Il Profumo, una pozione seduttiva

L’estate scorsa, complici le temperature sempre più da deserto del Sahara, ho comprato il mio profumo artificiale: Veneno di French Avenue. Guidata solo dalla bella copertina, come accade spesso con i libri: un serpente dorato che striscia su un cofanetto bianco. E dal fatto che la fragranza mi ricordasse il cocco anche se non ce n’è minimamente traccia tra gli ingredienti sintetici del profumo (è presente, però, nelle note di fondo, quelle che possono persistere per giorni). Una mia amica, invece, si è comprata un’essenza al bergamotto, non sicura di voler acquistare un intero flacone a tema. A casa, io avevo già le mie boccette quasi finite di essenza all’ambra e di un’altra all’incenso di rose prese a Petra in Giordania. Dopo quel viaggio nell’antico crocevia del profumo, è diventato un piccolo rituale ungersi il collo e i polsi con questi aromi dolciastri, io che prima aborrivo i profumi, preferendo gli odori freschi di bucato, colonia o violetta, come li amavano Napoleone o la regina Vittoria. Appena ho espresso la mia curiosità per i profumi, ho scoperto che molte persone li indossano per piacere personale o per risultare più attraenti. Ma come per la ricetta reale, che spesso differisce o reinterpreta le materie prime naturali con sostanze sintetiche, non è tutto oro quello che luccica.

Gli occhi nel naso

Per il biologo e zoologo Ernst Haeckel, la prima forma di attrazione sessuale è legata all’olfatto o al gusto, e lascia un’impronta nella memoria collettiva. Sin dall’antichità, il profumo ha esercitato un potere manipolatorio e seduttivo straordinario. Cleopatra strofinava la sua bocca con una fragranza prima di baciare un amante, così che lui la ricordasse anche dopo il loro incontro. La leggenda narra che profumasse le sue vele per attirare Marco Antonio. I romani si cospargevano di profumo dalla testa ai piedi, comprese le tuniche. Dopo un periodo di oblio del profumo come oggetto di piacere, corrispondente al Medioevo cristiano, che preferiva l’incenso e la mirra in funzione spirituale, questo torna alla ribalta nel Rinascimento, dove è raccomandato alle spose per favorire l’atto sessuale. Nella Londra settecentesca, James Graham si inventò un letto a baldacchino, imbottito di profumi floreali e speziati, per aiutare le coppie che non riuscivano a concepire un figlio. Nella seconda metà del diciassettesimo secolo, i prodotti profumati ridiventarono strumenti di seduzione, a scapito degli odori corporei, che vennero soppressi.

Jean-Baptiste Grenouille (Ben Whishaw) sul patibolo in Profumo – Storia di un assassino (2006)

La doppia faccia della seduzione

Il profumo attrae e respinge e costituisce l’essenza del termine seduzione in latino, seductio, che significava “condurre via, trarre in disparte”. Col passare dei secoli, il suo significato si espanse a “condurre verso di sé” in senso sensuale e sessuale. Il profumo attrae e respinge, a seconda dei gusti e della chimica. Jean-Baptiste Grenouille, protagonista del celebre romanzo Profumo di Patrick Süskind, è un uomo privo di odore, attirato in modo smodato dalla fragranza di una donna che annusa da viva e, soprattutto, da morta (uccisa da lui). Il ragazzo crede di poter catturare quell’odore che lo fa impazzire tramite l’enfleurage, una tecnica all’epoca usata per estrarre i profumi dai fiori con grasso animale. Ammazza altre cinque donne per estrarre il loro succo e qualche goccia di quel profumo rarissimo gli evita la gogna pubblica, scatenando un’orgia collettiva tra la folla riunita sotto il suo patibolo. Grenouille, compiuto lo scopo della sua esistenza, si versa addosso tutta la boccetta per farsi divorare dagli abitanti dello stesso mercato in cui la madre lo diede alla luce. La vita da outsider di Grenouille è vissuta in una costante tensione tra piacere e repulsione, la chiave stessa degli aromi più seduttivi.

