Bridgerton 2 accantona la sessualità per assomigliare a Jane Austen. La rappresentazione dell’India è pericolosamente una fantasia esotica

Sono rimasta un po’ delusa dal secondo capitolo della saga rosa di Bridgerton. Pensavo gli sceneggiatori mantenessero il ritmo e l’erotismo della prima stagione e invece mi sono ritrovata davanti un intreccio alla Jane Austen in salsa moderna. C’è solo un timido cunnilingus verso gli episodi finali e poi basta. Anche la tensione sessuale è trasformata in tensione amorosa. Perché dico questo? Perché questa volta il secondo libro di Julia Quinn, Il Visconte che mi amava, è meglio della serie. La trama è più sensuale, focosa, sessuale e meno piena di equivoci. Per quanto riguarda la presenza dei personaggi BIPOC, devo fare un’osservazione doverosa. La serie di Bridgerton è una fantasia multietnica che c’entra poco con la realtà dell’epoca, salvo rare eccezioni (come scoprirete più avanti nel post). Per il primo capitolo si è scelto di inserire un folto cast nero puntando sulla rappresentazione visiva e senza nominarne la provenienza. I personaggi sono trattati alla pari e non devono difendere la loro causa in quanto considerati diversi dal contesto circostante. Il problema con la “fantasia”, nonostante si insista sul fatto che il telefilm sia totalmente un mondo a parte, è quando i personaggi inseriti fanno riferimento alla loro origine e alle relazioni tra un Paese e l’altro. Le protagoniste di questa stagione sono le sorelle Kate (Simone Ashley, anche in Sex Education) ed Edwina Sharma (Charithra Chandran), assieme alla madre Mary (Shelley Conn), che sposò il padre indiano di Kate rimasto solo con una figlia a carico causando uno scandalo. Nel libro il cognome è Sheffield e le due sono bianche: Edwina minuta, bionda con occhi azzurri e Kate è castana e alta. È di sicuro un riscatto rappresentare delle donne indiane sul suolo di quelli che a lungo sono stati nemici nel loro Paese in un’epoca in cui non si erano ancora verificati i Moti Indiani del 1857 che hanno portato morte, distruzione e un inasprimento dei rapporti tra i due Paesi. Il far vedere così tanto i costumi del Paese d’origine di alcuni personaggi poi implica delle pretese storiche o politiche alle quali questo telefilm leggero e sbarazzino non sarà mai in grado di rispondere. Il tokenismo, ovvero la concessione simbolica ad un gruppo minoritario di essere rappresentato, porta solo frutti amari. È dare un contentino per far vedere al mondo che si è woke (attenti ai temi sociali).

Anthony Bridgerton dopo una notte di passione con Kate Sharma

La sessualità che non c’è

Questa volta grandi scene non ce ne sono state, a parte un climax finale dove Anthony Bridgerton (Jonathan Bailey) e Kate Sharma dichiarano i loro precisi sentimenti e lui scende sotto per un cunnilingus rapito dal suo profumo di gigli e saponetta (dettaglio dal libro). Poi li troviamo a letto nudi ed è finita la serie. Eh, sì, non c’è molto da aggiungere. Solo che la scelta del non mostrare tanto sesso è intenzionale. Lo showrunner Chris Van Dusen ha dichiarato a Radio Times che fa parte di questo momento della storia: “Non abbiamo mai girato una scena di sesso giusto per farlo e mai lo faremo”. Di questo non sono tanto sicura, dato che Van Dusen ha lasciato la serie, oltre a Shondaland, rimanendo soltanto come produttore. Al suo posto ci sarà l’autrice Jess Brownell.

