Storia del Burlesque – La rinascita

Negli anni Ottanta compare il vintage come lo intediamo oggi. Il termine deriva dal francese “l’age du vin” (vino d’annata) unito a vendage (vendemmia). Consiste nel recupero di indumenti usati e in buono stato per inserirli e mescolarli in un guardaroba moderno. Ha fatto tornare di moda il passato, riproponendo alcuni suoi elementi nello stile di vita odierno. Questo fenomeno ha consentito la rivalutazione e rinascita di un’arte che si pensava dimenticata: il burlesque.

Forme di intrattenimento sessuale esplicito come il porno avevano subìto una saturazione alla fine del ventesimo secolo ed erano ormai bollate come squallide. Così fece il suo timido capolino il porno soft. Erotismo accennato, pudico, di stampo retrò. Una tendenza scatenata dalla nostalgia che riemerge nei momenti di crisi economica, in cui si vuole fuggire dall’incertezza e cercare se stessi per riscoprire i valori di un tempo.

A questo proposito, è interessante notare che il periodo d’oro del burlesque sia iniziato dopo la depressione americana del 1929. Allo stesso modo, il suo recente boom tra il 2009 e il 2010 è stato accelerato dalla crisi economica mondiale che ha coinvolto ampie fasce di popolazione americane ed europee.

Dita Von Teese su Playboy 2003

Negli anni Novanta il burlesque rimase un fenomeno di nicchia, per intenditori, mentre nel 2000 iniziò i suoi primi passi per l’affermazione internazionale raggiunta nel 2006. Il New Burlesque ricalca le coreografie del burlesque originario aggiungendo degli elementi contemporanei. È stato contaminato da culture e sottoculture importanti come rockabilly, punk, gotico, steampunk. Si distingue dal Classic Burlesque di cui le caratteristiche principali sono sensualità, grandi scenografie, movimenti con poche espressioni facciali, quasi la copia degli show del passato.

Il New Burlesque è un fenomeno in evoluzione che è difficile racchiudere in una classifica specifica. Lo scopo finale non è cambiato: spogliarsi in modo giocoso e divertito. Gli show sono divisi in act, numeri teatrali indipendenti l’uno dall’altro. Ognuno è ispirato ad una storia, una musica, un libro, un dipinto, una situazione. In genere si interpreta un personaggio di qualsiasi tipo. Le ambientazioni sono classiche o attuali. Presenta l’MC, il Master of Ceremonies, che può essere di qualsiasi genere. In alcuni casi riempie il vecchio ruolo del comico che faceva battute per scaldare il pubblico. I locali in cui sono svolte le performance sono club, teatri, bar. Nelle grandi città è consuetudine per gli spettatori vestirsi secondo un determinato codice d’abbigliamento ispirato alla Golden Age o al tema della serata. La fantomatica quarta parete crolla nella nuova versione: la persona non è soltanto oggetto di osservazione ma anche parte interagente col pubblico. L’espressività del viso è fondamentale. Lə performer non rispecchia un ideale estetico di persona perfetta. Deve mascherare con ironia e sarcasmo le sue imperfezioni e indurre gli spettatori a pensare che non ne abbia affatto. L’improvvisazione e una buona dose di autostima sono gli elementi chiave per la riuscita di uno show.

L’insieme di abbigliamento e accessori proviene da un miscuglio di epoche significative per il burlesque. Quelli principali continuano ad essere: bustino, reggiseno decorato, perizoma, reggicalze, culotte, guanti da sera, pasties (copricapezzoli), merkin (in precedenza parrucca pubica, in quest’arte indica stoffa o gioiello che copre vulva). Si indossano parrucche o fascinator, cappellini-femaglio, decorati e appuntati sulla testa tramite spille.

Curves Ahead di Nicola Formichetti su V magazine

L’esplosione dell’interesse per questa forma d’arte da parte della cultura mainstream ha suscitato reazioni positive, tanto che l’industria delle riviste di moda ha iniziato a presentare persone curvy, formose, nei loro servizi fotografici. Uno dei primi è stato Nicola Formichetti, fashion stylist e ex stilista di Thierry Mugler, con Curves Ahead su un numero di V magazine, rivista americana di arte e cultura pop giovanile del 2010. Fu aspramente criticato per aver mostrato delle modelle “grasse” come fenomeno da baraccone mentre al contrario ebbe il merito di sdoganare il detto: magro è bello. Nel 2011 Franca Sozzani, scomparsa direttrice di Vogue Italia, dedicò l’uscita di giugno alle modelle conformate, riservandogli per la prima volta la copertina intitolata Belle Vere. Ciò scaturiva da un’iniziativa nata un anno prima sul sito di Vogue.it con l’inaugurazione della sezione Curvy. L’obiettivo è di far capire alle persone che la bellezza ha molteplici sfaccettature.

Lady Gaga e Lady Starlight, duo di Burlesque

La musica new burlesque appartiene a ogni genere, a seconda del tipo di esibizione. Ispirati alle subculture rétro anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, sono nati gruppi come The Puppini Sisters, The Pipettes, The Priscillas e molti altri. Forse non tutti sanno che Lady Gaga sbarcava il lunario come ballerina di burlesque esibendosi con il nome di battesimo: Stefani Germanotta. Addirittura si è esibita al famoso The Slipper Room di New York. Era in duo con Lady Starlight.

È uno spettacolo senza confini aperto a tuttə. Le persone si esibiscono in versione eterosessuale, omosessuale, transgender, drag queen. Il boylesque è un vero e proprio fenomeno che ha collezionato nomi come Tigger, Roky Roulette, British Heart Boylesque, Lord Dashwood. Il primo boylesque italiano è stato Alan DeBevoise. Ci sono stati MC famosi moderni come Murray Hill e Scotty The Blue Bunny. Degni di nota sono i Boys of Bearlesque, una compagnia di uomini gay della tipologia bear pelosa con barbozza e in carne che va contro i classici stereotipi omosessuali. La draglesque più famosa è Amanda Lepore, persona transgender fotografata da David LaChapelle in numerose campagne pubblicitarie.

Murray Hill, foto: Bettina May

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