La caccia alle streghe è il frutto della violenza secolare sulle donne – 1a Parte

Foto copertina: Roberto G.

Perché la ribellione è come il peccato della stregoneria. – Samuele, 15:23

Nel mese dei morti e nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, voglio onorare quelle donne, quegli omosessuali, quei transgender, quei diversi, quegli ebrei, quei musulmani, quei romanì e tanti altri che sono bruciati sul rogo per stregoneria. Non sapremo mai le cifre definitive di questa strage perpetrata per più di tre secoli, iniziata molto prima e finita molto dopo. La maggior parte erano donne, almeno per l’80%: vedove, nubili, anziane, persone sessualmente indipendenti, sex worker, guaritrici, erbarie, levatrici. Il loro problema era di essere scomode al sistema: curavano con unguenti e tonici composti dai principi attivi di erbe e animali, praticavano contraccezione e aborto, risolvevano problemi di fertilità. Se ci pensiamo, da quell’epoca è cambiato poco. Non siamo più perseguite con la pena di morte per stregoneria, è vero, ma il nostro corpo è ancora vilipeso e schernito in pubblico come se fosse normale e lo Stato decide ancora della nostra libertà su scelte che dovrebbero essere personali. La prima e seconda ondata di femminismo si è riappropriata dell’archetipo della strega come figura ribelle che non sottostà alle regole che le vengono imposte. Le famose nipoti delle streghe che non siete stati in grado di bruciare. Oggi continuiamo a sentirci quasi come loro (per fortuna non paghiamo più con la vita) sui social quando gli algoritmi ci tolgono un post che va contro le regole della piattaforma, ci chiudono un profilo o censurano i nostri video o parole. Ogni epoca ha la sua caccia e le sue streghe. Noi siamo quelle streghe perché speriamo di innescare un cambiamento nel mondo che tarda ad arrivare (vedi il recente ed inutile G20 e una mentalità sessuale più libera) per un sistema economico sempre uguale a se stesso che deve essere sradicato.

In questo articolo del blog vi racconto come è tutto iniziato e l’importanza di ricordare queste donne come me e come voi. Straordinariamente comuni e necessarie allo stesso tempo.

La strega di Endor, L’ombra di Samuele invocata da Saul, 1857, Nikiforovich Dmitry Martynov

La figura della strega nell’antichità

La strega non nasce né nell’alto Medioevo né nel Cinquecento. Nella sua accezione positiva esiste sin dal Neolitico. Da quando l’uomo ha iniziato a capire le proprietà delle piante che lo circondano, i suoi poteri psicotropi e ad usarle per curarsi e invocare le divinità in cui credeva. Nell’antichità esistevano streghe in Mesopotamia, Egitto, Grecia, Roma, Palestina e in generale in tutto il mondo. Il potere politico fino alle soglie del Medioevo condannò le pratiche di stregoneria che danneggiavano gli individui e non le persone in sé.

Da citare il fatale errore di traduzione del versetto ebraico dell’Esodo 22:18, scovato da Reginald Scot, uno dei primi nel Cinquecento a schierarsi dalla parte delle vittime streghe con il suo The Discovery of Witchcraft. “Non lascerai tenere in vita gli avvelenatori (chasaph in ebraico, venefica in latino e pharmakous in greco)” diventa nelle traduzioni attraverso i secoli “Non lascerai vivere le streghe”. Nel contesto dell’Esodo in cui è inserita quest’ultima non ha senso perché si parla delle punizioni su coloro che portano del veleno mortale con sé con l’intenzione di uccidere. Ovviamente ci sono detrattori di questa teoria ma non è una sola frase del Vecchio Testamento interpretata in modo approssimativo che ha dato il via alle persecuzioni e non pensiamo che il testo fosse tenero con le streghe. In un passo del Levitico (20:27), anche questo variamente tradotto, si legge: “Se uomo o donna, in mezzo a voi, eserciteranno la negromanzia o la divinazione, dovranno essere messi a morte; saranno lapidati e il loro sangue ricadrà su di essi”.

