Paris Fashion Week Highlights – Autunno/Inverno 2025

Paris Fashion Week con qualche sorpresa stilistica e creativa (Miu Miu e Valentino), ma di ritorno alla semplicità delle linee e della sensualità. Dal punto di vista erotico, mi hanno colpito più sfilate di quelle elencate in questa classifica ma in questo caso mi concentro di più sulla rilevanza dei contenuti. Spopola da Valentino la tendenza beauty fai-da-te del face taping, nastri adesivi elastici ai lati del viso per distendere la pelle. Il trend è stato lanciato dalla cantante rap Doechii, in prima fila e spesso protagonista delle sfilate di questa stagione.

Valentino
La sfilata “Le Méta-Théâtre des Intimités” di Alessandro Michele per Valentino in un bagno pubblico rosso stile americano sembra essere uscita dal colour blocking del body horror “The Substance” o da “Hannibal”. Michele ha confessato che è complicato trovare un equilibrio tra la contemporaneità e l’eredità della casa di moda: “Sto cercando di manipolare il passato per renderlo più presente”. Ciò che è saltato più all’occhio è il pizzo su body, calze, vestiti, camice, gonne e balaclava. Presente molta ecopelliccia. Vibes anni Settanta. Ha sfilato per la prima volta la modella transgender Kai Schreiber, figlia di Naomi Watts e Liev Schreiber, con abito corto stampato a pelle di serpente e colletto di piume.

Miu Miu
Reggiseni a punta come se piovesse da Miu Miu, uno shift quasi inaspettato, rigorosamente sotto maglionicini dal sapore vintage. Interessanti anche le vestaglie di pizzo anni Quaranta-Cinquanta, simili a quelle proposte da Miuccia Prada nel 1995 con la prima sfilata del brand. C’erano anche cloche con laccio, occhiali, maniche di giacche da tailleur a sbuffo rigido, stole di pelliccia finta, spille appuntate e acconciature da nonna anni Cinquanta dall’effetto kitsch. La designer ha spiegato che voleva creare l’eleganza dal nulla tramite pezzi da indossare ogni giorno. Hanno calcato la passerella famosi come Gigi Hadid, Sarah Paulson, Lou Doillon, Sunday Rose Kidman Urban, Xiao Wen Ju, Eliot Sumner.

Marine Serre
Marine Serre ha inscenato al Monnaie de Paris (la Zecca nazionale della Francia) uno show in onore del regista recentemente scomparso David Lynch. Passerella con piastrelle nere e bianche e tende rosso vivo erano lo scenario della stanza rossa della serie tv cult Twin Peaks. La tuta elasticizzata in pelle riciclata ricordava Irma Vep (1996), protagonista del film di Olivier Assayas. Notevole il vestito fatto dei polsini di metallo degli orologi e il vestito di sole medaglie rosse con la moneta fatta coniare apposta dalla designer con la tipica luna crescente della casa di moda da un lato e dall’altro la faccia della designer a mò di Marianne (rappresentazione allegorica della Repubblica Francese). Un lungo cappotto oversize in raso di nylon era un omaggio al mitico editor-at-large di Vogue, André Leon Talley.

Ludovic de Saint Sernin
Il brand torna in calendario con un’atmosfera da club nella sua sfilata “L’entretien” (L’intervista). L’idea era che una persona si trattenesse in un locale oltre il consentito e andasse all’appuntamento del giorno dopo con gli stessi vestiti per ballare della sera. Abbigliamento da ufficio con un tocco BDSM: cravatte di pelle, vestiti bustier di latex, cinte corsetto. Il latex era su misura così da cadere perfettamente sullə modellə.

Duran Lantink
La sfilata ha fatto scalpore per la presenza di un crop top in latex di un torso femminile e maschile sullə modellə. I grandi seni, portati dal modello Chandler, erano molto veritieri e la modella Alex Consani ci ha scherzato un po’ nel backstage. Lo scopo non è stato dichiarato ma forse erano provocazione sui ruoli di genere.

