EROTICASHION | Haute Couture Recap: quello che vale la pena sapere in termini di rivoluzione body positive, gender fluidity e innovazione + Alber Elbaz is back!

Immagine di copertina: Vogue USA

Far vivere il sogno della moda è lo scopo della haute couture sin dalla sua nascita. Un sogno che prevede già il “su misura” perché i clienti facoltosi che se lo possono permettere adattano i vestiti ai loro corpi con delle prove in atelier o inviando le loro misure ai sarti. Alber Elbaz, tornato sulla scena della moda dopo cinque anni di assenza, è andato oltre con il suo nuovo marchio AZ Factory del gruppo svizzero Richemont. Ha tentato di introdurre il concetto di pret-à-porter (ready to wear) nell’haute couture progettando un nylon particolare che si adatta a tutti i corpi. “Volevo un vestito che si adattasse alla figura anatomica e in cui la donna percepisca sia fatto apposta per lei“, dice Elbaz nel video sfilata-film di AZ Factory – Show Fashion. Si è rivolto a Mas Italy (Imola) per la lavorazione meccanica del nylon 66 di Byborre (azienda olandese specializzata in filati di maglieria d’avanguardia). I vestiti fatti con questo nylon non consumano acqua, non generano inquinamento atmosferico e sono senza solventi. Si possono indossare in tutte le stagioni: primavera, estate, inverno, autunno. Soprattutto: sono per qualsiasi tipo di corpo.

foto: Vogue USA

Alber ha rivoluzionato anche la zip nei vestiti che in genere si tira su dietro la schiena o lateralmente. Ha applicato alla zip una cordicella-cursore che permette di manovrarla sul davanti senza far perdere tempo, in particolare alle persone single, nel chiuderla. Lo stilista ha pensato alle donne che si trovano a fare sport dentro casa la mattina o il pomeriggio e all’improvviso hanno una chiamata Zoom. Come fare ad essere subito pronte? La soluzione sono tutine aderenti come leggings e pigiami comodi che possono essere accessoriati con gonne, top e giacche di ogni tipo. I pigiami sono stati resi cool dalla collaborazione con artisti che hanno creato vignette dai colori sgargianti della pop art ripetuti nei motivi della stoffa.

Area, foto: Vogue USA

Sulla stessa lunghezza d’onda in materia di body positivity, Area, brand famoso per avere tra le sue clienti Michelle Obama e Beyoncé. La sua collezione couture ispirata alle show girls, alle soubrette, che a volte ricordano il Carnevale di Rio de Janeiro, altre divinità uscite dal mare, altre ancora torte a più piani molto sofisticate. Spettacolari vestiti, gonne e top a forma di cassa toracica e cascate di cerchi d’organza che si ispirano ai ricami berberi con le monete. Nella loro sfilata spicca la modella plus size Precious Lee, che sta vivendo il suo momento d’oro, e Yasmin Wijnaldum, modella olandese mixed.

Dior, foto: Vogue USA

Degna di nota e sorprendente è la scelta di Dior by Maria Grazia Chiuri di prendere spunto dai tarocchi Visconti-Sforza del Quattrocento per creare una collezione fiabesca. Chi meglio del regista Matteo Garrone poteva interpretare questo tipo di immaginario in un video ad hoc? L’attrice Agnese Claisse, la protagonista, chiede ad un’indovina chi sia e questa estrae la Papessa che la invita a trovare la chiave del suo essere. Il personaggio di Agnese entra nel castello toscano di Sammezzanno, dagli interni fiabeschi ed arabeggianti, per affrontare ogni carta in carne ed ossa che rappresenta una sfida o una paura nella sua vita. La carta della Papessa non è stata scelta a caso: essendo la numero due degli Arcani Maggiori, simboleggia dualità, fertilità, unione serena tra il mondo fisico e quello spirituale. Alla fine del video infatti la ragazza si riconcilierà con la sua parte maschile fondendosi insieme ad essa in un unico essere. Un bel messaggio che lascia spazio a molteplici interpretazioni su identità di genere e orientamento sessuale. Sono stati scelti i tarocchi perché Chiuri è stata colpita dalla storia di Christian Dior che cerca disperato sua sorella Catherine (Ginette) scomparsa dopo la conquista tedesca di Parigi durante la Seconda Guerra Mondiale. Catherine apparteneva alla Resistenza francese e lo stilista temeva le fosse successo qualcosa di grave. Si rivolse ad una cartomante per scovarla. La donna era stata arrestata dalla Gestapo nel 1944, torturata e portata in un campo di concentramento per donne a Ravensbrück. Passò dai lavori forzati nella prigione di Torgau al lavorare in una fabbrica a Leipzig. Fu rilasciata nell’aprile del 1945, ricevette diverse medaglie d’onore e diventò coltivatrice di fiori. Si dice che il primo profumo del fratello, Miss Dior, fosse dedicato a lei.

Maison Valentino, foto: Vogue USA

La passerella è sempre più gender fluid anche grazie alle sfilate co-ed (termine inglese che in questo caso significa misto). Maison Valentino by Pierpaolo Piccioli infila agli uomini guanti lunghi in pelle, camice con maniche a palloncino, maglie a collo alto con pailettes, cappotti di pelle traforata a forma di fiori, scarpe alte col doppio fondo, mescolando colori pastello e forti insieme. La novità più lampante per la collezione di haute couture sono décolleté e stivali con platform vertiginose. Piccioli ha detto di essersi ispirato alle pianelle portate da signore, popolane e sex worker veneziane nel Cinquecento: erano scarpe altissime, le antenate delle zeppe, usate per evitare di sporcarsi col fango delle strade. Questa tendenza a sposare le altezze vertiginose, concorderebbe con i tempi di crisi nera come quelli che stiamo attraversando. Nel Ventesimo e Ventunesimo secolo è stato dimostrato che almeno in tre occasioni (anni Trenta, Settanta, Duemila) il tacco sia andato su quando l’economia andava giù, è un segno di recessione. La moda infatti sta registrando un grande cambiamento a seguito dell’emergenza Coronavirus e solo tra qualche anno potremo stabilirne la sua natura eventualmente epocale.

Fendi, foto: Vogue USA

Pure da Fendi Kim Jones per il suo debutto si è ispirato all’androginia di Orlando di Virginia Woolf e ad una lettera tra la scrittrice e la sua amata Vita Sackeville-West. Il risultato è una visione romantica e trasognata con pettinature anni Venti, vestiti pastello per gli uomini, morbidi completi giacca e pantaloni con cappa a strascico dietro. Per le donne, molto bello il vestito trasparente con cappa ricamato di perle. Ci vedrei subito una Jennifer Lopez all’interno! Il designer ha potuto attingere a mani larghe dai cinquantaquattro anni di archivio di Karl Lagerfeld per Fendi. Lo show era particolare perché attorno alla passerella c’era un dedalo di vetro formato dal celebre logo Fendi come un motivo che si ripete sempre uguale su una borsa. Il labirinto è stato costruito da Bureau Betak dentro Palais Brongniart a Parigi. Erano scatole di vetro a forma di F con all’interno dei giardini che richiamano la campagna inglese del Sussex da dove Jones proviene, in cui i modelli entravano a posizionarsi a fine passerella come in vetrina (anche se ricordavano vagamente la distanza in cui siamo costretti a rimanere ora). Protagonisti star della sfilata sono stati: Demi Moore, Scout Willis, Bella Hadid, Naomi Campbell, Kate e Lila Grace Moss, Christy e James Turlington, Adwoa e Kesewa Aboah.

Maison Valentino, foto: Vogue USA

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