I popoli che ne conquistavano altri spesso definivano le pratiche religiose indigene come stregoneria. Un atteggiamento che ritroviamo sia nelle religioni pagane che in quelle grandi monoteistiche. Il codice di Hammurabi e il diritto romano prescrivevano anche la morte per i colpevoli di stregoneria, ma molti imperatori romani ricorsero alle streghe per vari motivi. Un capitolare di Carlo Magno afferma che i Sassoni bruciavano donne accusate di mangiare la carne degli uomini (anche se potrebbe essere il classico caso in cui si dipinge il nemico come barbaro per elevarsi a ruolo di civilizzatori). La distinzione tra magia benefica e malefica risale ai tempi degli assiro-babilonesi (se non prima, ci basiamo sulle tavolette ritrovate). Nel decreto di Costanzo II del 321 EC (Era Comune) la magia benefica è permessa mentre quella malefica condannata. La Chiesa dei primordi nei concili di Elvira (306 EC), Ancira (314) e Trullo (692) stabilì pene spirituali per chi ricorreva alla stregoneria.

La Giovane Martire, Paul Delaroche, 1855

La prima caccia alle streghe

Ultimamente c’è un revisionismo storico un po’ preoccupante sulla caccia alle streghe che è arrivato ad affermare addirittura che nel Medioevo non si può parlare di una vera e propria caccia. Certo, i documenti non c’erano! Anche se le leggi sulla stregoneria erano presenti in molti regni dell’Europa Occidentale, la documentazione legale dei processi a riguardo era del tutto assente. I registri pubblici per casi di questo tipo non sono stati tenuti fino al 1200. Le informazioni e gli accenni vaghi che abbiamo derivano da documenti reali, resoconti sparpagliati di cronisti interessati ad altro e prediche del clero. I feudatari non avevano bisogno di dispense speciali per ordinare esecuzioni perché come alti giustizieri potevano essere allo stesso tempo giudici e carnefici. Nel IX secolo i cronisti dell’Europa Continentale riferiscono di folle di uomini armati che giustiziavano, spesso lapidandole, donne accusate di stregoneria senza alcun processo. Le donne potevano essere arse vive prive di processo per le morti di uomini di spicco solo perché si pensava che fossero in combutta tra loro con la magia o tramassero contro il sesso maschile. Dopo le prime crociate, si diffusero le sommosse popolari antisemite (pogrom), e gli ebrei insieme alle streghe furono considerati responsabili di magia negativa.

I primi roghi di streghe nell’Alto Medioevo iniziarono sotto l’influenza della legge romana imperiale che puniva appunto con il rogo la maleficia. Prima di allora i paesi europei del nord risarcivano i danni magici dietro pagamento di una sanzione. Guaritrici e indovine non venivano multate. I primi documenti che attestano la persecuzione delle streghe vanno dalla fine dell’VI fino all’VIII secolo (Legge salica franca, Lex Visigothorum spagnola, Edictum Rothari nell’Italia settentrionale). Queste leggi erano redatte da ecclesiastici che all’epoca avevano anche un potere nobiliare, dato che la Chiesa era il maggiore proprietario terriero in Europa. Prima dell’800 EC, i concili episcopali di Toledo, Narbonne e Parigi emanarono i rispettivi codici persecutori che stabilivano le pene per streghe e miscredenti (pagani, eretici, non cristiani): fustigazione, schiavitù e multe. Le donne in odor di magia e quelle che praticavano l’aborto ricevevano cento o duecento frustate. Carlo Magno, Carlo il Calvo e il re inglese Catulfo emanarono leggi contraddittorie: mescolavano stregoneria, incantesimi, divinazione, interpretazione dei segni con “l’avvelenamento” in un unico calderone. Ben diciotto concili di Toledo vomitarono di continuo editti contro stregoneria, divinazione, cerimonie pagane. Le donne potenti venivano accusate di stregoneria in vita e dopo la morte per screditarne la memoria come Giuditta di Baviera, amica della suora Gerberga. Quest’ultima durante un saccheggio sarà accusata di stregoneria e annegata in un fiume dal principe Lotario, perché nemico di suo fratello, Bernardo di Settimania. È la prima donna nobile europea giustiziata per stregoneria nel Medioevo di cui abbiamo testimonianza scritta. Fino ad allora era raro che le donne di alto rango fossero accusate di questo reato e di quelle comuni, che invece rischiavano la pena di morte, non venivano riportati i nomi. L’annegamento era l’esecuzione più frequente agli albori dell’Alto Medioevo. Oppure si ricorreva alle ordalie, che spesso erano un ponte verso la morte.