Louis Vuitton
Nicolas Ghesquière era interessato a ricreare l’umanità che si incontra in stazione. Quindi, si è rifatto a film come “2046”, “Snowpiercer”, “Breve Incontro”, “Casablanca” e “Ceux qui m’aiment prendront le train”, mentre il suo team più giovane ha pensato a “Hunger Games” e “Harry Potter”. Il risultato è stata una sequela di personaggi: qualcuno che torna a casa dalle vacanze; alcuni che vanno a pesca e altri che vanno a scalare. Ciascuno vestito ad hoc per l’occasione. Ha fatto capolino anche l’impiegato del treno veloce TGV con una tuta e una cravatta da addetto ferroviario. C’è stato un riferimento ai Kraftwerk nella colonna sonora a inizio sfilata con la hit “Trans-Europe Express” del 1977. La band elettronica ha collaborato col brand una capsule collection di vestiti e accessori.

Gabriela Hearst
Gabriela Hearst ha usato alcuni segni delle caverne trovati nel libro dell’archeologa Marija Gimbutas, “Il linguaggio della Dea”, e l’ha verniciati a spruzzo su dei capi e li ha ricamati su un abito bianco con corde di pelle nera. Le linee serpentine ricordano non a caso la vulva di una donna. Ha impiegato anche la pelle di serpente di Inversa, un’azienda della Florida che si procura eticamente la pelle dal pitone delle rocce birmano, una specie invasiva delle Everglades. Il denim, invece, era fatto di 100% cotone riciclato.

Coperni
Coperni ha attinto a piene mani dai videogiochi anni Novanta e Duemila. Le calze con le fondine alla Lara Croft in Tomb Raider sono il tocco originale del brand per questa stagione. Il vestito d’apertura e quello rosso a sacco a pelo erano ispirati ad Alice di Resident Evil e ai Lan Party anni Novanta. C’era pure la giacca da biker Suzuki indossata da Kate Libby (Angelina Jolie) in Hackers (1995). Alcuni outfit erano ispirati a Lisbeth Salander della trilogia Millenium. Avvistate anche alcune divise alla marinara giapponesi (fuku), indossate in un caso su ballerine a cinque dita.

Chanel
Chanel sta tornando agli antichi fasti in attesa del prossimo debutto di Matthieu Blazy. Il team interno è riuscito a creare outfit portabili, comprabili e al passo con i tempi come nel periodo d’oro di Karl Lagerfeld. Bella idea il tulle nero, bianco e rosa sopra ai tailleur classici di tweed. Il ritorno del fiocco è stato anticipato dalla scenografia, un grande nastro nero che si insinuava tra gli invitati e si attorcigliava verso l’alto nel mezzo del Grand Palais. I fiocchi erano stretti al collo, stampati, ricamati di paillettes, cut out, a maglia e sui capelli. E ovviamente c’era il classico fiocco nero sulla blusa bianca di satin, un marchio di fabbrica.


Alexander McQueen
Sean McGirr ha preso spunto dal racconto “Passeggiate notturne” di Charles Dickens, in cui un insonne si aggira per Londra fino all’alba, nella creazione di un flâneur urbano sicuro di sé. Gli abiti ricordano il film del 1973 de “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde con gli chapeau disegnati da Philip Treacy. Belli i vestiti pastello di velo trasparente ornati da volant.

Saint Laurent
Antony Vaccarello si è dato alla semplicità e ha lasciato che i colori accesi parlassero per lui, assieme a taglio e costruzione degli abiti. Presenti fucsia, ametista, corallo, giallo citrino, ocra, terracotta, smeraldo e oliva. Il tutto di raso lavato e jersey tecnico per una sensazione stretch. Il designer si è ispirato alle collezioni haute couture anni Novanta di Saint Laurent per rivalutarle, dato che in quel periodo lo stilista era considerato fuori moda.

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