Dalla cacca nascono fiori

La puzza di morte dei fiori, dopo essere colti, è di origine fecale e si deve all’indolo, un composto presente anche nelle feci umane e non sintetizzabile. Si trova nel gelsomino, nella tuberosa (agave amica), nei lillà, nei fiori d’arancio e in molti altri. Se isolato, però, non dà lo stesso effetto di quando è insieme alle altre componenti del fiore. Pure le sostanze considerate afrodisiache, presenti negli ingredienti dei profumi più seduttivi, sono materie di scarto. Lo zibetto e il castoreo sono sostanze odorose prodotte, rispettivamente, dalle ghiandole perianali dello zibetto africano e da quelle anali del castoro. L’ambra grigia è una secrezione biliare del capodoglio, che rilascia in mare. Il muschio animale, invece,è derivato da palline sotto la pancia del Moschus moschiferus, un cervo presente in Himalaya, Siberia e Mongolia, che servono a attirare le femmine. Questi erano tutti fissativi del profumo che oggi sono stati sostituiti da molecole sintetiche.

Il potere delle chiappe profumate dello zibetto e le essenze erotiche

Lo zibetto era l’aroma afrodisiaco più ricercato. Il botanico Pietro Castelli scriveva nel suo trattato a riguardo, De Hyaena Odorifera (1688): “Se un uomo desidera andare con una donna, dovrà porre sul suo pene un po’ di zibetto e, utilizzandolo a sua insaputa, provocherà in lei il più intenso piacere”. A prova della sua popolarità, molte profumerie in Inghilterra portavano il nome “Ye Old Civet Cat” (civet è zibetto in inglese). Nell’Ottocento, per Émile Zola, era il muschio il vincitore del sesso delle donne: “Con l’aiuto del muschio la donna si abbandona a piaceri proibiti. […] Si droga con esso finché non è colta da convulsioni orgiastiche”. Tra il XVIII e il XX secolo, l’uso di muschio, zibetto e ambra fu limitato perché si riteneva che avessero effetti nocivi e portassero alla rovina. Anche le essenze sono considerate erotiche e il chimico Paul Jellinek le ha suddivise in erogene, sensuali e narcotiche. Le erogene sono: semi di ambretta, radice di costo, zibetto e castoreo. Sensuali: tuberosa, gelsomino, balsamo del Tolù, ladano, storace, fiori d’arancio. Narcotiche: rosa, balsamo del Perù, benzoino, ylang ylang, magnolia, neroli.

Molecole sintetiche derivate da catrame ed esplosivi

Le sostanze sintetiche non vantano nobili origini, al pari di quelle di origine animale. Il primo componente artificiale fu la cumarina, scoperta da William Henry Perkin nel 1868, estratta dal catrame: lasciava un aroma piacevole di fieno appena falciato con sfumature di mandorla e tabacco. Nel 1874 i chimici Ferdinand Tiemann e Wilhelm Haarmann ottennero la vanillina dalla corteccia di pino e la vaniglia divenne largamente disponibile. Nel 1893, Tiemann, insieme a Paul Kruger, diede vita alla violetta artificiale – un profumo in voga durante l’epoca vittoriana – a partire da una combinazione di iononi. Nel 1888 il chimico Albert Baur stava cercando di sviluppare una forma più potente di trinitrotoluene, o TNT, un materiale esplosivo. Nei suoi esperimenti sintetizzò un composto che, pur essendo un fallimento come esplosivo, possedeva un profumo potente che ricordava il muschio animale. Il “muschio Baur” sostituì l’animale per quasi un secolo, prima di essere rimpiazzato per ragioni ambientali e di sicurezza. Il cofondatore della casa di profumi Houbigant, Paul Parquet, e Aimé Guerlain capirono l’importanza e, soprattutto, il risparmio economico dei sintetici e lanciarono, rispettivamente, le fragranze Fougère Royale (Felce Reale) e Jicky. Il primo creò una nuova categoria di profumi maschili e il secondo, pur essendo stato lanciato per le donne, fu particolarmente apprezzato dagli uomini dandy. Jicky giocava sul contrasto tra lavanda, agrumi, cumarina, vanillina e zibetto: era considerato un profumo d’avanguardia per la sua aggressività.

