Serie consigliata: Welcome to Chippendales | Da chi sono stati inventati i tearaway pants e la vera storia del locale

Non sapevo esistesse un inventore reale dello spogliarello maschile. Chi ha spianato la strada alla venuta dei California Dream Men e Magic Mike è un uomo insospettabile che negli anni Ottanta ha risparmiato il suo stipendio della stazione di benzina in cui lavorava per comprarsi un locale e inseguire il sogno di essere Hugh Hefner, il suo mito di sempre. Somen “Steve” Banerjee (Kumail Nanjiani), immigrato indiano, voleva avere il suo stesso stile di vita sofisticato. Questa è la storia raccontata nel telefilm Welcome to Chippendales su Disney+, a sua volta tratta dal libro del 2014 Deadly Dance: The Chippendales Murders.

Denise (Juliette Lewis) mostra l’utilità dei tearaway pants a Nick De Noia (Murray Bartlett). Foto: Erin Simkin/Courtesy of Hulu

I tearaway pants esistevano già

Nella serie è attribuita alla sarta Denise Coughlan (Juliette Lewis) la primogenitura dei tearaway pants (pantaloni tiravia) ma si tratta di un espediente narrativo. Questo tipo di pantaloni esisteva già dal 1967 ed erano stati creati da Adidas in collaborazione con Franz Beckenbauer, ex star del calcio. I bottoni laterali servivano a rimuoverli a mano a mano che l’atleta si riscaldava durante l’allenamento. Negli anni Novanta lasciarono l’atletica e i nightclub per spostarsi nei guardaroba dei teenager. Britney Spears fu la prima a rendere mainstream questa tipologia quando agli MTV Music Awards del 2000 se li tolse per rivelare pantaloni color carne dalla vita bassa.

Denise è ispirata ad una persona vera, Candace Mayeron, produttrice associata degli show dal 1980 al 1987, che all’inizio giocava a backgammon nel locale di Banerjee. In un’intervista del 2021 a Elle ha riferito che una sera udì del chiasso nella stanza accanto e scoprì i ballerini in un camerino. Voleva fare assolutamente parte dello spettacolo. Iniziò ad aiutare De Noia con il calendario e il merchandising. Tra i suoi lavori rientrava anche la scelta dei camerieri. Seguì il coregrafo a New York aiutandolo con i suoi show. Chiamò l’FBI quando fu assassinato De Noia perché sapeva che Steve aveva già ucciso una persona sette anni prima. Ora Mayeron ha una sua compagnia di produzione.

Foto: Erin Simkin, Hulu

Banerjee, da discriminato a discriminatore

Nel primo episodio Somen viene maltrattato da due ragazzi che rubano delle cassette di birra in lattina solo perché è straniero e ha un nome molto simile all’inglese “So Men” (così uomini). Dal suo punto di vista però sta preparando la sua rivincita: la scalata sociale dal basso verso l’alto, il sogno americano più venduto in patria e all’estero. Il signor Singh, capo della catena di distributori di benzina dove è dipendente, vuole premiarlo con una grossa promozione, ma lui rifiuta perché ha risparmiato fino all’ultimo centesimo per creare il suo locale ideale che lo porterà ad essere una persona raffinata e, pensa, non discriminata. Tuttavia, anche i soldi non possono nulla contro il razzismo. In un ristorante chic non lo accettano a mangiare con sua moglie perché Bipoc e in tv chiamano sempre De Noia perché ha la faccia del classico americano vincente.

Quando commissiona l’omicidio del coreografo, viene interrogato dall’FBI. Ci si aspetterebbe serietà da degli agenti, invece viene preso in giro per il suo vero nome. Gli viene anche fatto notare che ha discriminato persone Bipoc con grande meraviglia dei presenti. Banerjee dà però una risposta inaspettata e intrisa di verità. “Questa è la vostra società. Voi avete fatto queste regole. L’avete fatta in modo tale che la gente nascesse nella parte inferiore. Perché dovrebbe essere mio compito venire ad aggiustarla? Volevo solo un business di successo per me e la mia famiglia. Voi mettete la gente come me in basso. Vi prendete gioco del nome che mio padre mi ha dato. Voi avete reso le cose molto difficili per me. Ma nonostante ciò, ce l’ho fatta”.

