quello di puntare i riflettori su questa fetta di comunità LGBTQI+ troppo spesso ignorata e trattata male in tutto il mondo. Il 100% dei ricavi andrà a beneficiare i giovani queer di Atlanta della Loveland Foundation che offre sostegno e aiuto a ragazze e donne nere. La collezione è ispirata alla cultura queer e punk dei club anni Settanta e Ottanta dal design gender fluid. Tra il cast c’è Amanda Lepore, modella trans bianca resa famosa dal fotografo, David Lachapelle, Lil Nas in persona, Rachel Cargle della Loveland Foundation e altri personaggi della scena notturna americana.

Christian Cowan SS 2021, foto: vogue.com

Sulla stessa lunghezza d’onda di Cowan c’è NIHL di Neil Grotzinger, professore della Parsons School for Design di New York. I suoi vestiti sono un mix di epoche diverse, dalla Chicago degli anni Venti alla Las Vegas degli anni Sessanta e la celebrity culture dei Novanta e Duemila. La sua collezione si presta a più interpretazioni e corpi come i modell* impiegati, tutti non binari e queer. Il bello è che ha composto i look con ciò che trovava nello shop a 99 cent vicino casa e ciò che acquistava online.

NIHL SS 2021, foto: vogue.com
NIHL SS 2021, foto: vogue.com

Body Positivity e inclusione. Christian Siriano porta la bandiera della body positivity e dell’inclusione nella moda da quando ha iniziato il suo percorso come fashion designer, lanciato da Project Runway. Siriano infatti scrittura modelle di ogni età, taglia e colore della pelle. L’ispirazione per gli abiti si rifà molto agli anni Ottanta e Novanta, periodi a cui appartengono i suoi film preferiti visti in quarantena come In campeggio a Beverly Hills e Ragazze a Beverly Hills. La sfilata è avvenuta nel giardino dietro casa sua con un pubblico seduto a distanza, le modelle hanno indossato le scarpe di Sarah Jessica Parker (Carrie in Sex&The City) e mascherine riccamente decorate, tra cui una con la scritta “Vote” in riferimento al tipico assenteismo americano al voto (Siriano è stato uno dei primi ad avviarne la produzione durante il lockdown). Lo show è finito con Coco Rocha che è entrata in piscina con un voluminoso abito rosso e poi non ne è riuscita ad uscirne per l’acqua che ha impregnato il tessuto rendendolo pesante. Un modello l’ha aiutata nell’impresa.

Christian Siriano SS 2021, foto: vogue.com
Piccolo incidente di Coco Rocha in piscina, Christian Siriano SS 2021, foto: Getty Images

Tutte le foto le trovate sulle stories in evidenza di Instagram di Eroticashion: @fioreavvelenato.

INTERVISTA | Morena e Ivano trasformano i sex toys in teneri personaggi dei fumetti nel loro libro ‘Sex Toys – Alla Scoperta degli Oggetti del Piacere’. Obiettivo? Farli accettare da più persone possibili

Foto copertina: Morena Nerri e Ivano Messinese di Le Sex en Rose, foto: Ivano @imtheph.

Morena Nerri e Ivano Messinese del blog Le Sex en Rose hanno sfornato il primo libro italiano completo sui sex toys edito da Odoya a luglio 2020: Sex Toys – Alla Scoperta degli Oggetti del Piacere. Una fatica a due mani che è molto di più di un semplice manuale. Le sezioni, piacevoli e scorrevoli da leggere, sono divise per storia, percezione mainstream e della community sex positive sui giochini, istruzioni su come sceglierli, acquistarli, usarli, mantenerli e trasportarli, schede su quelli più innovativi e all’avanguardia.

