Dobbiamo fare pace con la gelosia

Nella foto è usato “mio” come pronome possessivo inteso come oggetto e non come persona maschile

Non mi sono mai autoanalizzata sulla gelosia fino a quando chiacchierando tra amici l’argomento non è venuto fuori. Mi stupivo molto che una mia amica provasse della gelosia retroattiva, ovvero fosse gelosa delle partner passate del suo ragazzo. A me non succede perché penso sia assurdo essere gelosi di un rapporto che è morto (almeno ai miei occhi). Ho scoperto però che anch’io non sono immune al mostro dagli occhi verdi, anzi. Nelle relazioni sono una persona insicura, forse perché mi ritengo una tipa adattabile, finisco per anteporre i bisogni degli altri ai miei e spesso, anche se dico chiaramente cosa voglio, mi accorgo di fare più quello che desidera l’altra persona che quello che desidero io. In questo scenario è facile immaginare che in situazioni di incertezza relazionale o di incontro con spiriti liberi, io metta le mani avanti. Il pensiero patriarcale che gli altri siano più svelti di me, ovvero vadano con più persone, si insinua nel mio cervello senza considerare che anch’io possa essere vista altrettanto così dato che vengo giudicata una persona libera (solo perché ho un blog sul sesso). Quando incontro un uomo della mia stessa tipologia penso proprio: “chissà quante ne vede”. Nonostante in alcuni casi questo pensiero sia generato da fatti realmente raccontati dal soggetto in questione, mi funge anche da tappo-calmante per non farmi male in seguito. La consapevolezza però non previene dal dolore, che colpisce sempre uguale, e a volte anche peggio se ci consideriamo stupidamente immuni. La mia è una sorta di gelosia mascherata in indifferenza sportiva. Ho provato a controllare nelle varie classifiche delle gelosie se abbia un nome, ma non mi risulta. Ancora oggi non so come combatterla perché si ripresenta indisturbata. Posso aver acquisito sicurezza in molti campi, ma nelle relazioni prevale spesso la paura di essere rifiutati che affonda le radici in antichi episodi anche infantili. All’esterno non comunico, soprattutto al diretto interessato, questo tipo di pensieri perché penso sempre non gli interessi (ecco la scarsa autostima), quando invece farei bene a dirlo.

Maleficent (2014)

Le definizioni di gelosia date da amici e followers

Ho effettuato dei sondaggi tra miei amici e followers Instagram per capire che percezione generale si ha di questo agglomerato di sensazioni identificato sotto un unico termine: gelosia. Le risposte sono state le più disparate. C’è chi parla di gelosia sana e chi invece dice che se una persona è gelosa non ti ama veramente. Vi riporto di seguito i pareri che mi hanno più colpito.

“L’origine di questo status è sempre la paura di perdere il proprio partner. La sensazione di perdere qualcuno implica per forza possedere qualcosa o qualcuno. Il problema è che spesso confondiamo l’amore col possesso o pensiamo che le due cose viaggino parallele ma è un’illusione. Se pensiamo che i nostri partner siano ‘nostri’ non è amore”.

“È un meccanismo che scatta solo nel momento in cui l’altra persona ti dà motivo di farlo scattare“.

“Sicuramente la situazione influisce molto, in questo caso mi preoccupo più per quello che possono fare gli altri piuttosto che per il comportamento della mia ragazza“.

“Sono gelosa e possessiva ma col tempo e la maturità ho imparato a dosare e a rendere costruttive queste reazioni. Penso che la gelosia sia fondamentale nella relazione perché aggiunge quel po’ di piccantezza che rende ogni piatto più sfizioso, ma sia ben chiaro: c’è un limite a tutto“.

Sono gelosa anche con gli amici ma cerco di contenermi per non scassare il cazzo”.

Tutto dipende dalla fiducia reciproca“.