Raccolta gelsomino, foto: Pixabay

Da conciai a profumieri

L’origine stessa della profumeria moderna scaturisce dal basso. Quando Caterina de’ Medici si trasferì da Firenze, già centro della profumeria artistica, a Parigi per sposare il re Enrico II, portò con sé il suo profumiere, Renato Bianco (René le Florentin). Fu lei a diffondere la moda italiana dei guanti profumati. Questi, all’epoca, puzzavano terribilmente: nel processo di concia si usavano l’urina e l’allume. I conciatori in Italia, per rendere il prodotto più accattivante, cominciarono ad usare oli profumati e pomate per nascondere il cattivo odore. Una fragranza popolare per profumarli era il frangipane, che prendeva il nome dal marchese Muzio Frangipani. Era composta da muschio, zibetto e altri aromi. In Francia nacque una nuova classe di artigiani: i gantiers-parfumeurs (guantieri-profumieri). Gli aristocratici iniziarono a portare guanti profumati ovunque e Grasse, città nota per le concerie di pelle, si riconvertì in una città dei fiori e dei profumi. Nel sedicesimo secolo, una fragranza molto in voga per profumare il cuoio delle scarpe e altri oggetti di pelle, in particolare il camoscio, era Peau d’Espagne (Pelle di Spagna) – neroli, rosa, sandalo, lavanda, verbena, bergamotto, chiodi di garofano, cannella, zibetto e muschio – che nel 1910 fu trasformata in un vero e proprio profumo.

La profumazione dei genitali

Secondo il medico rinascimentale Prospero Albini, le donne egizie si ungevano la vulva con ambra e zibetto per aumentare il piacere del coito. Lo scopo era aumentare l’odore forte dei genitali per attrarre, a differenza del mondo contemporaneo, in cui tendiamo a nascondere e neutralizzare gli odori come segno di assoluta igiene. Cleopatra si cospargeva il corpo di kyphi (da kapet, cioè “qualsiasi sostanza per bruciare”), che comprendeva almeno sedici ingredienti e la ricetta varia a seconda delle fonti che ne parlano. Quelli di base erano: uvetta, resina, mirra, calamo aromatico, aspalato, papiro, ginepro, miele e vino. Era usato come incenso rituale, rimedio per malattie, calmante e per indurre sogni intensi. Nel Medioevo erano molto frequenti le fumigazioni vaginali: si sedeva su una sedia traforata sotto la quale c’era una grande pentola da cui salivano vapori profumati di zenzero, lauro e ginepro. Si faceva, però, per far tornare le mestruazioni o per preservare dal freddo le partorienti. In questo periodo le cortigiane usavano le loro stesse secrezioni per applicarle alle orecchie e intorno al collo, per attrarre clienti. Nella Londra del Seicento esistevano due tipi di bagni profumati per i genitali: uno asciutto, su un letto di fiori, in una vasca riscaldata, e un altro in una vasca d’acqua calda con timo selvatico e violette.

Fumigatore vaginale

Profumi ai feromoni: mito o realtà?

Nella seduzione il contesto è importante. Se non ci sono atmosfera e condizioni favorevoli, non avviene. Si può fare tutto lo smellmaxxing che si vuole o lasciare la famosa scia di profumo (sillage), ma se l’altro decide che è “troppo”, noi siamo solo pacchiani rivenditori di noi stessi. Non possiamo nemmeno sperare nei profumi ai feromoni, sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente da alcuni animali per esercitare l’attrazione. La scienza non ha ancora confermato l’esistenza di feromoni umani, poiché l’olfatto è tra i sensi più sottosviluppati nella nostra specie. Ha individuato solo composti che potrebbero fungere da molecole messaggere: androstenone, androstenolo e androstadienone. Si sono fatti vari esperimenti con l’androstadienone, nello specifico sul sudore maschile, e nelle donne si è osservato un ruolo benefico sull’umore e sulla risposta sessuale, ma i risultati dipendevano molto dal contesto. Tuttavia, non a tutte le persone queste molecole hanno fatto un effetto attraente, ad alcune hanno creato pure disgusto.

