EROTICASHION | La non inclusività alla Milano Fashion Week è una prassi che deve essere distrutta

Rimango sempre e spesso delusa dalla Milano Fashion Week proprio perché al confronto con le altre città della moda fa ancora fatica ad entrare il concetto di inclusività. Pure la fashion editor Vanessa Friedman ha notato sul New York Times questa mancanza che ha denunciato in un articolo. Poche sono state le eccezioni e parto subito con queste per metterle in luce il più possibile.

Marco Rambaldi P/E 22

Assolutamente gender fluid, body positive, age e color friendly la sfilata del giovane fashion designer bolognese Marco Rambaldi con modelli professionisti e non. La collezione Rambaldimanzia, prende spunto dalla simbologia oracolare e si ispira ad Atlantide, sia come città mitica, sia per richiamare lo storico spazio di Bologna, Atlantide Occupata, collettivo simbolo di autodeterminazione delle donne e della comunità LGBTQIA+, sgomberato nel 2015 a Bologna. Rambaldi è bravo nella maglieria ma nella primavera/estate ha ampliato i suoi orizzonti usando lino e denim con vestitini, tutine, camicie.

Marni P/E 22


Tagli trasversali ai vestiti, poncho, abiti considerati in genere da donna su uomini: Marni ha tutte le carte per sfilare a New York o Londra perché è al passo con i tempi. Infatti la sua sfilata ha avuto la direzione creativa di Babak Radboy, direttore creativo e partner del CFDA/Vogue Fashion Fund e creatore della linea unisex Telfar, che ha garantito la presenza degli elementi sopra indicati. Non solo. Francesco Risso vuole tornare ad una certa autenticità, a vestire i suoi clienti uno per uno. Per questo ha dato da indossare al pubblico che sedeva alla sua sfilata dei pezzi separati di cotone riciclato con strisce colorate dipinte a mano.

MM6 Maison Margiela

MM6 Maison Margiela omaggia Claude Cahun, artista surrealista francese gender fluid, che si travestiva da personaggi ibridi nella sua fotografia. In particolare la sfilata si concentra sul suo autoritratto del 1928 in cui Claude si riflette in uno specchio guardando di traverso l’obiettivo avvolta in un cappotto a scacchi.

Fendi by Versace P/E 22


Cast stellare per Fendace, la collaborazione tra Fendi e Versace, un tipo di unione che piacerebbe vedere più spesso sulle passerelle, soprattutto tra case di moda che non appartengono allo stesso gruppo multinazionale. C’erano Kate Moss, Lila Moss Hack, Naomi Campbell, Amber Valletta, Karen Elson, Kristin McMenamy, Gigi Hadid, Adut Akech, Emily Ratajkowski, Vittoria Ceretti. Per non parlare del parterre di star: Elizabeth Hurley con il figlio Damian, Dua Lipa, Winnie Harlow, Chiara Ferragni e Fedez, il regista Luca Guadagnino. Gli abiti più sexy sono stati quelli con l’apertura a goccia sullo sterno. Ispirazione: sempre anni Novanta. C’era una top model anziana come Kristin McMenamy che ha aperto lo show, modelle plus size come Paloma Elsesser e Jill Kortleve, e Lila Grace, figlia di Kate Moss, che ha sfoggiato su una coscia il cerotto anti-diabete. Nella sfilata solo di Versace ha sfilato anche la figlia di Madonna, Lourdes Maria Ciccone, una modella non convenzionale.

Roberto Cavalli SS 22

Dal punto di vista dell’erotismo è stato un tripudio di indumenti sexy. I brand di moda durante la pandemia devono vendere il più possibile per sopravvivere e il modo migliore è rendere sensuali e attraenti le persone che vogliono tornare a folleggiare. Fendi, Roberto Cavalli, Alberta Ferretti, Blumarine, Max Mara, Etro, Emporio Armani, Emilio Pucci, Luisa Beccaria, Missoni, Prada, Sportmax, Versace, MSGM, Dolce & Gabbana, Philosophy by Lorenzo Serafini, e ancora Marni, DSquared2, Fendace (Fendi + Versace), tutti hanno mostrato in passerella un alto grado di sexitudine.

Fendi ha ripreso i disegni dell’illustratore di moda Antonio Lopez con cui collaborò in passato Karl Lagerfeld, scomparso direttore creativo di Fendi e Chanel. Fausto Puglisi ha preso pieno possesso di Roberto Cavalli e lascia il suo marchio aggressivo reinterpretando l’animale della tigre unendola a pelle nera e fantasia zebrata. Alberta Ferretti ha constatato che le donne sono pronte ad uscire di nuovo per fare festa e ha preso come simbolo di libertà la farfalla per la sua collezione che ha ritagliato anche nella forma di un top di pelle. La farfalla è pure il simbolo di Blumarine e ritorna su cinture, pantaloni e un top di denim: il fashion designer Nicola Brognano ama ispirarsi al guardaroba di Paris Hilton e Britney Spears di inizio anni Duemila. Etro torna indietro allo spirito della sua fondazione, il Sessantotto: hippie, fiori e un top di foulard che ricorda la gabbia toracica di uno scheletro. Missoni ha un nuovo direttore creativo, Alberto Caliri, a lungo braccio destro di Angela Missoni, che si è buttato a capofitto nella provocazione come un bikini portato sotto ad un trench o un top a fascia con strascico.

Prada P/E 22

Miuccia Prada ha collaborato con Raf Simons, uno stilista che di tragressione se ne intende, la loro collezione infatti si chiama non a caso Stripped Down. Il brand ha messo in scena due sfilate in contemporanea, una a Milano e l’altra a Shanghai, rispettivamente mostrate su schermi giganti e online. In scena pezzi che richiamano storicamente l’abbigliamento femminile come coppe di reggiseno e stecche di corsetto, indossati in modo insolito su semplici maglioni o cappotti di denim. Vestiti sbottonati fino in basso e soprattutto, minigonne e abiti corti con un fiocco moderno dietro che sembra provenire dalle pagine di un libro aperto da cui parte uno strascico fino a terra.

Versace P/E 22


Degni di nota gli abiti bustier in vinile di Versace di colori sgargianti, che ricordano le case Art Deco di Miami, e quelli tagliati su maniche e spacchi trasversali, a volte con bottoni o spille che delimitano la zona di pelle da mostrare. Oltre a Lourdes Maria Ciccone, sulla passerella c’erano Naomi Campbell, Dua Lipa, Emily Ratajkowski.
MSGM ha detto di non chiamare la sua sfilata sexy ma è molto difficile non farlo quando si scoprono spalle, stomaco, pancia e gambe con top, bikini, scaldacuore con lacci, minigonne, pantaloncini e scollature.

Dolce & Gabbana P/E 2022

Dolce & Gabbana hanno rivisitato le creazioni dei loro anni Novanta e Duemila, data l’alta richiesta da parte di giovani e meno giovani d’oggi: camice trasparenti, lingerie in bella vista, tagli con nastri a corsetto su pantaloni stretti in pelle, intimo con il loro logo. Hanno riciclato anche degli indumenti militari abbellendoli a loro piacimento.
Lorenzo Serafini per sua stessa ammissione voleva mostrare più pelle e celebrarla, quindi si è sbizzarrito con tutine e lingerie ispirandosi agli anni Novanta di Philosophy con le campagne pubblicitarie di Steven Meisel e Mark Borthwick. Un romanticismo sensuale e aggressivo.

Philosophy by Lorenzo Serafini P/E 22

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