“In generale la gelosia è un sentimento che per me non comporta azioni. Se ha interesse per un’altra, di certo non lo mostra di fronte a te, almeno il 90% delle persone fa così. Le reazioni gelose come impedimenti, musi lunghi, restrizioni sono delle emerite cavolate, non servono a nulla“.

“Sono geloso il giusto. Anche se siamo una coppia scambista, un minimo di gelosia ci deve essere“.

Da più giovane ero molto geloso. Mi sentivo defraudato di tutte quelle esperienze vissute senza di me. Ora invece non lo sono quasi per niente. Anzi, sono contento della felicità altrui”.

Non sono gelosa perché per me amare significa riconoscere la libertà della persona“.

Othello (1995)

Le scenate di gelosia

Ho assistito a diverse scenate di gelosia nella mia vita. Quasi sempre fatte da altri, tranne una volta in cui il mio fidanzato dell’epoca me la fece via telefono perché non aveva il controllo sulle mie uscite del venerdì e del sabato. Avevo ventitré anni e lui più di trenta, lui in Romagna e io nelle Marche. Mi sembrò ridicolo insinuasse che uscivo con altri ragazzi quando pensavo solo a lui. Mi sembrava un estraneo quando mi riferiva le sue malsane teorie al telefono. Riflettei che quella persona non aveva capito proprio nulla di me e fui felice che mi lasciò per questo motivo. Ci stetti male tre giorni di numero e poi via, dimenticato (lui però no, dato che continuava a tornare e rompere le scatole, l’ho bannato su ogni social).

Ho avuto sempre dei pensieri contrastanti nell’assistere a scenate di gelosia. Mi è sempre dispiaciuto per le persone coinvolte perché sono esplosioni generate da una profonda sofferenza, giusta o sbagliata che sia. Mi ricordo che nel nostro gruppo di amici di più di dieci anni fa ne succedevano di parecchie e clamorose in una coppia in cui l’insofferenza di entrambi era evidente, ognuno per motivi diversi, ma prevaleva sempre la stessa sensazione: la volontà violenta di voler controllare l’imponderabile. Se ci sono paure, bisogna comunicarle, e se non si riesce a superarle, è inutile andare avanti per inerzia.

Quando entra in ballo la violenza, psicologica o fisica, si parla di gelosia patologica. Si tratta di un sottotipo del disturbo delirante e si manifesta quando una persona è preoccupata che il partner le sia infedele senza avere prove o poco a disposizione. È caratterizzata da egosintonia, ovvero le idee sono proiettate sui comportamenti. Le persone affette da questo disturbo hanno una forte associazione con stalking, cyberstalking, sabotaggio, violenza. È anche chiamata Sindrome di Otello, dal personaggio di Shakespeare che si fece accecare dalla gelosia instillatagli da Iago nei confronti della sua amata Desdemona, e può essere trovata in schizofrenia, disturbo delirante, disordine bipolare, alcolismo, disfunzione sessuale, malattia neurologica.

Riporto di seguito le opinioni di amici e followers sulle scenate di gelosia.

Faceva leva sulle mie insicurezze per tenermi legata a lui e mi faceva sentire sbagliata/in difetto/in colpa. Il concetto era che lui era l’unico che poteva proteggermi, che mi apprezzava davvero. Era anche geloso delle mie amiche”.

“Il mio ex, con cui ho avviato una causa penale per maltrattamenti, era ossessionato. Pensava che io lo tradissi nonostante fossimo sempre insieme. Io piano piano avevo abbassato ogni mio confine per ‘dimostrargli’ che poteva fidarsi ma tutto ciò non è era servito ad altro che venire avvolta ancora di più nella spirale della violenza“.

“Cinque anni durante i quali le ho permesso di rovinarmi la vita, chiudere amicizie e decidere per me. Quando è finita, è diventata una stalker con tanto di minacce a me e alla famiglia“.

