Serie consigliata | Bridgerton: non il solito period drama. Sessualità, inclusività e sentimenti vengono vissuti liberamente nella nuova serie di Netflix, ma quanto corrisponde alla realtà dell’epoca?

La sera di Natale mia madre si è vista ben quattro puntate di Bridgerton, che mi aveva caldamente suggerito di guardare qualche ora prima. Mi avrebbe sorpassata nel binge watching se alla fine del primo episodio non avessi deciso di scriverci un articolo per il blog. La nuova serie prodotta da Shondaland, la casa di produzione della mitica Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy, Scandal, How to get away with murder), scritta da uno degli autori di Scandal, Chris Van Dusen, è piaciuta molto sia a me che a mia mamma. Sono riusciti a trasformare un semplice romance (in italiano è un romanzo del genere romantico, vicino al rosa) in oro grazie all’introduzione di elementi come l’inclusività, la sessualità allo stesso tempo impacciata e disinvolta di uomini e donne, la moda sgargiante che richiama la contemporaneità di serie come Gossip Girl. La prima serie infatti si basa sul primo romanzo di Julia Quinn, Il Duca e Io, pubblicato nel 2000, al quale ne sono seguiti altri tutti legati ai membri della famiglia Bridgerton. È incentrato sulla storia d’amore tra Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor) e Simon Basset (Rége-Jean Page), duca di Hastings ed è ambientato nella Londra della Reggenza inglese (1811-1820). Daphne sta vivendo già la sua seconda stagione di debutto in società e non le piace nessun suo pretendente. Quando la ragazza incontra Simon, che non vuole assolutamente sposarsi dopo che un padre crudele gli ha rovinato l’infanzia segnata dalla balbuzie, escogitano di comune accordo uno stratagemma: fingeranno di essere in odore di fidanzamento per reciproco vantaggio. A forza di stare insieme si innamoreranno l’uno dell’altra ma i fratelli e lo stesso Simon costituiranno dei continui ostacoli al loro amore. Le avventure dei personaggi sono accompagnate dalla penna tagliente della misteriosa Lady Whistledown (voce: Julie Andrews) che pubblica articoli su di loro ogni settimana con nome e cognome. Siccome la serie è infarcita da molti elementi positivi di rottura dal genere romantico – dai modi di pensare emancipati delle protagoniste al “non” vivere sessualità alla masturbazione femminile, dall’omosessualità alla diversità di colore della pelle – mi è venuto da pensare che magari alcune di queste caratteristiche fossero presenti anche nel romanzo originale dato alla luce più o meno negli stessi anni dei libri di Gossip Girl. Dopo averlo letto, sono rimasta molto delusa dalla prima fatica di Quinn e strabiliata dal superlavoro di riadattamento fatto per la serie. Chapeau! Anche se con una solidissima fan base alcuni punti nevralgici della trama non sono stati cambiati o abbelliti, compresa una negazione del consenso che scommetto molti di voi non ha nemmeno notato. Quindi a questo punto vi illustro cosa mi è piaciuto del prodotto televisivo e poi sotto vi do il mio parere sul libro. Attenzione: ci sono spoilers.

