Avevamo proprio bisogno di un podcast su cristianesimo femminista e queer: ecco il progetto di Elisa Belotti, Sandra Letizia e Paola Lazzarini

Cristianə a chi? Per un cristianesimo femminista e queer” è un podcast nato dalla mente della giornalista Elisa Belotti che inizialmente l’ha lanciato sotto forma di dirette Instagram nell’estate 2021. Grazie a questa iniziativa ha conosciuto la teologa Sandra Letizia e la sociologa e formatrice Paola Lazzarini, che ha fondato Donne per la Chiesa. Nella seconda stagione edita da The Pitch le tre donne hanno unito le forze e trattano insieme di temi importanti: femminismo e cristianesimo, abusi sulle donne nella Chiesa, la figura di Maria, matrimonio, il tabù del sesso e il controllo del corpo, privilegio e vocazione.

Lo scopo è mostrare che i cristiani cattolici hanno diverse sfumature che vorrebbero essere tutte accettate dalla Chiesa, fatto che ancora oggi pare arduo da digerire, nonostante alcune aperture al dialogo di Papa Francesco. Il podcast di Elisa, Sandra e Paola potrebbe essere una delle micce che innescano il cambiamento.

Come è nata l’idea delle dirette?

Elisa Belotti: L’idea è nata dall’esigenza che sentivo di confrontarmi con le altre persone che vivevano la fede cristiana e la sessualità unita ad altre componenti della propria identità in un’ottica intersezionale. Prima di iniziare ho fatto ricerca creando contatti con persone che potessero dare un contributo interessante. Ho capito che il mio bisogno di confronto poteva essere condiviso con gli altri e l’ho reso pubblico con le dirette. Nella prima edizione lə ospitə parlavano molto della loro esperienza personale, di come vivevano la propria spiritualità con un approccio femminista o queer. Ciò che accomunava tutte le storie era da un lato la fatica compiuta ad accettarsi e farsi accettare, e dall’altro la volontà di affermare la propria individualità ed esistenza con tantissima voglia di fare rete. Non mi aspettavo di ottenere tutte le adesioni che avevo cercato.

È straordinario il successo di adesioni e seguito durante un periodo estivo.

Elisa Belotti: Sì, ma ad onor del vero, si erano verificati dei fatti di cronaca importanti che avevano scosso l’opinione pubblica: l’iniziativa della Chiesa di non benedire le coppie dello stesso genere, lo stop del Vaticano al DDL Zan.

Quali sono state le critiche più aspre ricevute per aver scoperchiato il vaso di Pandora queer?

Sandra Letizia: In verità, non ne abbiamo ricevute moltissime. Abbiamo suscitato qualche reazione negativa quando abbiamo pubblicizzato il podcast su Facebook. Forse perché abbiamo raggiunto un target più ampio. Le risposte critiche mettevano in dubbio l’accostamento di teologia, cristianesimo e cultura queer. Io allora mi sono premurata di sottolineare che il concetto di teologia queer e teologia femminista non l’abbiamo inventato noi. Esistono già da sé e noi siamo partite dai movimenti che le seguono all’interno del cristianesimo. Entrambe sono molto vicine all’esperienza delle persone e, soprattutto le teologie queer, sono più dinamiche rispetto alla staticità della teologia classica. Per queste teologie ogni traguardo è una partenza. Altre persone invece ci hanno scritto entusiaste per dirci che ascoltando il nostro podcast si sono sentite finalmente comprese e che questo ha permesso loro di riavvicinarsi al cristianesimo e alla fede. Nel complesso i feedback sono stati più positivi che negativi.

Elisa Belotti: C’è stato sostegno anche da gruppi che pensavo non potessero supportare un approccio di questo tipo. Ci hanno raccontato di avere dei punti di vista molto comuni ai nostri ma che non sapevano verbalizzare perché non pensavano potessero essere leciti. Credevano di sbagliare e invece hanno scoperto che erano dei punti di vista possibili.

La teologia queer è stata proposta da qualcuno in particolare?