Foto: Erin Simkin, Hulu

La storia riportata dalla serie tv è vera

Nel 1975 Somen rilevò un club fallito del sud della California e gli diede il nome di Destiny II. Non riusciva però a trovare il suo format, fino a quando quattro anni più tardi l’avvocato di Banerjee, Bruce Nahin, lo chiamò Chippendales per rievocare lo stile dei mobili del club. Il locale divenne solo per signore con uomini che si spogliavano grazie all’idea del promoter e pappone Paul Snider (Dan Stevens), ispirato dai gay club dell’epoca in cui c’erano stripteaser maschili. La moglie di Snider, la playmate Dorothy Stratten (Nicola Peltz Beckham), aggiunse un tocco da coniglietta di Playboy suggerendo che gli strippers portassero collarini con papillon e polsini. Snider fu per breve tempo il presentatore degli spogliarellisti, poi fu rimpiazzato da un altro perché era poco capace. Nell’agosto del 1980 uccise se stesso e la moglie da cui si era separato.

Nel 1981 Nick De Noia (Murray Bartlett), un coreografo che aveva vinto due Emmy per la serie NBC per bambini Unicorn Tales, fu assunto da Steve ma i due spesso avevano divergenze d’opinioni nella conduzione artistica in maniera anche violenta. Nel 1984 Nick andò a New York e imbastì il proprio Chippendales show che conteneva una parte, The Perfect Man, ispirata a Frankenstein. Lanciò il Chippendales tour tramite la Chippendales Universal, organizzazione indipendente che pagava i diritti a Banerjee. De Noia passava per Mr. Chippendales e tutti pensavano fosse lui il creatore del grande fenomeno culturale che invase gli States nei primi anni Ottanta. La cosa non stava bene a Steve e il loro disaccordo divenne feroce. Nel 1987 De Noia fu ucciso da un colpo di pistola nel suo ufficio di New York da Ray Colon, un ex poliziotto e ballerino di nightclub, assoldato da Banerjee perché era convinto che il coreografo lo stesse derubando.

Foto: Erin Simkin, Hulu

La caduta finanziaria

Steve non aveva fatto scelte felici nel corso degli anni. Nel 1979 aveva assunto qualcuno per bruciare un club rivale, Moody’s Disco, e cinque anni più tardi tentò di fare lo stesso con un altro concorrente. Nel 1987 l’azienda presentò istanza di bancarotta dopo una causa sulla discriminazione razziale mossa da uno studente di legge nero della UCLA, Don Gibson, dopo che gli era stato negato l’accesso al club. Inoltre, era arrabbiato di aver stretto il contratto del tour con De Noia su un tovagliolo da cocktail che dava al coreografo i diritti del tour e la divisione 50/50 dei profitti in perpetuo.

Per anni fu sospettato della morte dell’artista perché dopo la sua dipartita si era pure affrettato a comprare i diritti del tour. Nel 1990 Steve fece di nuovo l’errore di chiamare Colon per ammazzare degli ex stripper di Chippendales che avevano messo su una troupe rivale chiamata Adonis: Men of Hollywood. Il killer preso dall’ex poliziotto non completò il compito e fece una soffiata all’FBI. Arrestarono Colon e lo convinsero a collaborare per smascherare Banerjee. In un incontro tra i due a Zurigo, l’FBI riuscì tramite registrazione ad estorcergli la confessione di aver dato 500 dollari a Colon per comprare le pistole per l’assassinio di De Noia. Nel 1993 Steve fu accusato dell’omicidio del coreografo e del tentato omicidio dei tre ex ballerini di Chippendales. Fu condannato a 26 anni di carcere e perse la sua quota di società. Si suicidò prima del processo. L’azienda fu ereditata dalla sua ex moglie, Irene Banerjee, morta nel 2001.

Ventesimo anniversario del Chippendales show a Las Vegas al Rio All-Suite Hotel & Casino, 11 marzo 2022. Foto: Denise Truscello, Getty Images

Cosa rimane di Chippendales

I Banerjee non hanno più i diritti di Chippendales. Il figlio di Steve nel 2020 lo ha seguito sui suoi passi con lo show di soli uomini Strippendales. Quarant’anni dopo l’apertura del locale originale, lo show itinerante di Chippendales si esibisce ancora per il mondo e ha un soggiorno permanente a Las Vegas. E ora ne è uscita anche una serie che farà meravigliare e parlare ancora per un po’ di questo fenomeno culturale che continua ad avere figli ancora oggi.

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