Il capitolo storico è breve ma curioso e simpatico. “Abbiamo cercato di non annoiare”, confessa Morena, “Per esempio la parte sull’isteria l’abbiamo tagliata fuori perché è proprio quella di cui si parla di più. Abbiamo approfondito invece altre parti meno note”. Per smorzare il tono serio della narrazione, Ivano ha scritto i sottotitoli dei vari paragrafi storici. La filosofia di Morena e Ivano è descrivere sex toys senza genere che sono in grado di rivoluzionare la ricerca con forma, tecnologia, materiale, pensiero dietro il progetto, interpretazione della sessualità sempre nel segno della qualità. E non solo. Ogni giochino è accompagnato da un excursus sulla sua origine, che racconta suo sviluppo e ricezione del pubblico. Ci sono sex toys iconici, fashion, di legno, ceramica, vetro, cristallo, acciaio, elettrostimolatori, a forma di testina di spazzolino, limone, microfono o gelato, e, udite udite, di canale vaginale. La particolarità delle recensioni del duo, inoltre, è quella di essere schiette e sincere. Le foto sono scattate da Ivano, fotografo professionista, e la tenera art direction è di Morena, lei stessa art director. Nella loro visione i giochini diventano divertenti personaggi da fumetto come le sfere anali che si trasformano in una ballerina hawaiana.

Lo scopo è raccontare in modo preciso, puntuale, utile un mondo di cui ancora si conosce ben poco, persino all’interno della comunità sex positive. I sex toys sono un argomento serio. Questi oggetti hanno spesso risolto patologie di persone che non potevano fare sesso e provare piacere. È bello che spesso dei giochini nati per uno specifico problema poi spesso si sono rivelati validi per tutti. Sono fiera che degli italiani abbiano finalmente scritto un libro approfondito e meritevole a riguardo che dovrebbero leggere anche gli esperti perché scoprirebbero chicche sulle quali sono all’oscuro.

Copertina del libro di Morena e Ivano

Come vi siete organizzati per scrivere il libro?

Morena: La struttura l’abbiamo buttata giù piuttosto presto ad agosto 2019 perché avevamo già le idee chiare su cosa dovesse esserci nel libro e per fortuna non l’abbiamo mai cambiata. Ci siamo chiusi in casa a novembre e abbiamo scritto per qualche mese.

Ivano: Abbiamo finito di contattare gli ultimi brand dopo Erofame (ad ottobre 2019) e abbiamo ritirato lì la Cowgirl, di un’azienda americana che non poteva spedire in Italia per il costo proibitivo.

Quali sono state le parti più difficili nel corso della scrittura?

Morena: La scrittura è stata devastante. Due sono stati i punti più complicati: scrivere a due mani e dividersi il lavoro rendendolo allo stesso tempo un’opera unitaria. Una fatica creativa non facile dato che siamo una coppia nella vita e quando litighiamo sappiamo dove andare a colpire. Inoltre nei progetti per blog e aziende abbiamo mansioni fortemente diverse ed è la prima volta che abbiamo lo stesso compito: scrivere.

Ivano: Negli anni abbiamo imparato molto a distinguere le vite professionali da quelle private e a trovare un equilibrio. Quando invece si tratta di fare lo stesso lavoro è come se un artista dipingesse un quadro e poi lo facesse finire ad un altro.

Morena aggiunge: Un altro aspetto difficile è stata la responsabilità nei confronti dei lettori e della community sex positive. Dovevano ritrovarci nelle informazioni che fornivamo ed essere all’altezza delle loro aspettative. Avevamo moltissimo l’ansia da prestazione.

Chi è più bravo a scrivere tra voi?

Morena indica Ivano: Lui! Scrive bene, la scrittura è il suo pane. Sta lavorando anche ad un suo libro autobiografico: un quadro della vita degli anni Novanta ambientato a Torino con storie di ragazzini, bullismo, difficoltà in famiglia. Però io sul tema sessualità sono più preparata perché svolgo maggiore ricerca.

Ivano: Morena è molto brava, ha affinato nel tempo il suo stile soprattutto grazie al blog che l’ha aiutata a sbloccare questo lato di sé. Lei è artista a 360 gradi: sa disegnare, scrivere ed è…povera perché artista! (ride) Per il libro che sto scrivendo, vorrei concluderlo entro quest’anno.

