La storia quasi sconosciuta di Adelina Tattilo: la verità sulla miniserie Netflix Mrs Playmen

foto copertina: Adelina Tattilo con Playmen nel 1979 e Carolina Crescentini che la interpreta in Mrs Playmen (2025), foto: Camilla Cattabriga

La miniserie Netflix su Adelina Tattilo, Mrs Playmen, con Carolina Crescentini nel ruolo della protagonista, è molto ben fatta e si ispira all’unica biografia sulla leader dell’editoria erotica italiana, “Adelina Tattilo – Una favola sexy” di Dario Biagi (Odoya). È probabile che l’autore e giornalista se ne sia interessato dopo aver scritto la biografia “Vita semieroiaca di Franco Valobra”, collaboratore della rivista Playmen. Devo ringraziarlo perché tutto quello che vi dirò sulla vicenda di Tattilo l’ho appreso dalla sua meticolosa ricostruzione per gentile concessione dei figli di Adelina, Roberto e Manuela Balsamo, nonché la segretaria storica, Bruna Reali, amici e conoscenti.

Breve recensione della miniserie: molta finzione narrativa ma un buon prodotto

Il telefilm, oggi al secondo posto nella classifica della piattaforma, riproduce il contesto tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, in cui si sviluppò la rivista Playmen che fece concorrenza a Playboy sul suolo italiano, restituendo uno spaccato di realtà in lenta trasformazione, con l’esistenza della polizia del buon costume e lotte ancora da vincere su divorzio, pillola contraccettiva e aborto. Sono adottati molti espedienti narrativi per rendere la storia più avvincente, anche se quella di Tattilo lo è già di per sé, come la rappresentazione distorta del mondo degli uomini gay attraverso il personaggio di Chartroux e il matrimonio di Saro Balsamo con la fidanzata messicana per evitare l’estradizione. Unica nota stonata la fine, in cui, per la prima volta, si usa la voce fuori campo di Crescentini, che si rivolge al pubblico: “Ora mi guardo allo specchio e non sfuggo più al mio sguardo perché ora so chi sono e cosa voglio essere: una donna libera”. Le vicende dell’editrice si traducono già in questo messaggio senza bisogno di ribadirlo allo spettatore.

Chi era Adelina Tattilo

Adelina Tattilo era la moglie del pioniere della stampa erotica italiana, Saro Balsamo. Originaria di Manfredonia e cresciuta a Roma nel quartiere Prati, aveva conosciuto suo marito perché era vicino di casa. Ebbero tre figli insieme (nella serie se ne vedono solo due): Fabrizio, Roberto e Manuela. Per cause finanziarie legate alla distribuzione delle riviste del marito, a metà del 1968 si ritrovò a guidarle da sola. Fu brava a risollevare le sorti economiche dell’azienda e a sfruttare il suo buon fiuto giornalistico, che le permise di risalire alla ribalta. Tattilo fu rivelata al mondo da Marika Aba sull’Herald Tribune e consacrata alle cronache internazionali nel 1971 in un articolo del Time, ‘Donne, non ragazze’. Da lì partì una sfilza di articoli su di lei che la portarono allo scontro con il patron di Playboy, Hugh Hefner. Nel 1975 fu inserita dall’Onu nella lista delle trenta donne più importanti del pianeta in occasione dell’Anno Internazionale della Donna. Non fu mai molto amata dai giornali italiani, che la definivano in modo dispregiativo come “la maestrina del nudo in rotocalco”. Tattilo aveva due anime che si scontravano e fondevano all’occorrenza: una, quella della donna, cresciuta nei valori tradizionalisti, l’altra, quella decisionista e provocatoria.

La creazione di Playmen

Saro Balsamo voleva “dare le tette all’Italia”, per usare un suo slogan dell’epoca, e nel 1966 ci provò con Men. Agli inizi, però, faceva vedere pochissimo nudo e si concentrava più su costume, inchieste e polemiche, con un linguaggio molto anticonformista. Fu Playmen la vera svolta osè. Il progetto fu avviato nel 1967 da Bruno Modugno, direttore per poco della testata, poi sostituito da Luciano Oppo (Corriere dello Sport), fiancheggiato da Paolo Bernobini e Guglielmo Solci. Chartroux si ispira a Oppo, che da giovane aveva militato nella X Mas e proveniva dal settimanale Lo Specchio di Giorgio Nelson Page, ma non ci sono notizie sul suo orientamento sessuale. Il giornale era costituito da molti uomini di destra, come il barone Enrico De Boccard, che però trattavano, oltre al sesso, temi progressisti come anticoncezionali, omosessualità, coppia aperta, censura, fecondazione in vitro.

