Il Vagina Museum avvia il crowdfunding e scopro che conoscere la propria vagina significa conoscere se stessi

Una settimana e mezzo fa è uscita la notizia che il Vagina Museum ha avviato il crowdfunding per aprire un museo temporaneo al Camden Market di Londra. Dato che seguo la vicenda sin dal 2017, ho comunicato contenta l’iniziativa alle donne reali e virtuali che conosco. Soprattutto da conoscenti e amiche, non c’è stato tanto entusiasmo, alcune non mi hanno nemmeno risposto, e chi mi segue su Instagram ha avuto bisogno di una story di incoraggiamento per esprimere il proprio parere sul museo. Un uomo sulla pagina Facebook del blog ha detto che gli sembrava addirittura una “boiata”. Purtroppo quando si parla di parti intime, sia femminili che maschili, la risatina è dietro l’angolo. A cosa serve sapere come sono fatti? Io mi conosco già, mi sembra inutile, ci sono cose più importanti, magari ci vado per divertimento: sono questi i pensieri e le risposte più frequenti da parte delle persone, senza distinzione. Certo, la maggioranza dei miei follower ha detto di essere incuriosito e vorrebbe andarci, ma sono di parte visto che seguono un blog sul sesso. Significa che hanno già un atteggiamento positivo verso la sessualità.

La vagina è un organo che da secoli viene nascosto, rinnegato e trasformato in qualcos’altro pur di non ammettere la sua unicità. In televisione si possono dire tutte le parolacce del mondo, ma “fica” no e il termine “vagina” viene nominato solo nelle trasmissioni anatomiche a tema. Anche noi portatrici facciamo finta che non esista finché non mestruiamo o non ci troviamo con un pene all’interno o a desiderare di incastrarci con altre vagine. Prima, il deserto. “I bambini non devono toccarsi o esplorarsi i genitali”. No, non si fa, eh. Poi diventiamo adulti e a malapena siamo consapevoli delle fattezze esteriori ed interiori del nostro corpo. Scopriamo tardi di che pasta siamo fatti. Quando ho chiesto alle donne che mi seguono se amassero o odiassero il proprio organo genitale, spesso mi è stato risposto: “Prima la odiavo, adesso la amo”. Si odia sempre ciò che non si conosce. Oppure, peggio, siccome non se ne capiscono i meccanismi, scatta l’indifferenza.

The Great Wall of Vagina, Jamie McCartney (2008).

Non stimiamo la vagina per infezioni, malattie o il suo aspetto. Siamo abituate alla perfezione dell’antica Grecia basata sulla simmetria. Nessuno ci dice che sono le imperfezioni a costituire il vero bello; se siamo fortunati, lo impariamo col tempo. “Imparare ad amarla mi ha permesso di volermi bene a 360 gradi. Il rapporto col mio corpo è complicato a causa della mia insicurezza, di brutte esperienze e problemi di salute. Era come se non mi appartenesse per fattori esterni. In questi ultimi anni ho smesso di vergognarmi della mia sessualità e delle mie voglie, di pensare ai giudizi altrui e mi sono riappropriata del mio corpo”, ha confessato una follower. “Odiata per tanto tempo per la forma diversa delle piccole labbra. Ora ho capito che è naturale e la amo così com’é”, ha detto un’altra. Spesso il confronto con il partner, che avviene per le donne in particolare nel sesso, aiuta ad accettarci per quello che siamo e ci impreziosisce. “La odio, non ha una forma che mi piace ma il mio ragazzo la trova perfetta”; “Ho imparato ad apprezzarla tramite il mio ultimo ragazzo. Diceva che era avvolgente e quella parola mi ha fatto cambiare idea su di lei. Le ho iniziato a volere bene”. Spesso riflette il nostro carattere o i sentimenti che proviamo verso noi stesse. “Credo di odiarla un po’, probabilmente l’odio che provo per me stessa si riflette anche lì”; “È sempre in linea con la mia mente e mi fa provare sensazioni magnifiche”. E poi c’è chi la ama incondizionatamente, anche se fa i capricci o non collabora. “Mi piace. È accogliente e mi dà piacere”; “È bella carnosa e ai maschi piace. È da mordere”; “La amo immensamente. È la cosa più bella che la natura abbia donato a noi donne”; “Siamo grandi amiche, ci capiamo e possiamo contare l’una sull’altra”.

Come è fatto un clitoride, foto: Medicina Online

Per fugare ogni dubbio su noi stesse, il Vagina Museum nel suo futuro di museo fisso ospiterà un’esposizione permanente su anatomia interna ed esterna. In quello temporaneo ci saranno altrettante mostre a rotazione dedicate a forma, salute, mestruazioni, sesso, storia, società, arte e design. Sosterrà l’educazione sessuale e relazionale in modo inclusivo ed intersezionale con il supporto di dottori ed altri professionisti medici. Ci saranno eventi di ogni genere, dai seminari alle comedy nights! L’autrice di questa geniale idea è Florence Schechter, divulgatrice scientifica con un suo canale YouTube. Nel 2017 stava conducendo una ricerca per un episodio sulla top ten di dieci vagine animali ed ha scoperto che non c’erano abbastanza foto e studi a riguardo. Si è accorta che anche la vagina umana versava in una condizione simile ed ha deciso di avviare questo fantastico progetto perché non c’erano abbastanza rappresentazioni vaginali. Esisteva già un museo online ma Florence ne voleva uno fisico, uno spazio dove confrontarsi e far avvenire il cambiamento.

Florence Schechter, fondatrice del Vagina Museum

Non riesco ancora ad immaginarmi con definizione i contenuti di un museo sulla vagina, ma so che sono gli stessi che avete suggerito nel mio sondaggio su Instagram. “Tanta educazione sessuale, buona conoscenza dei contraccettivi femminili, lezione ai maschi su come maneggiare l’oggetto“, e aggiungerei anche lezioni di strap-on; “Tutto ciò che nella storia è ruotato intorno alla vagina, racconti, libri e sex toys”; “Muro di mutandine con messaggi erotici”; “Calchi delle vagine famose”; “Mostre con migliaia di tipi di vulve diverse“; “Incontri sulla sessualità, comprensione e scoperta piacere femminile”; “Una tecnologia che permetta alle donne di capire la sensazione di penetrare una vagina”; “Mappa del clitoride e come usarlo“; “Stanza con soprannomi vagine”; “Ricostruzione gigante del percorso di uno spermatozoo/visitatore”; “Laboratorio sullo squirting”; “Laboratori dedicati ai bambini, del genere ‘riproduciamo il tuo corpo con la plastilina’ per dargli la consapevolezza della bellezza e dell’unicità dei propri organi sessuali. I tabù si sconfiggono già in tenera età!“.

Camden Market, London, @VaginaMuseum

L’accesso al museo sarà gratis e senza limiti d’età perché la conoscenza è un bene comune che appartiene a tutti. Il crowdfunding è attualmente arrivato a 118.776 sterline, ne servono 300.000 per coprire le spese di affitto, staff, mostre e programma diversificato. Si può donare con varie ricompense a seconda della cifra oppure condividere l’iniziativa sui social. Ma prima dobbiamo iniziare a credere nella nostra vagina. Solo così possiamo abbattere la censura su Internet e nella realtà. Parliamo e scambiamoci esperienze all’infinito per far diventare la vagina una cosa naturale e…POP!

Maggiori informazioni sul Vagina Museum su https://www.vaginamuseum.co.uk/, crowdfunding qui: https://www.crowdfunder.co.uk/vaginamuseum.

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