Stagione autunno/inverno più dark e gotica che mai anche a Milano. Il clima internazionale non permette molta spensieratezza e, quando questa si manifesta, assume forme inquietanti come da Diesel. Sempre presente la sensualità, declinata in modellə virago, vampirichə o misteriosə.
1. DSquared2 di Dean e Dan Caten compie trent’anni. Grande festa con Doechii, JT e Naomi Campbell sulla passerella. Sul finale i due fratelli canadesi sono stati arrestati per finta da Brigitte Nielsen vestita da poliziotto in pelle nera e occhiali a goccia. Nel 1996 i gemelli presentarono la loro prima collezione “Homesick Canada” influenzata dal loro Paese d’origine. Poi la svolta nel 2000 grazie a Madonna, per cui fecero i vestiti cowboy del video “Don’t Tell Me”. Nella loro collezione celebrativa hanno inserito le loro esperienze di una vita: disco music, BDSM e country style.
2. Fendi festeggia i suoi cento anni. La direttrice artistica Silvia Venturini Fendi cita ad occhi chiusi l’archivio della sua casa di moda a partire dagli anni Sessanta. Più di ottanta modelli di autentica bellezza ma soprattutto genio. Lə bambolottə che pendono dalle borse iconiche del brand o in braccio allə modellə fanno impazzire! In passerella grandi top model del calibro di Eva Herzigova, Karen Elson, Adriana Lima, Deva Cassel (figlia di Vincent e Monica Bellucci, ora ne “Il Gattopardo” su Netflix). Grande parterre di star da Sarah Jessica Parker a Bianca Balti, da Luca Guadagnino a Rose Villain.
3. Glenn Martens a Diesel ha immaginato che Coco Chanel andasse a trovare nel castello di Balmoral la scomparsa regina Elisabetta II e si ubriacassero insieme di sherry. Sui pezzi in passerella c’erano, infatti, il bouclé di Chanel e il pied-de-poule molto British. Torna il bumster, linea del sedere a vista che sbuca dai jeans, introdotto sulle passerelle da Alexander McQueen nel 1993 con la sua prima collezione “Taxi Driver”. Lo scenario mastodontico e colorato della sfilata ha rubato un po’ la scena agli abiti. Undicimila mila km di bulloni di tessuto bianco sono stati ricoperti da graffiti e disegni realizzati da scuole d’arte e gruppi di street art in Cina, Sudafrica, USA, Regno Unito, Europa e altrove.
4. Collezione in studio senza designer da Gucci dopo l’uscita improvvisa di Sabato De Sarno. Il team interno ha fatto riferimento all’archivio mettendo insieme il patrimonio degli anni Sessanta, Tom Ford anni Novanta e il più recente Alessandro Michele. A tratti si strizza anche l’occhio a Prada. Per i settant’anni della borsa Horsebit, disegnata nel 1955 da Aldo Gucci, il simbolico gancio equestre era ovunque, anche come collana lunga o choker a catena. Un accessorio fetish che non passerà inosservato.
5. Alessandro Dell’Acqua a N°21 si è ispirato ai film della sua regista preferita, Sofia Coppola, prendendo come riferimento i fiocchetti portati da Kirsten Dunst in “Maria Antonietta e i colori pastello de “Il Giardino delle Vergini Suicide”. Sexy e portabile.
6. Antonio Marras è stato più dark del solito. Ha richiamato l’opera lirica “La Bella di Alghero”, un melodramma musicale del 1892 in cui la bellissima protagonista è contesa tra due uomini in un mix di cultura sarda e catalana. Materiali classici come principe di Galles, broccato e jacquard ottomano sono accostati a quelli contemporanei come pelle e denim. Immancabile il simbolo distintivo del brand, la rosa. In prima fila presente l’attrice Sharon Stone.
7. Giuliano Calza a GCDS ha definito la sua collezione “gothic pop“. Ha unito i centrini della nonna con l’estetica grunge, una certa dose di “Lizzie McGuire” e l’oscurità di “Nosferatu” di Robert Eggers. È stato ispirato dal libro di Fabio Bartolomei, “La banda degli invisibili”, in cui un gruppo di anziani rapisce Silvio Berlusconi per ottenere dalla società ciò che gli è stato negato.
8. Fausto Puglisi a Roberto Cavalli ha preso spunto da Pompei, il Vesuvio, le Baccanti e il celebre sarto della Hollywood degli anni Quaranta, Adrian, soprattutto nel taglio delle spalline delle giacche.
9. Marco de Vincenzo a Etro ha collaborato con l’artista coreana Maria Jeon su una serie di ricami ispirati alla zoologia mitologica. Animali di un bestiario fantastico anche sul set della sfilata con un’opera realizzata dal gruppo di artisti di Numero Cromatico.
10. Adrian Appiolaza parte dal vestito Mannequin di Moschino del 1992 per inaugurare un parallelo tra lui e lo scomparso designer, con cui ha molti punti in comune. L’abito, conservato al Costume Institute del Met di New York, è tagliato aderente al corpo come se fosse cucito addosso al manichino da sarto Stockman, molto usato dai fashion designer. È un capo non finito con la scritta Moschino al centro sul colletto. L’ironia del brand è espressa nelle borse a forma di mucchio di spaghetti, fiaschetta di vino, barchetta di carta, cuore con smile, pianeta Terra. Il designer ha reinterpretato le stampe dell’archivio del brand collaborando con l’azienda tessile inglese Sanderson of London. Il designer ha riservato un occhio di riguardo alla salvaguardia del Pianeta con abiti, scarpe e borse spazzatura definite “trash chic”.
11. “Amo i vestiti che potenziano, che danno forza e fiducia in se stessi”, così Donatella Versace commenta la sua sfilata su Instagram. Non ha bisogno di guardare l’archivio perché il brand è nel suo DNA. Particolari i tre pezzi d’apertura costruiti da piumini Versace Home stampati nei motivi classici della casa. Alcuni modelli erano ispirati alla sua prima collezione dopo la morte del fratello Gianni, autunno/inverno 1998.
12. Domenico e Stefano a Dolce&Gabbana hanno dedicato la loro collezione alle cool girls. Lo stile spontaneo e molto anni 2000 di modelle come Irina Shayk, Vittoria Ceretti e Mona Tougaard è stato portato sulla passerella. Il dj set era curato dalla bassista e deejay Victoria De Angelis.