Sandra Letizia: Ci sono diversi teologi che l’hanno teorizzata anche se non è ancora tanto diffusa. Libri che mi vengono in mente a riguardo sono ‘Il Dio Queer’ di Marcella Althaus-Reid, una teologa sudamericana che proviene da un contesto di teologia della liberazione e sviluppa molto l’aspetto legato alla sessualità. È un libro filosofico-teologico che per questo può risultare complesso, quindi ne consiglio un altro più semplice di Teresa Forcades, ‘Siamo tutti diversi! Per una teologia queer’. È un’intervista in cui l’autrice racconta la sua esperienza. Lei è nata in una famiglia atea, si è convertita al cattolicesimo, è diventata suora e allo stesso tempo ha studiato medicina. Sviscera diversi temi caldi come femminismo, mercificazione del corpo, utero in affitto, omosessualità. Qualche anno fa l’importante rivista teologica Concilium ha dedicato un numero alle teologie queer.

Elisa Belotti

Ormai siete alla seconda stagione, che cosa avete imparato dagli ospiti delle dirette?

Elisa Belotti: Terminata la prima stagione, ho ricevuto richieste di approfondire dei temi specifici. Soprattutto per il fatto che nelle dirette le persone affrontavano diversi argomenti racchiusi nella propria esperienza. Io ho imparato moltissimo in termini accademici e di condivisione, tanto che nel secondo ciclo mi sono detta che non potevo farlo da sola perché il confronto è essenziale. Ricordo che nella seconda stagione ci è arrivato un messaggio che metteva nero su bianco anche il mio percorso: “Il femminismo ha salvato tante cose nella mia vita, soprattutto la fede”. Ho compreso che l’esperienza spirituale è complessa, composita e ci sono tanti modi diversi di vederla e, soprattutto, sono leciti. All’inizio del percorso ero sola ma alla fine mi sono ritrovata con una rete intensa di sostegno.

Qual è la vostra esperienza col mondo queer?

Sandra Letizia: Non appartengo alla comunità LGBTQIA+. Tuttavia, per me è importante come alleata creare degli spazi in cui si possa parlare di questi argomenti senza appropriarmene, rimandando a chi appartiene alla comunità e tratta questi temi più nel particolare. Ogni tanto mi capita di essere contattata da persone appartenenti alla comunità queer per approfondire l’aspetto teologico di diverse questioni. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, non ho mai avuto problemi con l’esistenza di persone dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere diverse. Mi sono sempre messa in una posizione di ascolto, e in quanto credente mi pongo spesso la domanda: ‘Come posso comprendere e accogliere questa realtà all’interno della mia fede?’ Comprendere sia nel senso di capire intellettualmente, sia con-prendere, nel senso etimologico di rendere parte della mia fede questo tipo di esistenza, tenendo anche in conto che spesso in queste dinamiche è coinvolto l’amore, e quest’ultimo non può essere condannato. Aggiungo anche che escludere la queerness dalla riflessione cristiana è un po’ un controsenso, perché il nostro Dio è un Dio queer. È un Dio che è prima di tutto relazione: per il cristianesimo Dio è Trinità, quindi in sé vive una relazione non monogama ma triplice. Inoltre, la stessa Genesi ci dice che Dio ha creato l’umanità a sua immagine, maschio e femmina, quindi Dio non è né maschio né femmina, ma tutto insieme; questo ci fa pensare che il Dio cristiano sia un Dio queer.

Elisa Belotti: Il mio rapporto col mondo queer è di ascolto e accoglienza di un punto di vista e una testimonianza di fede, che ha le sue strutture e canoni comunicativi. Il mio obiettivo è fornire uno spazio per farla risuonare a volume maggiore.

Lunedì 24 gennaio è uscito su una televisione pubblica tedesca un documentario in cui 125 persone che lavorano per istituzioni cattoliche hanno fatto coming out. Subito dopo è stata lanciata l’iniziativa #OutinChurch per chiedere la fine delle discriminazioni sulle persone LGBTQIA+ all’interno della Chiesa. Pensate che avrà un effetto boomerang oppure potrebbe essere la spinta verso il cambiamento come lo è stato #MeToo? Negli ambienti italiani è stato recepito?