Dal 2017 quando avete aperto il blog, come percepiscono adesso i vostri amici più scettici la vostra professione di blogger e sex toys tester?

Ivano: Sono scomparsi! Gli amici che ogni tanto si facevano sentire e poi ci infamavano su Facebook, hanno smesso di fare anche questo. Quelli invece che erano scettici ma rimanevano, ci hanno preso gusto.

Morena conferma: Anche gente che ci è stata vicinissima per un sacco di tempo, poi è scomparsa. La prima reazione di un sacco di amici davanti al blog è stata: “Ok ti stai vendendo il culo perché non sei riuscito a fare i soldi con il tuo lavoro”, (frase che ci hanno pure detto). Con la seconda categoria che ha nominato Ivano al contrario adesso c’è un bel rapporto.

Sneak peek dell’inizio delle schede con legenda del libro di Morena e Ivano, foto: Ivano Messinese @imtheph

Sicuramente se si intraprende la strada di food blogger, si fa prima a fare successo in Italia. La sessualità è sempre un genere di nicchia e malvisto.

Morena: Ci stiamo investendo tanto tempo ma dire che viviamo di questo…non so quando potremo dirlo. Ora non è così , è ancora una parte marginale. Stare in coppia, essere sposati, ci aiuta nella visibilità perché ci dà una dimensione famigliare e questo andrebbe benissimo se non ci spogliassimo, della serie: “Ma tuo marito ti fa fare queste cose?!”. Ci siamo accorti anche di essere tagliati fuori da eventi organizzati da donne per donne e riviste “femminili” perché Ivano è un uomo.

Ivano: Sono anni che investiamo nel blog, pur se guadagniamo da altri lavori. Ci piacerebbe dire che facciamo solo questo perché ci abbiamo puntato le nostre risorse. Per il resto, non sanno come prenderci in Italia dato che il pubblico femminile di riviste ed eventi non è abituato a vedere una figura maschile. Non ha senso dividersi per compiacere il target di riferimento, è segregazione di genere e andare contro quello per cui stiamo lottando.

Nell’introduzione raccontate dell’anello vibrante per pene non funzionante e di come abbiate scritto alla casa produttrice per riportare la mancanza per poi vedervi recapitati un pacco pieno di giochini in segno di scusa. È proprio così che si diventa tester?

Morena: No! Per noi è stato un regalo.

Ivano: Così si diventa rompipalle.

Morena: In realtà abbiamo deciso di diventare tester quando abbiamo aperto Le Sex en Rose, ispirandoci ai blog americani. Avevamo iniziato a comprare diversi sex toys (ne avevamo meno di dieci) e ci siamo detti: proviamo!

Ivano: Volevamo vedere se fosse divertente. Abbiamo bussato a due aziende per uno scambio di visibilità, ci hanno risposto positivamente e…

Morena: …poi ci abbiamo provato gusto! Ai brand piace molto la nostra recensione personalizzata che non riguarda solo il corretto funzionamento di un sex toy ma cerchiamo di costruirci attorno una narrazione un po’ più ricca.

Avete contato negli anni i sex toys che avete testato?

Ivano: Ne abbiamo provati più di quelli che abbiamo recensito. Per il libro ne abbiamo testati sulla settantina. In questo momento in studio ne abbiamo più di 170. E non li abbiamo ancora finiti di contare.

Morena: Alcuni non ne abbiamo ancora fatti vedere. Abbiamo diverse recensioni inedite pronte che stiamo pensando di fare formato video su YouTube.

È stato un rischio selezionare delle aziende specifiche rispetto ad altre?

Morena: No, sono tutti brand con cui abbiamo contatti e abbiamo incontrato fisicamente. Abbiamo scelto in modo accurato i sex toys che noi riteniamo rivoluzionari. Questa è stata la nostra filosofia. Sono stati tutti disponibili e aperti.

Morena e Ivano

Le sezioni sono ben congegnate divise per materiali da scegliere, lubrificanti da applicare, pulizia per la manutenzione ed eventuale trasporto in giro per aereo. L’unica cosa che forse manca è: quando un sex toy diventa fuori uso dove si butta?

