La vulva pelata è hot per tutti i motivi sbagliati ma ha qualche vantaggio

Nota: In questo post ho usato il metro di misura Current Era (CE) e Before Current Era (BCE) invece di Avanti Cristo (a.C.) e Dopo Cristo( d.C.).

Sono sempre stata una strenua sostenitrice della vulva curata ma pelosa. E sempre lo sarò. Tuttavia sono una persona estremamente curiosa e leggendo un libro sulle varie forme della vulva, mi è venuta voglia di vedere che forma avesse la mia. Avevo il sospetto fosse simile a delle guanciotte di coniglio col nasino sopra (clitoride) e la vedevo abbastanza attraverso i peli però la noia della recente zona rossa di febbraio mi ha spinto a provare. Solo che non pensavo fosse così difficile! La parte più ardua da togliere è di sicuro sotto le grandi labbra, infatti la prima volta ho dovuto fare due sessioni perché mi ci è voluta da mezz’ora ad un’ora abbondante: è difficile capire il verso di crescita dei peli! Rigorosamente con schiuma e rasoio Gillette a cinque lame (non è pubblicità), quando mi stufavo andavo di rasoietto a due lame Bic. Ci sono state diverse comiche: io che provo all’inizio con la schiuma da barba, poi mi compro quella specifica gel e spruzzo le mattonelle del bagno perché pensavo uscisse in getto soffice come quella da barba, io che sento prurito su Monte di Venere e ricorro all’olio di mandorle della farmacia per lenirlo. Per il resto avevo ragione: la mia vulva è a forma di coniglio con una sorta di segnetto sulla “guancia” sinistra (considerato che si tratta della parte più debole del mio corpo, capisco molte cose). L’ho chiamato “cicatrice pirata”. Il motivo per cui mi sono tolta i peli col rasoio? Non volevo farmi un male cane con la ceretta. È una rottura di scatole “avercela come una pornostar”, come mi ha detto entusiasta un’amica. I vantaggi sono minimi: essere consapevole della propria forma e indossare indumenti rischiosi (costumi sgambati o micro e lingerie sexy). Gli svantaggi sono molti: l’assenza di peli genera maggiore sudore, maggiore odore, uno schizzo di pipì che va dove gli pare. Per non parlare del fatto che a livello scientifico c’è più il rischio di incorrere in infezioni e irritazioni. I peli proteggono e trattengono sudore e cattivo odore. Comunque devo dire che la mia da glabra è carina e ne vado piuttosto fiera.

Opinioni. Ai giorni nostri la fissa della vulva pelata, come la chiamo io, è dura a morire. Ecco alcune opinioni dai sondaggi. “Mi piace essere senza peli perché mi sento pulita e in ordine“. “Rasata tutta la vita. Poi se il pelo è tenuto bene e gli si dà una forma ben delineata e curata sì ma solo il pube”. “A me piace avere un pochino di peli corti perché fanno tanto donna di un’era passata ed inoltre è come se lasciassero un alone di mistero alla vulva stessa e alla donna”. “Mi piace la pista di atterraggio”. Molte donne intervistate la preferiscono pelosa ma acconciata. “Peli, un giardino curato. Senza è strano, sembra quella di una bambina”. La depilazione autonoma è un po’ croce di tutti, qualcuno l’ha fatta fare agli uomini con cui usciva, qualcun’altro è andato dall’estetista e ha sentito un “male atroce”, altri hanno fatto da soli e hanno scoperto “un mondo nuovo, è piacevolissima al tatto per me e per lui”. C’è poi chi sostiene che depilata agevoli un migliore cunnilingus. “È più facile leccare i punti giusti”. “È ancora più piacevole”. E alcuni che non sono d’accordo. “La comodità è una scusa (a meno che non si tratti di una foresta mai mantenuta). L’influenza del porno c’è, ma secondo me il motivo vero, e che nessuno ammetterà mai, è proprio l’idea di adolescenza che aumenta il senso del proibito. Il contrasto fra purezza nell’apparenza e perversione in ciò che si fa“. “Perché l’uomo deve pretendere una vulva rasata e non dare alla donna lo stesso piacere durante la fellatio se il pelo ne riduce il piacere?” Personalmente ho sempre trovato “sentimenti” contrastanti negli uomini in cui mi sono imbattuta: chi non te la lecca proprio se è pelosa e quasi non la tocca, chi non gli piace ma tocca e lecca comunque, chi non ci bada per nulla.

Da sinistra tubetto per kohl, rasoio, pietra per affilare, pinzette, specchio, Egitto, 1550–1458 BCE, Met Museum.

