Spettinate sostiene i sex workers e il loro mondo culturale attraverso le storie di personaggi gioiosi e sgargianti

Spettinate è il progetto lanciato due mesi fa da Giulia Zollino, antropologa, educatrice sessuale ed ex operatrice di strada, e Francesca Ceccarelli, designer editoriale, illustratrice e creatrice della rivista indipendente di cultura sessuale e femminismo Frisson Magazine. L’obiettivo è raccontare la pluralità e la complessità del mondo del sex work attraverso le storie dei sex workers. Spettinate ha partecipato alla raccolta fondi di Covid 19 – Nessuna da sola! , campagna per aiutare i lavorator* sessuali in condizioni di povertà durante la quarantena, che ha raggiunto la cifra di 21.693 euro.

Il nome Spettinate è saltato in mente a Giulia da una poesia di Alda Merini “Nessuno è felice, come chi sa di essere amato”, in cui la poetessa dice: “Nessuno mi pettina bene come il vento”. La scelta è stata azzeccata perché “spettinate sono le persone che si ribellano o trasgrediscono le regole“, commenta Giulia. La “e” finale del verbo non è il femminile ma una sorta di neutro che si riferisce alla parola “persone” spettinate per includere tutt*. La parte visiva del concept di Giulia è stata elaborata da Francesca. Le storie rappresentate nelle immagini sono un mix dell’esperienza dell’ex operatrice di strada. “Dietro ad ogni ritratto di sex worker c’è una cultura e un immaginario diverso”, spiega Francesca. Brenda è una transgender argentina e Antonia una sex worker rumena, ciascuna con pose e vestiti specifici. Le loro immagini sono stampate su t-shirt, tazze, taccuini e shopper e in vendita su Worth Wearing. La campagna è finita ma la raccolta fondi continua, quindi le ragazze continueranno a far uscire personaggi anche nelle prossime settimane.

Finita la quarantena, i sex worker sono riscesi in strada. “Sono aumentati gli annunci per gli incontri in casa come conseguenza del Covid”, racconta Giulia, “Alla paura delle multe sulla strada si è aggiunta quella del virus. In Argentina e Spagna sono stati redatti dei vademecum dai sex worker per ridurre il rischio di contagio come fare sesso a pecorina, tenere i guanti, lavare i vestiti a 60° gradi”. L’emergenza ha reso solo più visibile un problema che già c’era, quello della precarietà economica del lavoro sessuale. “Anche se la quarantena, secondo me, ha colpito le persone che erano più marginalizzate e vulnerabili. Ne hanno sofferto di meno quelle che hanno la partita IVA e hanno potuto chiedere il bonus all’INPS oppure quelle che lavorano online in cam”. Quest’ultimo fenomeno si è saturato durante il lockdown, dato che nessuno poteva stare in strada, il lavoro si è riversato sul web.

Per evitare che situazioni di povertà si verifichino, lo Stato dovrebbe avere un modello legislativo diverso. “Il migliore è quello della depenalizzazione e decriminalizzazione del sex work, che la maggior parte dei sex worker vuole”, suggerisce Giulia, “E una legge più inclusiva per altre forme di sex work”. Georgina Orellano, sex worker, femminista e segretaria generale AMMAR (Asociación de Mujeres Meretrices de Argentina) ha detto nei PutiTalks di Giulia, dirette Instagram in cui lavoratrici e non si raccontano , che la legge sì è importante ma prima serve la battaglia culturale: fare informazione, educazione e sensibilizzazione. Sono diversi i miti da sfatare sui sex worker uniti spesso in un unico stereotipo: l’essere donne straniere giovani e innocenti. “Ci sono divers* lavorator* della terza età, al contrario”, riferisce Giulia, “Il cliente poi non è sempre uomo, vecchio, brutto e pervertito come vuole il senso comune”. Last but not least, i sex worker non vogliono essere salvat*. “Alcuni non si identificano nemmeno nella categoria e non si autodefiniscono sex worker”.

Le parole sex work e sex worker vengono spesso salutate dai profani con uno storcere il naso generale perché gli sembra un termine radical chic o cool. “È un termine ombrello per comprendere più realtà”, interviene Francesca, “Bisogna far capire alle persone che serve per identificare un lavoro e comprendere più sessi”. Il tema del sex working dovrebbe essere inserito all’interno dell’educazione sessuale a scuola. “Bisogna infilarlo dove può essere inerente”, dice Giulia, “Ad esempio, può diventare un sottotema all’interno del macrotema del safer sex”.

Il prossimo personaggio Spettinato sarà un ragazzo, “ispirato ad un nostro idolo”, ride Francesca. Uscirà a brevissimo sul profilo Instagram di Spettinate, non vedo l’ora di scoprire il suo design e la sua storia! Spero che questo progetto cresca sempre di più per dimostrare agli italiani che il sex work esige rispetto, considerazione e diritti come tutti i lavori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...