La continua attrazione tra sesso e morte

Sotto il periodo di Halloween stavo guardando Le Curiose Creazioni di Christine McConnell, una specie di sitcom Netflix dolciaria a tema horror con protagonista McConnell, performer e straordinaria pasticcera-cuoca-cucitrice, una regina del bricolage leggermente old fashioned. Sono stata colpita da quanto lei si muovesse in maniera sensuale in un contesto macabro e potenzialmente “pericoloso”. Al di là dell’artificio, ho realizzato, mentre mi bevevo avidamente i cinque episodi, che il fascino stava proprio in quello. L’essere in bilico tra la vita e la morte e danzarci sopra in modo elegante ed ironico. È il principio dell’erotismo e per questo Christine era così sexy.

The Curious Creations of Christine McConnell

Ci avete mai fatto caso che in molti film horror americani il culmine di una scena di sesso viene spesso disturbata dalla morte? Non è solo perché questo popolo è erede del puritanesimo dei loro padri fondatori. Sfruttano quell’eccitazione smodata che può portare alla distruzione su cui Freud ha scritto un intero saggio, Al di là del principio del piacere, ispirandosi al filosofo Empedocle. Questo aveva individuato due concetti cosmici che gli servivano da applicare alla biologia: philìa (amore, amicizia) e neikos (discordia, odio). I due vivono in perenne lotta tra loro, il primo unisce gli elementi (nascita), l’altro li separa (morte). Da qui il principio di eros, istinto vitale, e thánatos, istinto di distruzione e morte. Il primo è una pulsione psichica e fisica che vuole sfogare le tensioni all’interno dell’essere umano ed è sempre insoddisfatta. La ripetizione del desiderio porta alla sofferenza placata solo dalla pulsione di morte, il secondo, che riporta l’uomo ad uno stato senza pensiero. Secondo lo psicanalista Freud, sono due opposti perennemente in lotta.

Lo stesso principio di eros è sempre stato rappresentato in maniera non positiva. Le storie che coinvolgono una passione sfrenata o un amore ardente finiscono sempre male. Molto male. Perché fuori dal matrimonio consacrato non poteva esistere nulla. Esempi famosi, Paolo e Francesca nella realtà, Romeo e Giulietta nella finzione letteraria. Il pubblico godeva di queste storie. Perché voleva una conferma della realtà che viveva. Soltanto la monotonia porta sicurezza, il resto è distrazione, pericolo e al massimo puro intrattenimento. Abbandonarsi totalmente a qualcosa per perdere la ragione è come cadere nel buco nero della morte senza fare più ritorno. Il gusto per queste storie esiste ancora tutt’oggi, soprattutto in quelle dark romance. Buffy non poteva fare l’amore con il vampiro Angel perché aveva una maledizione che l’avrebbe trasformato nel vecchio sé cattivo. Era una metafora per dire che una teenager doveva guardarsi dal fare sesso altrimenti il ragazzo o uomo l’avrebbe giudicata una poco di buono. Lo stesso motivo torna in Twilight, in cui Bella e Edward non possono copulare, altrimenti lei potrebbe morire. Non è un caso che la scrittrice sia mormone.

Buffy e Angel in Buffy The Vampire Slayer (1997)

Quando facciamo sesso a volte nella foga cerchiamo la morte nel senso di annullamento della mente. Un piacere talmente grande che dissolve l’attività cerebrale così fastidiosa nei nostri momenti animaleschi. In francese il momento del post-orgasmo si chiama petite mort ed ai tempi di Shakespeare il verbo to die, morire, significava anche raggiungere l’orgasmo. Morire per poi rinascere svegli e scattanti come se avessimo bevuto un caffè o freschi e rilassati…o tristi per depressione post-coito (ahia). A volte nel sesso cerchiamo il dolore o l’apnea perché non sentiamo completamente il piacere. Più fa male, più godiamo. Un dominatore mi ha detto che diverse donne gli chiedono di stringergli il collo durante il sesso ed una volta si è spaventato perché la tizia gli stava domandando di stringere fino quasi a farsi ammazzare. Penso che in episodi del genere ci siano problemi seri. Come nel breath control o “morte erotica” nell’autoerotismo, che va sempre a finire nel peggiore dei modi (danni cerebrali o morte) e nel sesso a due è comunque consigliato non fare: spezza la libido dell’altro e ci sono accortezze da operazione chirurgica. Ayzad, esperto di sessualità estreme e sex explorer, ribadisce sull’argomento:  “Non c’è altro da dire se non che è da sempre la prima causa di morte in ambito erotico. Quando qualcosa ammazza una media di tre persone al giorno l’unico commento è semplice: non fatelo.

La morte è un tabù più grande del sesso. Non la accettiamo. La rinchiudiamo dentro posti come cimiteri o urne di cenere ma non la guardiamo mai veramente in faccia perché ci ricorda il nostro destino organico: tornare a far parte della terra. I batteri che scompongono un corpo defunto sono vivi e la materia scomposta nutre il terreno. Eppure vita e morte stanno sulla stessa linea, si rincorrono continuamente, si abbracciano e si completano. Come due amanti di cui nessuno vuole tollerare la passione. Tra le divinità antiche ce ne erano alcune che rappresentavano questa dicotomia fondamentale. Persefone vive tra due mondi, quello dell’aldilà e quello terreno, a dimostrare che vita e morte sono fortemente interconnessi. In un periodo precedente a quello classico, la madre Demetra e lei erano venerate l’una accanto all’altra: il raccolto sboccia, cresce e secca, è il ciclo vitale. Numerosi Dei aztechi sono rappresentati come scheletri perché erano simbolo di fertilità, salute e abbondanza. Nel Vodun Baron Samedi e Papa Legba (il cui veve è sul mio sterno nella foto in copertina) si assomigliano: sono molto sessuati e dediti al sesso, controllano i crocevia tra il mondo dei vivi e dei morti e resuscitano le persone. Le civiltà arcaiche e animiste sicuramente avevano un rapporto più naturale con Nostra Signora.

Non possiamo aggrapparci alla ragione con accanimento, come non possiamo vivere sempre in uno stato di costante abbandono. Quando scriviamo, disegniamo, interpretiamo, dobbiamo per forza raggiungere una catarsi, purificazione assoluta dei nostri dolori,  quindi morire, per poi rinascere. Accogliere le proprie pulsioni di morte serve a vivere più intensamente la vita. Dobbiamo guardare in faccia la morte e prenderla per ciò che è: vita. 

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