Blogger on Pole, come la pole dance aiuta nell’autostima del proprio corpo e nel superamento dei traumi

foto copertina: @xpole

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Carolina Are, originaria di Olbia in Sardegna, è un vulcano di energia e idee. Pole dancer, blogger di Blogger on Pole, attivista, ricercatrice nella moderazione dei contenuti online con un dottorato di ricerca in criminologia, professoressa universitaria, vive e insegna a Londra. Anni fa la sua brillantezza è stata oscurata da una relazione violenta da cui è fuggita dopo la laurea facendo couchsurfing negli Stati Uniti e poi volando in Australia, intenzionata a cambiare vita. Nel 2016 a Sydney Carolina ha scoperto la pole dance che l’ha aiutata ad accettare il suo corpo e a sentirsi sicura di sé. Una volta tornata a Londra ha deciso di scrivere un romanzo ispirato in parte alla sua forte esperienza, Bad/Tender ( su Amazon), che è stato catartico e le ha dato una grande mano nel processo di guarigione da ansia, depressione e stress post traumatico che le aveva generato quel rapporto.

Carolina ha vinto nel 2019 il premio Activist of the Year nei Sexual Freedom Awards per il suo impegno online e offline. Su Blogger on Pole scrive articoli e conduce interviste ad esponenti del mondo della pole dance, del lavoro sessuale e non solo. I suoi articoli scientifico-accademici sono pubblicati su Feminist Media Studies, Journalism, First Monday e Porn Studies Forum.

Cosa può regalare la pole dance in più degli altri sport?

La pole incorpora un tipo di sessualità che agli altri sport manca. Mentre ci possono essere molti balli sensuali come la danza del ventre, il tango, anche l’hip hop, il bello della pole dance è che ha proprio come eredità il mondo degli spogliarelli perché è stata creata dalle spogliarelliste. Ti costringe a stare nuda per il bisogno di attrito col palo, per avere grip (presa, ndr), ma anche ad accettare il tuo corpo in maniera diversa dalle discipline sportive perché spesso molte di queste mirano alla perdita di peso. Nella pole dance non importa che tipo di peso e di corpo tu abbia, è fondamentale quanto tu sia forte e quanto il tuo corpo sia capace di fare. Infatti ci sono pole dancer plus size, persone non binarie, ragazzi sia etero che omosessuali, e così via. È un bell’ambiente inclusivo. Anche il fatto di doversi affidare agli altri per provare mosse difficoltose genera una sorta di supporto fisico e morale che mi ha aiutato tantissimo in situazioni difficili.

Come ti ha guarito dopo la relazione violenta che hai avuto?

Sono uscita dalla relazione violenta con un odio verso il mio corpo che come molte survivor incolpavo inconsciamente per quello che mi era successo. È arduo accettare il proprio corpo e vedersi sensuali dopo essere stata vittima di violenza. È un meccanismo di difesa ignorare la sessualità per un certo periodo di tempo. Con la pole dance potevo sfruttare quell’aspetto di sessualità e sensualità che era dentro di me ma che non mi sentivo di provare con un partner. Mi ha aiutato tantissimo ad amare di nuovo il mio corpo, a riprenderne il controllo e a creare un tipo di sensualità tutto mio.

La pole dance è un buon strumento per esplorare la propria sessualità?

Sì, è buonissimo. Soprattutto perché, anche se può sembrare un altro strumento del patriarcato dato che esiste gente che trova negativo il lavoro sessuale, io trovo che proprio questo legame con il sex working e la sensualità aiuti le persone ad esplorarsi in un modo che una relazione convenzionale eterosessuale con un partner non gli permetterebbe. Cercando di capire cos’è che le fa essere sensuali le persone possono indagare la loro sensualità e sessualità con la pole dance.

Quali sono i pregiudizi che senti più spesso su questa disciplina e qual è il tuo modo di sfatarli?

I pregiudizi possono provenire sia dall’interno che dall’esterno della pole dance. Purtroppo ci sono molte pole dancer che rifiutano le spogliarelliste come creatrici del nostro sport. Come riporto in alcuni post recenti del mio blog, è la storia che ce lo racconta, è un dato di fatto. Ci sono persone che ci giudicano esibizioniste e antifemministe. Il sesso fa parte del femminismo. Non bisogna rifiutare il sesso e la sessualità per essere delle buone femministe. Come abbiamo visto col caso di Montemagno, ci sono persone che reputano la gente che si spoglia sia poco intelligente o abbia una vita facile o cerchi qualche favore. Non è così. Io, ad esempio, ho un dottorato di ricerca in criminologia, insegno all’università, faccio ricerca sulla moderazione dei contenuti online e sulla censura, sono un’istruttrice di pole dance e amo spogliarmi. Intelligenza e nudità non si escludono l’una con l’altra. Le persone che la pensano in quel modo secondo me non sono in grado di cogliere le sfumature della vita.

