La Regina Vittoria indossava un paio di calze rosse sotto i suoi vestiti da lutto neri. Sembra un controsenso per la nemica del colore per eccellenza ma la tonalità era molto di moda all’epoca, a tinta unita o decorata. Nel 1856, prima della morte del marito, la sovrana si fece ritrarre con un abito rosso, simbolo di regalità dai tempi di Carlo Magno, quando si presentò alla sua incoronazione tutto di rosso vestito. Portare il rosso nell’Ottocento era molto più comune tra le classi benestanti di quanto lo sia oggi. Se troppo in vista, però, le calze rosse potevano essere considerate fuori dal coro, soprattutto nella puritana America. Nel racconto Red Stockings (Calze Rosse, 1869) di Louise May Alcott, il giovane Harry Lennox è colpito da quelle di Belle Morgan, figlia di un dottore, perché il brio era bandito dal piccolo paese noioso e aristocratico in cui vivevano.
Le calze rosse sono tornate di moda negli ultimi anni, soprattutto tra il 2024 e il 2025 sulle passerelle (The Attico, Miu Miu, Gucci), anche se faticano ad entrare nella mentalità italiana come un indumento ormai sdoganato. Basti pensare alle domande più frequenti delle persone quando si indossano: “È ancora Natale?” o “Dove vai tuttə di rosso?”. Festività o serata, il rosso implica ancora provocazione, soprattutto se abbinato al nero. Dovrebbe essere indossato come un qualsiasi altro colore, alla Blair Waldorf in Gossip Girl (prima stagione) o Lady Diana in visita ufficiale, per dare spettacolo, alla Liza Minelli in “Liza with a Z” (1972), o per il tifo sportivo, alla Taylor Swift alla partita dei Kansas City Chief. Tuttavia, questa tonalità ha troppi millenni di storia alle spalle per essere considerata “un colore come un altro”.
Rosso, il primo vero colore primario
I più antichi frammenti di tessuto rinvenuti sono di colore rosso e datati III millennio BC (prima dell’era corrente). Nell’antichità robbia, porpora, chermes, henné, cartamo erano usate per tingere da Egizi, Greci e popoli della Mesopotamia. I Romani, che avevano assorbito in parte dai Fenici la conoscenza sulla porpora, erano dei maestri del rosso, tanto che la corporazione dei tintori prevedeva sei categorie di artigiani per diversi toni di rosso o vicini al rosso. La tintura di porpora era derivata dai molluschi arenati sulle spiagge del Mediterraneo orientale: il purpura e il murex brandaris e trunculus, quest’ultimo il più ricercato. Il processo di trasformazione del colore era lungo e ne occorrevano quantità enormi per ricavare una piccola quantità di succo, ciò ne giustificava il prezzo elevato.
Rosso scandaloso
Secondo i romanzi cavallereschi tipici dell’età feudale, le donne dovevano avere una carnagione chiara e zigomi e labbra rosse. La Chiesa accettava solo il colore di ematite sulle guance perché segno di pudore e aborriva quello sulle labbra, considerato ingannevole e capace di trasformarle in Morgane o prostitute. D’altronde, il rosso medievale esprimeva sia l’amore coniugale che quello lussurioso. Nei tornei, quando la dama donava una manica della veste al cavaliere, questa era sempre rossa e indicava che in caso di vittoria, avrebbe posseduto la sua bella (cuore e carne, in genere). I cavalieri la appendevano all’asta della loro lancia o la annodavano sotto l’elmo.
Rosso mestruazione
Nell’antichità il rosso poteva avere un’accezione negativa se si pensava alle mestruazioni. Famoso è il passo della Storia Naturale di Plinio il Vecchio che attribuisce poteri sovrannaturali al ciclo, tra cui inacidire il mosto, rendere sterili i campi e smussare la punta delle lame. I teologi ci hanno visto la conseguenza della punizione di Dio nei confronti di Eva che, cogliendo il frutto proibito, condannò se stessa e tutte le donne a perdere sangue ogni mese. Nel Medioevo la Chiesa accettava solo il rosso del sangue versato da Gesù Cristo sulla croce, scordando le apparizioni di fuoco di Yahweh nell’Antico Testamento o il rosso dello Spirito Santo nel Nuovo.