Simon Basset (Regé-Jean Page), duca di Hastings

SESSUALITÀ

Come ho accennato nell’introduzione, si capisce che Bridgerton non è il solito period drama perché di fatto non è tratto da un romanzo storico e non ci sono avvenimenti esterni importanti che coinvolgono i protagonisti. Perciò può essere considerata una dramedy, una commedia drammatica con elementi romantici che permette di prendersi diverse libertà con ambientazione e argomenti. Così Simon può avvicinarsi a Daphne e suggerirle di toccarsi nel letto per fare pratica con la sua sessualità. Il sesso tra di loro è esplicito e audace quanto e di più del libro – che usa eufemismi ed epiteti tipici del romanzo rosa per descrivere l’atto sessuale – con un occhio di riguardo al piacere femminile: cunnilingus sulle scale, lui la masturba in una chiesa tempietto senza badare a sé, lei sopra di lui in camera da letto. Sia sulla carta che sullo schermo, Simon è molto rispettoso di Daphne fino ad aspettare che la ragazza orgasmi prima di lui. Ad un certo punto però ho visto una scena che mi ha lasciata perplessa. Simon accetta di sposare Daphne ma alla condizione di non avere figli perché lui non può. La ragazza che non sa nulla di sesso, pensa che lui non possa averne nel senso di impotenza. Notando che col “metodo” del coito interrotto esce una sostanza bianca dal suo pene si fa spiegare dalla sua cameriera personale l’atto sessuale. Furiosa con Simon perché le ha mentito dato che in realtà è in grado di procreare ma non vuole, Daphne gli monta sopra e preme su di lui per non spostarsi quando viene incurante delle sue proteste. Siamo di fronte ad una violazione del consenso nel corso del rapporto sessuale. Daphne vuole per forza un bambino e impone in modo prevaricante la sua volontà sul marito. Inutile dirvi che nel libro la scena è peggiore e gli autori della serie sapevano di poter avere dei problemi, tanto che l‘hanno talmente edulcorata che non tutti si accorgono della violenza che sullo schermo diventa quasi sottile. Ne Il Duca e Io, Daphne mette a letto Simon dopo che lui è tornato a casa ubriaco marcio per il loro litigio sul fatto di avere bambini, dopo un’ora si risveglia accanto a lui, lo masturba svegliandolo e gli monta sopra approfittando della sua debolezza e sonnolenza. Daphne ha la sua vendetta perché pensa di essere nel giusto dato che lui le ha mentito: lei approfitta di lui perché lui ha approfittato di lei, anche se solo a parole. In realtà le cose non stanno così. Daphne ha forzato Simon a sposarla perché erano stati visti baciarsi in giardino e sarebbe stata vittima di scandalo. Sono finiti in questa situazione per mancanza di comunicazione verbale durante il sesso. Invece di parlare con la cameriera di come si concepivano i bambini, avrebbe dovuto parlare con suo marito in franchezza. Tuttavia, all’epoca una comunicazione aperta sulla sessualità tra marito e moglie era rara e non aderiva ai costumi vigenti. Daphne non concepirà un bambin* in seguito alla violenza e i due si eviteranno fino a riconciliarsi nell’ultimo episodio.

Eloise Bridgerton (Claudia Jessie) e Penelope Featherington (Nicola Coughlan)

FEMMINISMO

L’autrice Julia Quinn, pseudonimo per Julie Pottinger, si autodefinisce una femminista. Laureata in storia dell’arte ad Harvard, non sapendo che farsene del suo titolo, ha intrapreso la scuola di medicina che ha lasciato pochi mesi dopo per il successo dei suo romanzi. La serie si è avvalsa della sua consulenza quindi suppongo che alcune idee “ribelli” siano le sue, anche se poco traspaiono dal primo libro Il duca e Io. La Daphne cartacea dice spesso che è in grado di cavarsela da sola e che non si impressiona facilmente grazie al fatto di essere cresciuta con tre fratelli più grandi ma l’eroina della serie fa affermazioni più autoconsapevoli, tipo quella al fratello che dichiara che è suo dovere proteggerla da pretendenti insolenti come Lord Nigel Berbrooke (Jamie Beamish): “E che ne è del mio (dovere)? Non sai cosa significhi essere una donna. Come ci si senta a sapere che la propria vita è ridotta a un singolo momento. Sono stata cresciuta solo per questo. È tutto ciò che sono. Non ho alcun altro valore. Se non riuscirò a trovare un marito, sarò una donna inutile“. Malgrado la protagonista, è la sorella Eloise (Claudia Jessie) che le ruba la scena in materia femminista. Non è assolutamente interessata a sposarsi e non vuole portare l’ampia scollatura richiesta alle ragazze in età da marito. Assieme all’amica del cuore Penelope Featherington (Nicola Coughlan) è sulle tracce di Lady Whistledown per conto della regina Charlotte (Golda Rosheuvel) per stanare la sua vera identità. È un personaggio molto simpatico che assomiglia ad Elisabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Amo anche Penelope che è una femminista celata e nasconde un importante segreto. Lady Danbury (Adjoa Andoh) è un’altra donna arguta che si è fatta da sé assieme a Queen Charlotte, sono donne forti che non si fanno mettere i piedi in testa, solo parrucche!

Regina Charlotte (Golda Rosheuvel)