Elisa Belotti: Ho visto grande entusiasmo negli ambienti queer cattolici che hanno accolto con gioia questa notizia. L’effetto che potrebbe avere il documentario è difficile da quantificare a pochi giorni dalla sua uscita. È importante che abbia affermato sul piano internazionale che ci sono persone LGBTQIA+ credenti, fatto che non è sempre dato per scontato o compreso. Spesso si tende a vedere il fronte queer come un unico blocco anticlericale. La situazione italiana è un po’ diversa. Si parla da diverso tempo di una pastorale LGBTQIA+ però è difficile perché è molto frammentaria e disomogenea dato che è formata da realtà singole senza un coordinamento generale.

Sandra Letizia: Io voglio invitare a firmare la petizione tedesca online su Change.org dove si chiede che la Chiesa elimini le discriminazioni a cui sono soggette le persone dichiaratamente omosessuali all’interno del suo organismo. In Germania quelli che chiamiamo operatori pastorali svolgono un vero e proprio lavoro nella Chiesa cattolica, quindi vengono pagati; stiamo parlando per esempio dei catechisti, che invece nella Chiesa italiana non percepiscono alcuno stipendio. Per questo motivo queste persone rischiano il licenziamento a causa del loro orientamento sessuale. Anche se non penso ci saranno conseguenze negative per chi ha fatto coming out perché la Chiesa tedesca è più avanti di quella italiana su tanti temi: discute sul diaconato femminile e sulla necessità di rivedere la dottrina sessuale. Purtroppo penso che non avrà un forte impatto in Italia dato che siamo molto più dipendenti dall’opinione del Vaticano sulle questioni di questo genere. Nonostante si tratti della stessa Chiesa cattolica, percepiamo ciò che accade in altri Stati come casi a parte.

Sandra Letizia

Il Papa sulla materia queer ha fatto spesso delle dichiarazioni discordanti. Sembra che appoggi la presenza delle persone LGBTQIA+ ma non si esponga più di tanto.

Sandra Letizia: Quando il Papa parla, non sempre parla dichiarando qualcosa che diventa ufficiale e obbligatorio per tutti i fedeli ma molto spesso vuole dare degli insegnamenti o dei messaggi che facciano da guida alle persone a cui si sta rivolgendo in quel preciso momento. Per questo, i discorsi vanno contestualizzati. Il discorso che farebbe in Cina magari non lo farebbe in Francia, ad esempio. Ogni tanto dice delle cose che possono essere fraintese o interpretate negativamente ma bisogna tener conto anche del fatto che è una persona di una certa età, non aggiornata su alcuni temi. Però, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede si è espressa ufficialmente dichiarando che i preti non possono benedire le coppie omosessuali, il Papa nell’Angelus successivo alla pubblicazione della risposta della Congregazione ha detto delle cose che lasciavano intendere il suo desiderio di prendere le distanze da questa posizione. Tuttavia, le dichiarazioni fatte durante l’Angelus sono solo delle riflessioni, non rappresentano la posizione ufficiale della Chiesa sui temi trattati.

Mettere un qualsiasi tipo di confessione accanto alla parola femminismo sembra una bestemmia. Invece grazie a voi e al lavoro di Paola Lazzarini con Donne per la Chiesa si scopre che un femminismo cattolico è possibile. Quali sono le sue fondamenta?