Che tipo di atteggiamento c’è nei confronti della pole dance in Inghilterra?

La pole dance in Inghilterra sta crescendo tantissimo. Quando mi sono trasferita, sembrava ancora uno sport di nicchia. Tuttavia qui c’è una grande storia della pole diffusasi negli strip pub, molto diversi dagli strip club ma tipicamente inglesi. Negli anni Duemila c’era un rigetto enorme verso pole e spogliarelliste tanto che le gare erano principalmente fitness. Adesso fortunatamente si sta abbracciando il lato più sexy di questo sport con delle gare più sbarazzine e sensuali e lezioni più nude di prima per quanto riguarda gli outfit.

Quanto è autobiografico il tuo romanzo Bad/Tender?

È abbastanza autobiografico ma non del tutto, nel senso che finisce diversamente. Io non ho avuto un’esperienza così orribile come la protagonista. La sua stesura è stata importantissima perché mi ha aiutato a guarire, a parcheggiare quella storia, a conviverci psicologicamente andando avanti con la vita nello stesso tempo. Il romanzo è stato scritto a penna su una serie di diari mentre viaggiavo da sola per gli Stati Uniti che mi sono tornati utili per mettere insieme il materiale e pubblicarlo.

Secondo te perché è sbagliato romanticizzare sul cosiddetto ‘cattivo ragazzo’?

È un mito molto negativo. Inseguendo uomini potenzialmente pericolosi ma bravi con le loro ragazze poi si finisce nelle mani sbagliate e si ignorano tanti campanelli d’allarme. Uno stereotipo dannoso che come ho detto nella mia intervista a Cosmopolitan, è un altro modo di perdonare agli uomini i loro atteggiamenti schifosi. Mi auguro che ormai stiamo andando verso un atteggiamento maschile migliore: meno tossico o macho e più attento al consenso e alla sensibilità dell’altro.

Dopo la fine del tuo rapporto violento, sei andata subito in USA a fare couchsurfing e poi a Sydney. Quanto è importante vivere il dolore ed autoanalizzarsi invece di cercare di allontanare i problemi con un cambio d’aria?

Una bellissima domanda che descrive un atteggiamento che mi dovrei ricordare quando ci sono dei problemi perché io tendo a scappare. Dopo quella relazione sono volata in America e poi in Australia. Per carità, è un privilegio, visto che significa che posso permettermi di viaggiare, ma allo stesso tempo il non affrontare i problemi non aiuta nessuno perché poi ritornano. Il cambio d’aria può essere utile per distrarsi e sentirsi sicuri se si sta scappando da una persona che non può viaggiare come te però non aiuta la propria salute mentale. Pensavo di inaugurare una vita super glamour a vendere panini a Bondi Beach ma non è mai successo. Mi sono allontanata da tutte le persone che amavo, mi sentivo sola ed ero depressa. Quindi il miglior modo per guarire da una relazione violenta è la terapia ed affrontare i problemi.

Hai mai vissuto lo stigma della pole dancer = stripper negli ambienti che frequenti per lavoro, come università o giornalismo? Come lo hai affrontato?

Non ho vissuto tanto lo stigma negli ambienti di lavoro. Dato che conduco ricerche sulla censura nel lavoro sessuale e nella pole dance, penso che la gente capisca perché io sono così aperta riguardo la mia vita. Però adesso sto facendo molte domande per posti da ricercatrice post-dottorale e sto avendo tanta difficoltà. Quindi mi domando quanto le istituzioni inglesi discriminino, nonostante riconoscano la validità della mia ricerca. A parte un collega più grande di me inappropriato e viscido, non ho mai avuto grossi problemi. Quando le persone mi discriminano, di solito lo fanno negli appuntamenti. Alcuni uomini pensano che il mio essere nuda sia automaticamente consenso. Se la gente critica non in modo intelligente, discrimina o giudica, mi fa capire immediatamente che non voglio avere nulla a che fare con loro. La pole dance è un radar che mi aiuta ad evitare le persone peggiori.

A quali progetti stai lavorando?

Sto lavorando ad un progetto che annuncerò a breve.  Scrivo per molti blog, faccio interventi pubblici online e seminari dal vivo. Insegnerò in un workshop di heavy metal pole, condurrò un seminario su come navigare la propria presenza online da pole dancer e sarò giudice al Pole Weekender di Peterborough, un festival di un fine settimana con tante gare di pole. Infine, lavoro ad articoli accademici sulla moderazione dei contenuti e continuo il mio lavoro sui social media per quanto riguarda attivismo e divulgazione.

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