SOCIETÀ

Sia il libro che la serie contengono un quadro abbastanza fedele della società inglese nel periodo della Reggenza (a parte colore e accessori dei vestiti e musica pop rifatta da quartetti d’archi). Le ragazze erano veramente ignoranti in fatto di mestruazioni e sesso. Le madri spesso non dicevano nulla o parlavano per metafore classiche con fiori e api come succede tra Violet e Daphne nel giorno stesso del matrimonio con Simon. Informazioni sessuali potevano essere carpite da sorelle sposate, amici e servi. I libri da leggere concessi erano supervisionati dai genitori, anche se di sicuro qualcosa sfuggiva al loro controllo. Sono stati ritrovati diari in cui le ragazze si riferivano al ciclo come all’arrivo dei fiori o col nome di “Signora Francese”. Le donne sapevano la nozione base che se sanguinavano non avrebbero concepito. I dottori capivano ancora poco il meccanismo dell’ovulazione, ma per loro era chiaro che il seme era fondamentale per il concepimento così come, erroneamente, l’orgasmo femminile. Le ragazze dovevano mostrare di essere ignoranti per forza per sposarsi perché l’ignoranza sessuale era associata ad innocenza e verginità. Motivo per cui era proibito imbarcarsi in qualsiasi atto sessuale prima del fidanzamento, anche baciarsi, altrimenti avrebbe rovinato la reputazione della ragazza che non sarebbe stata più appetibile per il mercato. Nessuna fanciulla doveva stare da sola con un uomo che non le era parente. Nonostante la Reggenza sia considerata molto permissiva rispetto ai successivi periodi dell’Ottocento con il sesso extra matrimoniale e quello consensuale tra adulti legali e una cultura aperta sul sex working grazie ad un principe reggente di “facili costumi” (il futuro re Giorgio IV), i valori prevalenti apprezzati nelle donne erano sempre: castità, modestia e obbedienza. Il mercato di pretendenti era riservato solo agli aristocratici e aveva questo termine commerciale perché era tutta una questione di mantenere i soldi in un piccolo gruppo per controllare il potere. Zero romanticismo, baby. Se il nobile era anziano ma disponibile, non succedeva di certo che venisse rifiutato come nella serie. I giovani aristocratici non avevano la possibilità di decidere con chi sposarsi. Per le famiglie le ragazze più che i ragazzi, erano merce di scambio per stringere alleanze. Same old story.

Lady Danbury (Adjoa Andoh) e il duca di Hastings

INCLUSIVITÀ

Una delle cose che mi è piaciuta di questa serie è stata l’attenzione all’inclusività del colore della pelle. Queen Charlotte, Lady Danbury, il duca di Hastings Simon Basset e suo padre Arthur, Marina Thompson, Bill Mondrich, dame da compagnia, valletti e camerieri sono di origine africana. Con la mia solita morbosa curiosità, mi sono chiesta se la finzione avesse attinto in alcuni casi a storie vere ed effettivamente non avevo tutti i torti.

Queen Charlotte di Mecklenburg-Strelitz è stata riesumata dai meandri della storia dai giornali inglesi quando il principe Harry si è sposato con Meghan Markle per dimostrare che l’Inghilterra aveva avuto una sovrana di origine africane. La questione però è controversa. Uno storico indipendente della diaspora africana, Mario de Valdes y Cocom, afferma che la sovrana nata in Germania fosse la diretta discendente di un ramo nero della famiglia reale portoghese, Margarita de Castro, e da Souza, una donna nobile cinquecentesca, i cui antenati del tredicesimo secolo erano Alfonso III e la sua amante Madragana, definita “mora”. Tuttavia a quel tempo “moro” significava pure “musulmano”, quindi l’attribuzione rimane incerta. Gli storici sono scettici sulla teoria di Valdes anche perché un grande periodo di tempo intercorre tra Charlotte e i suoi presunti antenati. Per quanto riguarda i ritratti, gli artisti di quel periodo potrebbero avere ammorbidito le caratteristiche della regina e aver sbiancato la sua pelle. La famiglia reale d’Inghilterra ha smentito questa teoria dicendo che si tratta di dicerie e hanno cose più importanti di cui parlare.

C’è mai stato un duca nero? A quanto pare sì, però ancora una volta non ne abbiamo la certezza matematica. Si tratta di Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, detto il Moro per il colore della pelle, figlio illegittimo di Lorenzo II de’ Medici e una serva di sangue misto chiamata nei documenti Simonetta da Collevecchio. Alcuni pensano invece sia il figlio naturale del cardinale Giulio de’ Medici (più tardi Papa Clemente VII) fatto con una serva o una contadina romana. Nel 1537 fu assassinato da Lorenzino de’ Medici e un suo sicario. A meno che non sbuchi materiale inedito sulle sue origini, dobbiamo accontentarci di queste informazioni.

Will Mondrich (Martins Imhangbe) è Bill Richmond lottatore di pugilato veramente esistito all’epoca, unico personaggio storico della serie. Nato come schiavo nelle colonie britanniche a Richmondtown, Staten Island vicino New York, ricevette un’educazione in Inghilterra e alla fine sposò una donna inglese. Fu anche un apprezzato ebanista. Si cacciò spesso in risse per insulti razzisti. Si trasferì dallo Yorkshire a Londra, dove si mise al servizio del secondo barone di Camelford, Thomas Pitt, appassionato di boxe.