Sandra Letizia: Ormai il femminismo appartiene un po’ a tutte le religioni, anche musulmana ed ebraica. Le donne nelle tre grandi religioni monoteiste si rendono conto che spesso queste sembrano osteggiare la figura femminile e di frequente si crea un femminismo interreligioso in cui ci si sostiene a vicenda. Il femminismo cristiano è nato con il primo femminismo, tra Ottocento e Novecento. Le femministe cristiane hanno lottato molto per i diritti sociali e civili delle donne. Nella seconda ondata tra anni Sessanta e Settanta del Ventesimo secolo le femministe cattoliche si sono allontanate dalla corrente femminista dominante che ha cominciato a lottare per diritti legati al corpo e alla sessualità. Si è verificata una spaccatura soprattutto con la lotta per la legalizzazione dell’aborto perché le donne cristiane erano ancora conservatrici e ancora oggi la maggior parte delle donne cattoliche, anche femministe, sono antiabortiste. Per quanto riguarda la teologia, le donne hanno iniziato a studiarla solo di recente, negli anni Sessanta, a seguito di una riforma avvenuta grazie al Concilio Vaticano II che ha permesso l’accesso alle università teologiche ai laici, indipendentemente dal sesso. Prima di allora alcuni contributi femministi provenivano da donne che avevano avuto la possibilità di studiare altro, come filosofia, sociologia, giurisprudenza, materie che permettevano loro di dare qualche contributo al pensiero cristiano corrente, senza però potersi dire teologhe. Nel passato ci sono state comunque grandi donne che hanno contribuito alla teologia cattolica anche senza avere il titolo di studio. Nel Medioevo, per esempio, Caterina Da Siena scrisse un’opera di teologia mistica considerata alla stregua di San Tommaso ed è stata dichiarata Dottoressa della Chiesa, ad esempio. Per quanto riguarda le fonti del cristianesimo femminista, sono le stesse di qualsiasi altra teologia: la Sacra Scrittura, la Tradizione, i Padri della Chiesa, il Magistero, ma anche, come insegna appunto il Concilio Vaticano II, la filosofia, le scienze umane, la sociologia, ecc.

Elisa Belotti: Avendo questi due elementi della mia identità che non sapevo come far combaciare, femminismo intersezionale e cristianesimo, ho iniziato a ricercare se ci fosse la possibilità di essere entrambi. Il passo successivo è stato capire come metterlo in pratica in tutti gli ambiti. La svolta è stato constatare che il cristianesimo comprende già molti punti di vista diversi, incluso il femminismo. Nel corso di Teologia per le Donne del Coordinamento Teologhe Italiane (CTI) si diceva che una delle critiche senza fondamento che viene mossa alla teologia femminista è che sia una prospettiva parziale. Va ricordato però che tutte le prospettive sono parziali, il femminismo è una di quelle permesse e non è meno valida delle altre.

Paola Lazzarini

Nominate qualche associazione o movimento cattolico che accoglie persone LGBTQIA+.

Elisa Belotti: Nel femminismo, oltre a Donne per la Chiesa, il Coordinamento Teologhe Italiane. Nella comunità LGBTQIA+, Giovani Cristiani LGBT+ e il progetto Gionata con i Giovani Cristiani LGBT+ del Guado. In una sezione apposita del sito La Tenda di Gionata è presente un elenco enorme di gruppi locali italiani con tutti i contatti.

Quando usciranno le nuove puntate del podcast?

Sandra Letizia: Speriamo in primavera, anche se ancora non abbiamo una data esatta. Abbiamo fatto dei sondaggi su Instagram per avere un feedback sulle prime due stagioni e capire quali temi il pubblico vorrebbe che trattassimo e in che modo possiamo migliorarci. Comunque possiamo dire con certezza che una terza stagione ci sarà.

Avete altri progetti all’orizzonte?

Elisa Belotti: Facendo la giornalista, mi continuo ad occupare di questi temi, soprattutto femminismo intersezionale ed identità. Ultimamente ho analizzato gli abusi all’interno delle Chiese europee. Oltre a questo, ho aperto un nuovo canale YouTube, Elisa Belotti, dove parlo di letteratura e attualità. Conduco dei laboratori di lettura per l’infanzia a Brescia che affrontano temi sociali.

Sandra Letizia: Sto cercando di rilanciare il mio profilo Instagram, @lognoccosupremo. Domenica scorsa sono stata ospite di Radio Telestèrion sul loro canale Twitch, e insieme a Ed Cappelli abbiamo parlato di fede e comunità LGBTQIA+.

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