The Last Duel (2021), Ridley Scott, caption: https://www.youtube.com/watch?v=YeeRN-Xj2x8&t=2s

L’assurdità dell’ordalia

Avrete visto di recente The Last Duel di Ridley Scott al cinema su una vicenda realmente accaduta: Marguerite de Thibouville, la moglie di Jean de Carrouges, denuncia lo scudiero Jacques Le Gris per stupro. Una giuria composta da soli uomini le fa domande come se fosse lei la colpevole della violenza subita: ad un certo punto il re francese sceglie di far duellare i due per recuperare l’onore perduto (la donna era proprietà dell’uomo all’epoca). Nel Medioevo il genere femminile di qualsiasi estrazione sociale poteva essere sottoposto all’ordalia: una prova giuridica dolorosa in cui l’innocenza era provata da quanto velocemente guarivano le ferite. La più diffusa era l’ordalia del fuoco, che si applicava ad adultere e streghe. In Spagna l’accusata doveva trasportare un ferro rovente pesante e lungo 120 cm per nove passi e farlo ricadere dolcemente a terra (se lo si lasciava di scatto, si era colpevoli). Le ustioni venivano curate con cera, fascia di lino e altro tessuto, senza usare acqua o unguenti. Il funzionario poi si portava a casa l’accusata e aspettava tre giorni per esaminarle le mani (e bisognava pregare fosse una persona corretta). Se non guarivano rapidamente, veniva condannata.

Hecate di Hrefngast

Le prime credenze sulle streghe: il culto di Diana

All’inizio il sesso poco c’entrava con le credenze sulle streghe di giudici ed ecclesiastici. Non si faceva distinzione tra streghe e pagani, facevano parte tutti della stessa cerchia: non cristiani. Nel 906 l’abate benedettino Reginone di Prüm nel Canon Episcopi fu tra i primi a prendere posizione contro la stregoneria e gettò le fondamenta per la mitologia medievale delle cavalcate notturne delle streghe (“donne depravate”) con la dea Diana. Il primo testo che faceva una menzione del genere risaliva all’850, tra i documenti di Carlo Il Calvo. I Praeloquia del vescovo Raterio di Verona del tardo X secolo contengono la più antica citazione di Erodiade (Salomé, la figlia di Erode, probabilmente scelta perché ricordava i nomi delle divinità femminili Erada, Hero, Erda nel contesto germanico) come dea delle streghe. Burcardo di Worms riprese il nome e lo mise accanto a quello di Diana nel suo Decretum, Sugli Incantesimi e la Divinazione del 1015. Sia Reginone che Burcardo prevedevano la pena dell’esilio dalla parrocchia per chi si avvicinava al culto della dea pagana. Il Decreto del 1142 contenuto nel Canon Episcopi è stato redatto dal monaco camaldolese Graziano che bolla queste credenze come superstizioni ed illusioni, al massimo sogni notturni sollecitati dal Diavolo. Secondo lui, chi credeva a queste storie avrebbe perduto la fede. Il volo notturno era fatto in sogno senza che il corpo si muovesse dal letto. La dea Diana, a parte rare eccezioni, è l’unica divinità pagana nominata dal clero negli anni bui del Medioevo. Il suo nome indicava tutte dee della Terra e della Luna, protettrici di fertilità, fecondità e parto. Il nome era spesso sostitutivo di altre dee locali nascosto attraverso il meccanismo dell’interpretatio romana, ovvero attribuire nomi di divinità greco-romane a dei indigeni.