In generale la comunità nera durante la Reggenza era già ben radicata in piccoli gruppi che si aiutavano l’un l’altro soprattutto finché la schiavitù non fu abolita completamente in Inghilterra nel 1833. Piccola curiosità: nel romanzo incompiuto di Jane Austen, Sanditon (1817), c’è Miss Lambe, ricca ereditiera delle Indie Occidentali dal colore della pelle scuro descritta con un termine che oggi è considerato offensivo “metà mulatta”. Esiste anche un’altra ereditiera dal sangue misto, Miss Swartz, ne La fiera delle Vanità di William Makepeace Thackeray ma il romanzo è già datato 1848, i personaggi sono stereotipati e vittime di razzismo.

Penelope Featherington (Nicola Coughlan), Portia Featherington (Polly Walker), Philippa Featherington (Harriet Cains), Prudence Featherington (Bessie Carter), Lord Featherington (Ben Miller)

MODA

In Bridgerton mancano completamente cuffiette tipiche dei romanzi di Jane Austen e della moda impero (1800-1810) per una scelta specifica della pluripremiata costumista Ellen Mirjonick. I colori acidi e shocking dei costumi dei personaggi, gli accessori pesanti di evidente bigiotteria colorata portati in particolar modo dalle sorelle Featherington, sono una libertà creativa della serie per renderla più contemporanea e appetibile ad un pubblico vasto che ha ben in mente gli abbinamenti audaci di Gossip Girl.

Nei veri vestiti delle donne della Reggenza prevalevano i colori tenui pastello e in quelli degli uomini i colori scuri. Bridgerton è ambientato nella sua prima serie nel 1813, lo sappiamo dalle date degli articoli di Lady Whistledown ad inizio di ogni capitolo del libro Il Duca e io. In quegli anni andava di moda un abbigliamento neoclassico, soprattutto per gli abiti delle donne, figlio dello stile rilassato del Direttorio francese, ma più austero e rigido. Era la corte di Parigi a dettare le regole. Il vestito femminile era verticale a colonna greca con una sottoveste lunga (robe en chemise) fino ai piedi indossata sotto: i tessuti erano leggeri di mussola, tulle, crepe, cotone. C’erano diversi tipi di manica a seconda del decennio, quelle del 1813 erano a palloncino. Le ampie scollature erano coperte o da scialli o dallo spencer, una giacchina inglese corta alla vita dalle maniche lunghe e strette che si portava sia d’inverno (in velluto) che d’estate (in tessuto leggero). La chemise sotto poteva coprire la scollatura con collari a balze arricciate di mussola o pizzo (collarini alla spagnola). Ragazze e donne a corte avevano vestiti ispirati a quelli indossati da Joséphine Bonaparte durante e dopo l’incoronazione creati dal couturier Louis Hyppolite Leroy: una robe en chemise a vita alta in raso di seta e uno strascico unito alla vita in velluto bordato di preziosi ricami in oro. Abbigliamento simile nella serie lo vediamo all’inizio del primo episodio quando le ragazze di età da marito vengono presentate alla regina. Altro dettaglio anacronistico: l’uso delle parrucche era stato abbandonato dai reali europei dai tempi della rivoluzione francese. La stravaganza delle parrucche di Queen Charlotte richiama un po’ quelle di Maria Antonietta. I capelli erano raccolti in chignon con pettini, perle e fiori. Le donne avevano ogni genere di cappello: berrettini, turbanti, cuffie, cuffiotti. Completavano il look scarpine chiuse senza tacco legate attorno alla caviglia da laccetti di nastro o pelle. La moda maschile era invece influenzata dallo stile inglese con frac, gilet (in cachemire, seta o cotone), calzoni aderenti e fascianti, stivali o scarpe basse ai piedi: i colori sono scuri senza decorazioni, si va verso l’abito borghese di metà Ottocento. I revers della camicia avevano la forma di un collo a scialle e la cravatta in batista girava intorno al collo annodata a lunghe punte “senza cappio” lasciando spuntare solo i becchi della camicia. I calzoni diventarono pantaloni che poi assumeranno una staffa sotto il piede per essere più tesi e affusolati. Per uscire si usava il carrick, lungo soprabito di linea attillata a baveri sovrapposti e un cappello a cilindro o a tuba di origine inglese.