Anthony spaventato dall’ape che ha punto Kate

Una scena dal grande potenziale era quella in cui Kate viene punta da un’ape. Il padre di Anthony, Edmund, è morto per una puntura di questo insetto, e per il ragazzo è stato un trauma. Tanto che quando Kate viene punta a sua volta nel giardino della tenuta di campagna della sua famiglia, Aubrey Hall, ha un attacco di panico che la ragazza fa fatica a calmare. Questa scena si conclude con una mano vicino allo sterno di Kate e un bacio mancato. Nel libro il fatto suscita reazioni completamente diverse e porta ad una importante conseguenza. Quando Kate viene punta sopra al seno, Anthony preso da totale paura e sconforto perché teme che muoia come il padre, le toglie il pungiglione e le succhia via il veleno abbassandole un po’ il corpetto senza scoprirle l’intero petto. Anthony usa un fazzoletto per pulirle la puntura e le stringe il seno in modo indelicato. Entrambi i giovani sono spaventati ed eccitati all’inverosimile. La loro tensione sessuale però viene rovinata da “intrusi”. Assistono alla scena tre donne che vedono solo la testa di lui chinata sul seno di lei fraintendendo tutto: Violet Bridgerton, la madre di Anthony, Mary Sheffield (Sharma nella serie), matrigna di Kate e madre di Edwina, e Portia Featherington, “la più grande pettegola di Londra”. Nonostante i due si spieghino alle signore, queste non credono alla versione dei fatti e li considerano compromessi. Quindi Anthony, dopo le resistenze iniziali, dichiara che sposerà Kate in un matrimonio riparatore. E così accade. Inoltre, quando le tre se ne vanno, Anthony stringe Kate a sé facendole sentire la sua erezione dicendole: “Vedete? Sentite? Capite?”

In un altro passo precedente del libro, Anthony cerca di togliersi dalla testa l’ossessione per Kate con Maria, una cantante lirica italiana che conosce bene anche in modo intimo. La accompagna nel suo studio, ignaro della presenza di Kate che si aggira per i suoi libri ed è costretta a nascondersi sotto la scrivania e a trattenere il fiato. Lui alla fine la scopre e si baciano per la prima volta. Kate pensa già qui di essere sposata per il bacio improvviso di Anthony o che lui smetterà di corteggiare Edwina ma non succede nulla di tutto ciò. Anche questa scena equivoca poteva essere rappresentata perché piena di suspence, divertimento e fraintendimenti. È importante notare che il bacio molto passionale avviene prima di metà libro, mentre nella serie arriva solo a fine sesta puntata dopo che Anthony manda all’aria il matrimonio con Edwina. Ricordiamoci anche che durante la Reggenza, il rifidanzarsi con qualcun’altra dopo aver annullato un’unione era proibito e inconcepibile.

Il libro quindi è di sicuro più piccante anche se vengono nominate eiaculazioni ed erezioni ma nulla per quanto riguarda l’eccitazione della donna. Nelle sue pagine Edwina non è per nulla scossa dalla preferenza di Anthony per la sorella e accetta di buon grado la loro unione. Zero arrabbiatura o risentimenti, forse una reazione un po’ troppo innaturale.