Iso E Super e il falso mito dei punti caldi

L’ingrediente principale dei profumi ai feromoni è l’Iso E Super, una miscela sintetica di chetoni isomeri, che conferisce il classico profumo legnoso/ambrato e intensifica il muschio della pelle. Bisogna stare attenti alla quantità utilizzata, perché può causare interferenza ormonale e genotossicità. Il risultato, al massimo, è un effetto placebo per chi lo porta: si sente più sicuro di sé, ma non c’è alcun messaggio primordiale nell’aria. Da sfatare anche la teoria dei “punti caldi” o punti di impulso, ovvero la pratica di indossare il profumo alle orecchie e sui polsi. Si basa sulla credenza che queste zone riscaldano la pelle perché i vasi sanguigni sono più vicini all’epidermide, e il calore generato favorirebbe la diffusione del profumo. Non ci sono prove scientifiche a supporto di questa teoria ed è molto probabile che si tratti solo di una questione pratica.

Il legame tra profumo e moda

Paul Poiret fu il primo couturier del ventesimo secolo a diffondere, tramite ventagli, il profumo nelle sue sfilate a finestre chiuse. Impiegò un profumiere professionista per creare le sue invenzioni influenzate dall’Orientalismo: Borgia, Alladin, Nuit de Chin. Tuttavia, prima il profumiere François Coty – “il profumo dovrebbe essere accessibile a tutti” – e poi lo stilista Jean Patou hanno democratizzato la fruizione del profumo. Il primo iniziò a usare sostituti chimici per ridurre i costi del profumo, il secondo inviò 250 bottiglie di profumo ai suoi clienti americani più fedeli durante la Grande Depressione: “Se non puoi permetterti la couture, sappiamo che vuoi ancora qualcosa di desiderabile“. Nel 1919, due anni prima di Chanel, arrivò dalla casa profumiera Caron un profumo non floreale, Tabac Blond, ispirato alla garçonne: cuoio, tabacco, garofano con una nota di vaniglia. Il profumiere Ernest Dardoff aveva creato una fragranza che doveva fondersi con il profumo delle sigarette di queste ragazze alla moda.

Coco Chanel e il guardaroba di fragranze di Jean Patou

Gabrielle “Coco” Chanel fu l’autrice del profumo più anticonvenzionale della sua epoca. Nel 1921 lanciò una fragranza completamente sintetica, Chanel N° 5. Ideato da Ernest Beaux, fu un successo straordinario grazie agli ingredienti, la bottiglia e il packaging moderno, e alla presenza del numero fortunato della stilista. Anche se le note di testa appartengono agli aldeidi, il profumo ha note di cuore di gelsomino, rosa di maggio e ylang ylang, e note di fondo di vetiver e legno di sandalo. Gli aldeidi rendono i fiori più frizzanti e glaciali e agiscono come fissativi. Jeanne Lanvin e Patou la seguirono a ruota nel mercato dei profumi. Nel 1925 Patou disegnò addirittura quello che oggi si chiamerebbe un guardaroba di fragranze: tre profumi associati a differenti fasi dell’amore, basati su donne di diversi colori dei capelli. Amour Amour, per le brune, rappresentava l’inizio dell’amore; Que Sais-Je? (Cosa ne so?), per bionde, simboleggiava il cuore spericolato di una relazione passionale; Adieu Sagesse (Addio, saggezza) per le rosse, una fine agrodolce. Un altro profumo bizzarro fu Bandit, creato dalla profumiera di Robert Piguet, Germane Cellier, durante l’occupazione tedesca di Parigi: una fragranza ispirata all’odore della biancheria intima di una modella dopo una sfilata.