Per dieci anni la rivista ebbe a che fare con i tribunali per gli articoli 528 e 725 del Codice penale, che multano chi pubblica e commercia materiale contrario alla pubblica decenza (ancora in vigore, anche se con applicazione limitata). Tra il 1970 e il 1971, Men e Playmen insieme registrano ben 350 denunce, tutte archiviate. Vero l’espediente raccontato nella miniserie: far uscire la rivista in ritardo, di sabato, quando le procure erano chiuse. Il merito di Adelina sta non solo nell’aver esaltato donne diverse da quelle di Playboy ma anche nell’aver coinvolto intellettuali e persone di cultura nella scrittura dei testi dei servizi e articoli sull’erotismo. Gli scrittori americani mantenevano l’anonimato sulla rivista di Hefner; quelli italiani, all’inizio, si firmavano con le sigle, poi, dopo il 1969, con nome e cognome. Nel 1996 la Corte di Cassazione riconobbe a Playmen lo stato di rivista culturale.

I guai con la giustizia di Saro e l’indole violenta verso Adelina

Nel gennaio del 1966 Balsamo è arrestato dai carabinieri di Roma e incarcerato a Bari per aver sottratto fraudolentemente circa 20 milioni a una banca locale, provocandone il fallimento. Aveva guidato un giro di cambiali false e di assegni a vuoto. Nel 1970 fu condannato a scontare sei anni e quattro mesi più multa e risarcimento dei danni. Nel 1967 avrà una tresca con una cantante del Cantagiro, Fulvia, che partorirà una sua bambina, e sarà questo evento a far infuriare a vita Adelina, che aveva già perdonato molte delle sue scappatelle. I due si separano in casa, ma le liti sono manesche – solo alla fine della miniserie si vede che Balsamo diventa violento – e lui si allontana. Diventa latitante nel 1968, impaurito dalla voce di un’imminente azione giudiziaria contro Supersex, suo fotoromanzo erotico con Gabriel Pontello, l’idolo d’infanzia di Rocco Siffredi che ha dato il nome all’omonima serie Netflix (2024).

Saro prima va in Svizzera, poi in Costa Azzurra con la madre della sua bambina. Adelina prende le redini della sua casa editrice e non si sbottona sul lavoro, ai dipendenti racconta che il marito è in vacanza. Quando rientra, litiga con lei, preoccupato per l’azienda che sta finalmente ritrovando la quadra delle sue finanze grazie alla moglie, e la picchia tanto da spedirla al pronto soccorso. Lei lo denuncia per lesioni personali e tentata estorsione, lui tenta di scappare a Beirut per sfuggire a un mandato di cattura internazionale. È estradato, ma se la cava anche questa volta con un mese di carcere e accetta le condizioni di Adelina: rilevare la sua quota azionaria e liquidare la partecipazione societaria. Il passaggio di proprietà ufficiale avviene a fine agosto del 1969: la Balsamo Editore diventa Tattilo Editrice S.p.A. Adelina avvia le pratiche per la separazione. Balsamo ebbe il coraggio di raccontare, in un’intervista a Gad Lerner per L’Espresso del 1986 (‘Balsamo Erotico’), di aver pagato gli alimenti all’ex moglie con la ‘concessione’ di dirigere Playmen.

Copertine di Playmen negli anni Settanta

Gli scoop: i diari del marchese Casati Stampa e la nudità di Jackie Kennedy Onassis

Lo scoop Casati Stampa è in realtà di Men, non di Playmen come fa credere il telefilm. Il dossier esce su Men, i diari del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino su Playmen. Il 30 agosto 1970 il nobile aveva ucciso a Roma la moglie, Anna Fallarino, e il suo amante, Massimo Minorenti. Erano emerse migliaia di foto intime nude di Fallarino e del marito insieme ad altre persone. Uno sconosciuto si era presentato alla Tattilo per vendere le foto al caporedattore di Men, Massimo Balletti, per un milione di lire in contanti, come nella miniserie. Ebbe un successo esplosivo. Su Playmen i diari del marchese erano intitolati ‘La confessione erotica di Camillo Casati’.

