Un’adolescente americana di origini coreane da parte materna, Kitty, attraversa l’oceano per stare insieme al suo fidanzato a distanza, Dae, e fare luce sulla storia della sua famiglia. Xo, Kitty (2023) sembra la classica serie dove arriva “l’americana” che si impiccia degli affari altrui e contamina tutto con la sua american way of life ma per fortuna non è Emily in Paris. È uno spin-off di un divertente film Netflix, To all the boys I loved before (2018), basato su una trilogia di romanzi scritta da Jenny Han, To all the boys. Kitty è la sorella minore della protagonista di questi libri, Lara Jean Covey.
La serie presenta diverse ingenuità ed errori cronologici tipici, purtroppo, di alcuni prodotti Netflix fatti con superficialità: uno su tutti, l’inizio dell’anno scolastico che in Corea del Sud, così come in Giappone, è in primavera non a settembre. Sul lato del ritmo è di sicuro molto veloce, ma riflette molto la volubilità adolescenziale, con infatuazioni che durano il tempo di sgranocchiare una caramella. Non si può considerare un k-drama perché l’amore non è vissuto in modo slow burn, tuttavia ne cavalca di sicuro alcune tematiche. Gli episodi sono corti e facilmente digeribili e gli intrecci sono molteplici but with a twist: la protagonista scopre di essere bisessuale appena incontra Yuri, la falsa fidanzata di Dae. Complicata la vita, eh?
La vivacissima trama queer
L’adolescenza è un batticuore continuo e questa serie, invece di giocare sicuro sul piano etero, come fanno diversi k-drama del momento, amplia i propri orizzonti. Una volta ottenuta la borsa di studio alla Kiss, Korean Independent School of Seoul, Kitty Song Covey (Anna Cathcart) atterra nel suo nuovo istituto e già trasgredisce involontariamente le regole: è assegnata al dormitorio dei maschi per il suo nome che in Corea del Sud può essere anche maschile. Si ritrova quindi a vivere con il fidanzato Dae-heon (Choi Min-young) e i suoi amici. Peccato che ha appena scoperto che il suo caro boyfriend è in una relazione pubblica con Yuri Han (Gia Kim), ricca figlia della preside. Quando però scopre che il loro legame è solo di facciata, comincia a stringere amicizia con la ragazza per cui scopre di avere dei sentimenti. Confida tutto al suo amico iraniano-filippino, Quincy “Q” (Anthony Keyvan) che ha un flirt col greco-francese Florian (Theó Augier Bonaventure). Dopo aver provato a stare insieme a Dae, lo lascia per la sua attrazione per Yuri che però è ignara della sua cotta e sta insieme a Juliana Porter (Regan Aliyah), una ragazza che i genitori le hanno proibito di vedere. Quando torna a casa per le vacanze estive, Min Ho (Sang Heon Lee), amico di Dae, appena apprende della rottura con il fidanzato, le confessa di essere innamorato di lei.
La situazione queer in Corea del Sud
La seconda stagione presenta ulteriori sviluppi per la trama queer della serie con nuovi personaggi, tuttavia, preferisco non spoilerarvela e lasciarvi il piacere di godervela da solə. La serie è stata rinnovata per una terza stagione, che potrebbe rivelarsi interessante anche dal punto di vista eterosessuale. A me sono piaciuti gli intrecci dinamici tra persone dello stesso sesso, ben consapevoli dell’atteggiamento culturale non proprio friendly del Paese nei confronti della comunità Lgbtqia+. Le famiglie coreane preferiscono nascondere le tendenze queer dei propri componenti, nonostante i giovani abbiano un atteggiamento più rilassato. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è riconosciuto, ma nel 2024 la Corte Suprema del Paese ha stabilito che lo Stato deve riconoscere benefici coniugali alle coppie omosessuali, come l’assicurazione sanitaria. Un altro fattore importante da non trascurare è che l’approccio sereno della Kiss è proprio di una scuola internazionale e non è la prassi in Corea. Nel 2021 l’Human Rights Watch ha rilevato nelle scuole coreane bullismo, discriminazione dell’identità di genere, esclusione dai programmi scolastici e mancanza di sostegno mentale nei confronti delle persone Lgbtqia+. Sul lavoro, l’orientamento sessuale non viene rivelato per paura di essere discriminati ed emarginati. Nella serie non è tutto rose e fiori per le persone queer, però aleggia una buona dose di leggerezza per staccare un po’ dall’amara realtà.





