Gli elfi, personaggi più terreni e sessuali di quanto ci immaginiamo

Non nutro un amore smisurato per gli elfi. Quando uscì per la prima volta Il signore degli Anelli mi ricordo che per me il più interessante era Aragorn, un comune mortale interpretato dal figaccione di Viggo Mortensen. Legolas non mi diceva nulla assieme ai suoi compari. Gli elfi di Tolkien mi sono sempre sembrati gli equivalenti degli angeli della tradizione cattolica, eterei e totalmente distaccati dalla realtà. Oppure li confondevo con folletti e gnomi che aiutavano Babbo Natale in questo periodo. Mi sbagliavo. Gli elfi originari sono molto simili a delle divinità della fertilità e sono stati svuotati del loro significato con l’arrivo della religione cristiana che li ha demonizzati riducendoli alla stregua di macchiette. Ora osservano i bambini da uno scaffale riferendo le loro azioni buone o cattive a Babbo Natale, si trovano nei centri commerciali come assistenti dell’uomo barbuto o ancora nelle serie fantasy. Una volta vivevano in mezzo a noi ed era facile incontrarli.

L’origine del nome

Tacito nel suo Germania riporta che le popolazioni germaniche veneravano donne veggenti chiamate Albruna. Il nome è composta da alb/elb che significa “elfo” e rún, una parola germanica antica che si riferisce a segreti magici (ricorda la runa dell’alfabeto runico che sta per ‘mistero, segreto’). La menzione dello storico romano fa pensare che queste creature fossero conosciute da molto tempo. Il termine che usiamo per designare gli elfi proviene infatti dalle lingue germaniche. Dal Medioevo in poi inizia ad essere impiegato come sinonimo per gnomi o nani o incubi. La radice indoeuropea di elfo è *albh-, “splendere, essere bianco”. Il lessema “alp” si poteva trovare in molti nomi propri di persone per portargli fortuna e proteggerli come gli angeli custodi nella religione cristiana. Solo che a differenza nostra, l’individuo che aveva tale nome diventava devoto a uno di questi esseri soprannaturali (e lo stesso accadeva per nomi composti con divinità).

La natura divina degli elfi e il loro legame con i morti

Gli Aesir, una volta creata Asgard, costruirono regni-dimore anche per altre divinità come gli Elfi, la loro si chiamava Álfheimr (Mondo degli Elfi). Questo popolo sta sotto l’egida di Freyr, dio Vanir della pioggia e del sole, signore della fertilità, indigeno della Scandinavia, sconfitto nella guerra con gli Aesir, che invece provenivano dall’Asia. Gli Elfi che vivono vicino agli Dei sono chiamati Elfi della Luce (Ljósálfar), sono lucenti e dediti alla magia come Nani e Norne. Queste creature sono sempre state legate alla magia. Il segno magico del pentacolo era chiamato dai Germani Alpfluss, “piede dell’Elfo”. Il nome germanico della mandragora è Alraun, “Segreto dell’elfo”. Esistevano incantesimi che chiedevano l’aiuto degli elfi o protezione da essi.

Gli Elfi erano venerati come degli Dei. Il solstizio d’inverno, Jól, ha il sinonimo álfablót, “il sacrificio degli elfi”. È una festività in cui sono ricordati i morti con riti per rendere la terra fertile per la primavera. Veniva offerto un grande sacrificio (probabile la carne di un animale come un toro) al dio Freyr e fermentata una birra speciale. Ancora nel 1018 in Svezia veniamo a sapere dallo scaldo Sigvatr þóðarson che alcuni contadini non gli avevano offerto ospitalità perché stavano facendo questo sacrificio. Il carattere sacrale di queste creature si capiva pure dal fatto che non tolleravano sporcizia e spreco, quindi non si poteva defecare o orinare nei pressi dei luoghi dove si pensava vivessero. In norreno ci sono due simpatiche espressioni riferite a questi due verbi che significano “liberarsi da urina o escrementi”: àlfrek ganga e àlfrek hava, che vuol dire letteralmente “scacciare gli elfi”.

Siccome gli antichi credevano che i morti dimorassero nel terreno, ciò ha creato spesso confusione tra loro e gli spiriti della terra. I morti hanno sia potere sulla fertilità del suolo sia sono intermediari tra gli esseri umani e gli Dei per intercedere per conto della loro famiglia. Spesso i morti buoni, quelli che hanno avuto una vita esemplare, possono elevarsi allo stato di Elfi, che sono divinità minori, come succede nel cristianesimo con le persone proclamate Sante.