L’immaginario sessista del profumo

La scorsa settimana è uscita la nuova campagna di The One di Dolce&Gabbana. Madonna seduce due uomini, è attirata dal pacco del toy boy in un primo piano inequivocabile, poi dà il benservito a quest’ultimo, lasciandolo fuori casa sotto la pioggia mentre si diverte con l’uomo più adulto. Un minuto di video di Mert Alas per sprofondare nel cliché eteronormato più buio. Il mondo del profumo, purtroppo, non è nuovo al sessismo e agli stereotipi di genere. Le storie delle pubblicità mainstream raccontano solo amori eterosessuali. Questa distinzione si riscontra anche nella classificazione dei profumi occidentali, che presentano caratteristiche in base al sesso di appartenenza. Quelli da donna sono dolci e floreali, quelli da uomo legnosi e forti. Secondo Samuele Briatore, in “Profumo – Sociologia dell’Olfatto“, anche le palette cromatiche sono rigidamente divise: agli uomini sono assegnate tonalità fredde, come il verde e il blu, alle donne tonalità calde e tenere, come il rosa e il giallo. La donna deve profumare di pulito e freschezza; l’uomo deve emanare un odore animale. Seguendo i dettami patriarcali, la prima è docile, il secondo è conquistatore.

Profumi Lgbtqia+

Nell’emisfero occidentale il primo profumo unisex di successo è stato CK One di Calvin Klein. Nato nel 1994 da Alberto Morillas e Harry Fremont, aveva l’intento di infrangere le regole con una formula agrumata e dai frutti tropicali. Il flacone satinato, dal tappo in metallo grigio, sembrava una bottiglia di sciroppo neutra, rafforzando il suo carattere genderless. Ancora prima, nel 1989, era stata creata in Germania una fragranza per uomo, Joop! Homme con aromi considerati femminili: cannella, vaniglia ed eliotropo, dal liquido rosa shocking. Le Mâle di Jean-Paul Gaultier (1995) strizza l’occhio agli omosessuali e ai transgender, e la bottiglia ha il busto di un uomo palestrato, con una protuberanza piena in corrispondenza del pene. L’immagine del marinaio muscoloso è un classico elemento dell’immaginario gay che richiama i disegni di Tom of Finland. Per quanto nel mondo commerciale ci siano messaggi subliminali rivolti alla comunità Lgbtqia+, è la profumeria artistica che le ha reso veramente giustizia.

Sécrétions Magnifiques e gli altri

Il profumo più iconico è di sicuro Sécrétions Magnifiques di État Libre d’Orange (2006), che contiene fluidi memorabili: sangue, sperma, saliva e sudore. L’eccitazione dell’atto sessuale è stata messa in bottiglia da Antoine Lie che ha inserito note marine di iodio, cocco, legno di sandalo e mirra dolce. Inaspettati i nuovi profumi X SÉ – Extrait de Perversion del sarto dei papi, Filippo Sorcinelli, formato roll-on e ricavati da materiale elettrico e idraulico: cyber-sex, sligthly-b!tch, popper pop e cruising area. La pubblicità richiama il mondo del BDSM queer. Nel campo dei celebrity perfume, Alan Cumming ha chiamato una sua fragranza Cumming per rendere omaggio all’ambiguità del suo cognome. Per la pubblicità, Alan posa in foto per riprodurre campagne di profumi famosi. Altri brand queer o con fragranze a tema da tenere d’occhio sono Boy Smells, Arquiste, Malin+Goetz, Snif, The Phluid Project, Kst Scent, Piper and Perro, Xyrena.

