Nuovo libro che ho letto e vi consiglio, al momento esclusivamente in inglese: How to kill a witch di Claire Mitchell e Zoe Venditozzi.
L’incredibile storia di Lilias Adie
30 luglio 1704. Lilias Adie è seppellita in una grande scatola a Torryburn per essere morta prima del suo processo per stregoneria. Fu accusata di aver stregato una abitante dopo una notte di bagordi a cui non aveva partecipato. Infatti, Lilia aveva tra i 60 e gli 80 anni, era molto alta, con la testa piccola e i denti sporgenti. Una donna single senza famiglia.
Confessò di essere una strega e fu tenuta in custodia dal reverendo del paese per tre mesi in condizioni terribili. Morì il 30 settembre di quell’anno.
Per evitare che il diavolo portasse tramite il suo corpo tornato in vita, il reverendo la chiuse in una cassa sulla battigia di Torryburn per intrappolare la sua anima, dato che i morti non possono attraversare le acque. Tuttavia, col cambio della marea, la cassa non sarebbe stata tutto il tempo sott’acqua. Quindi decise di sigillarla con un blocco di arenaria.
A fine Settecento, il teschio di Lilias, alcune sue ossa e un pezzo di legno della sua cassa furono saccheggiati. Il frammento di legno fu inserito in un bastone da passeggio donato dal tombarolo divenuto businessman a un ricco industriale scozzese.

Il podcast e la ricerca di Witches of Scotland
Questa è solo la punta dell’iceberg di How to kill a witch, che ricostruisce motivi e modalità della più grande caccia alle streghe in Europa, quella scozzese. Strutturato come un podcast true crime, il libro è proprio figlio di un podcast di successo: Witches of Scotland. Il pregio del libro è di trattare la persecuzione delle streghe come se potesse riaccadere da un momento all’altro. Nella storia, difatti, le donne sono spesso i capri espiatori preferiti dopo un’epidemia, una carestia o in situazioni politiche tumultuose.
La ricerca ha generato una campagna per ricevere le scuse ufficiali per coloro che furono condannati per stregoneria con l’obiettivo di creare un memoriale. Le scuse da parte del governo scozzese sono arrivate nel 2022, a 300 anni dai processi avviati da re Giacomo VI. Il motivo del monarca era politico: voleva rafforzare la sua posizione sul trono di Inghilterra e Scozia, convinto che il Diavolo lo stesse perseguitando attraverso le streghe per la legittimità del suo regno (all’epoca di credeva nel potere divino del re). Dal Seicento all’Ottocento furono accusate di stregoneria tra le 3mila e le 5mila persone in Scozia.
Nota curiosa: il capitolo sui pungitori di streghe professionisti è forse uno dei più inquietanti del libro.
Di recente, le autrici hanno commercializzato un tartan rosso e nero per ricordare le streghe ammazzate dallo Stato e la Chiesa scozzesi.