Arondir (Ismael Cruz Córdova) in Gli Anelli del Potere

Il colore degli Elfi

Le principali polemiche sulla serie Gli Anelli del Potere (Amazon Prime) hanno riguardato il fatto che esistessero elfi neri affianco di quelli bianchi. Per alcuni indica che i primi si trovassero sotto terra, per altri il colore della pelle. La fonte principale alla quale Tolkien attinse a piene mani è la mitologia nordica, che vi ho illustrato sopra, che però nel tempo è stata modificata da poeti scandinavi, gli scaldi, influenzati a loro volta dall’affacciarsi del cristianesimo nelle loro terre. Lo storico e poeta islandese Snorri Sturluson introdusse la distinzione tra svartálfar (elfi neri) e døkkálfar (elfi oscuri). Nel Gylfaginning dice che gli elfi della luce vivono nell’Alfheimr e quelli oscuri sotto terra. L’elfo oscuro è nominato solo in questo passaggio in tutta la letteratura germanica. Snorri riferisce che sono “più neri della pece” e subito li rimpiazza con gli elfi neri che sembrerebbero essere affini ai Nani come concetto perché forgiano la catena per legare il terribile lupo Fenrir.

Perché questo casino? A quanto pare Snorri, da cristiano, tentò di trasporre la storia degli angeli bianchi e neri nella mitologia nordica. Si potrebbe anche essere ispirato al nuovo concetto del Purgatorio, inventato proprio nel primo Medioevo, secondo cui chi non era né buono né cattivo doveva andare a trascorrere del tempo in questo posto in proporzione ai propri peccati. Nelle terre germaniche era molto popolare la leggenda degli angeli neutrali. Quando Lucifero si ribellò a Dio, i suoi seguaci furono gettati all’Inferno e trasformati in demoni neri; gli angeli neutrali (che non avevano preso le parti di nessuno) furono spediti sulla Terra. Questi ultimi vi misero radici e diventarono fate, nani e spiriti.

Sauron e Galadriel, Gli Anelli del Potere

La demonizzazione degli elfi

Lo stretto legame degli Elfi con la fertilità li rendeva importanti nel sistema di credenze germaniche pagane. Per questo gli ecclesiastici li ridussero alla stregua di nani e demoni, instillando terrore verso di loro nelle stesse persone che fino a quel momento li avevano riveriti. Il declino di queste divinità iniziò in Inghilterra dove il cristianesimo era presente dal settimo secolo dell’era corrente. Il termine “elfo” fu usato per indicare creature di origine latina o greca: per esempio, le amadriadi e le ninfe furono chiamate “elfi del legno” e “elfi dell’acqua”. Lo scopo era sgombrare la parola della sua funzione originaria.

Gli elfi furono associati a creature malevole come spiriti della notte e diavoli. Nell’inglese antico l’incubo è chiamato “il maleficio dell’elfo”. Nel Medioevo diventarono responsabili dei mali che affliggevano gli esseri umani. Furono associati alla pazzia e all’epilessia. Sempre nell’inglese di vecchia data un uomo pazzo o epilettico viene chiamato elfoso (elfy). Attribuite a loro erano pure malattie come orticaria, coliche, rosacea, lombaggine e cenurosi delle pecore. In Danimarca chi era tormentato dagli elfi, si diceva che fosse “colpito dal colpo dell’elfo” (simile al nostro “colpo della strega”).

Aragorn e Arwen, Il Signore degli Anelli

Il sesso tra elfi in Tolkien

Non troverete la descrizione del sesso tra elfi ne Il Signore degli Anelli di Tolkien ma in Leggi e Costumi degli Eldar nel decimo volume della Storia della Terra di Mezzo, L’anello di Morgoth, inedito in Italia. Però non vi aspettate chissà che. Come Snorri, anche l’autore inglese era profondamente influenzato dai suoi valori cristiani e ha lasciato poco spazio alla fantasia. Il sesso fatto nell’amore per gli Elfi è fonte di grande “delizia e piacere” ma vi perdono interesse dopo aver figliato. Il loro periodo sessualmente attivo può andare da uno a diverse centinaia di anni. “Di rado sono influenzati dai desideri del corpo” perché sono per natura morigerati e saldi. Tolkien dice che neri e nissi (uomini e donne, tra l’altro “nisser” in danese è il plurale di elfi) sono uguali a parte in una leggera differenza di velocità per chi non ha avuto bambini. Gli elfi si sposano attraverso il sesso: l’unione carnale è un’unione anche matrimoniale. Celebrano il giorno del loro concepimento e non quello della loro venuta alla luce. Tra il concepimento e il parto passa un anno. L’incesto è tabù e l’omosessualità non viene nominata ma nemmeno esclusa. Se un elfo viene stuprato, muore all’istante. Il sesso tra specie diverse finisce in genere in modo tragico.

Nel materiale di pubblicazione d’archivio degli elenchi di parole della Prima Noldorin risalente agli anni Venti, Tolkien ha pubblicato i nomi dei genitali in Quenya, una delle lingue elfiche da lui inventate. Huch sta per “organo genitale femminile”, móna “utero”, vië è il “membro virile”. Il sedere si chiama “hacca” ed essere nudi è “helda”. Il coito è “puhta” e il desiderio sessuale si chiama “yérë”. Per un elfo la più grande fonte di eccitazione sono i capelli che lasciano crescere lunghi apposta. Anche la voce ha un certo grado di attrazione.

Trovate più foto del mio costume da elfo su Instagram

Costume e calze: Fever Collection, stivali: Steve Madden

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