Già nell’epoca romana, i voli notturni sciamanici sopra ad animali spirituali, erano calunniati e si pensava che la strega lo facesse per rubare i bambini o far deperire le persone. Ancora in Francia nel 1235 é attestata la credenza che donne anziane a cavallo di lupi uccidessero i bambini. I viaggi onirici nell’antichità erano effettuati per acquisire una conoscenza delle cose che accadranno. La scopa era uno dei tanti strumenti sui quali veniva dipinta la strega a cavallo che la trasportava in altri mondi assieme a bacchette magiche o rocche dei fusi.

Alla fine del Medioevo si cominciò a credere che i voli e le riunioni delle streghe avvenissero per davvero. Dopo il 1400, chi sosteneva il contrario era tacciato di eresia. Il nome di Diana venne sostituito da quello del Diavolo. Le streghe si riunivano in sabba e potevano lanciare incantesimi malefici.

L’alba della caccia alle streghe

Nell’Alto Medioevo la prima ondata di caccia alle streghe fu causata dai feudatari. La Chiesa non era ancora abbastanza solida come meccanismo e spesso si trovava a chiudere un occhio e a cercare di non condannare la maggior parte dei propri potenziali fruitori. Tutto cambia però con quattro Papi chiave in modo lento ma inesorabile. Nel 1233 Gregorio IX dichiarò in una bolla papale che il gatto era servitore del Diavolo e nel 1484 Innocenzo VIII ordinò che tutti i gatti appartenenti alle donne venissero considerati famigli. Non solo le streghe iniziarono ad essere bruciate con i loro animali, ma lo sterminio di ogni gatto con una proprietaria, portò all’aumento della popolazione dei topi agevolando la diffusione della peste su vasta scala in Europa. Nel 1326 la svolta. Giovanni XII sancisce con la bolla Super Illius Specula che le pene previste per gli eretici potessero essere applicate anche a coloro “colpevoli di pratiche magiche e malefiche”. Così le streghe passarono sotto il giogo dell’Inquisizione. Nel caso fossero state colpevoli, erano condannate al rogo dal braccio secolare, gestito dallo Stato. Nel 1465 il giureconsulto Mariano Sozzini nel Tractatus de sortilegiis fu il primo a far passare fantasie, superstizioni, racconti ed episodi della cultura popolare come prove dell’esistenza di streghe e demoni.

Il 5 dicembre 1484 Innocenzo VIII promulgò la bolla papale Summis desiderantes affectibus per reprimere l’eresia e la stregoneria non solo nelle aree tedesche in cui era stata richiesta ma ovunque negli stati cristiani. Coloro che ci misero lo zampino furono i due domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger che avevano spesso richiesto al pontefice l’autorizzazione a perseguire la stregoneria, dato che le autorità locali gli avevano vietato il permesso. Si trattava dei famigerati autori del Malleus Maleficarum, il Martello delle Streghe, scritto nel 1487, un coacervo di superstizioni e teorie diabolistiche che sarebbe stato il testo base usato dall’Inquisizione per orientarsi nelle accuse e nei modi con cui procedere contro le streghe. La grande persecuzione delle streghe era iniziata e coinvolse dopo la Riforma sia Paesi protestanti che cattolici. Nel 1586 Sisto V emanò la bolla Caeli et terrae creator deus in cui prevedeva misure severe contro chiunque fosse in rapporto col Diavolo.

Continua nella Seconda Parte

One Reply to “La caccia alle streghe è il frutto della violenza secolare sulle donne – 1a Parte”

  1. Sull’argomento diedi un mio (inutile) contributo con un racconto scaturito dal sogno di una blogger… ma in generale direi che è vero, molto spesso il titolo di strega è stato dato a persone non capite, o peggio per interessi personalistici, quando non vera e propria truffa e usurpazione.

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