Nel passato. La vulva depilata potrà dare un’idea di innocenza a primo impatto ma non è come quella di una bambina per il semplice motivo che quest’ultima non è ancora completamente sviluppata. E nemmeno come quella di una adolescente che è pelosa finché non inizia a radersi per motivi estetici. La vulva pelata è più un fenomeno di costume (che dura anche più di un secolo) che una moda (ciclica) e non è solo un’imposizione del patriarcato. L’uso di radersi i genitali risale ai tempi antichi ed è stato in auge in modo altalenante da allora fino agli ultimi anni. I più antichi rasoi di ossidiana risalgono al 6.500 BCE e si trovano in Turchia (musei di Niğde e Ankara). Rasoi di rame sono stati trovati in Egitto e Mesopotamia; pinzette e pietre pomice sono state rinvenute nelle tombe egiziane. I primi di cui abbiamo prove certe si rasassero i genitali sono gli antichi Egizi, probabile con un prototipo di ceretta composta da zucchero, acqua e succo di limone. Si depilavano per motivi estetici e religiosi: donne e uomini si rasavano perché il pelo era considerato incivile e non igienico e associato alle classi povere come servi e schiavi; i sacerdoti per presentarsi puri davanti agli Dei. Greci e Romani avevano gusti misti. I greci erano più inclini a rasarsi completamente perché sinonimo di alto rango. Le donne romane abbienti avevano una schiava che acconciava i loro peli pubici. Una scritta di Pompei riporta in particolare: “Una fica pelosa è fottuta molto meglio di una liscia; trattiene il vapore e vuole il cazzo” (79 C.E.). L’eliminazione dei peli è anche un’antica tradizione islamica: un compagno di Maometto, Abu Hurayra (603-607 C.E.), considerava fitra (natura) la circoncisione, il rasarsi i peli pubici con un rasoio, curarsi i baffi, tagliarsi le unghie in pari e staccarsi i peli dalle ascelle. In India e Persia esisteva ed esiste ancora la pratica della filettatura (threading), una spirale di filo che strappa i peli alla radice, che è tornata di moda nei primi anni Duemila per togliere peluria sul viso. In Costums and Manners of the Women of Persia di Nah’nah Kulsum è scritto che la núra era usata per togliere i peli alla radice: era un composto di calce viva o con arsenico. Era inappropriato applicarsela da sole e quindi si chiedeva ad altre donne di strofinarlo sulla pelle. Questi resoconti ottocenteschi influenzarono il mercato delle prime creme depilatorie che avevano nomi evocativi pregni di influenza orientalista.

L’ideale medievale era una vulva liscia, morbida, paffuta e pallida ma già nel Basso Medioevo era peccato e indice di lascivia rimuovere i peli da parte delle donne. Parole positive per descrivere la vulva pelosa nel Rinascimento fanno capire che era di gran moda: “vello”, “muschio”, “soffice”. Nel Seicento l’abbondanza di peli pubici era segno di buona salute, gioventù e vitalità sessuale. D’altronde in quegli anni si rimuovevano i peli pubici per pidocchi e la loro caduta era un raro effetto del trattamento con mercurio della sifilide. Una vulva con peli a chiazze era spia di malattia. Quindi persone malate o sex worker indossavano i merkin, parrucche di peli folti per il pube. Nell’Ottocento le donne cominciarono a depilarsi, probabilmente anche per la diffusione della fotografia e pornografia, in cui i corpi erano più esposti agli occhi degli altri.

