L’amante di Lady Chatterley su Netflix. La storia personale di D.H. Lawrence è più avvincente del romanzo

Ieri ho visto il film L’amante di Lady Chatterley di Laure de Clermont-Tonnerre su Netflix. Ho trovato molto entusiasmante la scelta di narrare la vicenda dal punto di vista della protagonista Constance Reid (Emma Corrin) e le scene di sesso, rese con grande naturalezza, a metà tra il pagano e il bucolico. Topica la scena dove loro corrono nudi felici e zuppi di pioggia. Connie si masturba da sola dopo aver visto di nascosto farsi la doccia fuori di casa Oliver Mellors (Jack O’Connell), il guardiacaccia di suo marito Clifford Chatterley (Matthew Duckett), rimasto invalido dalla cintola in giù durante la prima guerra mondiale. Poi la nobildonna passa alle vie di fatto con Oliver: sesso sfrenato, tenero, e anche un bel cunnilingus sul tavolo. Certo, si vedono poco i genitali, tranne per i momenti in cui la coppia di amanti è immersa nella natura, ma i due attori riescono ad essere sensuali e a suscitare voglia anche senza aiuti visivi espliciti.

Mia recensione del film Netflix

La relazione di Connie e Oliver me la ricordavo leggermente più brutale ma il libro lo lessi quando avevo diciassette anni e i miei ricordi possono essere un po’ distorti. Lo scontro di classe tra i due era più evidente. Oliver passava di continuo dal dialetto del Derbyshire a un inglese accentato. Ciò che accomuna il guardiacaccia e la nobile è l’insoddisfazione di relazioni vissute a metà: Connie con Clifford che è tutto cervello, e Oliver con la sua ex moglie violenta Bertha, che gli ha sempre precluso il piacere. Constance capisce che non esiste completezza in una relazione se il corpo non viene soddisfatto. Il film risulta un po’ piatto al di fuori della sfera amorosa e sessuale. Per essere una pellicola prodotta da Netflix, devo dire che regge bene il ritmo e non ci sono momenti noiosi. Tuttavia, l’aver incentrato tutto sulla storia d’amore lo ha reso un prodotto vendibile e godibile ma non molto profondo sul piano del contrasto sociale.

Non tutti sanno che l’autore del libro si è ispirato a se stesso per i personaggi maschili

I personaggi di Clifford e Mellors sono ispirati entrambi all’autore David Herbert Richards Lawrence. Lo scrittore fu sia amante di Frieda von Richthofen, cugina del celebre Barone Rosso, sia uomo tradito da lei. La donna era la moglie del suo professore di filologia e lingue moderne, Ernest Weekley. David si incontrò con Frieda nel 1912 quando ormai era un ex studente del marito. La coppia di amanti fuggì in Germania, lei chiese il divorzio e si sposò con l’autore nel 1914. I suoi tre figli rimasero col padre perché all’epoca le donne adultere non ne potevano avere la custodia. Lo scrittore però aveva una salute fragile e a breve contrasse una tubercolosi che lo debilitò fortemente portandolo a non poter soddisfare sessualmente la sua consorte. Nel 1925 a Spotorno, in Italia, Frieda conobbe l’ex bersagliere Angelo Ravagli (anche lui sposato) con cui ebbe una storia e convolò a nozze dopo la morte di Lawrence. I due si portavano quattordici anni di differenza, lei 46 anni, lui 31. Non è chiaro se l’autore abbia tramato per far mettere insieme la moglie e il soldato. Fatto sta che nel 1926 si trasferirono a Scandicci in Toscana, luogo in cui Lawrence compose L’amante di Lady Chatterley. Anni dopo Frieda raccontò che il marito aveva scoperto la relazione con Angelo e aveva scritto il romanzo per vendicarsi. Ravagli lasciò la moglie Serafina Astengo e i tre figli andando a vivere nel ranch di Kiowa di Lawrence a Taos in New Mexico nel 1931. Vissero dei proventi della vendita del manoscritto di Lawrence, 10mila dollari, fino alla morte di Frieda. Una dolce vendetta.

L’altro amante italiano

L’episodio di Mellors e Connie che si rifugiano in un casolare per ripararsi da un’acquazzone potrebbe essere ispirato ad un’altra relazione di Frieda con il giovane mulattiere di Taormina, Peppino d’Allura, durata un anno e mezzo. La passione sarebbe scoppiata quando questi l’avrebbe trasportata a casa della sua amica Betty che viveva su una collina della campagna di Castelmola. Pare che ogni giorno la donna andasse a prendere il tè da lei e che fosse scortata all’andata e al ritorno da Peppino. Frieda raccontò i dettagli della relazione al marito che probabilmente li prese come fonte d’ispirazione per il suo romanzo.

La difficile pubblicazione del libro

La prima copia del libro ha visto la luce in Italia nel 1928 e poi nel 1929 in Francia. David Herbert ne pubblicò 1.000 copie a sue spese alla tipografia Giuntina di Firenze. L’opera non è stata pubblicata in Gran Bretagna fino al 1960 (versioni pesantemente censurate furono date alle stampe nel 1932). Prima è stata oggetto di un processo per oscenità contro l’editore Penguin Books, che vinse la causa. Fu bandito per oscenità anche negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in India e in Giappone. Gli elementi considerati oltraggiosi erano: la descrizione del sesso, soprattutto del piacere femminile, l’uso di parole oscene come fuck e cunt, la relazione tra una nobildonna e un uomo della classe lavoratrice.

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