Rosso Babilonia
Le sex worker medievali dovevano portare indumenti o accessori dai colori sgargianti per distinguersi dalle donne “rispettabili”. Di solito era un rosso acceso, abbinato al nero in Italia settentrionale, tinto su un cappuccio, un nastro, una sciarpa o un vestito. Questo legame tra rosso e sex working deriva dalla Bibbia. Nell’Apocalisse un angelo mostra a San Giovanni la grande meretrice di Babilonia “ammantata di porpora e scarlatto” che regge una coppa d’oro (che richiama sia Graal che il ventre), “colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione”, seduta sopra una bestia scarlatta con sette teste e dieci corna. Maria Maddalena, ex prostituta, è stata spesso rappresentata di rosso vestita.
Rosso malefico
Il rosso è collegato a quattro dei sette peccati capitali: la lussuria, la gola, l’ira e la superbia. Giuda è definito Iscariota, dal tedesco “ist gar rot” (tutto rosso) per chioma e barba rossa, una raffigurazione originaria dei paesi germanici. Nella Bibbia la maggior parte dei personaggi negativi sono rossi di capelli o peluria. Anche il mondo pagano greco-romano e quello scandinavo non vedono di buon occhio le persone rosse. Il rosso inizia ad essere associato alla sanzione: condannati, galeotti e ergastolani indossavano copricapi rossi. Scarlatto è il marchio a fuoco che si infligge alle persone che riescono a sfuggire alla pena capitale. I puritani del New England del Seicento marchiavano a fuoco le donne colpevoli di adulterio con la lettera scarlatta A (ricamata su un vestito solo nella finzione di Nathaniel Hawthorne).
Rosso proibito
Con la riforma protestante il rosso fu bandito dall’abbigliamento e rimase esclusivo della nobiltà, soprattutto per motivi economici di costosità del processo di tintura. Dal Cinquecento in poi le leggi suntuarie, che limitavano l’ostentazione del lusso nel vestire, divennero più dure. Il rosso era relegato a persone ai margini della società come condannati o sex worker, oppure a categorie di mestieri, macellai e carnefici, o persone non cristiane, ebrei e musulmani. La cromoclastia protestante accettava solo questa triade di tonalità: nero, grigio e bianco. Nel sedicesimo secolo il rosso simboleggiava il lusso della Chiesa cattolica romana che rubava ai fedeli con la scusa delle indulgenze, contro cui si scagliò Martin Lutero nelle sue 95 tesi di Wittenberg. Il rosso era anche associato alla festa della Pentecoste, ai martiri e alla Santa Croce di Gesù.
Rosso aristocratico
Materiali o processi della tintura rossa erano costosi, perciò rimase a lungo un colore prerogativo della nobiltà, come testimoniano i celebri tacchi rossi di Luigi XIV, la cui moda si estenderà a tutte le corti europee. Nel Settecento il rosso fece spazio al rosa, ottenuto all’inizio dal legno rosso di Sumatra importato dai mercanti veneziani, e inventato – sembra – da artigiani italiani. Donne e uomini dell’aristocrazia, nello stesso periodo, si imbellettavano il viso di rosso rischiando la salute: metalli pesanti come piombo o mercurio erano mischiati a sostanze animali e vegetali. Più il rango era elevato, più il rosso era acceso. Quando i nobili si ritiravano dalla vita di corte, si diceva che “abbandonavano il rosso”. Tra i contadini, il rosso era opaco e utilizzato solamente nelle cerimonie o nelle feste. Fino al XIX secolo l’abito da sposa di campagna era rosso perché si ottenevano risultati migliori con questa tintura.
Rosso rivoluzione
La bandiera rossa diventò simbolo della Rivoluzione Francese nel 1791 agli Champs-de-Mars di Parigi in cui il popolo accorse per firmare la petizione repubblicana per destituire Luigi XVI. La calca si trasformò in subbuglio, il sindaco della città fece alzare la bandiera rossa (che indicava pericolo o minaccia in quegli anni) ma la popolazione non fece in tempo a disperdersi che la guardia nazionale aprì il fuoco uccidendo una cinquantina di persone. Così la bandiera rossa rappresentò il sangue dei martiri della rivoluzione e andava a braccetto col berretto rosso dei partigiani estremisti, anche chiamati dagli aristocratici in modo dispregiativo “sanculotti”(per il loro portare i calzoni lunghi). A metà Ottocento, le bandiere rosse spuntavano nelle sommosse come simbolo di adesione al movimento operaio e nel 1917 il partito bolscevico nel dichiarare la dittatura del proletariato in Russia adottò la bandiera rossa che divenne quella ufficiale dell’Urss nel 1922.