Ivano: Non l’abbiamo specificato perché ogni sex toy è fatto di un materiale diverso.

Morena: Non è facile indicare quali siano riciclabili o meno. Dipende dal processo di produzione. Per essere certi, bisogna contattare l’azienda produttrice. Quelli dotati di motore possono essere smaltiti nei centri appositi di smaltimento rifiuti. Sono oggetti talmente personali che spesso non si buttano ma si riciclano in casa, come abbiamo fatto noi con quelli più vecchi (tranne il primissimo matterello la cui gomma si è sciolta ed è stato buttato per evidente impossibilità di conservazione – ne parlano nella prima pagina del libro, ndr).

Con l’ondata Covid quali accortezze in più bisogna prendere quando si usa un sex toy?

Morena: Nessuna in particolare perché in teoria non va ad inficiare il rischio. La masturbazione è la pratica più sicura piuttosto che altre interazioni con individui. Covid e non, bisogna sempre lavarsi le mani e pulire i sex toys dopo l’uso con acqua o sapone. Vietato anche scambiarsi i giochini.

Ivano: Abbiamo fatto tantissima consulenza su questo argomento specifico. Durante la quarantena c’è stato un incremento di utilizzo e vendita dei sex toys, soprattutto di quelli a distanza.

E non bisogna metterli in lavastoviglie.

Ivano: C’è questa immagine virale dei sex toys in lavastoviglie ma lo sconsiglio.

Morena: Meglio di no perché anche nel caso della ceramica e altri materiali, se non si sa come sono stati prodotti, bisogna evitare.

Secondo voi adesso in Italia i sex toys sono più sdoganati?

Morena: Sì, ma sempre e solo all’interno di alcuni ambiti. Se ne parla ancora in maniera scandalistica.

Ivano: O goliardica.

Morena: Quindi non è cambiata molto la narrazione. Se ne vedono di più ma se ne discute sempre male.

Ivano: Probabilmente delle nicchie stanno accrescendo la loro influenza e stanno provando ad aggregare più persone però la strada è veramente lunghissima.

Morena: Va di pari passo con la sessualità di cui ancora non si parla bene a livello di massa.

Che tipo di riscontro ha ricevuto il libro da quando l’avete pubblicato?

Morena: Davvero positivo! Ci sono arrivati i feedback dei followers più vicini che abbiamo condiviso. Alcuni l’hanno preso solo per sostenerci.

Ivano: Siamo rimasti molto colpiti dall’affetto che tanti ci hanno dimostrato.

Morena: Da un lato però c’è questa idea che un argomento del genere non sia interessante e culturale. Le persone pensano che il nostro sia un manuale divertente o una sorta di catalogo, ma in realtà ci sono moltissime informazioni che vanno al di là della forma e dell’utilizzo dei sex toys, come lo sdoganamento dei tabù, l’anatomia dei genitali, la sessualità e la community di blogger che ci gira intorno.

State già progettando un nuovo libro?

Morena: Sappiamo di persone che entrano in libreria e chiedono se ci sono altri nostri libri (ridono). Se dovessero richiederci di scrivere un libro, non diremo di no.

Ivano: Abbiamo almeno tre argomenti da proporre. Adesso però non abbiamo le forze, ci servirebbero almeno sei mesi a maggese. Magari l’anno prossimo in questo stesso periodo potrebbe essere quello giusto.

Morena: Il nostro primo libro sta andando bene, considerando che siamo emergenti e non ci conosce nessuno. Ma da qui a diventare un fenomeno di massa è difficile per l’argomento. A livello economico, scrivere un libro non è assolutamente un’avventura commerciale.

Ivano scherza: Se faremo il film del libro forse sì!

Nuovi progetti alle porte?

Morena: C’è una traduzione in dirittura d’arrivo di un libro inglese che sarà edito da Odoya e uscirà a gennaio e poi un podcast che ci hanno proposto, per quest’ultimo credo riusciremo ad averlo pronto ad autunno inoltrato.

Morena e Ivano