Krao Farini nata con l’ipertricosi

L’avversione per i peli. Il disgusto per i peli è invece un atteggiamento veramente recente nella storia dell’umanità. Ancora nella prima metà del diciannovesimo secolo europei e americani si stupivano per i volti completamente privi di peli dei nativi americani. Dalla fine dell’Ottocento le donne incominciano a preoccuparsi dell’esistenza dei loro peli e col cambio della moda degli anni Venti, con l’avvento di gonne e spalline corte, iniziano definitivamente a depilarsi in massa. Facendo due conti, la normalizzazione delle pelle liscia senza peli è iniziata solo cento anni fa. Perché è avvenuta? La moda non è la sola causa ma forse l’ultima. L’origine dell’uomo e la selezione sessuale di Charles Darwin uscì nel 1871 e le sue teorie possono aver influenzato l’umanità anche in termini di estetica. Il pelo incomincia ad essere disprezzato perché avvicina l’uomo all’animale da cui ha avuto origine: la scimmia. Eppure l’uomo è uno dei rari mammiferi che ha meno peli rispetto al resto del regno animale per motivi ancora non ben noti (quelli più gettonati sono la selezione inconscia sessuale o la ricerca della bellezza come scelta individuale). Il pensiero evoluzionista di Darwin associava i peli all’origine primitiva e come conseguenza la medicina e la scienza del diciannovesimo secolo ne ampliarono il concetto collegando la peluria a inversione sessuale, malattie patologiche, violenza criminale e infermità mentale. Altra influenza è stata di sicuro il controllo sociale applicato alle donne in concomitanza con la loro emancipazione economica e politica. Una donna con i peli è meno sicura di sé perché sono sinonimo di sporcizia e quindi di persona inaffidabile. Era una manovra per far sentire vulnerabili e insicure le donne, secondo gli studiosi di scienze sociali. Le persone di inizio Ventesimo secolo iniziavano a notare i peli sulle donne e queste inviavano lettere depresse a riviste ed esperti per consigli su come risolvere il problema. Negli anni delle suffragette e dei primi passi per l’emancipazione femminile, il pelo diventò attributo di una donna eccessivamente indipendente. Questo pregiudizio era lo stesso attribuito alla strega come donna pelosa e brutta nel Cinquecento e Seicento.

Rasoio, ceretta e altri metodi. Fino a quando non aprirono i primi saloni di bellezza alla fine del Diciannovesimo secolo, togliersi i peli era una pratica da fare a casa con ricette depilatorie di ogni genere tra i libri di cucina che si passavano di generazione in generazione. Bisognava stare attenti perché alcuni materiali impiegati erano altamente combustibili, potevano irritare la pelle o intossicare. Già a fine Settecento erano in vendita polveri e creme commerciali per “peli superflui” di labbra superiori, fronti, tempie e sopracciglia, che ammorbidivano o dissolvevano chimicamente i peli per rimuoverli facilmente. La sperimentazione delle cerette moderne inizia grazie alla centralizzazione della produzione della carne negli Stati Uniti. Per accelerare infatti il processo di eliminazione dei peli degli animali furono creati dei composti chimici ad hoc che potevano essere venduti anche in campo cosmetico, non ancora regolamentato per la salvaguardia delle persone. Addirittura venivano usate cere modificate per le scarpe che erano comunque dolorose da levare. Altri metodi erano terapie considerate all’avanguardia come diatermia, elettrolisi, raggi X, terapie ghiandolari, molto in voga perché testate in ambienti scientifici ma complesse e pericolose.

Gillette Milady Decolletee, 1915

La nuova moda dell’igiene personale portò alla creazione di abiti più comodi e meno costosi da parte dell’industria di massa dell’abbigliamento femminile. Gli orli si alzarono: nel 1915 erano a metà polpaccio e nel 1927 erano sotto il ginocchio assieme alla lunghezza delle maniche che si accorciò. Si prendeva spunto dall’abbigliamento maschile, più pratico e funzionale. Per questo si cominciarono a rimuovere peli delle braccia e delle ascelle ma si indossavano ancora calze spesse per coprire i peli. Le donne, nonostante Gillette avesse introdotto i rasoi di sicurezza dalla fine del Diciannovesimo secolo, facevano fatica ad usarli perché nell’immaginario erano associati agli uomini e i peli ricrescevano più duri e rapidi. Quindi la marca iniziò ad usare il termine di “accessorio da bagno” per il suo rasoio per donna “Milady Décolletée” rendendolo più appetibile alle clienti che usavano già di nascosto quelli di padri, fratelli e parenti. Fu però con le carenze di produzione della Seconda Guerra Mondiale che le donne iniziarono ad usare in massa questo oggetto. Mentre l’Inghilterra considerò le calze di nylon essenziali alla vita civile, gli Stati Uniti le razionarono e così ad inizio anni Quaranta nacquero i cosmetici per le gambe. “Calze liquide” in polvere, crema o lozione, talvolta venduti con adesivi o matite per creare l’illusione della riga posteriore, per donne che non volevano andare in giro a polpacci nudi. In quest’ottica radersi era fondamentale per dare un’illusione perfetta del collant. Questa abitudine passò di madre in figlia e negli anni Sessanta tutte le donne si radevano supportate da rasoi con testine ricambiabili (1970). Pure l’avventura della ceretta diventò più affrontabile grazie a composti di paraffina molle, fatti di petrolio e acqua scaldati e mescolati con solventi poi lasciati a raffreddare per la cristallizzazione.

