La storia di Barbie tra politicamente scorretto e adattamento alle tendenze

Come è nato un giocattolo che ancora oggi suscita polemiche

Barbie non è mai stata tanto politically correct sin dall’inizio. La sua creatrice, Ruth Handler, copiò il suo design alla bambola tedesca Lilli, ispirata al personaggio della striscia a fumetti nato dalla matita di Reinhard Beuthin il 23 giugno 1952 su Bild Zeitung. Lilli corrispondeva al canone di bellezza regime nazionalsocialista e richiamava anche le immagini slanciate delle pin up: seno prosperoso, vitino di vespa, fianchi morbidi. Lilli non lavora e il suo sogno è sposare un milionario. Si dedica alla cura del suo aspetto e sta attenta al portafogli. Ad un anno dalla nascita di Lilli, Beuthin si mise in contatto con Max Weissbrodt, un progettista della ditta Hausser Elastolin di Neustadt per farla diventare una bambola. L’azienda realizzava quelle che oggi si chiamerebbero action figures e all’epoca si chiamavano elastolin, figurine in miniatura, fatte con un mix di cartapesta, colla e gesso. Il 12 agosto 1955 la bambola di Lilli entra nel mercato al prezzo di 20 marchi. Alta 29 cm e mezzo, con una copia in miniatura del Bild Zeitung in mano, non è adatta alle bambine ma è indirizzata ad un pubblico maschile adulto. Gli outfit raffinati sono creati dalla 3M Dolls di Martha Maar, la madre dell’imprenditore Rolf Hausser. Lilli cominciò ad essere distribuita anche fuori dalla Germania, in Austria e Svizzera.

Bild Lilli

La nascita di Barbie

Nel 1956 la famiglia americana Handler passeggia per Lucerna. La moglie di Elliot Handler, Ruth Mosko, ex stenografa della Paramount, vede qui per la prima volta Lilli. Uno dei suoi figli, la quindicenne Barbara è affascinata dalla bambola e se ne fa comprare diverse perché gli outfit non si vendevano singolarmente. Anche Ruth è rapita dal giocattolo. A Hawthorne, California, stessa città che ha dato i natali a Marylin Monroe e dove sarebbe stata fondata Disneyworld nel 1955, il marito aveva fondato col socio Harold Mattson l’azienda Mattel. Il nome è la fusione delle prime lettere del cognome di Harold con le prime del nome di Handler (Elliot). Quando Harold lasciò l’azienda, il suo ruolo fu rilevato da Ruth, che aveva già intuito le esigenze reali delle bambine, ovvero bambole con mise da cambiare all’occorrenza nel nome del consumismo borghese più sfrenato. All’epoca esistevano solo bambole di cartone con outfit dotati di linguette per cambiarle d’abito.

Il 9 marzo 1959 la bambola Barbie fa il suo ingresso ufficiale alla fiera del giocattolo di New York. Il nome è il diminutivo della figlia di Ruth, Barbara Joyce, e il giocattolo si chiama Barbara Millicent Roberts, modello “teenage fashion model”. Viene poi presentata nella trasmissione per bambini The Mickey Mouse Club e va a ruba a 3 dollari l’una. Le bambine giocano con l’archetipo femminile a cui aspirare e che le prepari al futuro. Mentre Lilli si presentava nelle campagne pubblicitarie come nuda con le scarpe, Barbie sin dall’inizio è un manichino. Un giocattolo sempre pronto al cambiamento con i suoi outfit perfetti.

Bambola romana imperiale

Bambole nell’antichità

Nei tempi antichi esistevano bambole in terracotta nude che rappresentavano la fertilità. Queste venivano lasciate in un tempio al momento del passaggio della bambina all’età adulta, più o meno tredici o 14 anni. Le bimbe conservavano la loro bambola o erano seppellite con essa solo quando si consacravano agli dei. Il Cristianesimo eliminò i tratti sessuati delle bambole, che riproducevano neonati in fasce, donne e uomini dell’epoca, monaci e monache (es. Gertrude Manzoni). La Barbie prepara le bambine a sapersi comportare nella società e ad essere sempre impeccabili in tutte le occasioni con rossetto e tacchi alti o con scarpe da tennis e tuta. Le donne americane, sollevate in parte dalle mansioni domestiche grazie agli elettrodomestici, imparano il valore di un certo tipo di bellezza canonica. Il futuro delle bimbe è una noiosa vita borghese costellata da gioie futili.

Silhouette e atteggiamento impeccabile

Barbie è alta 30 cm e se fosse vera le sue misure sarebbero le poco probabili: 99-53-83, busto troppo corto, seno troppo ampio, vita sottile e fianchi troppo stretti su gambe troppo lunghe e piedi troppo arcuati. La silhouette riproduceva quella Dior di moda dal 1947 in poi anno in cui fu presentata la prima collezione Corolle con vitino strizzato in un semibustino e gonne a corolla che saranno di moda fino ai primi anni Sessanta. Dal 1997 il giocattolo è stato riprogettato per avere un bacino più ampio. Barbie segue anche un codice di eleganza e di comportamento molto simile alla Guida all’eleganza pubblicata dalla francese Genevieve Antoine Dariaux a New York. La direttrice della casa di moda Nina Ricci, tra anni Cinquanta e Sessanta, fornisce consigli di disinvoltura e raffinatezza. Per lei tutti i momenti della giornata hanno il loro abito adatto e Barbie segue questo tipo di politica con gli abiti per ogni occasione disegnati da Charlotte Johnson (fino al 1964) e Carol Spencer (dal 1963) sempre presenti alle sfilate parigine.

