Senza Tabù di Violeta Benini è il libro di educazione sessuale che dovremo avere sui banchi di scuola e regalare a figli, nipoti, amici di qualsiasi età

foto copertina: Angela Panetta Frontera

Senza Tabù è il primo libro dell’ostetrica divulvatrice Violeta Benini edito da Fabbri Editori con illustrazioni di Enrica Mannari uscito il 10 novembre scorso. È semplice, preciso e inclusivo, ma soprattutto mette a proprio agio chi legge. Il target di riferimento sarebbero gli adolescenti ma scorrendo le pagine, ci si accorge che è proprio per tutti: bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Il volume colorato e con disegni da colorare in fondo è scorrevole con una buona schematizzazione, illustrazioni scientifiche, e non annoia. Violeta dedica la parte iniziale alla scoperta della propria identità e manifestazione di genere, all’attrazione sessuale e alle relazioni, in cui consenso e comunicazione sono importantissimi. L’ostetrica evidenzia come il sesso penetrativo non sia il solo tipo a disposizione, che la sessualità è legata al piacere, ognuno ha il suo modo di godere e non è detto che le fantasie erotiche siano desideri da porre in atto. Sostanziosa la parte anatomica, dove non solo è spiegato come funzionano maschio e femmina, ma anche i transgender dopo la riassegnazione del sesso.

L’ostetrica si è inventata anche un furbo espediente per farlo leggere ai teenagers, ispirato a sua zia che quando era adolescente lasciava “casualmente” sul tavolino del salotto il libro The Joy of Sex di Alex Comfort. Nell’aletta finale della copertina della sua opera c’è una linea tratteggiata con le forbicine da ritagliare se si è dei genitori che desiderano consigliarne la lettura senza farsi sorprendere. Violeta invita a conferire al libro un’aria vissuta per incuriosire i giovani lettori.

È possibile scaricare il gioco di Senza Tabù dal suo sito con base in quattro pezzi da stampare, ritagliare e incollare su cartone e le carte con le domande divise in quattro aree stile Trivial Pursuit: chi sei, com’è fatto il tuo corpo, come funzioni, il piacere. Ogni quesito indica la pagina del libro in cui si trova la risposta. Nel file da scaricare c’è pure un video tutorial della scultrice ed effettista speciale Cristina, in arte Crisiplastica, su come realizzare le quattro pedine di pasta modellabile a forma di vulva, pene, sedere e capezzolo. Il gioco può essere usato anche come strumento per insegnare educazione sessuale. “Le domande possono suscitare lo stimolo a parlare di o approfondire alcuni argomenti”, commenta Violeta.

Come è nata l’idea del libro?

Mi è venuto in mente un po’ per caso una mattina. L’idea si andava trasformando di volta in volta. All’inizio volevo creare un’opera da colorare intitolata Divulva Mandala con spiegazioni a lato, poi su come funziona la salute femminile e alla fine di punto in bianco è diventata sessualità per tutti. Ho cominciato a progettare il libro a novembre 2019 e l’ho proposto all’illustratrice Enrica Mannari che stava chattando con un membro di Fabbri Editori e nel giro di dieci minuti ci hanno dato la conferma per un appuntamento.

foto: Angela Panetta Frontera

Nella stesura ti ha aiutato qualche post del blog che avevi scritto in precedenza?

Ho dovuto riscrivere tutto da capo. Avendo come target degli adolescenti, non potevo scrivere “pipponi”, quindi ho imparato a tagliare e riassumere. Ho impiegato sei mesi per scrivere il libro, da marzo a metà agosto. Una grande svolta c’è stata grazie ad Andrea, genderqueer, che mi ha aiutato a riscrivere il primo capitolo che è stato suddiviso in quattro capitoli (Chi sei, Cosa Senti di essere, Come ti mostri agli altri, Chi ti attrae sessualmente e di chi ti innamori). Ho imparato tanto da lei.

Deve essere stato difficile scrivere un libro inclusivo per tutt* e devo dire che è particolarmente scorrevole.

Non è stata rispettata in pieno la grammatica: ci sono diverse parole con il plurale maschile perché mi sono sfuggiti nell’ultima correzione. Quando lo rifarò, devo vedere se riesco ad inserirci la “u”, dato che l’asterisco può essere non letto bene dai programmi. Ho usato molti giri di parole e parole quasi neutre come “persona” e “persone”.

C’è qualche speranza che il gioco del tuo libro venga prodotto come gioco da tavolo vero e proprio?

Devo capire se mi conviene autoprodurlo o farlo produrre a terzi per una questione di diritti d’autore.

Nel frattempo è possibile scaricarlo online dal tuo sito.

Sì, mi sono già arrivate due foto di persone che se lo sono scaricato e hanno costruito da sé le pedine. Si presta molto alla creatività personale.

Il gioco, foto: Angela Panetta Frontera

Il libro si sviluppa come un manuale semplice e preciso di educazione al rispetto e alla scoperta dei corpi, degli orientamenti sessuali e fornisce nozioni base di educazione sessuale. A che età bisognerebbe spiegare questi argomenti alle persone?