“Ho fatto scenate di gelosia, sì. Ma le conseguenze sono state tutte diverse perché fatte a persone con caratteri diversi. Se fai una scenata di gelosia ad una persona egocentrica, passi dall’essere tradita all’essere esagerata. Se esprimi i tuoi dubbi a persone sincere e leali, non ci sono conseguenze, se non quelle di chiarirsi da persone mature che comunicano“.

I motivi della gelosia

C’è della verità in ogni risposta che ho ricevuto. Come mi ha spiegato il sessuologo e psichiatra Marco Rossi, la gelosia è scatenata da due fattori: bassa autostima e volontà di controllo. “La prima implica che gli altri possano essere migliori di te in tutto o in parte, la seconda considera il soggetto amato come una proprietà che non deve diventare di nessun altro”, illustra Rossi, “La gelosia è un sentimento distruttivo che ti corrode da dentro. Se esiste la fiducia nel partner, non c’è e non ci deve essere. Tuttavia quando arriva, bisogna viverla non evitarla“. La scarsa autostima racchiude anche la paura dell’abbandono e quella di non essere abbastanza.

A questo proposito, un mio amico ha detto che quando una persona è gelosa dell’altro, è perché non lo ama. Questa affermazione mi sembra vera a metà. Se siamo gelosi sempre e costantemente, è chiaro che abbiamo un grave problema personale. Se invece normalmente non siamo gelosi, però iniziamo ad avere delle avvisaglie di quegli aghetti al petto che non derivano da una scorretta posizione di allenamento fisico, significa che il partner è ambiguo e non ci ispira fiducia in certi atteggiamenti. Vuol dire che non c’è comunicazione su un qualcosa che per noi è importante e per l’altro no. Dobbiamo sempre comunicare quello che non ci piace in una relazione di qualsiasi tipo perché oltre a rabbia, frustrazione, nervosismo, possiamo coltivare la famosa gelosia che potrebbe trasformarsi in un cane a tre teste. È necessario fare pace con questo agglomerato di sensazioni e confessarla all’altro. Capisco però che siamo restii ad aprirci dato che viviamo in una cultura che scansa la gelosia come se fosse una “quisquiglia”, un sentimento sciocco da bambini. Ci vergogniamo di essere gelosi come se avessimo commesso un delitto. Anche la gelosia è un tipo di sentimento che va assolutamente espresso per essere superato e dissipato. In casi seri, bisogna consultare un terapeuta o un medico specializzato per uscirne.

Monsters & Co. 2001

Come viene rappresentata la gelosia

Nella società moderna la gelosia è considerata in modo assolutamente negativo. Questa concezione si è diffusa nel Diciottesimo secolo ed è giunta fino ai giorni nostri. Precedentemente era considerata legittima e sacrosanta, almeno dall’antica Grecia in poi. Lewis Morgan, uno dei padri dell’antropologia sociale, sostiene che nel comunismo primitivo (corrispondente al Paleolitico) non c’era distinzione tra consanguinei e affini. La famiglia monogamica si formò con l’avvento dell’agricoltura, diventando un’unità di produzione su un appezzamento di suolo coltivabile, fatto e sfruttato per nutrire un gruppo ben definito. Il matrimonio fu inventato come contratto per vivere, fare sesso e procreare con un unico uomo nella casa di proprietà di quest’ultimo. Da qui è derivata la complessa tassonomia per distinguere i membri del gruppo dal capofamiglia. Una teoria economica molto probabile dal quale sarebbe originata la possessività sessuale, che è stata ripresa sia da Engels che da Marx. Per loro dovremo liberarci della proprietà privata per togliere di mezzo la gelosia. Anche Simone De Beauvoir nel Secondo Sesso supporta questa visione: “Finché ci sarà proprietà privata, la violazione della fedeltà da parte di una moglie sarà considerata alto tradimento”. E ancora: “Finché ci sarà matrimonio, ci sarà adulterio”. Questo modo di pensare va a braccetto con i risultati degli studi intraculturali: le culture patriarcali esprimerebbero molto di più la gelosia rispetto ad altre. Mi sento di dire che anche una cultura matriarcale potrebbe essere soggetta ad un simile fenomeno, dato che si basa sempre sul dominio di un sesso su un altro. Inoltre, pure se alcune idee sistemiche possono influenzare e incentivare la gelosia, non può assolutamente differenziarsi in “gelosia maschile” e “gelosia femminile” perché vivendo nella stessa società a senso unico, ogni sesso ha lo stesso modo distruttivo di “affrontare” questo sentimento. Sono di sicuro punti di vista interessanti che però rappresentano solo una parte della verità, non tutta la verità.

