Foto di copertina: Atlas kilt, Black Crystal Latex
Nicola Ragni, pugliese, e Daniele Nocent, friulano, si sono avvicinati al latex design per esigenza personale. Tra i loro brand preferiti non ne trovavano uno che potesse esaudire le loro esigenze e quindi, nel 2018, hanno deciso di fondare il loro marchio Black Crystal Latex, formandosi in corsi specifici a Londra. I due conducono una ricerca costante su materiali e accessori per creare pezzi unici di alta qualità per ogni genere, in cui si incontrano innovazione e tradizione. Particolari sono alcuni ricami di pizzo presenti in alcune collezioni come Diamante, in edizione limitata. I capi sono realizzati a mano nel loro studio a Roma.
Ragni e Nocent hanno fatto editoriali importanti con giornali inglesi e tedeschi di moda (Hunger Magazine, Schön!, Kaltblut). I loro capi sono stati selezionati dallo stylist Giorgio Andrea Branduardi per la campagna pubblicitaria 2022 del brand di calzature René Caovilla. Lavorano con Muccassassina, una delle serate maggiori del clubbing italiano, per la parte costumi. A breve uscirà la loro collezione donna.
Come si doma un materiale difficile come il latex?
All’inizio ho avuto tante difficoltà. Ho lavorato come ricamatore modellista (parla Nicola Ragni, ndr) nel settore dell’alta moda e nella produzione delle collezioni. Alla fine, devi rimettere in discussione tutte le tue competenze. Mi sentivo un incapace perché, anche se sai gli aspetti tecnici, quando vuoi modellare un capo più grande, è un lavoro difficilissimo.
Ma voi non avete gettato la spugna e vi siete appassionati.
È stata la nascita di una nuova nostra passione. Il passare da utenti finali a produrlo ci ha consentito di conoscere appieno questo materiale e capirne le sue potenzialità.

Laboratorio Black Crystal Latex
Cosa è veramente arduo produrre con il latex che quando vi riesce vi crea soddisfazione?
La parte più difficile nella realizzazione di un capo di abbigliamento è senza dubbio la modellazione. Creare il modello e azzeccare le proporzioni, i tagli, tutto in base alla fisicità del cliente. Poi si passa alla lavorazione del materiale, che di per sé porta via un sacco di tempo, dal pulire le superfici del materiale dove poi si andrà a stendere la colla, ad avere le dovute accortezze: tutto deve essere pulito, poiché anche un granello di polvere potrebbe andare a compromettere la buona riuscita dell’incollatura. Teniamo presente che il latex non si cuce. Anche nell’indossarlo richiede un suo procedimento, una sorta di rituale.
Per i capi di vestibilità aderente è consigliato aiutarsi con dei prodotti specifici quali talco inodore o dressing aid a base di silicone.
Si può lavare in lavatrice?
Noi consigliamo di lavarlo a mano con detergenti specifici che sono reperibili facilmente e a prezzi davvero modici. Possono esserci delle componenti del capo che in lavatrice potrebbero danneggiarsi. Per quanto riguarda il primo utilizzo del capo, al momento dell’acquisto arriva opaco per via del talco che consente di mantenerlo asciutto e far sì che le superfici non si attacchino tra di loro. È sufficiente sciacquarlo solo con acqua e, una volta asciugato, si può procedere con la lucidatura. A questo proposito, negli ambienti dei play party si possono incontrare persone a cui piace lucidare gli altri.
È possibile riciclarlo?
Il latex o lattice ha un suo ciclo di vita ed è biodegradabile. È di origine vegetale e si ricava dall’albero della gomma in forma liquida. Successivamente, nelle varie fasi di lavorazione è miscelato con altri ingredienti, come minerali, per conferirgli elasticità e una buona tenuta, e i coloranti. Un latex di buona qualità, però, subisce dei processi di rimozione delle proteine che possono causare allergie. Consigliamo di effettuare delle piccole prove prima di acquistarlo.