Paula Kelly su Playboy, 1969

Come la vulva pelata ha sostituito quella pelosa. Il porno diventa mainstream tra gli anni Sessanta e Settanta del Ventesimo secolo. I cespugli iniziano ad apparire in modo più massiccio e Penthouse, distribuito prima in Europa e poi in America nel 1969, ne faceva vedere parecchi, dando il via alle Guerre Pubiche (Pubic Wars) con Playboy. Quest’ultimo non aveva mai mostrato il pelo per timore delle multe di oscenità che poteva indirizzargli il governo degli States, nonostante nell’agosto del 1969 avesse fatto vedere lateralmente il pube della ballerina Paula Kelly mentre ballava e nel 1968 quello di Miss Luglio, Melodye Prentiss. La corte Suprema degli USA in quegli anni stabilì una nuova importante norma sull’oscenità: enunciò che le persone potevano vedere qualunque cosa volessero dentro le loro case (1970). Questo diede il via alla proliferazione di riviste esplicite e cinema di quartiere che proiettavano porno. Playboy cedette nove mesi più tardi il numero rivelatore di Penthouse e mostrò il pube di Miss January, Liv Lindeland, nel 1971. L’anno dopo sulla rivista “femminile” Ms. uscì un lungo servizio sui peli del corpo di stampo femminista che dichiarava che l’idea che i peli di sotto le braccia e delle gambe fossero superflui fosse “un’incarnazione della preoccupazione della nostra cultura di mantenere le donne in uno stato di innocenza e negare il loro sé istintivo”. Chi si rasava il pube voleva “emulare l’infantile asessualità di una bambina”. Rimuoversi i peli era una tirannia della società americana alla quale sempre più donne stavano resistendo, secondo l’articolo. Fu così che negli anni Settanta non radersi diventò una scelta politica che è durata fino ai giorni nostri e ha ricevuto nuovo slancio di recente anche grazie alla cultura body positive. Comunque nonostante l’avvento del bikini sulle spiagge a metà anni Quaranta, le donne rimasero con la vulva pelosa fino al termine degli anni Ottanta.

‘Pink Shots’ di Hustler, Patti, dicembre 1974

Nel 1974 arrivò Adolescent Fantasy di Hustler a cambiare di nuovo le carte in tavola, anche se non ancora in modo mainstream, con foto di vulve senza peli (pink shots). Gli uomini eterosessuali cisgender ne furono entusiasti, le femministe no, tanto che l’anno dopo si formò il gruppo Women Against Pornography. È indubbio che il porno abbia influenzato la moda della vulva senza peli col suo spingersi sempre ai limiti estremi per appetire il pubblico. La “pelata” ci vorrà altri tredici anni per prendere piede in modo positivo e come simbolo di emancipazione di una persona che sa cosa vuole dal suo corpo. La “brasiliana”, ovvero la totale depilazione della vulva, fu diffusa dalle J.Sisters di New York ma il termine è un neologismo americano inventato dalle stesse perché brasiliane: in Brasile infatti lo stesso tipo di depilazione è chiamata tricotomia. Farsi la ceretta da quelle parti non è una passeggiata, tanto che negli States alcuni saloni forniscono alcool e antidolorifici sotto banco per far affrontare meglio il trauma ai client*. Siccome si strappa molto, la procedura è sconsigliata a chi usa medicine che aumentano la sensibilità della pelle o facilitano ematomi. Il trend è tornato di moda in maniera massiccia ad inizio Duemila con la celebre puntata della terza serie di Sex&the City, L’apparenza conta, dove Carrie Bradshaw si fa per sbaglio una ceretta brasiliana dall’estetista delle star di Hollywood (per questo è chiamata in inglese anche Hollywood wax), che hanno effettivamente contribuito alla diffusione di questa pratica. Carrie: “Sono completamente pelata e se posso dirlo, congelata! Mi sento come se fossi un sesso ambulante!“. Samantha: “È questo il bello della brasiliana: ti fa fare cose assolutamente pazze, ma devi stare attenta a chi ti invita in Brasile”. La vulva pelata è diventata sempre più un’espressione di autodeterminazione piuttosto che un fallimento della liberazione sessuale. Ci si depila o rade per igiene, desiderabilità sessuale, preferenze dell’altro partner (sono l’unica che lo ha fatto per guardarsela bene?). Negli ultimi anni anche questo trend sembra stia avendo una leggera battuta di arresto con l’ondata della body positivity che prevede il sentirsi bene con il proprio corpo così com’è senza alterazioni.

Qualunque sia la vostra preferenza, l’importante è che vi togliate i peli pubici per vostra volontà e non per quella degli altri. Sempre.

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