Seguo Fumettibrutti, pseudonimo d’arte di Josephine Yole Signorelli, su Instagram da prima del suo esordio editoriale e sono molto contenta che sia riuscita a sfondare in Italia, uno dei tanti Paesi al mondo veramente poco transgender friendly. Nonostante abbia letto le sue brevi strisce sui social, non avevo ancora comprato le sue opere. La sua Trilogia esplicita edita da Feltrinelli è stata la scusa giusta per prendere tre piccioni con una fava. Si tratta infatti di tre suoi libri riuniti in un volume unico: Romanzo Esplicito, P. La mia adolescenza trans e Anestesia. Se avete tempo, la trilogia cattura talmente tanto, che si legge in una giornata al mare.
L’adolescenza di Yole non è stata facile come quella di qualunque adolescente trans che non si sente a suo agio nel proprio corpo di nascita. Amori, delusioni, fallimenti sono amplificati rispetto a quelli di una persona cisgender perché su ogni cosa che si fa grava il giudizio degli altri o della società. Il sesso non viene vissuto con serenità perché c’è sempre qualcuno che vuole sfruttarti e ti considera meno di un oggetto. Il percorso di transizione è poco scorrevole perché vengono fatti test psicologici per capire se l’altra persona è veramente sicura di cambiare sesso. E rifarsi la vulva è un’operazione provante con un’assistenza medica non molto solidale. La fumettista racconta la sua esperienza anche per far capire che essere transgender non è frutto di “un capriccio” ma di una condizione presente sin dalla nascita.
Emblematica la riflessione della dottoressa a Yole in P. La mia adolescenza trans: “Se tu sei donna lo sai già. Io dovrei indirizzarti nella maniera più giusta verso quello che senti, al tuo modo di prenderti cura del tuo corpo. Qualsiasi sia il tuo modo di vedere, con o senza interventi”. Continua spiegando l’anomalia del sistema italiano: “È come se, secondo il percorso, voi corpi aveste sempre bisogno di un invisibile consenso da parte di coloro che vivono nel sistema binario maschio-femmina. Perfino per decidere se fare pipì in piedi o seduti, come se voi non foste vostri, come se qualsiasi vostra azione o scelta vada ponderata per non sconvolgere la maggioranza”. E infine una provocazione: “Il percorso di medicalizzazione tende a normalizzare i corpi. Ma se la smettessimo e accettassimo le differenze?”


