Il terribile potere di Medusa non è da temere ma da abbracciare

Foto copertina di Roberto, Area Archeologica La Cuma, Monte Rinaldo (FM).

Ad Halloween mi travesto dalle paure degli altri in genere ma Medusa è anche una sorta di mia paura che vivo ogni volta che un uomo è affascinato da me, mi “consuma” e poi se ne va. Oppure peggio: mi fissa però mi evita come se fossi “troppo” per lui. Che poi la parola “troppo” mi ha dato sempre fastidio. Come se fossimo individui perfetti o dei computer che tutto conoscono. Non ci si incastra, è questa la realtà. Ho gli occhi azzurri e questa caratteristica è stata sin da piccola la mia maledizione. A chi ha occhi neri o marroni sembrerà esagerato, ma spesso anche le nostre caratteristiche di bellezza ci penalizzano davanti agli altri. Siamo diversi e la gente ci guarda strabigliata o con invidia qualche minuto in più del normale. Le persone ci mettono a disagio di riflesso come noi mettiamo a disagio loro pietrificandoli. Gli uomini guardano impietriti non solo i miei connotati ma anche e soprattutto se inizio a parlare e capiscono che non ho idee conformi alle donne con cui escono di solito. Si sentono inadeguati, spesso non comunicano questa inadeguatezza, hanno varie reazioni in base ai loro caratteri e il risultato finale è sempre quello: sparizione annunciata o taciuta. È come se rimanessero pietrificati da me. Ed è una cosa che odio, mi innervosisce, ma pare sia ineluttabile, difficile da cambiare.

Foto di Roberto, Area Archeologica La Cuma di Monte Rinaldo (FM).

Per questo, dopo aver temuto Medusa, ho simpatizzato con lei e mi sto riappropriando del suo potere cercando di capirne il mito. La sua figura è stata nominata e rappresentata da studiosi e artisti di ogni epoca: Dante, Petrarca, Caravaggio, Bacon, Goethe, Shelley, Rossetti, Burne-Jones, Khnopff, Nietzsche, Freud, Jung, Marx, London, Sartre, Barthes per ricordare i più famosi. Anche le donne nell’epoca di esplosione del femminismo, si sono occupate di lei (unica eccezione Christine De Pizan in La Città delle Dame, 1405): Cixous, Kofman, de Lauretis, McElroy, Stanford, Klindienst, Culpepper, Bowers, Adler. Ognuno ha dato la sua interpretazione o ha usato la Gorgone per spiegare dei concetti. L’essenza del personaggio però risiede nel suo mito considerato canonico, che non è quello sullo stupro da parte di Poseidone scritto da Ovidio a posteriori, anche se questi ultimi hanno influenzato moltissimo la percezione di questo “mostro” nei secoli successivi. Andiamo con ordine.

Altorilievo del tempio dorico dell’acropoli di Selinunte conservato al Museo Salinas di Palermo