A fine dicembre 1972 altro colpaccio. Playmen pubblica le foto estive di Jacqueline Kennedy nuda, con suo marito Aristotele Onassis, nella villa sull’isola di Skorpios. Il paparazzo che scatta le foto è Settimio Garritano, reporter salernitano, titolare dell’agenzia Str Press. Non c’è nessun amico gigolò che fa da mediatore, è un’invenzione del telefilm (all’epoca Adelina stava con il regista Carlo Maietto, dieci anni in meno di lei). Il fotografo chiede cento milioni ai giornali italiani, ma nessuno glieli vuole dare, temendo ripercussioni dal magnate greco. Garritano ferma Adelina all’uscita del Teatro Sistina e scende di prezzo: venticinque milioni. L’imprenditrice gioca d’astuzia e, prima di pubblicare le foto, coinvolge testate francesi e tedesche, mantenendo l’esclusiva di pubblicare per prima, per far fronte a un’eventuale azione legale di Onassis. Grazie al successo delle foto di Jackie O, riesce ad attirare clienti come Bulgari e Cartier per le pubblicità. Onassis e consorte non se la prendono. Tuttavia, quando Playmen pubblicherà una seconda puntata, con l’armatore nudo, qualche mese dopo, arriva la vendetta dell’uomo: non avranno più carta per stampare. Adelina contatta l’amico Bob Guccione di Penthouse, che le consiglia di volare a New York per riconciliarsi con Onassis e Kennedy all’Hippopotamus. Maietto raccontò che solo Aristotele parlava, Jacqueline rimase in silenzio. Alla fine l’assoluzione del magnate greco: “E va bene, queste dannate mutande qualcuno se le deve pur togliere”.

Le battaglie legali con Playboy

Playboy e Playmen erano simili per nome, impostazione e contenuti, ma divergevano nei modelli di donne in copertina. Playboy preferiva il genere bomba sexy, le donne “di plastica”, come le chiamava Adelina; Playmen, quelle “vere”, modelle europee con fisici più vicini a quelli delle ragazze di tutti i giorni. Quando Hugh Hefner legge l’articolo del Time, si arrabbia per alcune frecciate indirette a Playboy e gli fa causa per interdire l’uso del titolo ‘Playmen’ e per bloccare la sua espansione. Balsamo aveva effettivamente copiato Playboy, per sua stessa ammissione, nell’intervista a Lerner: aveva notato che i suoi amici tornavano dall’estero con “almeno venti copie” della rivista, così ebbe l’idea. I problemi tra i due magazine si concretizzano quando, nel 1972, Playboy approda in Italia ed è edito da Rizzoli. Adelina perde al tribunale di Milano la causa di Hefner contro di lei per concorrenza sleale e contraffazione di marchio con sessanta giorni di tempo per ricominciare da capo. Lei fa ricorso in appello e la questione si gioca tutta sul fatto che il termine ‘playboy’ sia ormai di uso comune in Italia e abbia perso la sua forza identificativa. La sentenza del Tribunale di Milano è ribaltata da Remo Franceschelli, professore di diritto commerciale e industriale: riesce a dimostrare che le parole con il verbo o il sostantivo ‘play’ sono di uso comune sia negli Stati Uniti che in Italia e non sono “suscettibili di appropriazione esclusiva”. Playboy non demorde e ostacolerà con azioni legali Playmen ogni volta che Playmen vorrà espandersi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.

Gli scontri di Adelina con le femministe

I sentimenti di Tattilo verso il femminismo sono sempre stati contrastanti. Quando stava sondando l’idea di pubblicare un settimanale per donne, Libera (molto simile a Viva di Guccione), dichiarò nel 1973 che voleva fare “un giornale di emancipazione femminile, ma nella tradizione, perché io non credo nel femminismo“. Con la pubblicazione di Libera nel 1974, Tattilo ammette, con parole dispregiatrici, di aver rifiutato l’offerta di editare Effe, testata femminista dell’associazione La Maddalena, chiamando le femministe “noiose misantrope”. Nel 1987, però, ripensa alla vicenda con toni più miti. Raccontò di aver dato la disponibilità all’epoca ma a patto di fare un giornale diverso, e quasi ritrattò: “Io ritengo di essere nata femminista, di esserlo strutturalmente“. Le femministe criticavano Libera per l’uso del nudo maschile e Adelina disse che la loro polemica era giusta. L’editrice si impegnò sia nella rivista sia nella vita, nelle lotte per i diritti civili, ma chiuse dopo due anni per scarso consenso. Dopo aver passato il testimone ai figli nel 1986, il nudo maschile tornerà nella rivista Adam, rivista per uomini gay attiva dal 1992 al 1999.

Adelina Tattilo (Carolina Crescentini), Filippo Nigro (Chartroux), Martone (Luca Tanganelli) e redattore (Giulio Mezza), foto Camilla Cattabriga, Cr. Beniamino Ziccardi/Netflix © 2025

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