Kate Sharma ed Edwina Sharma

Le imprecisioni linguistiche

L’intento degli autori era rappresentare tutta l’India in soli due personaggi. Per questo la loro provenienza non è precisa. Due ragazze Tamil che usano i termini: didi (detto da Edwina a Kate, significa “sorella più grande” ed è usato nel nord India), bon (detto da Kate ad Edwina col significato di “sorellina”, ed è in bengali, linguaggio del nord-est), appa e amma (“babbo” e “mamma”, tamil, sud). Inoltre, Sharma (gioioso, felicità) è un cognome tipico del Nord India. Kate ha un nome anglicizzato per semplificare la pronuncia alle persone occidentali come spesso succede alle persone BIPOC. Il suo vero nome è Kathani, che però sembra essere non molto comune in India ma più frequente in Iran come cognome. L’Hindustani, uno degli idiomi che parlano le due sorelle, è una lingua franca che si usava prima dell’Indipendenza dell’India che mescola hindi e urdu: un mix di dialetti del nord unito al persiano. Viene anche specificato che Kate ed Edwina hanno vissuto a Mumbai (Bombay) e sono multilingue. Nonostante tutta questa accuratezza nel comprendere diverse parti del Paese, la serie è stata criticata dagli indiani per le imprecisioni. In particolare, la prima battuta che Kate dice all’inizio, sorpresa da Anthony al galoppo di un cavallo, Baap Re (oh, padre), è un’espressione dialettale moderna inesistente nel linguaggio dell’epoca e abbastanza da bassofondo da renderla non realistica sulla bocca di una della sua classe. Altro granchio è il “maruli”, che Edwina sa suonare secondo Kate quando elenca a Lady Danbury la lista delle sue qualità: l’unico strumento esistente dal nome simile è il “murli” o “bansuri”, un tipo di flauto usato pure da Krishna. Il nome del poeta Mirza Ghalib tirato fuori da Edwina è sbagliato nella pronuncia e all’epoca era troppo giovane per produrre qualcosa, dato che aveva quindici anni. Un’altra critica che è stata mossa è che le Sharma siano perfettamente inglesi senza particolari concessioni (non hanno mai una conversazione intera in una lingua d’origine).

Cerimonia Haldi

I riferimenti all’India: un riassunto

L’India è stata omaggiata in diverse forme grazie all’aiuto della storica Priya Atwal che ha scritto Royals and Rebels: The Rise and Fall of the Sikh Empire. Molto apprezzato è stato il disprezzo di Kate per il tè inglese rispetto a quello indiano, il masala chai, una preparazione speziata con elachi (bacche di cardamomo verde) e chiodi di garofano. Tuttavia, sembra che non si passino nel colino come si vede in Bridgerton ma si lascino cuocere a fuoco lento. Gli indiani sono rimasti estasiati da due riferimenti in particolare. La canzone Kabhi Kushi Kabhie Gham (abbreviato K3G, “A volte felicità, altre volte tristezza”), cover di Kris Bowers, dall’omonimo film di Bollywood del 2001, un vero cult per gli indiani, in sottofondo nell’episodio sei. Rahul Bachchan viene diseredato dal padre, Amitabh, per voler sposare una donna di casta inferiore, Anjali. I due si trasferiscono a Londra ma il fratello minore Rohan, una volta cresciuto, vuole riportare il maggiore a casa. La canzone viene suonata durante una cerimonia di Diwali in famiglia dove Rahul era ancora presente. Bridgerton 2 ha ripreso dalla pellicola che trovate su Netflix anche il dettaglio dei bracciali. In K3G la suocera di Anjali, Jaya Bachchan, dà alla futura sposa un braccialetto verde, lo stesso che la madre di Kate aveva dato a lei, che poi ha consegnato ad Edwina. Il braccialetto verde è simbolo di buon auspicio e fertilità, è in genere indossato dalle donne sposate, soprattuto provenienti dalla regione centro-occidentale del Maharashtra. Le spose indiane portano bracciali di vetro, oro e altri metalli che augurano lunga vita a loro marito e per riflesso anche a loro, dato che nel passato quando l’uomo moriva, la donna si sacrificava morendo bruciata viva sulla sua pira (Sati). L’altro riferimento che ha riscontrato consenso è stata la cerimonia Haldi (curcuma), in cui si applica la curcuma allo sposo e alla sposa perché il giallo invita pace e prosperità nel matrimonio. È invece una credenza inventata il fatto che spalmare la curcuma su una donna non sposata la aiuti a trovare un partner, come dice Edwina a Kate. La curcuma ha proprietà antisettiche e purifica il corpo per tenere lontani gli spiriti maligni (buri nazar).