LIBRO

Per quanto la serie sia ricca di ambienti, abiti, accessori, il libro ne è completamente spoglio. È una lunga serie di dialoghi tra i due protagonisti, Daphne e Simon, e i loro conflitti con gli altri personaggi che favoriscono la loro unione o si oppongono ad essa. Il libro è un romanzo rosa con una struttura tipica: incontro-conflitto-risoluzione. La duchessa e il duca lo fanno come dei matti ma pene e vagina non vengono mai nominati: sono usate metafore ed espedienti. Esempio su tutti: la sua mano si strinse attorno alla sua eccitazione. Talvolta è talmente vago il riferimento che non si capisce l’atto sessuale che stanno performando fino ad avvertire il senso del ridicolo. Un accorgimento forse positivo: Simon aspetta sempre che orgasmi prima Daphne, a parte quando viene costretto da lei a venirle dentro. Non è strano che in una romance novel avvenga una violazione del consenso o uno stupro, sono pieni di stereotipi dove l’uomo è forte e protettivo e la donna fragile e bisognosa di protezione. La violenza sessuale è quasi un topos letterario, ahimè, molto prima che venisse dimostrato che lo stupro è in cima alle fantasie sessuali delle donne. Anche se qui i due ruoli sono rovesciati e può sembrare qualcosa di innovativo, l’atto aderisce sempre ad una logica maschilista e dovrebbe essere condannato, cosa che non accade. Come supera la coppia la violenza di Daphne? Solo con l’amore e col fatto che non possono stare lontani. In realtà Daphne vince con la prepotenza su un uomo innamorato di lei.

Il passo della violazione del consenso ve lo riporto di seguito. “Oh, diavolo!” esclamò ad un tratto Simon, la voce roca di desiderio. “Sto per…non posso…” La guardava con un’espressione quasi implorante e tentò di tirarsi indietro. Daphne lo bloccò con tutta la sua forza. Simon esplose dentro di lei, la forza dell’orgasmo gli staccò i fianchi dal letto trascinando Daphne in alto. Lei mise le mani sotto di lui usando tutta la sua forza per tenerlo dentro di sé. Questa volta non l’avrebbe perso. Non si sarebbe lasciata scappare l’occasione. Simon aprì gli occhi non appena venne, realizzando troppo tardi quello che era appena successo. […] Vide l’espressione estatica sul suo viso e improvvisamente si rese conto che lei aveva fatto tutto di proposito. L’aveva pianificato”.

Scordatevi la diversità che avete visto nella serie. Sono tutti bianchi, per la maggior parte belli e perfetti fisicamente. Solo Penelope è esplicitamente “cicciottella”. La serie è abbastanza fedele al libro in alcune parti ma in altre dinamiche se ne discosta. Daphne è molto più violenta su carta. Dà due pugni, uno a Berbrooke ubriaco e uno a Simon durante il duello per impedirgli di partecipare. Il romanzo è pieno di stereotipi e frasi fatte su uomini e donne. Nella serie è Simon a scrivere al padre lettere da lui mai aperte mentre nel libro è Arthur a scrivergli delle lettere mai spedite che lascia in custodia ad un nobile suo amico che le darà a Daphne. In tarda età il padre aveva cambiato idea sul figlio ma Simon ignorerà il suo interesse per lui. Le lettere le leggerà nel secondo lungo epilogo del romanzo alla ricerca di qualche consiglio per il fratello di Daphne, Colin, che ha un figlio balbuziente, senza trovare riscontro. Altra differenza importante: nel libro anche Anthony Bridgerton è al corrente dello stratagemma di Simon e Daphne.

Molti personaggi della serie sono assenti nel primo libro come Bill Mondrich e moglie, Marina Thompson (Ruby Barker), il principe Friederich (Freddie Stroma), Siena Rosso (Sabrina Bartlett) e la modista Genevieve Delacroix (Kathryn Drysdale). Dalla metà il libro si concentra esclusivamente su Daphne e Simon come dice chiaramente il titolo. Ci sono altri romanzi dedicati ai fratelli Bridgerton che continuano la saga. A me è piaciuto di gran lunga di più il prodotto televisivo perché è fresco, contemporaneo e attento alla nostra attualità.

Hyacinth Bridgerton (Florence Hunt), Colin Bridgerton (Luke Newton), Violet Bridgerton (Ruth Gemmell), Daphne Bridgerton (Phoebe Dynevor), Eloise Bridgerton (Claudia Jessie), Anthony Bridgerton (Jonathan Bailey), Will Tilston (Gregory Bridgerton), Benedict Bridgerton (Luke Thompson)

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