No love no passion. la ridicolaggine di Dracula – L’amore Perduto di Luc Besson

Amore e sesso non pervenuti nel nuovo Dracula – L’amore perduto di Luc Besson, in sala dal 29 ottobre. Dati i natali del regista è ambientato a Parigi invece che a Londra e alcuni personaggi presenti nel libro, come Lucy, Reinfield o Van Helsing, hanno altri ruoli o nomi: Lucy Westenra (Matilde De Angelis) è una cortigiana del Settecento con il doppio ruolo della vittima e del servo del conte e Abraham Van Helsing (Christoph Waltz) è un prete ammazzavampiri. La storia si concentra sull’amore tra Vlad III di Valacchia (Caleb Landry Jones) e la moglie, Elisabeta (Zoë Bleu), persa tragicamente durante una battaglia contro gli ottomani, che il nobile crede poi di ritrovare, quattrocento anni dopo, in Mina Murray (sempre Bleu), fidanzata dell’avvocato Jonathan Harker (Ewens Abid). Oltre al piattume del feeling tra i due protagonisti, mancano i nessi logici nella narrazione. Si dà per scontato che ormai tutto il pubblico conosca la vicenda del vampiro dei vampiri. Considerato però che il pubblico di oggi ha visto più The Vampire Diaries, The Originals e True Blood, non darei tutto per garantito. Vogliamo dirlo o no perché Harker è andato a trovare il conte fin nei Carpazi? E com’è possibile che lui sia arrivato a Parigi senza imbarcarsi su una nave mercantile, simile a quella della Demeter del romanzo gotico? Salvo solo i costumi sensuali e ricercati della costumista Corinne Bruand, che ha già lavorato a molti film di Besson, tra cui Anna (2018) e Valerian e la città dai mille pianeti (2017).

L’aspetto di Dracula e la storia d’amore con Elisabeta sono tutta farina di Coppola e Hart

Grande è stata la sorpresa quando ho visto che Dracula, da anziano, assomiglia esattamente a quello del film di Francis Ford Coppola, in modo imbarazzante: stessa parrucca con aggiunta di super trecciona sulle spalle, volto pallido e, forse uniche due sole differenze, le superughe e l’abito nero con maniche di pizzo. Andiamo a leggere cosa dice il capitolo secondo dell’opera quando Jonathan Harker incontra per la prima volta Dracula che spalanca il battente del suo castello: “All’interno c’era un vecchio, alto, sbarbato ma con lunghi baffi bianchi, vestito di nero dalla testa ai piedi; neppure una nota di colore in tutta la sua persona“. Tra i titoli di coda c’è scritto “ispirato a Dracula di Bram Stoker”, siamo sicuri? Soprattutto, l’elemento della storia d’amore è sviluppato da Coppola e assente dal romanzo gotico originale. La figura della moglie Elisabeta non esiste in Stoker, è stata inventata dallo sceneggiatore James V. Hart per Coppola. Vero che lo stesso Luc Besson ha dichiarato che non gli piacciono i film horror, men che meno Dracula: gli sembrava solo una parte interessante per il suo attore preferito, il protagonista Caleb Landry Jones. Deduciamo, quindi, che non abbia letto per nulla il libro?

Non sono una fan del film di Coppola ma sul piano della storia d’amore vincono Wynona Rider e Gary Oldman a mani basse. Gli attori Jones e Bleu non credono alle loro stesse battute, e lo si vede anche con un buon doppiaggio. L’unico punto a favore degno di nota è che Dracula dichiara spesso di essere in lotta contro Dio, ma in realtà è in lotta contro se stesso, osservazione del prete che, in questo film, diventa scienziato e psicologo di fronte a un inerme dottore del manicomio di Parigi che lo segue in modo piuttosto inutile, come personaggio accessorio. Bella, perché dettata dall’amore, la scelta finale del protagonista che non spoilero.

Il senso del ridicolo lo trasforma in parodia

Le scene ridicole sono molteplici. Oltre alla scelta discutibile di animare i gargoyles del castello, che assomiglia a una Notre-Dame gotica con le torri, entra in scena il profumo dell’elisir eterno di Dracula, che attira tutti nella sua rete. La ricerca in capo al mondo della fragranza perfetta diventa ridicola quando, alla fine, un profumiere di Firenze gli trova la formula giusta per ammaliare. Il vampiro si unge il collo di profumo e cammina nelle corti, con un bruttissimo primo piano dal basso, da boomer, in una call al computer. La reazione alla fascinosa essenza è mostrata attraverso coreografie di ballo d’epoca nelle varie corti reali in cui il conte si presenta. Le scene durano diversi minuti, facendole scivolare nell’inutilità e nel ridicolo. Così come la scena in cui Dracula entra dalla finestra nella camera di Mina e lei è combattuta tra il desiderio di farlo restare e quello di mandarlo via. Gli spostamenti dai Carpazi a Parigi e viceversa non sono mai mostrati, tanto che, nel caso dell’essere umano Jonathan, ci si chiede se anche lui non abbia “volato” come il conte, a cui basta cibarsi di un intero monastero di suore per tornare più in forma che mai.

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