Diamante jacket, Black Crystal Latex
Quali sono i vostri modelli di riferimento culturali quando create?
Cerchiamo di essere attenti il più possibile a ciò che ci circonda e alle esperienze che viviamo in un determinato momento o periodo. In base al nostro background lavorativo riportiamo e reinterpretiamo elementi moda nel fetish al fine di rendere il capo portabile in qualsiasi contesto. Personalmente mi piace reinterpretare i capi che fanno parte di altre culture, come il kimono, ma anche ispirarmi all’abbigliamento sportivo. Il nostro processo creativo è, inoltre, contaminato e influenzato da altri artisti che incontriamo nel nostro percorso. È un veicolo per la creatività al quale crediamo molto e ci consente di non rimanere chiusi nel nostro mondo.
In Regno Unito e Stati Uniti la cultura del latex è ormai sdoganata ma in Italia che tipo di atteggiamento c’è?
Siamo alcuni tra i pochissimi a produrre latex in Italia e, all’inizio, quando lo dicevo non trovavo lo stesso entusiasmo rispetto a quando dicevo di essere un ricamatore o un modellista. Il primo pensiero che suscitava era legato al fatto che potessi lavorare con gente ‘dai gusti strani’, ma, in realtà, stare a contatto con persone più consapevoli e, soprattutto, libere dal pregiudizio, mi ha aiutato molto anche nella crescita personale e nello scoprire nuove parti di me. Oggi il latex fa tendenza, è stato sdoganato a pieno titolo anche nel mondo della moda, ma in Italia ancora non è entrato a far parte totalmente della nostra cultura. Ci vorrà più tempo rispetto a Germania o Regno Unito. Confido nelle nuove generazioni, hanno un approccio più fresco verso le novità. Moda e fetish sono parenti molto stretti più di quanto si pensi: brand come Dsquared2 o Versace hanno costruito parte della loro identità sul fetish. Demonizzarlo non serve a nulla.
Realizzate design su misura per il singolo, quali sono le richieste più strambe che vi arrivano?
Un progetto che mi porterò sempre nel cuore è l’aver realizzato un abito dove ho creato anche dei ricami che richiamassero le piume di un corvo insanguinate. Molto viscerale, mi ci sono identificato. Alcuni degli outfit più estrosi li abbiamo creati per la serata Muccassassina, e ci siamo divertiti a realizzare maschere di Carnevale e un progetto a tema Art Deco. Abbiamo categoricamente rifiutato, invece, la richiesta di creare una divisa nazista. In genere, non giudichiamo il gusto fetish ma non ce la siamo sentita di realizzare un capo del genere.

Ricamo di piume insanguinate, Black Crystal Latex
Dove si possono indossare i vostri capi?
Creiamo capi che possono essere utilizzati in diversi contesti da indossare con disinvoltura.
Il nostro abito Anima, ad esempio, può metterlo una Mistress di un certo tipo, ma anche una donna qualsiasi per andare ad una festa, o per il suo compleanno. Prima questo genere di abbigliamento era relegato ad ambienti subculturali (play party, eventi dedicati a tema, serate clubbing), adesso possiamo trovarlo anche esposto in una vetrina di qualche marchio blasonato. Ci sono degli eventi dedicati, in diverse zone d’Italia, in cui è possibile sfoggiarli: a Roma c’è il Torture Garden Italy o Khaus, a Padova è presente uno dei club storici della scena italiana, Leather Friends Italia, dove c’è un’elezione annuale di un ambassador della comunità gay fetish.
Le mise di latex possono avere vari generi.
Sì, c’è il genere superhero, drone, skinhead, se si parla di abbigliamento strettamente fetish. I capi possono essere anche ispirati ai costumi rinascimentali. L’abbigliamento, in latex e non, è un veicolo per lanciare un proprio messaggio, di ciò che siamo e di come ci sentiamo in quel momento.

ANIMA Dress, Black Crystal Latex
State lavorando ad una nuova collezione?
Le nostre collezioni non sono stagionali. Ne abbiamo realizzate cinque al momento e le arricchiamo con nuovi pezzi ogni anno. Sono come dei diari di viaggio legati a stati d’animo, come la collezione “Innervisions”, più introspettiva, cupa, che riflette anche parte del mio carattere.

Vita Ninja sfila al fashion show di Torture Garden Italy in Black Crystal Latex, foto: Filippo Hat



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