Non può esserci una rivoluzione femminista senza una rivoluzione sessuale

La dimensione politica non cambierà mai davvero se non è accompagnata da una lotta parallela in quella privata: la doppia rivoluzione.” – Why the Middle East needs a Sexual Revolution, Mona Eltahawy (in italiano: Perché ci odiano)


“Abbiamo avuto già la rivoluzione sessuale”, la maggior parte delle persone delle nuove e vecchie generazioni risponde così quando si fa notare che il personale è politico e che la libertà parte dalla sessualità. Per non parlare di noi femministe. Sembra ci sia una frangia intellettuale che disdegni o non consideri per nulla l’argomento.
Se non accettate l’esistenza della vostra vulva/vagina, non la guardate mai, non vi eccitate mai con essa e soprattutto non ne parlate liberamente con i vostri amici di tutti i sessi e gli orientamenti, il vostro femminismo ha un problema. Quello di non capire che la libertà dei diritti civili inizia dalla libertà e dal rispetto dei corpi. State facendo un discorso con voi stessi e i vostri accoliti, non state uscendo “fuori dalla bolla”, ma vi state invischiando in un circolo elitario ed esclusivo che se la canta e se la suona. La cosiddetta “sorellanza” è con tutti, senza nemici o discriminazioni.
Se non si abbattono i tabù sul suolo pubblico, allora avremo sempre una classe di politici che fa propaganda per se stessa, non sa quali sono i bisogni delle persone e crea leggi secondo la propria opinione morale medievale.
Per avere una classe di politici dalla mente aperta è necessario formarla sin dalla tenera età, nella scuola primaria o materna, con l’educazione sessuale. Sia chiaro, le eccezioni ci sono e sempre ci saranno perché la scuola non può seguire i bimbi a casa, non è una balia. Ma dobbiamo dare la possibilità a tutti di conoscere la diversità e rispettarla.
Infine, ma in realtà come punto dovrebbe stare in cima alla lista, la rivoluzione deve essere duratura. È difficile perché una volta conquistato un diritto, il primo impulso è tornarsene a casa e rilassarsi sul divano. Invece bisogna lavorare per migliorare quel diritto, renderlo fruibile per ognuno. Ci dobbiamo pensare noi e non aspettare la manna dal cielo. È necessario impegnarsi quotidianamente per una rivoluzione duratura. Lo so, è stancante ma non viviamo nei Campi Elisi. La vita è anche una lotta continua al prossimo ostacolo.
E ricordate sempre quello che dice la femminista Mona Eltahawy nel suo libro sopra citatto, che vi invito a seguire: “Il compito di una rivoluzione è esattamente quello di sconvolgere, provocare, disturbare: non certo di comportarsi bene o essere educata”. Se siete accettat* dallo status quo e dalla borghesia, due domande fatevele. Mettetevi in discussione. Siate scomodi. Non conformatevi.

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