Il Mito. La Medusa è considerata da molti un simbolo apotropaico che tiene lontano il male o i nemici sul quale solo successivamente è nato un mito. Secondo la Teogonia di Esiodo, i genitori di Medusa sono Forco e Ceto, figli della Madre Terra, Gaia. La storia inizia nella città di Argo, ritenuta la città più antica della Grecia, consacrata ad Atena, dove un oracolo riferisce al re Acrisio che sua figlia Danae partorirà un bambino che un giorno lo ucciderà. Il sovrano rinchiude la figlia in una camera sotterranea per prevenirne il contatto con gli uomini. Ma non ci si può nascondere dagli dei. Zeus penetra nella prigione sotto forma di pioggia dorata e insieme a Danae concepisce Perseo. Acrisio rinchiude nipote e figlia in una cassa di legno e li lascia in balia del mare che li fa naufragare sull’isola di Serifo. Vengono trovati dal pescatore Ditti, fratello del tiranno Polidette. Quest’ultimo si innamora della madre e la vuole in sposa. La donna non ricambia le sue attenzioni perché ha occhi solo per Perseo, quindi escogita un piano per eliminare il figlio. Finge di convolare a nozze con Ippodamia e chiede come dono un cavallo ai suoi invitati che Perseo non può permettersi ma promette che se il re finirà di importunare sua madre, gli porterà tutto ciò che vuole. Polidette gli chiede quindi di portargli la testa di Medusa (o Perseo glielo suggerisce, le versioni divergono). Atena ascolta la conversazione tra i due e decide di aiutare il futuro eroe per il suo odio personale verso Medusa (per motivi che vi spiego sotto). La dea gli offre lo scudo lucido attraverso il quale guarderà il riflesso della Gorgone per non farsi pietrificare e Hermes gli regala un falcetto di diamante (forse lo stesso creato da Gaia per far castrare Urano da Crono, chissà!). L’elmo di Ade che dona l’invisibilità, la sacca magica dove riporre la testa del mostro, i sandali alati per svignarsela dopo il delitto, sono donati dalle ninfe dello Stige ritrovate da Perseo grazie alle Graie, convinte con uno stratagemma dell’eroe. Il ragazzo si spinge fino alla fine dell’Oceano e trova le Gorgoni addormentate. Si avvicina a Medusa guardandola tramite lo scudo, con la mano guidata da Atena le recide la testa con la falce. Dal mostro escono Pegaso e Crisaore con stupore dell’eroe. Perseo vola via lesto dato che le gorgoni si sono svegliate. Tornato al palazzo di Polidette annuncia di aver portato il regalo promesso: non creduto e insultato, alza la testa di Medusa che pietrifica tutti i presenti. L’eroe rende re Ditti, suo padre adottivo, e dà la testa del mostro ad Atene che la piazza sul suo scudo. Il re di Argo, Acrisio, nonno di Perseo, sarà ucciso per sbaglio da un disco lanciato dall’eroe durante dei giochi funerari.

Statua di Atena fuori dall’Accademia di Atene

Lo stupro. Esiodo e Apollodoro raccontano che Poseidone “giace” con Medusa, una ragazza di grande bellezza. Il primo specifica che accade in un bel prato pieno di fiori. Ovidio però nell’astio di Atena ci ha visto di più, come succede quando scriviamo una fanfiction su delle dinamiche che ci intrigano. Scrisse che Medusa, pur avendo uno stuolo di corteggiatori, si votò alla castità per diventare sacerdotessa di Atena. Poseidone che era particolarmente interessato a lei, la stuprò all’interno del tempio della dea. Medusa insozzò lo spazio sacro commettendo sacrilegio. Atena che non aveva alcun potere su Poseidone, suo zio, se la prese solo con la ragazza trasformandola in un mostro dai capelli di serpente e sguardo pietrificatore. La dinamica della vittima che viene trasformata in colpevole è molto comune nella società patriarcale e ancora attuale. Nella seconda versione del mito addirittura Atena scuoia il mostro e fa della sua pelle la sua egida. Ma perché tanto accanimento verso un qualcuno che acquisisce i suoi poteri in seguito ad una trasformazione? No, non è astio da concorso di bellezza americano. Bensì una questione più profonda. Atena è dea della saggezza e della guerra nata dalla testa del padre Zeus, appartiene alla famiglia olimpica, Medusa è della famiglia di Gaia ( i suoi genitori sono i figli della dea delle origini), che ha generato tutte le divinità primordiali che non comandano più il cosmo greco dall’avvento di Zeus. Gli dei primitivi sono stati uccisi, imprigionati, trasformati in mostri. Il nuovo ordine sopprime quello nuovo, così come è successo a Tiamat nella mitologia babilonese e a Freya in quella nordica, e in mille altre. Quando ci sono guerre tra divinità significa che una vecchia cultura è sostituita da una nuova. Il sistema mitologico patriarcale schiaccia quello precedente, probabilmente gilanico come direbbe Riane Eisler. Difatti la traduzione più corretta per Ptserseus è “il distruttore” e Medusa significa “protettrice, guardiana”. Medusa è stata prima privata del potere antico da Poseidone, che ha abusato di lei, e poi uccisa da Perseo per azzerarne l’influenza sulla cultura dell’epoca. Potrebbe essere una dea molto simile a quella dei serpenti che i cretesi adoravano.