La gelosia tra i poliamorosi

Se le tesi appena snocciolate fossero totalmente vere, tra poliamorosi non esisterebbe la gelosia. Ma non è così. A questo proposito è stato illuminante l’intervento della psicologa clinica Dania Piras, che è giunta prontamente in mio soccorso. Innanzitutto mi ha detto che la gelosia “è un’emozione che ne contiene al suo interno molte altre, come ad esempio la paura di sentirsi esclusi, venire abbandonati o di non essere abbastanza”. Deve essere distinta dall’invidia con cui spesso è confusa e va contestualizzata nella propria storia personale. Si tratta di un discorso complesso che non va generalizzato. “A volte un comportamento del partner ci innesca una reazione che noi leggiamo come gelosia ma che potrebbe essere altro, tipo il reiterarsi di uno scenario traumatico già vissuto e irrisolto, che potrebbe essere una questione di attaccamento insicuro”. Un concetto importante è che “spesso possiamo sentirci minacciat* da ciò che non sappiamo o conosciamo perché nella mancanza di informazioni tendiamo a riempire i vuoti con le nostre paure”. Un po’ il meccanismo che fa nascere le elucubrazioni mentali, comunemente dette “seghe” mentali.

La compersione, la felicità per il coinvolgimento sentimentale o sessuale del partner con un’altra persona, non è un’emozione specifica dei poliamorosi, non è obbligatoria e può convivere con la gelosia, secondo Dania. La compersione infatti richiede la capacità di accettare che non è sempre possibile essere l’unica causa dello stare bene della persona che si ama e l’essere felici all’idea che possa amare e investire affettivamente in relazioni con altre persone oltre a noi. “In un mondo pieno di ‘economia della fame’, dove si vive nel terrore che ci venga sottratto ciò che pensiamo ci spetti”, spiega la psicologa, “provare compersione è difficile perché significherebbe accettare (anzi, essere felici) di stare in una posizione di grande insicurezza“.

Conclusioni

Quindi se una persona è gelosa non vi ama, non è vostra amica, bla, bla? La risposta è: dipende. Se la gelosia persiste nonostante non ci sia nulla da temere, potete aiutarla solo allontanandovi. Perché non è detto che questa messa di fronte al problema, ammetta di averlo, anzi, spesso tutto il contrario. Deve accorgersi autonomamente della sua problematica e solo lei può sapere come combatterla o cercare qualcuno che la aiuti. Come per entrare in Croce Rossa ci sono dei corsi specifici da seguire, così anche voi non potete improvvisarvi in terapeuti perché alla fine della storia: chi fa da terapeuta a voi?

La gelosia passeggera invece è la manifestazione di una sofferenza interiore che è necessario sia espressa subito all’altro in questione così da eliminare ogni falsa chimera. Non bisogna reprimerla, potrebbe esplodere peggio di una pentola a pressione chiusa male. Tenere bene a mente che più si diventa drastici, violenti, morbosi, più il partner ci saluta da lontano senza fazzoletto ma col dito medio. Esterniamo in modo pacato e tranquillo cosa ci tormenta. Mai avere paura di essere se stessi con i propri sentimenti e rispettare sempre l’altro come una persona in carne e ossa e non come un oggetto da possedere.

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