Rosso seduzione
Il rosso è associato alla fecondità sin dall’era primitiva. Gli antichi immaginavano che gli esseri umani fossero fatti di argilla o di pietra, tanto che il nome Adamah, Adamo, significa “argilla rossa”, con la quale il “primo uomo” fu creato da Yahweh. Nel Medioevo, soprattutto durante il Solstizio d’Inverno e le Dodici Notti, gli uomini mentre dormivano ponevano un pezzo di tessuto rosso sull’inguine per impedire alle streghe di scagliare incantesimi contro di loro per portargli via la loro fertilità. Questa tradizione potrebbe essere derivata dalla credenza delle succubi, demoni in forma di donna del folclore semitico, che seducevano gli uomini mentre dormivano e li obbligavano ad un’estenuante attività sessuale.

Il rosso sulle calze
I collant veri e propri, elastici e con cavallo, nacquero nel 1959 negli Stati Uniti. Allen Erwin Gant unì delle mutande alle calze ed eliminò lo scomodo reggicalze per la moglie incinta, Ethel Boone, che non ne poteva più della scomoda combinazione calze-giarrettiera-panciera. All’inizio i collant di nylon erano così elastici che arrivavano fino al mento, poi la tecnica fu migliorata e furono ridotti alla vita.
Negli anni Sessanta si affacciarono sul mercato le prime calze colorate grazie all’azienda francese Dim. Il boom delle calze colorate si ebbe con l’avvento della minigonna sulle strade della Swinging London. Gli orli a metà coscia resero necessario l’impiego dei collant, che Mary Quant fece di tutti i colori. Siccome “i produttori di calze non avevano il giusto macchinario – spiega Quant nel suo libro – ho convinto i produttori teatrali a farci collant”. Pare anche che Emilio Cavallini, stagista da lei in quegli anni, l’abbia aiutata a produrne, sfruttando il suo know how di San Miniato, rinomata per l’industria calzetteria.
Nel 1965 Quant si affidò al produttore londinese di maglieria Swaren Curry, come riporta nella sua autobiografia. I primi esemplari non furono accolti bene dagli “adulti”. La designer racconta di signori con “cappelli a bombetta” battere con gli ombrelli sulla vetrina del suo negozio urlando ‘Immorale!’ e ‘Disgustoso!’ alla vista delle minigonne sopra le calze colorate. Nel 1969 Quant si appoggiò alla Stilnovo di Cavallini che produrrà le sue calze per venticinque anni. Cavallini si inventò quelle a righe bianche e nere, tubolari a rete senza cuciture, collaborando con un’azienda che produceva reti per salami, e quelle a pois.
Calze rosse di moda, i brand più cool
Calzedonia ha sempre calze rosse a tinta unita nella sua rosa di colori (50 o 30 denari), in genere sono abbastanza resistenti. Altri brand che ne hanno di simili sono Golden Point, Oroblù, Calzitaly, Pompea, Falke. Nella fascia alta di prezzo c’è il nostro Emilio Cavallini, che ne vende di molto sexy per San Valentino (ci sono anche delle stupende jumpsuit a rete) o divertenti per Carnevale, soprattutto reparto bianco e nero. CollantLover ha la versione rossa aperta sul cavallo con fila di strass neri sul dietro e corpino in pizzo.
Se invece volete qualcosa di più fantasioso, la marca inglese Snag Tights ha fatto di recente le Polka Blood Red (a pois, molto burlesque), con i cuoricini (Love Me), versione bicolor col nero (Shack) o verde bottiglia (Bottled Delight), addirittura ci sono anche quelle da 80 denari e di tutte le misure. Marchi top sono pure Wolford e Nordstrom. Scelta eco Swedish Stockings, che utilizza il filato di nylon econyl ricavato da reti da pesca scartate e tintura ecologica.