Rihanna su British GQ per il suo 25esimo anniversario (2013)

Femme fatale. La presupposizione della bellezza di Medusa e la storia della sua fine tragica erano pane succoso per i denti di religiosi, teorici, filosofi e artisti del Medioevo e del Rinascimento. Nell’arte Medusa non è più una creatura paurosa ma bella con la sua testa coronata di serpenti. Una rappresentazione che sarà spinta all’estremo dell’esaltazione nei Preraffaelliti e nei Decadentisti dell’Ottocento in cui è una bellissima vittima. Nella tarda antichità la donna-mostro viene vista come una femme fatale, che usa il suo potere erotico in modo subdolo per fare del male al malcapitato uomo. Il messaggio è: tutte le donne sono pericolose e vanno tenute a bada. Colpevoli di questa visione sono gli stessi autori antichi come Luciano che afferma che è l’estrema bellezza di Medusa paragonabile a quella delle sirene a far pietrificare gli uomini e non il suo sguardo o la magia. Pausania il Periegeta dice che Perseo tagliò la testa di Medusa perché ammirava la sua bellezza e voleva portarla in Grecia per farla vedere a tutti. Un concetto di avvenenza soverchiante che andava a nozze col concetto degli antichi religiosi cristiani per cui la donna era una minaccia al progresso dell’anima dell’uomo in quanto fonte del peccato originale. Nel Medioevo i miti venivano reinterpretati da una prospettiva allegorica cristiana. Il filosofo Bernardo Silvestre nel suo commento all’Eneide di Virgilio ritenne che Atena fosse la saggezza contro il vizio, ovvero Medusa. Anche Boccaccio nella sua Genealogia degli Dei Pagani la pensava uguale. Nel Rinascimento Medusa rappresenta per Natale Conti un potere che distrugge gli uomini e deve essere controllato. Il vizio della bella donna è la tentazione sessuale. Per i religiosi cristiani il fatto che Medusa sia stata stuprata la rende un essere sessuale e tentatore. La piegano al suo volere senza considerare il fatto che un dio pagano non conosce il concetto di tentazione! Il lato da virago tentatrice del mostro è presente nel Roman de la Rose, l’Inferno di Dante (Quinto Cerchio) e nei poemi di Petrarca dedicati a Laura. Per gli uomini di quest’epoca tutte le donne possono essere delle potenziali Meduse. Questi “eminenti” signori hanno preso un granchio. In nessun modo Medusa ha irretito Poseidone, il possedere la ragazza era un’ossessione personale del dio. La voleva proprio perché era proibita e consacrata ad Atena. Inoltre, da mostro la gorgone non fa nulla per irretire Perseo, per il fatto che non ha più le sembianze di una donna.

Medusa di Luciano Garbati (Argentina).

Femminismo. La filosofa, poetessa e critica letteraria Hélène Cixous ha espresso la visione moderna femminista su Medusa in Le rire de la Méduse (La risata di Medusa, 1975). Cixous usa Medusa come metafora della condizione sessuale della donna. La sessualità di quest’ultima con i suoi desideri esiste al di fuori di un sistema di linguaggio e comunicazione “fallogocentrico” o fallocentrico. Il risultato è la creazione nella sua mente del senso di colpa per i suoi bisogni come il masturbarsi. La donna ha visto se stessa come un mostro, simile Medusa decapitata da Perseo. Cixous chiama le donne a non distogliere lo sguardo dalla creatura mitica ma a guardarla negli occhi nella sua bellezza non letale e a ridere come gesto apotropaico per esporre la bugia patriarcale. Le donne devono formare un loro nuovo linguaggio per vivere liberamente il loro corpo. Ne La Voce della Spoletta di Patricia Klindienst, Medusa è un sacrificio rituale della donna sull’altare della dea Atena che era nata da un uomo e quindi non era una donna vera ma una fantasia maschile di come una donna dovrebbe essere: Medusa minaccia gli uomini, Atena no. L’accademica religiosa Emily Erwin Culpepper pensa che la testa della Gorgone, d’accordo con i mitologi Barbara Walker e Robert Graves, sia l’aspetto distruttivo della Dea Triplice Lunare. Suggerisce che la maschera della Gorgone possa essere stata indossata dalle sacerdotesse di questa divinità per enfatizzare la sua rabbia e distruzione. La poetessa inglese Dorothea Smartt paragona il mostro alla donna nera vista come una figura mitica se contrapposta a quella bianca. La statua di Luciano Garbati che rappresenta una moderna Medusa con in mano la testa di Perseo ispirata a quella famosa di Cellini a Firenze “Perseo con la testa di Medusa” al tribunale penale di New York ha diviso il nuovo femminismo: da una parte è stata oggetto di plauso, dall’altro di polemiche da parte del nuovo femminismo perché fa evidentemente il gioco del patriarcato. Mi preme farvi notare però che questa carrellata di interpretazioni è influenzata, come le precedenti, dall’epoca in cui si vive e i suoi pensieri portanti. Al contrario, il mito in sé è veicolo dei valori di una cultura e riflette i suoi cambiamenti nelle varie riscrizioni.