L’educazione sessuale-affettiva è un continuum. Bisogna parlarne da sempre, dalla nascita in poi. Il massaggio al neonato, ad esempio, è in sé un’educazione all’affettività e alla sessualità perché si insegna rispettando i suoi rifiuti che vengono presi in considerazione. Ad un bimbo piccolo si impartisce l’uso delle parole anatomiche corrette senza vergognarsi, il mostrare e spiegare come sono fatti i corpi dei genitori e dei fratelli, dire di no ai baci dei parenti se non li si desidera. I temi più specifici verranno fuori man a mano in base alle curiosità del bambino.

Studiare ostetricia che effetto ha avuto sulla tua educazione e consapevolezza sessuale?

L’università non mi ha dato molto in questi termini, noi ostetrici abbiamo ricevuto lezioni tecniche da manuale. La mia educazione famigliare invece è stata molto aperta e libera. Mi ricordo che verso i cinque o sei anni mi stavo masturbando sul letto dei miei genitori mentre guardavamo la televisione e mia madre mi ha invitato tranquillamente a farlo nella mia cameretta, visto che era un mio affare intimo. A cinque anni ho scoperto mia mamma parlare di mestruazioni a mia sorella e, curiosa come sono, ho voluto sapere tutto. Quindi la seguivo pure in bagno per vedere da dove uscisse il sangue mestruale, come si cambiasse gli assorbenti esterni e come si mettesse quelli interni. Quando mi è arrivato il menarca, non vivevo più con mia madre, e mio padre mi ha raccontato l’intero ciclo di ovulazione perché aveva frequentato qualche anno di medicina e aveva le sue conoscenze.

Tutto vissuto in modo molto naturale.

Ho sempre avuto una curiosità per la sessualità e per il mio piacere in particolare. Ho passato un’adolescenza molto sfigata, con grande desiderio e voglia di interagire ma non avevo nessuno, dunque ho letto molto. Ho iniziato a studiare di più la sessualità dal 2014.

foto: Angela Panetta Frontera

In uno dei primi capitoli stili un elenco completo e in continua trasformazione delle identità di genere. Quanto è importante etichettare la propria sessualità per le persone?

Le etichette non hanno lo stesso peso per tutte le persone ma per alcune possono aiutare a riconoscersi, a trovare il proprio posto nel mondo e tra i propri simili, ne parlavo anche l’altro giorno in una diretta con Ethan (@caspisan). Ti aiuta a dire:“Io sono questo, non sono una persona anomala”.

Il tuo è un manuale sui generis per molti aspetti, tra cui quello relazionale e consensuale che non vengono mai insegnati a scuola in nessuna materia. Perché questa scelta?

Il consenso dovrebbe essere banale e scontato e invece non lo è. È importante non solo nella sessualità ma in tutte le questioni che riguardano la vita. Le persone devono poter scegliere se vogliono fare o meno una cosa, se si sentono a loro agio a compierla. È sempre meglio sottolineare che se ho detto di sì a qualcosa, non significa che valga pure per tutto ciò che viene dopo. Posso acconsentire ad un bacio ma non ad una toccata di seno.

Nel libro evidenzi che nel sesso e nelle relazioni la comunicazione è fondamentale. Non è vero che non bisogna parlarne perché altrimenti si rovina l’atmosfera.

Eh sì! Le donne mie pazienti mi dicono spesso: ‘No, non gli dico nulla. Se mi ama davvero, deve sapere quello che mi piace’. Come se esistesse la telepatia, no? È necessario comunicare ciò che ci piace o chiederlo. Non si possono fare cento tentativi di mosse sperando di imbeccare quelle giuste senza che l’altro ci indirizzi.

Quali sono i problemi di accettazione del corpo che riscontri più spesso nei tuoi pazienti?

Ci sono difficoltà ad accettare la forma del seno e tanta sulla vulva. Dopo però aver attivato un percorso personale su quest’ultima, i pazienti arrivano ad amarla. Seguo per la maggioranza persone etero cisgender, le donne non chiedono nemmeno al loro compagno se la loro vulva gli piaccia, partono per partito preso perché non hanno visto altro di diverso.

Quando compi una visita su un paziente, in quale materia riscontri più ignoranza?

Le domande che pongo ai miei pazienti non sono per capire cosa sanno ma come funziona il loro corpo. Può capitare che al momento della visita possano non avere una consapevolezza sul funzionamento di alcune cose, tuttavia al controllo successivo hanno prestato più attenzione ai loro meccanismi e sono in grado di descrivermeli nel controllo. Con le mie domande guidate è abbastanza semplice rispondere.

Lo stile di scrittura schietto, simpatico e sincero corrisponde al tuo modo di essere in studio?

Sì, mi metto a parlare con le vulve e fingo mi rispondano. Faccio battute, spesso tristi perché sono pessima umorista. Non è per rompere il ghiaccio, sono proprio così.

Che tipo di riscontro stai ricevendo da chi ha già letto il libro?

Ottimi feedback, mi sto emozionando tantissimo. Le persone lo hanno letto rapidissime, dato che è molto interessante. Mi hanno detto che dovrebbero distribuirlo ovunque, hanno imparato tante cose che non sapevano, lo prestano a destra e sinistra, lo fanno leggere ai compagni. Tutto questo in soli sei giorni.

Prossimi progetti.

Devo iniziare a scrivere il secondo libro, non rivelo l’argomento per mantenere la suspence. Vorrei creare molti corsi online, visto che da questa quarantena ho compreso che la parte teorica di alcuni temi che affronto può essere trattata sul web. Mi piacerebbe comprare una casa nuova e ampliare il mio studio.

foto: Angela Panetta Frontera

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