Barbie lavora

Barbie però ogni tanto è in controtendenza. Nel 1962 esce la sua versione con la toga nera da laureata che non rispecchia le aspirazioni da angeli del focolare delle sue conterranee. Del resto la creatrice della bambola, Ruth Mosko, era cresciuta negli anni Quaranta, nei quali le donne spingevano per l’indipendenza dopo l’impotenza di genere vissuta nella Grande Depressione. Tuttavia il giocattolo per bambine ama i contrasti. Barbie Q-Outfit è un abito da casa con tutti gli utensili necessari per cucinare pranzi e cene perfetti. Il suo abito più importante è quello da sposa Wedding Day con una tiara di perle che ne sormonta il velo. Creato qualche mese dopo di lei, arriva Ken Carson, dal nome del figlio di Ruth Handler, Kenneth. Dimesso, sobrio ma dotato anche lui di un consistente guardaroba. Quando alla Mattel si decise tra tre prototipi quale dovesse essere il migliore, fu scelta la praticità: doveva potersi allacciare i pantaloni senza sottolineare una protuberanza da superdotato.

A parte i mestieri da ballerina e fotomodella, negli anni Sessanta Barbie ricopre ruoli ambiti dal pubblico femminile dell’epoca come la hostess degli aerei, l’infermiera, baby-sitter, insegnante e quello più comune da studentessa. Negli anni Ottanta va di moda la donna in carriera che può scalare i vertici della società. Barbie si adegua con Day-to-night Barbie (1985), giacca doppiopetto e valigetta ventiquattrore. Da questo momento in poi rappresenterà i mestieri più disparati da dentista a paleontologa, da pompiere a ingegnere. La bambola continua ad incarnare l’american dream, la fantasia di avere successo a tutti i costi in ogni ambito e circostanza.

Christie

L’universo Barbie prende forma e segue le mode del momento

Nel 1963 arriva l’amica del cuore di Barbie, Midge Hadley, meno carina di lei con una spruzzata di lentiggini sul volto. Nel 1964 esce la sorella della bambola, Skipper, dalle sembianze più infantili. Nello stesso anno Midge si fidanza con Allan Sherwood il migliore amico di Ken. Nel 1961 nascono i primi ambienti di Barbie come la sua casa chiamata Dream House e la Dream kitchen-dinette con frigorifero, forno, tostapane e lavastoviglie. Dopo la metà degli anni Sessanta la moda della Swinging London influenza anche Barbie con la cugina Francie e la sua amica Casey approdate nel suo universo nel 1966 e nel 1967. Tra le amicizie c’è anche la famosa modella Twiggy e nel 1968 arriva l’inglese Stacey. Rispetto a Barbie, ricalcano il nuovo modello di bellezza femminile di quegli anni: fisici filiformi quasi bambineschi. Il volto di Barbie cambia e si trasforma in lunghissime ciglia nere e nel broncio di Brigitte Bardot. In questi anni Barbie inizia a ruotare il busto grazie ad un’innovazione tecnica. Si rinnova però senza cambiare le abitudini da alta società americana.

Con il graduale miglioramento della situazione sociale dei neri in America, la Mattel è pronta nel 1968 a produrre la prima amica nera di Barbie: Christie. L’anno dopo verrà Julia ispirata all’attrice Diahann Carroll. Poi ci saranno Cara, Dee Dee, Belinda, Shani, Michelle. Anche Ken ha amici neri: Brad, Curtis, Steven. La prima Barbie nera è commercializzata nel 1980 con un vestito oro e dettagli etnici d’oro. Ciononostante le bambine nere, come constatato attraverso numerosi sondaggi negli anni, preferiscono giocare con la Barbie bionda dagli occhi azzurri e il motivo è “perché è bianca”.

Barbie in Italia

Barbie viene distribuita in Italia nel 1965 dalla Società Editrice Giochi che la pubblicizza come “Bambola-Signorinetta”. All’inizio fatica a riscuotere successo perché per le famiglie operaie costa troppo e per quelle borghesi c’è un problema morale: non promuove i valori di sobrietà e discrezione che dovrebbero contraddistinguere una donna di buona famiglia. Non solo, nella società italiana è presente anche un forte antiamericanismo che fa parte di diverse ideologie politiche. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Usa avevano portato avanti una politica imperialista che non piaceva nemmeno alla sinistra italiana e si era logorata ancor più l’immagine salvifica con la guerra in Vietnam.