Atena-Minerva Giustiniani, copia romana di una statua greca

I serpenti. Il serpente è il simbolo della trasformazione per la sua muta della pelle. L’animale richiama sia la fecondità e le mestruazioni, sia la guarigione e il fallo. Particolare che pochi nella modernità sanno è che Atena, oltre alla proverbiale civetta, aveva un serpente sacro, spesso raffigurato con lei nelle statue. Per i Greci quando i serpenti sibilavano pronunciavano parole di saggezza o profezie. Il mitografo Martin Persson Nilsson associa addirittura Atena alla dea dei serpenti cretese, ma non si ha certezza di ciò. Alcuni come Erodoto dicono che un serpente vivesse in una fessura nella parte nord dell’Acropoli di Atene, altri che si trovasse invece all’interno del tempio Eretteo dedicato ad Atena e Poseidone, nonché al mitico re Erittonio, identificato anche come un serpente. Gli ateniesi o le Canefore (le sacerdotesse di Atena Polia) gli lasciavano ogni mese una torta di miele in offerta, se l’animale non le mangiava era segno di sventura (come successe alla vigilia della seconda invasione persiana) e che la dea li avesse abbandonati. Nella città greca Atena e Poseidone sono spesso insieme, non solo per legami con la guerra intelligente e per la posizione sul mare della città: in alcuni miti Atena è figlia di Poseidone ed è nata dall’acqua marina, in altri dove i due si contrastano sarebbe mitologia politica secondo Robert Graves in cui il patriarcato lotta contro il matriarcato per la supremazia. Le Gorgoni avevano delle cinture con dei serpenti intrecciati al centro nella stessa conformazione del caduceo. Si dice che Atena abbia dato due fiale del sangue di Medusa ad Asclepio perché aveva proprietà magiche. Se preso dalla loro parte destra riportava in vita i morti, dalla parte sinistra è un veleno che uccide all’istante. Quando Perseo adagiò la testa di Medusa su dei rametti, le sue gocce di sangue li trasformarono in coralli, amuleti contro il malocchio che si credeva coagulasse il sangue e fermasse le emorragie. Atena e Medusa possono essere due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa divinità: una razionale e arguta che si adatta al nuovo ordine patriarcale, l’altra selvaggia e libera che ricorda agli esseri umani le loro origini in opposizione nette con un sistema a cui non si adatta. Il fatto che Medusa fosse l’unica mortale delle tre gorgoni era un espediente mitico per permettere a Perseo di ucciderla.

Se ci pensiamo bene in ognuno di noi alberga una Medusa. E’ l’istinto animale che fatica a liberarsi, impersona la nostra voglia di esprimerci come vogliamo senza costrizioni o regole. Tempo fa mi sono guardata dentro e ho accettato la mia Medusa. Mettendo al bando ogni positività tossica, vi avviso che non è facile conviverci. All’inizio è una lotta amara che diventa più aspra quando si cresce. Il segreto sta nello smettere di opporsi a lei e accoglierla come parte integrante del proprio essere. Non spariranno i conflitti, che tornano a scadenza ciclica per una società che ci toglie molte libertà, ma saremo più sereni verso noi stessi. Pietrifichiamo e stupiamo perché ci sono sempre persone non spaventate dai serpenti.

Un ringraziamento speciale per le location delle foto all’Area Archeologica La Cuma di Monte Rinaldo (FM) e al Parco Archeologico Naturalistico La Civita di Cupra Marittima (AP).

Foto di Alessandra, Parco Archeologico Naturalistico La Civita di Cupra Marittima (AP).

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