Eau Savage di Dior, campagna disegnata da René Gruau

Le due fragranze più sexy mainstream

Tra i profumi famosi, quello femminile più amato dagli uomini è Black Opium di Yves Saint Laurent, invece, quello maschile preferito dalle donne è Eau Savage di Dior. Black Opium è la versione urbana di Opium, uscito nel 1977 e subito causa scandalo per il nome che evocava la droga. Negli Stati Uniti fece capolino solo l’anno dopo per accertarsi che non c’entrasse nulla con lo stupefacente. Lo stilista francese scelse il nome per liberare “fluidi divini…e incantesimi della seduzione che fanno nascere l’amour fou, il colpo di fulmine, l’estasi fatale”. Nel 2000 la casa di moda ricevette più di settecento lamentele per la pubblicità con Sophie Dahl completamente nuda, il volto in piena estasi. Eau Savage risale al 1966, anche chiamato da una mia amica “profumo dei malesseri” (guarda caso, da dieci anni il suo testimonial è l’attore Johnny Depp). Anche la specialista delle fragranze, Lizzie Ostrom, lo etichetta come il “profumo del Playboy” nel suo libro “Perfume”. Questa visione è dovuta alla pubblicità iniziale disegnata dall’artista italo-francese René Gruau: rappresenta una sorta di James Bond che si diverte a girare nudo con un asciugamano da doccia sulla spalla e una bottiglia di profumo nell’altra, stretta come se fosse un bicchiere di whiskey. Creata dal leggendario profumiere Edmond Roudnitska, è una colonia rivista e corretta: limone e bergamotto sono fuse con l’hedione, una molecola sintetica scoperta negli anni Cinquanta, che evoca un leggero gelsomino.

Lattice e sogni bagnati

Nella profumeria artistica, la sexytudine è molto più esplicita. Jouissance ha prodotto profumi ispirati alla letteratura erotica di Anaïs Nin, Anne Desclos, Catherine Millet e Pauline Réage. Odorano di gigli, castoreo, pioggia e catene di ferro. Odorano di latex Ludeux e Ludatrix di Vyrao. La chiave della loro sensualità risiede nell’ambrox (sostituto dell’ambra grigia), e nel muschio sintetico. Cavalca la stessa onda Born Screaming di Toskovat con note di “energy drink, custodia per DVD, palloncino scoppiato, lattice e giocattoli per adulti”. Leatherize di D.S. & Durga si concentra sull’aroma del cuoio misto a caramello, zafferano e castoreo. La descrizione di Wet Dreams di Art Brüt racconta una relazione extraconiugale: “Tu eri uno stagista, lei era una dirigente. Sposata. Due bambini. Casa. Giardino. Tutto ebbe inizio tra una riunione e l’altra e la macchina del caffè. Il profumo di lampone, fresia e ninfea aleggia nell’ufficio. […] Muschio e cashmere sono i tocchi intimi sotto il tavolo della conferenza. In ufficio si tiene segreto più di quanto si dica. E il venerdì, quando il computer finalmente tace, si sente l’odore del proibito sul cuscino di una camera d’albergo appena accessibile”.

Il sessorcismo post-rottura e la passione gotica di un vampiro

In Italia, New Notes ha sfornato i due unisex Erotika Maximale e Erotika Minimale. Il primo, a differenza del secondo più standard, è racchiuso in un flacone di pelle nera borchiata. Il loro segreto sta nella combinazione di muschio e vaniglia. Sex and the Sea di Francesca Bianchi è ispirato all’elicrisio e alla pelle bruciata dal sole; riproduce la sensazione appiccicosa dopo un rapporto sessuale. Van Py Rhum di Lorenzo Pazzaglia potrebbe raccontare la passione erotica bruciante tra una mortale e un vampiro: la vaniglia affonda nel rum barricato, tra i fiori bianchi e il patchouli. Sexorcism di Grammatik Drammatik è il chiodo schiaccia chiodo dopo una rottura: “andare a letto con qualcuno di nuovo per dimenticare l’ex”. Imp-ish, dello stesso brand irriverente, è per quella persona che non ha problemi a mostrarsi agli altri e a raggiungere “un orgasmo alle stelle”. Due fragranze gourmand, molto di moda ora, che presentano caramello, nocciola, cioccolato fondente e vaniglia, arancia, ananas. Infine, il profumo Ready to Sex di una TikToker molto seguita, Sssinister, al secolo, Matilda Morri. La sua creatrice voleva rappresentare il rituale di pulizia pre-sex, quasi un prequel di Glow di Jennifer Lopez (che ritraeva l’odore di una donna dopo la doccia).

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