Live Action Barbie

Gli anni Settanta non sono i migliori per Barbie

L’austerità dei primi anni Settanta si fa sentire in primis sul consumismo e quindi su un prodotto come Barbie. Gli ingenti danni economici di un’importante fabbrica della Mattel in Messico e la persecuzione da parte del fisco di Ruth Handler per evasione fiscale non sono un buon inizio per la nuova decade. Il nuovo movimento femminista muove forti critiche al giocattolo, che era già stato preso di mira in tempi non sospetti. Nel 1963 un cronista del Saturday Morning Post aveva insinuato che le madri che davano la Barbie alle figlie le spingevano ad una maturità precoce. Nel 1964 The Nation riportò dei dati della Medical School dell’Università della California secondo cui la bambola fosse alla radice di alcuni disturbi adolescenziali. Per il direttore della Pediatric Mental Health Unit dello stesso ateneo avrebbe istigato fantasie sessuali precoci e una propensione al consumo sfrenato. Dal 1975 Barbie appare nella rubrica Toys: Bad News/Good News della rivista femminista Ms. Magazine per lo stereotipo femminile superato che rappresenta. La demonizzazione del giocattolo però sembra essere confinata ai soli Stati Uniti e in Europa il femminismo si concentra su tematiche più stringenti.

Barbie si adatta alla controtendenza e si presenta con un viso struccato, un sorrisone solare e meno abiti e accessori di qualità. Inoltre, costa di meno. Cambia la strategia pure in Europa e con prezzi bassi riesce a conquistare le bambine delle classi povere che aspirano ad un’ideale di vita più opulento. Sulle pagine dei giornalini italiani per ragazzi ci sono buoni sconto per comprare almeno due vestiti della collezione Barbie. In Francia, in cui la Barbie è stata accolta bene fin dall’inizio, negli anni Ottanta nasce il Club Barbie a cui le bambine possono partecipare con le mamme e attivano una relazione di corrispondenza personalizzata con la loro eroina preferita e ricevere dei gadget. Nei Settanta nascono anche i libri di Barbie che indottrinano sulla sua filosofia della cura dell’aspetto fisico, bricolage, giardinaggio, cucina che tradiscono la natura originaria della bambola.

Storia della sua fabbricazione

All’inizio Barbie non è rosa. Nei primi dieci anni della sua esistenza esplora tutti i colori ma nei Settanta cambia registro e si converte al monocromatico col colore rosa, che dal Ventesimo secolo è un colore associato alle donne. Mattel fondò in Giappone l’azienda YKK per produrre la minuteria necessaria per abiti e accessori di moda della bambola, dato che solo in Asia c’era un’artigianalità che sapeva fare buone miniature di qualsiasi cosa. Nello stesso Paese fece stampare i cataloghi che accompagnano il prodotto. La maggior parte degli abiti però viene realizzata a Taishan in Taiwan fino al 1987.

Nei paesi di lingua araba Barbie continua ad essere poco apprezzata e in alcuni casi bandita. In genere è sostituita da altre bambole che rispettano i dettami religiosi musulmani (a seconda del Paese di appartenenza) ma che spesso assomigliano molto alla famigerata bambola americana. Fulla (Gelsomino) è la sua sostituta più simile con hijab, abaya e outfit alla moda. Anche le frange più conservatrici del cattolicesimo e del protestantesimo hanno la loro Barbie devota e religiosa come quelle del gruppo Mission City Press. Contrariamente a come è considerata in Occidente, Barbie è una femminista dalla sessualità libera per le culture musulmane e cristiane fondamentaliste.

Laverne Cox con la sua Barbie

Il cambiamento degli ultimi anni

Barbie è cambiata. Si è staccata da Ken, vuole realizzarsi da sola e ha un flirt con un surfista australiano Blaine. Negli ultimi anni si è dovuta rinnovare per forza per non affondare nella crisi che l’ha toccata negli anni Dieci del 2000. Per far fronte al calo di gradimento, la Mattel ha iniziato a produrre serie speciali della bambola rappresentando disabilità, diversità e queerness. Nel 2022 ha lanciato nella Tribute Collection la prima Barbie transgender modellandola sulla figura di Laverne Cox, attrice americana che si è detta onorata, dato che con la bambola ci ha potuto giocare solo in tarda età, a 30 anni. Di recente è stata creata anche la versione queer di Barbie Sirena, ovvero Ken Tritone nella collezione Signature, che è stato assemblato in base ad un sondaggio indetto dall’azienda. La stessa Margot Robbie, che nel nuovo film interpreta la celebre bambola, ha ammesso che Barbieland è un mondo molto inclusivo, “ma alla fine sono tutte bambole. Quindi non hanno alcun orientamento sessuale, perché non hanno alcun organo, né alcun organo riproduttivo, abbiamo scoperto!”

4 Replies to “La storia di Barbie tra politicamente scorretto e adattamento alle tendenze”

  1. Beh, in Italia ne abbiamo già da tempo creata una versione animata e connotata (e anche indagata).
    Però non ha per niente un aspetto invitante, né rassicurante. Faccio fatica a definirle un target.
    Io, per dire, non avrei nessuna voglia di giocarci, no no.

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