Massaggiare i capelli con l’olio prima di andare a dormire come fa Kate ad Edwina, è una pratica spesso osservata. Si fa per inumidire e nutrire il cuoio capelluto e rigenerarlo. Le parure sfoggiate dalle Sharma erano tutte di gioielleria indiana (da notare gli orecchini jhumka), così come i vestiti con ricami di perline e ripiegati sul davanti come dei sari e lo scialle portato da Kate ad Aubrey Hall come se indossasse un lehenga o un sari. Vassoi e stoviglie utilizzati dalla famiglia Sharma sono d’argento perché associato a Lakshmi, la dea indiana del benessere e della buona fortuna. Ulteriore accenno ad una cerimonia degna di nota è quando Kate e Anthony si toccano i mignoli in chiesa. Si allude al Saptapadi, un rituale matrimoniale sud indiano, dove lo sposo guida la sposa attorno ad un fuoco sacro tramite il suo mignolo e insieme compiono sette giri, che rappresentano i loro sette voti.

Khair-un-Nissa

I veri rapporti tra Inghilterra e India durante la Reggenza

Gli inglesi non hanno fatto del bene agli indiani: hanno monopolizzato il commercio dell’India e l’hanno governata fino alla sua indipendenza nel Ventesimo secolo. Per quanto ci piaccia la fantasia utopica di Bridgerton, che ha solo il compito di aprire degli spiragli per una variegata rappresentazione culturale di tutti i popoli, non possiamo ignorare la realtà in un contesto storico. Nel 1814, l’epoca in cui è ambientata la storia del telefilm, c’erano 50.000 sud asiatici in Inghilterra. I loro mestieri erano quelli di calzolai, mercanti, artigiani, servi domestici per marinai e famiglie estese servivano alla corte reale dei Maharaja. Duecento anni erano passati dalla nascita della Compagnia delle Indie istituita nel 1600 dalla regina Elisabetta I, che le conferiva il controllo del commercio sull’Oceano Indiano per ventuno anni (poi estesi). La Compagnia, acquisendo nel tempo funzioni militari e amministrative, presiedette alla creazione dell’India britannica. A fine Settecento ed inizio Ottocento erano molti gli inglesi, perlopiù militari stanziati in India, ad avere una moglie indiana che però era considerata più come una concubina (bibi, che da “moglie”, passerà a significare “concubina”). Il contrario, una moglie inglese e un marito indiano, era assolutamente scoraggiato ma di sicuro qualche volta è capitato. Una delle coppie miste più famose è stata quella di Achilles Kirkpatrick, British Resident Ambassador della Compagnia delle Indie ad Hyderabad e doppiogiochista a quanto pare, e Khair-un-Nissa, nobildonna quattordicenne musulmana erede di una grande fortuna, tra il 1797 e il 1805. Era pure una Sayyeda, una discendente del profeta Mohamed. In questo periodo molti erano i testamenti di uomini inglesi che lasciavano tutto o una parte dei loro beni alle mogli indiane. Dopo i Moti Indiani del 1857, in cui la popolazione si ribellò all’oppressivo dominio britannico, i rapporti tra colonizzatori e colonizzati si inasprirono a tal punto che sposare indiani di qualsiasi sesso diventò tabù. I bambini anglo-indiani, chiamati kutcha-butcha (pane mezzo cotto), erano visti malissimo da entrambi i popoli. Erano considerati inferiori e non si sarebbero mai integrati nella società. Per chi sostiene che il razzismo sia un fenomeno moderno, leggete bene: i bambini delle unioni miste percepiti come più bianchi venivano mandati in Inghilterra per ricevere un’educazione e quelli con la pelle più scura rimanevano in India. I rapporti amorosi anglo-indiani rimasero vivi solo nei romance, i romanzi rosa, che si diffusero copiosi tra il 1890 e 1945 scritti in genere da autrici inglesi intrisi di razzismo, pietismo e colonialismo a go go, che poi andranno di moda anche negli Stati Uniti del secondo dopoguerra. Anche nelle loro pagine era tollerato il matrimonio tra uomo inglese e donna indiana ma non tra uomo indiano e donna inglese, sempre nel nome del patriarcato.

La famiglia Bridgerton sorpresa dall’aspetto di Eloise al suo debutto in società

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