Clara Campi non è femminista ma…spiega perché è necessario esserlo nel suo primo esplosivo libro

È uscito il libro “Non sono femminista, ma…” dell’attrice e stand-up comedian Clara Campi, edito da Edizioni Underground? Il volumetto, disponibile online e da ordinare in libreria, è una raccolta di aforismi social “intensi e profondi”, sketch trasformati in racconti inediti, stralci di una rubrica irriverente che Clara tiene in un’inaspettata rivista di gossip ed infine una sorta di biografia-confessione di com’è fare la comica in Italia ed essere in contemporanea una rappresentante del sesso femminile. Clara non ci vuole convincere direttamente di essere femministe ma attraverso la sua esperienza capiamo che non c’è alternativa. Bisogna difendere i propri diritti e reclamare l’uguaglianza tra i sessi per ottenere rispetto ed essere lasciate in pace dall’invadenza di un patriarcato sempre più insopportabile. Clara riesce a colpi di risate, pungente sarcasmo, ironia e autoironia a portarci a questa importante scoperta e necessità allo stesso tempo.

Come mai hai deciso di scrivere un libro?

Avevo già collaborato con Edizioni Underground? in passato, partecipando come una della autrici a “Rabbia”, una raccolta di testi, appunto, sulla rabbia e a diversi eventi live, in cui avevo letto anche altri miei scritti. Loro si sono dimostrati interessati a pubblicare il mio libro, una raccolta di testi satirici su femminismo e dintorni, e quindi eccoci qua!

Gli aforismi da social presenti all’inizio del volumetto hanno ricevuto dei commenti emblematici?

Quello che dice: “Dobbiamo ammetterlo: la sindrome premestruale altera il nostro umore. Per quei tre o quattro giorni al mese diventiamo aggressive, rabbiose e ipersensibili alle critiche. Praticamente, degli uomini”, mi è costato un blocco su Facebook per “istigazione all’odio”. Vorrei ancora capire dove cavolo sia questa istigazione, ma evidentemente qualche uomo si è sentito ferito nell’orgoglio e ha scatenato le segnalazioni selvagge, comportamento isterico che non fa altro che confermare la battuta.

Clara Campi

Sul serio il tuo profilo è stato bloccato su Facebook per aver detto che tutti si preoccupavano della nuova Meghan Markle-Yoko Ono e ignoravano completamente lo scandalo sessuale del principe Andrew ben più grave? 

Sì, blocco di un mese, e solo pochi giorni dopo la fine del blocco precedente. La motivazione era: “Il post viola i nostri standard della community in materia di sfruttamento sessuale di adulti”. Chiaramente ho chiesto una verifica ma non hanno mai risposto. Tra l’altro il post era su Meghan, che tutti stavano insultando per aver “costretto” il marito ad allontanarsi dalla monarchia. Su Andrew ho solo detto che non si parla mai di lui che aveva giri loschi con il finanziere Jeffrey Epstein. Sono rimasta senza parole.

Nella tua interessante biografia scritta alla fine del libro riveli uno spaccato crudo della vita da comica in Italia: emarginata ed esclusa da ogni rassegna perché femminista parlante di sesso e sessualmente attiva. Com’è la situazione adesso, è cambiato qualcosa per te e per le altre in questi ultimi anni?

Ci sono più donne comiche, questo è molto positivo, anche perché piano piano stiamo iniziando a prendere in mano noi l’organizzazione di alcuni eventi. Per il resto, non mi sembra cambiato granché.  Vedo un sacco di token representation (rappresentazioni inclusive per finta): alle rassegne bisogna sempre “chiamare una donna”, ma non fa differenza quale, serve una donna per non farsi accusare di sessismo. Però deve essere una che sul palco non parli di sesso o di cose che danno fastidio, eh.

Quali stand-up comedians donne oltre te consiglieresti agli altri per farsi una cultura?

Chiaramente Sarah Silverman e la compianta Joan Rivers. E sono recentemente diventata una grandissima fan di Ms Pat. Per la scena italiana, consiglio di andare ad eventi live, ci sono un sacco di giovani comiche promettenti in giro.

Dal tuo racconto si capisce che piano piano sei dovuta diventare femminista per forza, per difenderti e lottare in un mondo maschile e patriarcale. Secondo te, cosa manca ancora al femminismo italiano per far sentire in modo più marcato la sua voce?

Coesione. Stiamo sempre lì a litigare tra noi perché la pensiamo diversamente su sciocchezze, mentre invece dovremmo essere più compatte e focalizzarci sulle cose importanti davvero. Dovremmo tutte lavorare più attivamente per sostenere le altre donne, anche quando non siamo al 100% d’accordo con loro. Se no non ne usciamo più.

Esistono persone che ti hanno detto di aver cambiato idea su femminismo e sesso dopo i tuoi spettacoli?

Sì! Uomini, di solito. Mi capita anche più spesso di ricevere messaggi di ragazzi che hanno iniziato a seguirmi per via di Paolo Noise, dj, conduttore radiofonico e produttore con cui ho collaborato ad alcuni video. Mi dicono che all’inizio era solo per l’aspetto fisico, poi però hanno continuato perché trovano interessanti gli argomenti che affronto e il modo in cui lo faccio. Queste sono le cose che mi danno più soddisfazione.

Il volumetto contiene qualche pezzo della rubrica che scrivi per una rivista di gossip. Hai ricevuto qualche riscontro dalle persone che la leggono?

Ricevo spessissimo riscontri dagli articoli, ma non direttamente dal giornale, bensì quando pubblico la foto dell’articolo sui miei social. Insomma, potrei saltare un passaggio e pubblicare direttamente sui social, ma farebbe meno figo.

Riferisci di essere stata insultata in tutti i modi possibili ed immaginabili. Come si affrontano le molestie verbali sui social e dal vivo?

Sui social, sicuramente ignorando. Io però a volte mi impunto a rispondere. Ho da poco trovato una tecnica: rispondere con lo stesso tono che loro stessi utilizzano nei confronti delle donne. Invece di star lì ad argomentare (cosa inutile perché non hanno nessuna intenzione di cambiare idea), rispondo con cose tipo: “Ma come sei acido, fatti una scopata!”. Li confondi, non sanno più come reagire. In genere non rispondono più, a volte la prendono con sportività, rispondendo cose come: “Questa mi è piaciuta”. In ogni caso, funziona. Lo consiglio a tutte. Dal vivo la situazione è più problematica, andrebbe affrontata caso per caso, purtroppo. Non me la sento di dire “cosa fare” a chi subisce una molestia, preferirei dire a quelli che le fanno di piantarla.

Prossimi spettacoli e progetti.

Grazie alle ordinanze restrittive, viviamo nell’incertezza. Consiglio a tutti di seguire la mia pagina Facebook dove pubblicherò gli eventi mano a mano che vengono confermati!

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