La storia del Burlesque – Parte 1

Curo l’ufficio stampa per l’evento La Tana del Coniglio, organizzato da Veruska Puff e Sul Filo di un Sogno, che si terrà sabato 12 novembre al Teatro Concordia di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Dato che gli spettacoli principali sono di burlesque, vi racconto la storia di questa arte ripresa direttamente dalla mia tesi di laurea.

Burlesque è un termine che deriva dal latino burlae, scipitaggini. In inglese è usato sia come aggettivo nel senso parodistico che come sostantivo, nel senso di farsa. Il verbo to burlesque vuol dire mettere in ridicolo.

Il primo esempio di burlesque è rintracciabile in Lisistrata di Aristofane, uno dei principali autori della commedia antica. Nella trama le donne di Atene, guidate da Lisistrata, forzano gli uomini a cessare le guerre del Peloponneso negandogli di fare sesso. I ruoli sociali sono rovesciati. Al termine della storia le donne vincono la battaglia contro i mariti trovando un accordo.

Nel Seicento la prima performance inglese ad essere etichettata burlesque fu la satira di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, intitolata La più lamentosa commedia e più crudele morte di Piramo, scritta da sir George Villiers, duca di Buckingham.

Il burlesque come genere teatrale vero e proprio apparve nel 1815 grazie alla figura di Eliza Vestris, una delle più grandi interpreti di opere comiche e canzoni dell’epoca romantica e vittoriana.

Fu una forma d’arte diretta discendente della Belle Epoque. Erano gli anni dell’Art Nouveau e della danza dei sette veli della Salomè di Oscar Wilde, che causò enorme scandalo quando fu rappresentata per la prima volta.  L’icona di questa femme fatale si ispirava alle cortigiane del periodo, chiamate “mantenute”. Nonostante ricevessero una sorta di vitalizio, non era insolito che queste donne avessero un secondo lavoro nei più famosi locali di Parigi. 

La gente accorreva a fiumi al Folies Bergère e al Moulin Rouge per guardare la Belle Otero, Liane de Pougy, Emilienne D’Alençon e Cléo de Mérode. Ballavano lo sfrenato can can con le calze a rete colore carne create da un commerciante dell’Opéra, Maillot.

Uno dei primi striptease ad essere mostrato sul palco fu Le coucher D’Yvette (Il coricarsi d’Yvette). Yvette si preparava lentamente per la notte sciogliendo lentamente i nastri del corsetto, arrotolando le calze e finendo con indosso solo calzoni e camicia da notte.

La nudità in movimento non veniva mai rappresentata, solo nei tableaux vivant, che erano appunto statitici.

All’inizio il Burlesque si sviluppò parallelamente al Vaudeville, da cui derivò lo stampo popolare, l’umorismo, i balletti e le canzoni maliziose e satiriche. Dal cabaret parigino riprese il tipo di fruizione: il pubblico mangiava e beveva durante gli spettacoli. Dal music hall inglese e dal café chantant francese mutuò il modo di cantare e porsi delle attrici. Si appropriò, infine, di siparietti, doppi sensi e acrobazie del circo. Il risultato fu una parodia, intervallata da numeri di varietà, canzoni e balli. I luoghi in cui si faceva erano sale da ballo e birrerie. Il pubblico era povero, apparteneva alla classe lavoratrice.

Nel 1868 la compagnia inglese The Imported British Blondes di Lydia Thompson sbarcò a New York nella produzione Ixyon per proporre questo spettacolo alla massa americana. Le donne interpretavano uomini o viceversa, recitavano con numeri individuali ed erano presentate col proprio nome. La compagnia ebbe il merito di spostare l’attenzione dagli sketch comici alla pubblica esibizione della sessualità femminile.

Nel 1869 M.B. “Mike” Leavitt, produttore teatrale, diede vita al primo Lady Minstrel Show, Madame Rente’s Female Minstrels. Le ragazze erano le uniche protagoniste dello spettacolo e si esibivano in corsetti e collant. Mise assieme minstrel show, vaudeville e parodie musicali in un unico format che nominò burlesque. Battezzò la troupe Rentz-Santley Novelty & Burlesque Company. Il suo format venne adottato da tutte le compagnie di fine secolo.

Gli spettacoli si fecero più audaci. La danza del ventre, introdotta in USA alla fiera di Chicago del 1893 da Farida Mazar Spyropoulos, in arte Little Egypt, conferì sensualità alle esibizioni. Fu introdotto un movimento di spalle e muscoli pettorali, lo shimmy (vibrazione). Ciò collocò le performer in un contesto specifico chiamato esotico, come sinonimo di altro o deviante (da qui il termine exotic dancer). Il danzare esotico diventerà in fretta inseparabile dal danzare erotico.

Alla fine del Diciannovesimo secolo la parola nudo divenne sinonimo indiscusso di donna. Le campagne sociali puritane per la soppressione del vizio alimentarono le paure per le loro immagini sessualizzate, ritenute responsabili dello sfaldamento del tessuto sociale. L’opinione pubblica riteneva che il comportamento che una ragazza mostrava sul palco riflettesse quello che fosse in realtà (come oggi, ahimè). Era un potente significante della sua moralità personale.

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